venerdì 19 gennaio 2007

Appuntamento al buio


Io non sono uno di quegli intellettuali di circostanza che coprono di eleganti insulti gli ambienti apparentemente frivoli del divertimento di classe, solo perché sono stati rimbalzati all’ingresso del Billionaire. Eggrazie, direte voi, non essendo alcun tipo di intellettuale mi riesce facile. Quando avete ragione, avete ragione, non ci sono cazzi. Però proprio una brutta figura non la faccio dato che conosco il significato di qualche parola oltre al mio nome e ai gusti del gelato. Nonostante questo, non passo il tempo a condividere l’opinione secondo la quale le ragazze molto avvenenti (quindi particolarmente portate ad evitarmi) siano solo dei contenitori vuoti. A volte una confezione giustifica di per sé la propria vacuità. Insomma non giudico male chi non sa che cosa faccia un palafreniere, ma sa dove trovare il miglior aperitivo di Milano. Anzi. Dissimulo invidia ostentando rispetto. Ad esempio: ricordate la pupa che alla domanda “quanti abitanti ha l’Italia” rispose “compreso i paesini?”. Ebbene, io ho letto Proust e Pascal, ho guardato le figure dei libri di Kierkegaard, ho studiato Einsten e ascoltato Bach, ma una simile genialità accostata a cotanto stacco di cosce, mi era ignota. Non ho quella frase tatuata sulla schiena solo perché quel giorno il mio personal tatuator era in Tibet a cercare non so bene che cosa.
Dolendomi del fatto che il mio rispetto non è contraccambiato, che il mio animo leggermente asociale (tanto che per farmi uscire di casa ed entrare in un locale ci vuole un esorcismo) è visto con orrore e ribrezzo dalla gente cool, mi sono deciso a fare un gesto di avvicinamento verso la parte di mondo che sa sempre dove andare e soprattutto con chi andarci.
Approfittando di un’amicizia ben inserita nel giro che conta, ho organizzato questo appuntamento al buio (buio è un ex bisca per pokeristi trasformata in locale fico), comprensiva di tour itinerante semi alcolico e similvelina per aumentare il mio sintomatico fascino. Giunto a casa della mia personalissima soubrette di riferimento non ho potuto esimermi dal notare le dimensioni della di lei magione. Era talmente grande che all’ultimo piano c’era una base Nato, con relativa portaerei ormeggiata in piscina. Mi sono fatto indicare il bagno, ma alla seconda rotonda mi sono perso e ho dovuto chiedere. Salito in macchina (la sua, io ero lì in metropolitana), che era grande come il mio appartamento, ho avuto lo stimolo di chiederle dove si trovasse il bagno, visto che il mio primo tentativo era fallito.
Il locale era carino, buio, ma carino. Pieno di gente consapevole della propria presenza tridimensionale. Io non ero in gran forma (mi si è rotto l’AB King) e in mezzo a quei baldi omaccioni con gli addominali che si vedevano anche attraverso un maglione di lana (D&G) mi sentivo un po’ inadeguato. Mentre la mia compagna di viaggio sorseggiava qualcosa con un nome che non ti aspetti e un colore che non esiste in natura, io mi guardavo intorno pensando a dove potesse essere un bagno e che forse era ora di farsi vedere da un urologo. Sia chiaro, non è che non fossi di compagnia, era lei che parlava con qualsiasi cosa avesse un paio di scarpe firmate e dei capelli che getterebbero nel panico un gatto cieco. Era tutta un baci e saluti. Tre baci sulla guancia se maschio, uno per finta se è donna, uno in bocca se è maschio gay o femmina maiala… credo fosse questo il codice. E dopo un florilegio di complimenti e pettegolezzi il commiato si realizzava attraverso un numero incalcolabile di “ciao” emessi alla velocità della luce, che scemavano come una cosa inutile scema.
In uno sfortunato momento di quiete ci siamo guardati come si guarda uno che non ti fa scendere dalla metro perché vuole salire velocemente e sedersi. I suoi jeans sdruciti ultimo grido somigliavano molto al mio umore (sia per lo sdrucito che per il grido), mentre il mio dolcevita fuorimoda si intonava con la sua innocenza.
Lo ammetto, io sono un tipetto complicato, ma in quella situazione il pesce fuor d’acqua ero io e vi assicuro che non è punto facile. Non ci giurerei, ma sono quasi certo di aver ordinato del prosciutto di Prada, per darmi un tono. Fortunatamente ce l’avevano. In quel magico istante, io e lei, divisi solo da un insaccato fashion victim, ci siamo sentiti quasi vicini, uniti da qualcosa, come Gianni Minà e Maradona, come Teofilo Stevenson e Compay Segundo.
Ma panta rei (se ne fossi capace) e la conversazione aveva risvolti meno interessanti di quelli dei suoi pantaloni, che la coprivano dalle ginocchia al passaporto per l’inferno. Erano però i discorsi giusti, la gente giusta, un divertimento vero. Tutta quella gente si sentiva nel proprio habitat. Sorridevano tutti, anche quelle belle che hai sempre pensato fossero incazzate per contratto. Non c’era nemmeno un cafone con la felpa nei jeans o un musone da rimorchio con la sua colonna d’ordinanza e bicchiere di cherosene in mano. Non li disprezzavo affatto. Disprezzavo me, che so coniugare al participio passato il verbo esigere, ma non so stare in un posto senza desiderare di trovarmi in qualsiasi altro.
A fine serata la mia dama di compagnia ballava su un tavolo facendo la sua porca figura. Io no. Il tavolino in cui ero relegato (come un sovrano in catene) ballava già di suo. Non me la sono sentita di strafare.
Tutto sommato sono soddisfatto dell’esperienza. Sto cercando di ridurre il livello del mio astio verso il genere umano o di giustificarlo ulteriormente. Ma ora mi sento più consapevole del mio isolamento. Ho un disprezzo non distruttivo. Non cerco di eliminare ma di evitare, con naturalezza. Vorrei che anche gli altri facessero così con me. Quelli dell’happy hour o di un centro sociale; vorrei che mi concedessero il lusso di non avere ore felici o di non lottare per ideali politici all’ombra di una canna. Credo sia un passo importante. Ora tutti si disprezzano e tentano di distruggersi giudicandosi vicendevolmente dei cancri da estirpare. Se cominciassimo a limitarci al disprezzo sarebbe un mondo migliore.

