mercoledì 31 gennaio 2007

Godzilla nella nebbia


A forza di addormentarsi la sera e svegliarsi la mattina, capita che tra l'una e l'altra manovra si avverta una spinta a cambiare. E non mi riferisco ad alcuna attività che preveda l'impugnare un telecomando. Parlo piuttosto di reagire a una vecchiaia che si insinua nelle nostre vite. Non quella facilmente calcolabile conoscendo l'anno di nascita, ma quella che si nutre della nostra staticità. Non conta quanti anni hai, conta da quanto tempo sei fermo. Ultimamente mi sento vecchio e mi sembra che tutto ciò che mi riguarda sia vecchio. Come la mia segretaria, che è talmente vecchia che ha un diploma di pterodattilografa. In realtà non ho una segretaria, però è vecchia.
Per non parlare del mio vecchio cane. L'hanno abbandonato talmente tante volte in autostrada che gli hanno installato un telepass. Ok, non ho nemmeno un cane, ma se ce l'avessi sarebbe vecchio. Ecco magari mi piacerebbe avere una segretaria e un cane, magari che fossero due entità distinte e magari nemmeno vecchi, almeno la segretaria. Così potrei toglierle gli occhiali, sfilarle la matita che le tiene raccolti i capelli e potrei portarla fuori. Certo, andare in giro con una ipovedente spettinata non è il massimo, ma sempre meglio di un vecchio cane, almeno non devo raccogliere le sue feci. Ma per cambiare, per smettere di essere fermi, non basta fare altre cose o installare vista (per quanto la mia segretaria ne avrebbe bisogno). Serve un progetto, un'idea chiara, anche nebbiosa, ma mai confusa. Perché la confusione, parrà sbalorditivo, confonde, invece la nebbia aguzza la vista, come la settimana enigmistica. E se sei fortunato capiti pure in un tratto sperimentale dove ci sono dei pallini bianchi per terra e dei cartelli nascosti dalla nebbia che recitano “se vedi tre pallini vai a 90 all'ora, se ne vedi due vai a 50 se ne vedi uno era meglio che stavi a casa (o forse sei la segretaria di cruman)”. Poi la nebbia si dirada e trovi una grande insegna luminosa e minacciosa: due morti su tre per conteggio pallini.
Avere un progetto è importante, perché il cambiamento, il movimento, non deve essere una fuga dalla situazione in cui siamo, ma una rincorsa verso qualcosa di definito, nei contorni quantomeno.
Non sono una persona frenetica. Sono stato immobile, paziente (casa, malato) e ho atteso il successo. Non è successo. Ho anche atteso sulla sponda del fiume di veder passare il cadavere dei miei nemici. Ma i miei nemici vivono a valle e a meno di non essermi inimicato dei salmoni, sarà dura vederli passare. Questo per dire che ho saputo apprezzare il rimanere, perché senza consapevolezza non si può divenire e nel divenire, di consapevolezza se ne perde un po'. Però il rimanere è malmostoso. Ti porta a dire “ok rimango un altro po'” e quando ti accorgi che sei rimasto troppo hai solo due alternative: strapparti di dosso quella vegetazione che ha preso possesso di te (donandoti peraltro un aspetto rustico niente male) o essere talmente forte da muoverti portandoti dietro tutto ciò che riesce a rimanere attaccato. In realtà esiste una terza ipotesi: rimanere un altro po'.
Ci sono dei segni ben precisi, per accorgersi dell'incanutimento dell'animo. E l'animo canuto non somiglia per niente a George Clooney. Per esempio quando le parole che hai intorno ricordano le risate finte nei telefilm americani. Quelle cose che ti aspetti, che sono familiari, ma se ti fermi a pensarci capisci che era meglio non pensarci. O quando si identifica la sofferenza con il mancato realizzarsi dei propri desideri. Quando ti sembra che nella tua prossimità hai fatto tutto ciò che le tue risorse ti consentivano di fare e non sei ancora abbastanza stanco.
Allo scopo di intenderci meglio, chiarisco che qui non si tratta di cambiare se stessi o migliorare quelle cose di noi che non piacciono a Crepet. Per quello ci sono migliaia di riviste e libri che vi spiegano come diventare personcine a modo in 10 esercizi. Io ci ho provato, ho attaccato dei postit al frigorifero con scritto “sono una bella persona”, ma non ha funzionato. In compenso il mio frigorifero ha l'aria più tronfia del solito. Questi esercizi poi comprendono sempre una serie di gesti benevoli indirizzati agli altri, tipo sorridere a uno sconosciuto. All'inizio funge, poi sorridi a uno che ti guarda e dice “hai un cavolfiore tra i denti” e finisci sotto xanax. Il concetto stesso di benessere legato al rapporto con gli altri è una trappola mortale, perché gli altri sono una brutta bestia e il meccanismo dovrebbe essere invertito, cioè evolvere se stessi fino a rendere il rapporto con gli altri una realtà accettabile, ma anche non necessaria. In fondo per poche persone lo stare bene con gli altri non è perfettamente sovrapponibile con l'essere semplicemente abituati a loro.
Premesso questo, il muoversi di cui parlo potrebbe anche portarci verso lidi invisi al popolo bue. Tipo l'isolamento o la politica. L'importante è avere un confronto sano con la propria evoluzione, il che significa capire i tempi e le opportunità. Il tutto, possibilmente, prima di sterminare la famiglia o finire nel tunnel del bingo. Perché, come si diceva in qualche commento, non puoi salvare il mondo, ma puoi salvare te stesso e se sei bravo bravo, anche un paio di persone intorno a te.
Intanto ho comprato una tintura per l'animo e vado a dormire più tranquillo, con i miei mostri sotto il letto. Tanto non ci si può nascondere godzilla, ho un futon, male che vada ci sarà l'uomo sottiletta.

