venerdì 12 gennaio 2007

Chi ha paura dei blogger?


Fare il giornalista è un mestiere infame. Lo so, tra le pagine di questo blogo mi è capitato di muovere qualche vibrata critica verso la categoria e verso il relativo albo professionale, ma se non ci si sofferma su episodi specifici e si getta uno sguardo obiettivo sulla situazione dell’informazione in Italia, bisogna ammettere che il giornalista fa una vita grama. Certo non come i cercatori di opale sotto il deserto di Coober Pedy e nemmeno come l’opinionista Paolo Del Debbio, ma per i nostri rappresentanti dell’informazione di massa è davvero dura. Non deve essere facile prendere una notizia e sviscerarla sapendo che:

  • La proprietà del giornale ha come mission aziendale quella di vendere più copie possibili
  • Per essere parte integrante della mission aziendale (leggasi non essere sbattuti ai necrologi) bisogna soddisfare le esigenze del cliente finale. Solitamente questo corrisponde ad arredare la notizia con sesso, sangue, morbosità, sospetti, gossip o distruzione di cose e personaggi universalmente noti. Operazione piuttosto complessa se si sta disquisendo del fattore di rischio delle strategie commerciali nei rapporti con i nuovi mercati orientali.
  • Per garantire il proprio apporto al core business aziendale (leggasi non essere sbattuto agli annunci matrimoniali), occorre prestare attenzione ai piedi che si calpestano. Per una serie di ragioni economiche, politiche, sessuali e di mantenimento della propria integrità fisica, alcuni argomenti non possono essere trattati con troppa “autonomia”. Va però detto che è vero anche il contrario, cioè che su altri piedi è concesso saltare con veemenza barbarica.
  • Non ultimo il problema dello stile. Può succedere che al caporedattore “veemenza barbarica” faccia schifo e che esso sbatta sulla faccia dell’autore, con veemenza barbarica, il cd contenente il pezzo incriminato.

Alla fine produrre qualcosa di decente, di originale e soprattutto realmente informativo, non è punto semplice. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Un’informazione perlopiù appiattita e omogenea, senza grandi spunti, senza troppa energia.
Grandi spunti (in negativo e in positivo) si possono trovare invece tra le pagine della blogosfera, casualmente proprio perché tutte le condizioni di cui sopra vengono a cadere. Ma a qualcuno tutto ciò prude come un’orticaria estiva. Voglio dire, a me (modesto blogger) fa anche piacere che mi si voglia equiparare a un giornalista. Anche perché, per dovere di cronaca, fare il giornalista ha anche i suoi aspetti positivi. Puoi entrare al cinema gratis, imbucarti alle feste di Briatore, minacciare un fornitore di servizi poco efficiente di sputtanarlo pubblicamente e non ultimo, poter dichiarare la propria professione ottenendo in risposta gridolini di stima e ammirazione, generati dalla coscienza collettiva che accosta l’attività giornalistica a grande cultura e intelligenza. Quello che mi sta un po’ meno bene è che si voglia far ereditare alla diffusione di informazioni via internet, solo gli aspetti negativi del mondo giornalistico con in più alcune restrizioni che i giornalisti non hanno. Per esempio la legge sulle citazioni (in pratica fatta ad arte contro i blog e per proteggere l’informazione “ufficiale”) costringe chiunque citi una fonte a pagare i diritti all’editore. Una follia senza senso e un’ingiustizia se si considera che, al contrario, l’opera dei blogger può essere - cosa che avviene spesso - tranquillamente depredata (perché il concetto stesso di internet è la libera circolazione e integrazione di informazioni), non solo senza riconoscere emolumenti, ma persino rivendicandone la paternità.
L’assurdità di questa norma diviene pantagruelica se si esce dal mondo di internet e si prova a pensare, ad esempio, alle tesi di laurea che spesso riportano una quantità industriale di citazioni. Ad un povero studente conseguire la laurea verrebbe a costare un patrimonio in più di quello che già costa.
Sempre grazie a questa fantomatica equiparazione, ci troviamo davanti alle prime condanne nei confronti di blogger. E qui si capisce pienamente che a qualcuno questa realtà fa paura, tanto da sfruttarne con perfidia i suoi punti deboli. Ai giornalisti, che altro non sono che esseri umani, può capitare di sbagliare, a volte persino involontariamente, ma male che vada comparirà una smentita in corpo 5 spersa da qualche parte. Capita anche che l’autore di un pezzo non sia indicato e se ci si sente danneggiati dall’opera di qualcuno, bisogna avere un bel coraggio e un discreto esercito mercenario di avvocati per denunciare, chessò, Repubblica o il Corriere. Mentre accanirsi su un povero blogger che nel tempo perso si prende la briga di fare ricerche e analisi e condividere la propria opinione col popolo della rete, è cosa assai semplice. L’ingiustizia è amplificata dal fatto che TUTTI i blogger concedono nei loro spazi la possibilità di replica da parte di chiunque. Provate a mandare la vostra opinione a un giornale e vedete se la pubblicano in risposta a un articolo apparso il giorno precedente. Ovvio che i quotidiani non possono far parlare chiunque, ma proprio per questo un giornale è un giornale e un blog è un blog. Anche in considerazione del fatto che un blogger medio avrà un migliaio di lettori affezionati e qualche casuale avventore (su una popolazione di 58 milioni di persone). La prima è una questione professionale, la seconda un palcoscenico per dilettanti tra i quali, a volte, si trova qualcuno capacino.
Sia chiaro, in giro per la rete c’è un mare di spazzatura. Ma in qualche modo “l’intelligenza” che fluttua in internet la isola, la emargina. Comunque si mette (gratuitamente) nelle condizioni il lettore di scegliere, di capire la strada che vuole seguire. Gli si da fiducia insomma. Forse questa fiducia è spesso mal riposta, ma cercare di controllare qualsiasi forma di informazione equivale a considerare inetti tutti quelli che le informazioni le cercano. Senza contare che internet è infestata dalle peggiori schifezze (che l’uomo riesce a creare), tra incitazioni alla violenza, alla guerra, al razzismo, c’è qualcuno che si preoccupa di denunciare un blogger per l’inesattezza delle notizie riportate. Se facessero lo stesso per i giornali, ci rimarrebbero solo quelli che si occupano dei necrologi e degli annunci matrimoniali.
Insomma se proprio volete farmi piovere addosso tutti i problemi dei giornalisti, tra un anno voglio la possibilità di dare un esame e diventare pubblicista. Voglio entrare gratis al cinema (preferirei dei buoni benzina se possibile, il cinema non mi piace) e voglio poter dire che nel tempo perso faccio il giornalista. Vannino Chiti, prenda nota per cortesia.


