venerdì 2 febbraio 2007

Rock‘n’roll will never jail


C’è stato un tempo in cui il rock underground sognava il suo futuro in una costellazione di indies, etichette discografiche indipendenti che producevano onorevoli ellepì suonati da band di molto migliorabile notorietà.
In quell’epoca di vinile cellophanata sul finire degli Ottanta, qua e là per l’Italia erano nati locali dove vedevi pettinature che avresti potuto incontrare a Londra, a Glasgow o a Edimburgo, anche se per qualche strana fatalità eri ubicato nella Bassa Emiliana o a San Benedetto del Tronto. Non ho mai capito se tutto ciò fosse bene, anche perché molte indie-band si sono dissolte in vite qualunque o in cucchiaini scaldati con l’accendino, ma resta il fatto che ancora oggi continuo a preferire sfumature e zazzere senza futuro ai panettoni cotonati dei cantanti che s’esibiscono nelle ville sarde: credo che in ciò si estrinsechi la mia esterofilia di barbiere.
Lo zeitgeist, allora, viveva nell’atmosfera dei concerti, un po’ snob, un po’ feroce, un po’ aggregante, coi gruppi che vendevano i propri dischi alla fine della serata. Un clima che poi s’è perso, o perlomeno l’ho perduto io. Non del tutto, però: cercando con attenzione ogni tanto lo ritrovo. Come qualche sera fa al Jailbreak, un localone che sta a Roma sulla via Tiburtina (si pronuncia Tibburtina, con due bbi, altrimenti non starebbe a Roma ma in un luogo abitato da genti meno accanite con le labiali).
Al Jailbreak l’ingresso fa tre euri, un prezzo equo, nel senso che entrare costa meno che rinunciare a scroccare le sigarette. Poi è chiaro che i soliti cinque bloodymary te li finanzi a parte. Oggi i prezzi equi sono snob, dal momento che per entrare in qualsiasi ricettacolo massivo di fighetti normalizzati spendi almeno quindici euri. Quindi il Jailbreak è un locale snob.
Sul palco del JB, l’altra sera, se la pluggavano i Presi per caso, una banda nella quale suonano e cantano persone che per un verso o per l’altro si sono incontrate nel carcere capitolino di Rebibbia: chi censurato, chi incensurato, comunque sia tutti ar gabbio per motivi professionali, veri o presunti, e nell’accezione omnicomprensiva dell’aggettivo. Come sono omnicomprensivi i testi che raccontano di malavita e bellavita con la criminale ironia dolceamara di chi ha vissuto due volte almeno.
I componenti sono cinque, sei, sette, otto… Boh, non si capisce esattamente perché trattasi di banda elastica e durante i concerti ci sono alcuni che restano sempre sul palco e altri che entrano ed escono di scena facendo come cazzo gli pare, manco fosse la casa delle libertà. Senza contare eventuali guest star con precedenti (penali) romanzeschi. Non potete pretendere che uno che va a un concerto rock si ricordi tutto tutto, quindi per ingredienti e dosaggi esatti rimando a http://www.presipercaso.it/
Qui parliamo di effetti collaterali, perché mentre questi ineffabili rockettari per caso suonano e cantano, sanno farti venire in mente un sacco di cose, fra le quali: che la musica è forse la sola forma di democrazia attuabile dopo l’antico modello ateniese; che si può passare dalla blues ballade al riff acido senza andare necessariamente in galera (anche perché magari in galera ci si è già); che non si capisce per quale motivo un individuo come Solange vada sempre in TV mentre i Presi per caso mi sa che è difficile; che, censurati o meno, questi qua fanno rock per bene e per davvero, e in ciò sta la loro gloria; che trascorsi e presenti giudiziari non costituiscono una trovata commerciale, alla faccia di Marilyn Manson che una fedina penale così se la sogna; che la loro presenza scenica è tale da poter indurre cristina da vena a cambiare pusher; che si può passare da uno stato euforico alla disperazione in pochi istanti, dipende dalla canzone; che in tutto questo la cocaina non c’entra, ma può essere un’opportunità; che vedere gli scacchi nel cielo non è la stessa cosa che vederci Lucy coi diamanti, a meno che non si ragioni soltanto sul risvolto artistico; che il concetto di pericolosità sociale è socialmente pericolosissimo.
Mentre i Presi per caso suonano e cantano puoi anche imbambolarti su un giro di basso e su un assolo di chitarra elettrica, guardare attraverso il sudore del pubblico, accorgerti di qualcuno che ha gli occhi lucidi e non l’avresti detto mai. Puoi ridere da solo o distenderti sul pavimento sonico come se avessi per sempre i tuoi lontani sedici anni o ancora sedici anni di condanna da scontare.
L’unica cosa che non puoi è fare finta, perché certe canzoni non fingono metafore. Il mondo è fatto di buoni e cattivi, ma quelli che suonano meglio fanno un mondo a parte.

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4 commenti:

arietta ha detto...

La forma d'espressione che più amo la musica..si riescono a cantare le emozioni,le sensazioni più nascoste,la storia della propia vita,ti entra nell'anima...
ti apre il cuore e tutto quello che ascolti diventa tuo..
Bravi!!!! Presi per caso...

hana-b ha detto...

per chi ha tempo e voglia di ascoltare..
www.myspace.com/hanabi2006

Anonimo ha detto...

dissacranti, realisti, energici.
suonano e suonano davvero bene. Cantano bene. esprimono e comunicano sensazioni.
Sono da ascoltare. Da Canapa blues (un capolavoro!) a scacchi ner cielo (da brivido!) passando per Pippo e Tottì....un cocktail di emozioni in musica..quella vera.
Bravi Presi, continuate così!!!

Anonimo ha detto...

suonano bene, cantano bene. Da canapa blues a scacchi nel cielo (da brivido!).
Sono energici, dissacranti e realistici. da ascoltare e seguire.
Ho ascoltato Liberate Tobia durante un vostro concerto, è mitica!. Bravi Presi, continuate così.