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26 commenti:

Marco Camisani Calzolari ha detto...

Si è vecchi anche quando si hanno vecchi amici ;)
Dobbiamo sentirci!!!
Ciao
Marco

cruman ha detto...

Altro che godzilla e l'uomo sottiletta, guarda chi è spuntato da sotto il letto (nel senso che ha letto il mio post) nientepopodimeno che MCC!! quale onore! Massì sentiamoci! :)

Giorgio ha detto...

"L'essenza della saggezza senza il senso del sacro": quello che recita il vostro header. Calza a pennello. Ho conosciuto diversi psicologi e psichiatri nella mia vita ma nessuno è mai riuscito ad interpretare quel male in maniera così precisa e corretta. In realtà non ci ero riuscito nemmeno io :). E' vero che l'età non conta:ho 21 anni e mi sento vecchio decrepito. Però opto sempre per la terza possibilità: aspetto ancora un pò...
Purtroppo non credo che ci siano consigli o linee guida: dipende tutto da te. Devi essere abbastanza forte e reattivo per evitare di fermarti davanti al fiume. Si hai capito bene: evitare di fermarti. Se ti fermi sei finito: è dura ripartire... l'ozio è il peggiore dei mali :).

cruman ha detto...

No, l'ozio è il padre dei cùgini! :)
chissà perchè sapevo che a questo appuntamento non saresti mancato.
Non ti abbattere, hai l'età in cui le persone dotate di consapevolezza vivono il trauma antilirico, quello in cui si passa dal godersi il proprio ermetismo all'esprimere chiaramente il proprio sentirsi fuori posto.
Comunque non siamo squali, va bene anche fermarsi un po', anzi a volte è necessario. Io parlo di quel momento in cui si capisce che è necessario muoversi.

Giorgio ha detto...

Perchè credi che abbia cominciato a commentare nei blog dopo tutto il tempo passato in silenzio? Ho capito tempo fa che devo cominciare a smuovermi sul serio. Ho assimilato le opinioni degli altri sulla vita in generale: dalle stupide cose a quelle più serie. Come un naufrago che torna tra i "viventi" dopo una vita passata sulla sua isola deserta. Adesso esprimo anche le mie considerazioni ed analizzo le critiche per cercare di migliorarmi e capire dove sbaglio. Non pensare che sia un blog- dipendente: lo faccio anche con le persone che conosco realmente...solo che sono poche e la maggior parte non inclini a certi discorsi. Sto cercando di crearmi uno scopo preciso e mi faccio aiutare per capire quale possa essere.Spero un giorno di ruscire a vedere almeno tre cerchietti nel mio "life-tour" :).

Giorgio ha detto...

P.S: conosco il detto sull'ozio...solo che me lo sono ricordato troppo tardi: l'ozio è il padre dei vizi...se non sbaglio :-s

cruman ha detto...

tranquillo io non giudico e non penso niente di male, lo sai che faccio il tifo per te! ;)

helleonor ha detto...