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13 commenti:

Anonimo ha detto...

"Comunque si mette (gratuitamente) nelle condizioni il lettore di scegliere, di capire la strada che vuole seguire". E da quando in qua si fa qualcosa per responsabilizzare le persone ? Stiamo scherzando ? A quel punto forse capirebbero qualcosa e non si potrebbero più controllare ! Da un capo partito, da una lobby, dai capi delle religioni (quella cattolica poi...).
No, dai non scherziamo. Allora ditelo, voi blogger volete la rivoluzione ! Ti credo che vogliano bloccarvi.

cruman ha detto...

la rivoluzione...esagerato! diciamo che io mi accontenterei di qualche buono benzina! ;)

cruman

Marina Bellini ha detto...

Scusa, ma L'articolo 32 è stato da tempo stralciato!
LEGGI QUI

Essenza71 ha detto...

Interessante e soprattutto utile questo articolo, ancora una volta mi hai aperto gli occhi e soprattutto la mente. Grazie!!!

Un paio di dubbi però mi rimangono...supponiamo che io (o chiunque altro) citi un articolo trovato in Rete e che non menziona la fonte, e supponiamo anche che poi si scopra che proveniva originariamente dalla carta stampata, sono comunque tenuta a pagare i diritti all' editore anche se ne ignoravo la provenienza?

Nel caso di copincolla di articoli dai blog che però sono stati pubblicati successivamente su carta ed eventualmente editi? (ergo...posso reiterare il fattaccio del 22 settembre nei tuoi confronti...gratis?)

E all' autore di un libro che ha anche un blog e per pubblicizzarsi decide di autocitarsi come viene applicata la legge?

Se pubblico un post con scritto solo "Cronaca" e il vero articolo lo inserisco anonimamente nei commenti, ne rispondo io come "direttore" del blog stesso o l' anonimo (che sono io ma potrebbe anche essere un' altra persona)?

A parte tutti questi punti di domanda...ma davvero i giornalisti a volte sbagliano addirittura inconsapevolmente? ;o) (ops...ne ho messo un altro!!!)

cruman ha detto...

si ma io l'articolo l'ho scritto prima dello stralcio!! spiona ;))

cruman

cruman ha detto...

cara stefy,
confermo quanto preannunciatoti: che odino mi strafulmini se ne so qualcosa!!!! :)

chiedi a chiedere a Marina Bellini, lei ne sa più di me sicuramente! :)

cruman

Anonimo ha detto...