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20 commenti:

Federica ha detto...

"So coniugare al participio passato il verbo esigere, ma non so stare in un posto senza desiderare di trovarmi in qualsiasi altro". Esatto! Si adatta perfettamente anche a me. :-)

Anonimo ha detto...

"e non ho fatto altro che sentirmi sbagliata
ed ho cambiato tutto di me
perché non ero abbastanza...
ed ho capito che avevi paura".
Quando ci sentiamo sbagliati è ora di cambiare.
E visto che cambiare noi stessi è sempre complicato (a meno di innamorarsi), tanto vale cambiare posti e persone.
Se poi ogni posto e ogni persona sono sbagliati, allora magari costruiamo blog, leggiamo e mandiamo post ! ;-)

cruman ha detto...

Dici che innamorarsi ci fa cambiare? Ho il sospetto invece che innamorarsi tenda far cambiare l'oggetto dell'innamoramento. Operaazione "giustificata" dal sentimento.


p.s.
ma che c'è l'anonimite in giro??

Bobby ha detto...

Se parlate di innamoramento andiamo in OT (e anche un po in O.C.) temo...

cruman ha detto...

DISINTOSSICATI!!!!

bobby ha detto...

E comunque sapendo della mia affinità con l'ambiente, potevi invitare anche me a quella festa, no?
Ti avrei introdotto io ai riti del fighismo e alla totale vacuità dell'esistere.
Va beh, sarà per la prossima.

cruman ha detto...

ok la prossima volta ti chiamo, io però sto a casa. Al limite ti mando spaggio.

bisio ha detto...

Pensate davvero si possa cambiare? Migliorare o peggiorare questo sì, ma fino ad oggi ho sempre dovuto constatare l'immutabilità delle persone...

Non ho poi nemmeno capito che fa l'innamoramento... cioè, se io mi innamoro di qualcuno - e non è detto che l'atto sia da questo corrisposto - questo qualcuno cambia? E se ne accorge? Lo sa? Se no bisogna dirglielo! Che se poi questo qualcuno è oggetto dell'innamoramento di più soggetti finisce alla Ravensburger come cavia per i puzzle...

cruman ha detto...

condivido.
è che mi è scappato un pezzo di predicato (verbale non bene razzolato male): tende a VOLER cambiare. Ma le persone non cambiano. Come diceva una persona speciale "se nasci cerchio non puoì morì quadrato".

Giacomo Montana ha detto...

NESSUN PROGRESSO PER IL PAESE: UN CONO D’OMBRA CHE NON SI PUO’ NEGARE
Autore: Giacomo Montana

E’ sconcertante quando si sa come vengono utilizzate le leggi e per chi! Nessuno può mai immaginare lo sporco raggiro, finché non si osserva direttamente che l'imparzialità in caso di bisogno di giustizia non esiste! In queste condizioni la reazione del sentimento appare confusa, indeterminata, superficiale. Su chi è debole e indifeso, lasciando reati penali impuniti con relative conseguenze di azioni efferate a catena, si procurano stress violenti continuati senza pietà, causando malattie a cascata sino a dimostrare di volerne causare la morte.




Se la gente tenta di uscire fuori da questo cono d'ombra, le videopoli e le sondaggiomanie fanno continuare a togliere ogni speranza di legalità, unitamente alla vera essenza del teatro politico italiano che si scioglie come neve al sole. Oramai nell'era della telecrazia, è stata decretata l’obsolescenza con il degrado dalla politica!