Ci sono situazioni in cui muoversi è impossibile, vorresti farlo ma sai che toglierti di dosso il muschio vuol dire uccidere un piccolo ecosistema che ha fatto di te il suo centro. Questo rende l'insofferenza ancora più frustrante, non puoi combatterla e ti rimane solo l'apatia..
Cruman, quanto prendi a seduta?

Bobby ha detto...

Mitico Giorgio. Sicuro di avere 21 anni ?

cruman ha detto...

so bene che cosa intendi!
muoversi non è sempre possibile, per qualcuno fisicamente, per altri "contestualmente". Ma muoversi significa anche rendere accettabile ciò da cui non puoi separarti. In pratica: se sei in un tunnel, non cercare di uscire, arredalo. ;)

Giorgio ha detto...

Un ringraziamento per la tua fiducia è più che dovuto. Devo però scusarmi con tutti (quelli che commentano oppure semplicemente leggono) per avere incentrato il discorso di questi commenti su di me e non sull'argomento in linea generale. Non ho scuse, quindi non pensare nemmeno di smentirmi :). Farò in modo che accada il meno possibile in futuro.

Bobby: si ho 21 anni...non ne dimostro? Ti ringrazio: è un complimento...e a volte una condanna.
Helleonor: concordo pienamente

cruman ha detto...

Volete anche un tè? Qua sembra il Pio Albergo Trivulzio, ci fossero almeno le tangenti!! ;)

helleonor ha detto...

Non è una cattiva idea, quasi quasi mi compro quel bellissimo paravento dipinto a mano su tela che ho visto in centro... =)) tuttavia rimane il fatto che, per quanto ben arredato, è pur sempre un tunnel!!

cruman ha detto...

Be' coi costi degli affitti ti lamenti?? Hai un loft adiacente alla strada!! Molto adiacente, direi adeso!

Claudia ha detto...

Ci sono volte in cui si ha la volontà di muoversi, perchè si ha la consapevolezza di aver atteso abbastanza, purtroppo però non sempre la volontà di agire coincide con la realtà, che talvolta ti impone di attendere ancora. Altre volte invece, il desiderio di autodeterminazione è forte, però come dicevi tu, si sa bene cosa si ha alle spalle, ma davanti c'è ancora una grande nebbia. Che fare allora?tentare di muoversi nel dubbio, cosa che spesso si dimostra non risolutiva, o attendere ancora?Quanto attendere? e soprattutto, come fare a non sentirsi inutili nell'attesa?
Tanti mi dicono che arriverà il momento della chiarezza, e che bisogna avere pazienza...quindi ancora attesa, che contrasta con il desiderio di uscire dalle sabbie mobili...
Beh, intanto io i miei mostri li nascondo dentro di me, li tengo a bada nella speranza che smettano di interferire nelle mie scelte. Life is easy, mi dicono..purtroppo non per le persone particolarmente sensibili e argute, credo.
Post azzeccatissimo comunque, a Crepet gli fa un baffo!
Have a nice day!

Giorgio ha detto...

Cruman: non devi farmi ridere in un momento così serio :D!!!! Io porto i biscotti se vi fidate (li compro in pasticceria:non li faccio personalmente...tranquilli)
Helleonor: per il paravento possiamo fare una colletta. Poi andiamo tutti da Cruman

helleonor ha detto...

Ahahaha è vero, inoltre la fermata dell'autobus mi è decisamente comoda! =))
x giorgio: trova la forza di muoverti e realizzare i tuoi progetti e desideri, io mi sto mangiando le braccia, non solo le mani!

cruman ha detto...

Cara Claudia, ti unisci ad altre persone che stanno rispondendo qui, ma che probabilmente non hanno bisogno di fare nessuno sforzo. La consapevolezza e la conoscenza di sè fanno sì che l'evoluzione avvenga in automatico (cambio automatico) ed è agevolata dal capire il modo e il momento. Come dicevo prima, non parlo di movimento come necessità assoluta, ma come necessità nel momento in cui se ne avverte l'esigenza. Nel senso che non volevo fare una dicotomia fermi/in moto come male/bene anzi. Molti di voi (pochi di tutti) hanno la sfortunata dote di capire e osservare, il resto sono dettagli.

cruman ha detto...

Ora però cari ospiti del gerontocomio vi lascio alle vostre cose e alle vostre gare su chi ha la cartella clinica più sexy, se no l'unica cosa che devo cambiare io sarà il lavoro.