Tra tutti i problemi dei giornalisti che piovono addosso (i problemi e i giornalisti!) per finire poi nel mare magnum di informazioni contaminate e contaminanti, volevo offrirti un ombrello da utilizzare nel tempo perso: per diventare pubblicista non serve alcun esame.

Questo senza nulla togliere alla possiblità per te di darne uno tra un anno, se vuoi. :)

cruman ha detto...

Sì lo so, osservazione che mi è già stata fatta, evidentemente perchè mi sono espresso male (quindi non dovrei superare l'esame). Per diventare pubblicisti bisogna aver lavorato per una testata per un po' di tempo (due anni giusto?). Siccome un blogger mette su in sito per conto suo e scrive ciò che gli pare, mi sembra corretto che dopo un po' di tempo passato a condividere informazioni, sostenga un esame per diventare come uno che ha lavorato per una testata. Per dimostrare che avrebbe potuto farlo anche lui o che il suo blog si può considerare una testata. Parlo che sembra che non si capisce niente, come direbbe un mio amico! ;)

cruman

Anonimo ha detto...

Concordo pienamente con Cruman! Perche' poi non mettere un bell'esame di abilatazione per pubblicisti, tornando alla cara vecchia meritocrazia invece di questo nepotismo della loggia dei giornalisti.
Chi vuole entrare nel mondo dell'informazione segue mediamente questa strada: scrive, prova ad essere originale, poi irremediabilmente banale, scontato, sintetico... Spedisce qua e la articoli, ogni tanto viene pure pubblicato; ma l'articolo e' firmato da un qualche giornalista professionista e sfaccendato, che si intasca gli onori e i denari senza fatica.
L'aspirante scrittore se ne torna nel suo piccolo mondo, a riflettere sulla mediocrita' degli articoli che legge ogni giorno sui quotidiani... consolandosi con qualche blog di vero e libero spirito giornalistico.
Ale

Silvia ha detto...

Che i criteri meritocratici abbiano i loro meriti è indubbio :) non lo è altrettanto pensare che un esame esamini, seguendo per forza, sempre o esclusivamente criteri meritocratici. Neppure per quanto riguarda quello da giornalista, che esiste ed è obbligatorio per quanti vogliano fare del giornalismo una professione. Non è necessario invece per chi ne vuole fare un impiego a tempo perso. Questi possono iscriversi all’albo dei pubblicisti: come ha scritto correttamente cruman, bisogna aver lavorato presso una testata per almeno due anni ed è necessario poterlo dimostrare, ancor più che con la firma, con la documentazione di una regolare retribuzione. Carta canta... quella dei soldi poi è meglio di un coro Gospel :)

“Chi vuole entrare nel mondo dell'informazione […] Spedisce qua e la articoli, ogni tanto viene pure pubblicato; ma l'articolo è firmato da un qualche giornalista professionista e sfaccendato, che si intasca gli onori e i denari senza fatica.”
Una firma non è sinonimo di professione e nemmeno di professionalità. Gli articoli pubblicati sulle riviste e/o sui quotidiani non sono necessariamente di giornalisti professionisti, tantomeno di chi quelli che si intascano onori e denari senza fatica. Rari, più facile accada il contrario (Oneri e numerosi due di picche. La briscola è sempre denari). E proprio perché sono d’accordo con Cruman, non bisogna dimenticare che spesso l’informazione è figlia della mission aziendale che tutto governa e tutto controlla, soprattutto quella grama categoria di incoscienti scribacchini.

Post Scriptum
Il giornalismo poi non va assolutamente ad interferire con la passione per la scrittura: scrittori si nasce, giornalisti si diventa… forse… insomma, qualcosa di simile :) sta di fatto che proprio la blogosfera ci dimostra hic et nunc che senza essere tutti giornalisti si può comunque essere scrittori e tutt’altro che mediocri. Perciò che gli aspiranti scrittori prendano esempio e continuino ad aspirare... e inspirare... aspirare e inspirare, aspirare ed inspirare…. :D

Anonimo ha detto...

Scusa, ma chi l'ha detto che i giornalisti vanno al cinema gratis? In che città, in che cinema?

Anonimo ha detto...

Ce Lo Dice Hillman :D

Anonimo ha detto...

Ah, bè :) Peccato, ci speravo