La morale, la legalità e la politica non sono più come degli ingranaggi in positivo diretto rapporto per il bene comune; i fatti però non possono essere sempre falsati, e tramutati ancora in una immagine che inganna sino a confondere chiunque perché siamo derisi dai politici e costretti a vivere sotto il peso di inganni, mezze verità, falsa giustizia, falsa imparzialità e falsa democrazia.




Una zattera di salvataggio per il popolo non c’è anche a causa dei gruppi industriali e di quelli politici i quali hanno nelle loro mani le principali testate giornalistiche che forniscono la cassa di risonanza - che tra mezze verità e vili censure - cattura il consenso dell'opinione pubblica nel nostro Paese.




Di fatto però, si nota che per tutto questo se amiamo l'onestà, la libertà e la democrazia siamo tutti allarmati. In questo clima politico illegale non si può sperare in un progresso di vita perché vengono distorte le concezioni della convivenza umana.




L'uomo non può restare a guardare per sempre questo degrado e tale squallore, che sono sempre più causa di distruzione della salute, della dignità e del tessuto sociale. Per avere un esempio delle illegalità protette senza limiti clicca sotto sui links.

http://www.mobbing-sisu.com/cronaca_documentata_asl.php

http://www.mobbing-sisu.com/cronaca_documentata.php

http://48agimurad.blogspot.com

http://www.mobbing-sisu.com

cruman ha detto...

ehmm ricevo e pubblico per garantire il flusso di informazioni che ho più volte sostenuto. Anche se è lievemente off topic.

bisio ha detto...

Ottimo, ora sto meglio: posso evitare di cercare ancora la quadratura del cerchio - tanto predicata che con esso è scappata :)

C'è probabilmente un fondo di verità nell'affermazione che quando ci sentiamo sbagliati tendiamo a cambiare il contesto in cui abitualmente ci muoviamo. E forse non è poi nemmeno così sbagliato provare ognitanto a guardare le stesse cose da punti di osservazione differenti, anche solo per dare ulteriore conferma alle proprie già consolidate acquisizioni.

Ma tu poi credi veramente di essere asociale? O più semplicemente sei una di quelle persone che evitano di mettersi scarpe numero 37 e pantaloni taglia 38 (=panni stretti) per il solo gusto di entrare nei giri modaioli e trendy, e invece più semplicemente - come si dice dalle mie parti - vestono come mangiano?

cruman ha detto...

eh no...temo proprio di essere asociale...orso...introverso...misantropo...mettila come vuoi. Solitamente amano definirmi mostro. La cosa non è limitata ai contesti frivoli, diciamo che le realtà in cui mi trovo a mio agio sono davvero poche e siccome non disdegno punto stare da solo, se posso scegliere mi faccio cenobita :)

bisio ha detto...

mostro ciò che dimostro di mostrare... e si sa, lo stare soli è una brutta bestia :)
ma san benedetto da norcia, quale buon cristiano ti fece cenobita?
in eremitica riflessione credo che una sera ti inviterò a cena. tu vestiti, che l'abito non fa il monaco.
:)

cruman ha detto...

non lo è affatto, la gente è una gran brutta bestia. Io mi pascio seco me.
Dove abito io l'abito lo fa eccome il monaco (quindi abito o a monza o a montecarlo)
grazie per l'invito claudio, viene anche la unzicher (si scrive così e si pronuncia anzascer)?
Solo perchè mi devo far suggerire una dieta, come sai sono gaio. ;)

Anonimo ha detto...

Complimenti per il pezzo, davvero scritto bene e molto divertente.
Intanto l'ho salvato, quando compro la cartuccia lo stampo. Sei forte.
David
www.ultimathule.it

David ha detto...

Complimenti per il pezzo, scritto davvero bene e divertente. Appena ricompro le cartucce alla stampante me lo stampo. Sei forte.
David - www.ultimathule.it

Essenza71 ha detto...

Secondo me l' isolamento non è da considerarsi in maniera negativa, anzi, per quanto ne so è ancora il modo migliore per evitare le correnti, di qualsiasi natura esse siano.

Riallacciandomi ai commenti di chi mi ha preceduta, riguardo il cambiare o voler cambiare l' altro, credo ci sia un po' di ragione da entrambe le parti, nel senso che generalmente durante la fase dell' innamoramento si è portati a modificare gli atteggiamenti di noi stessi che consapevolmente riconosciamo possano non conformarsi al (s)oggetto dei nostri desideri, salvo poi a obiettivo raggiunto invertire la rotta (resto in tema...tra rotonde, portaerei, bagni, pesci fuor d'acqua e isola mento) cercando di cambiare il partner per come più ci si confà, (deprecabili entrambi).

E' innegabile che tu sia un mostro...di genialità, e le chicche distribuite in questo post ne sono un ulteriore prova!!

benny ha detto...

complimemti orso

Isvari ha detto...

Geniale..altro che asociale e tanto meno banale..;)