Claudia ha detto...

Credo anche io Cruman,già solo sentire la necessità di cambiare implica un movimento teso verso ciò che ci fa stare meglio. Agire quindi non diventa una scelta, ma una necessità nel momento opportuno.
Che fatica però!E che Dio ce la mandi buona...
PS:sono la Clio, da quanto ne so io il mio nome di battesimo è ancora Claudia..:))
Besos

cruman ha detto...

ti chiami claudia??????
ma soprattutto
sei battezzata?????
;)

Claudia ha detto...

Certo, Clio è lo pseudonimo che mi hanno affibbiato all'età di 8 anni!
Ti presento Claudia, e sono battezzata, perlomeno così dice la mia catenella e il braccialettino che conservo da 25 anni!
:)

Essenza71 ha detto...

La consapevolezza di ciò che siamo la possiamo trovare solo "restando", ed è paradossalmente il primo vero cammino. Per star bene con gli altri devi stare bene prima di tutto con te stesso altrimenti diventa davvero complicato apprezzare la loro presenza solo in funzione del puro piacere che questo ti da e purtroppo è cosa rara. Come hai detto anche tu, non esiste un tempo per muoversi uguale per tutti, ma quando senti che qualcosa deve cambiare allora significa che si è pronti e si ha abbastanza energia in sè stessi per individuare il percorso da intraprendere, occorrono "solo" il coraggio e la possibilità di abbandonare ciò che fino a quel momento ci faceva sentire al sicuro ma non ci soddisfa più. Gli ostacoli ci sono e ci saranno sempre, ma niente ci vieta di mettere la freccia e tirare il freno a mano, d' altra parte su quei cartelloni luminosi che spuntano dalla nebbia trovi anche scritto che fermarsi può salvare la vita, certo è che non la si può passare tutta in un' area di sosta ;o)

cruman ha detto...

Però spesso si confonde la necessità di evolversi con il semplice essere stufi di quello che si ha. Allora azzardo una cosa ancora più provocatoria. Bisognerebbe muoversi solo quando si sta bene, quando le cose intorno a noi sono dignitosamente sistemate, in modo da essere certi che la spinta a muoversi venga esclusivamente da dentro di noi e non sia generata dalla voglia di fuggire da qualcosa.

Silvia ha detto...

La teoria della relatività. Chissà che cosa ne pensi tu relativamente a questo. In senso relativo, intendo.
Relativo come il tempo: per alcuni corre veloce, per altri non passa mai. Di fatto il tempo scorre e basta, sempre identico a se stesso.
Noi ce ne appropriamo relativamente a come ci sentiamo, vecchi dentro e giovani fuori, oppure anche l'esatto contrario.
E sempre noi, relativamente a quanto stiamo vivendo in quel momento, lo vestiamo di velocità e lentezza, di frenesia o apatia. Più che l'ozio, io credo sia l'apatia il male peggiore. Sordo e cieco, s'insinua senza chiedere permesso e senza guardare che cosa calpesta. E inoltre entra sempre accompagnato dal suo migliore amico: il CAOS.

"La Pazienza non vuole mai aprire la porta al Dubbio, poiché è un ospite sciagurato. Usa tutto ciò che è tuo senza fare attenzione a non distruggere quanto hai di più fragile e insostituibile. Se ciò accade, si limita a scrollare le spalle e se ne va. Senza chiedere il permesso, porta spesso con sé amici equivoci: la diffidenza, la gelosia, l'avidità, e tutti insieme si mettono a spadroneggiare e a cambiare la disposizione dei mobili nelle tue stanze come vogliono. Parlano bizzare lingue misteriose senza preoccuparsi di tradurre quel che dicono. Cucinano strani piatti nel tuo cuore che lasciano strani odori e sapori ancor più strani. Quando finalmente se ne vanno, che ne sarà di te? Ti lasceranno felice o addolorato? Rimane soltanto la Pazienza con la ramazza in mano." [da Mele Bianche, di Jonathan Carroll]

Pazienza fiducia perseveranza, preziose alleate per uscire dalla mediocrità.

Essenza71 ha detto...

Hai ragione. Credo però che se sei consapevole, sai anche riconoscere l' evolversi (azione) dal fuggire (reazione). Se hai consapevolezza sai che stai fuggendo e quindi sai anche che facendolo non ti stai evolvendo nel senso proprio del termine, a quel punto è ininfluente che le cose intorno a te siano accettabili o meno.