lunedì 2 ottobre 2006

L'autostrada delle sòle


Premessa di una qualche utilità: col termine vernacolare “sòla”, in numerose località del Centro Italia s’intende una “buscheratura”, volgarmente “fregatura”, “pacco”, insomma piccola truffa, o più genericamente una situazione che disattende le aspettative di colui che ne è vittima. Esempi: “Mi ha dato una sòla non presentandosi all’appuntamento”; “Ho acquistato una vettura usata ma era una sòla, dal momento che giusto sabato sera, mentre disputavo una gara clandestina, il propulsore s’è svincolato dai relativi supporti entrando in contatto con l’asfalto e producendo gran fragore e faville che hanno sgomentato tanto gli occupanti del veicolo quanto il pubblico e gli avversari”. Questo per chiarire il senso del titolo di questo post ed evitare che si faccia del provincialismo: CLDH è un blog no glob oltremodo transprovinciale. Chiusa la premessa.
Orbene, di recente ho percorso quella fondamentale arteria di comunicazione che è l’Autostrada del Sole, opera infrastrutturale che fu simbolo dell’italica ripresa economica e che per sopramercato assunse valenze demagogiche quando taluni fecero rilevare che univa il Nord col Sud, Milano con Napoli, con ciò facendo una l’Italia, non due, non diciotto, una.
Perché si chiami “del Sole” non si sa: ci sono solo delle ipotesi, la più accreditata delle quali si basa sul fatto che colui che la imbocca da Milano col brutto tempo prima o poi vede diradarsi le nubi e spuntare il sole (a meno che non sia notte, ma questo è un discorso diverso). Un’altra teoria si fonda sulla nota aria napoletana che declama “chiist’ è ‘o paeeese do sooole…”, e per proprietà transitiva è “do sole” anche l’autostrada che ivi mena. In ogni caso, queste dottrine non possono essere che milanesi, come punto di vista.
A sottolineare che l’Autostrada del Sole è la più figa di tutte, la stessa è contraddistinta dalla sigla A1, che può voler dire “prima di me il nulla”.
La A1, quando fu realizzata, cambiò il rapporto del Popolo Italiano con gli spostamenti, che divennero rapidi e sicuri e questa era buona cosa: tanto buona da giustificare l’esborso d’un pedaggio da pagare presso appositi caselli d’uscita abitati da una principiante genia: quella dei casellanti. Per anni i casellanti, soddisfatti di ricevere danaro dagli automobilisti senza una ragione univocamente individuabile, salutavano e ringraziavano i viandanti-benefattori con la dovuta riverenza, addirittura augurando loro buon viaggio.
All’epoca l’autostrada era cosa pubblica e quindi sottoposta a logiche che almeno in linea di principio erano slegate dal puro profitto. Bei tempi, quelli, anche perché non c’erano quattro automobili pro capite, e anzi presso la maggior parte delle famiglie chi prendeva spesso l’autostrada godeva d’una considerazione riservata agli eccentrici.
Poi, sfortunatamente, l’Italia è diventata un Paese moderno, il traffico è cresciuto, le autostrade sono state privatizzate, i casellanti hanno smesso di salutare e ringraziare gli automobilisti, e quelli che invece avrebbero voluto continuare a fare le personcine perbene sono stati sostituiti da sistemi di riscossione automatica (taluni dei quali salutano e ringraziano, però con una voce e un tono indisponenti: preferisco i rari casellanti estroversi superstiti).
Anche se di norma evito, qualche giorno fa ho dovuto avventurarmi sulla A1 a bordo del mio carro d’acciaio, tratta Milano-Roma, circa 580 chilometri, pedaggio 29,50 euro (più o meno mezzo euro ogni 10 km).
Per andare dalla città degli “uhè” alla città degli “ahò” ho impiegato più di sette ore: fatte le divisioni, m’è venuta fuori una velocità media di 83 chilometri orari scarsi. Tale andatura è infamante per la mia 127 Sport, abilmente truccata per compensare le mie frustrazioni esistenziali e dunque in grado di friggere i copertoni a 240 all’ora.
Conoscendo il potenziale della mia raffinata vettura, avevo preso le solite precauzioni per eludere il rischio di sanzioni amministrative, smontando le targhe prima di partire e indossando passamontagna e occhiali a specchio per non essere riconosciuto dalle telecamere al casello.
Tutto inutile: per l’intero tragitto non c’è stato modo di passare i 120. Anzi, per interminabili tratti si facevano a malapena gli 80, per poi rallentare e fermarsi in coda il tempo sufficiente a mandare in tilt i comandi al volante dell’impianto audio, rimirare le due corsie di destra murate di TIR che non vedevi manco le indicazioni delle uscite, respirare puzze varie, riflettere sulla triste condizione dell’uomo “civile” oppure – osservando gli altri guidatori intrappolati – cercare di capire se c’è un rapporto fisiognomico fra le auto e chi le conduce.
La cosa inquietante è che non c’erano stati incidenti, non era una di quelle giornate d’esodo quando i tiggì dicono non partite, restate in vacanza ancora due o tre giorni che almeno siete sicuri di portare il culo a casa, no, era un giorno normale. Il problema era dato, pare, dalla presenza di cantieri di quelli con il cartello che dice “Stiamo lavorando per voi” mentre di fianco un pannello a cifre luminose indica i giorni che mancano per completare l’opera. Tutti quelli che ho visto io portavano cifre tipo 452 oppure quando andava bene 274: mi sono sentito un galeotto con la stecca in cella.
Dunque in autostrada è normale farsi 25 km in prima marcia stop-and-go perché c’è tanto traffico e ci sono tanti cantieri con strettoie, ottovolanti, cambi di corsia e birilli vari. È anche normale attraversare quei cantieri infiniti con la segnaletica orizzontale dipinta di giallo e l’inspiegabile limite di velocità di 60 orari che nessuno rispetta, proprio nessuno, neanche i TIR, e ti rendi conto che se volessi rispettarlo, quel limite farsesco, qualcosa di grande potrebbe travolgerti sul filo dei (suoi) 100 all’ora. Allora pensi vaffanculo voi e i vostri sessanta all’ora, e mentre lo pensi ti prepari di nuovo a frenare e fermarti a riflettere in coda.
In autostrada è anche normale pagare sempre tariffa piena, anche se si resta imbottigliati per ore. D’altra parte, perché dovrebbe essere altrimenti? All’autostrada non c’è alternativa, è un monopolio, non ce ne sono due o tre fra cui scegliere la più sexy.
Ora, io faccio il barbiere e sono un uomo semplice, ma so pure che se un cliente viene da me per taglio e sfumatura e io invece di venti minuti ci metto due ore, quello o cambia barbiere, o se non può (magari perché li ho uccisi tutti per diventare monopolista) mi mette le mani addosso e non mi paga. Perciò troverei civile che un monopolista privato che non è in grado di rispettare uno standard decente sul servizio che offre (nella fattispecie uno standard di viabilità), fosse quantomeno costretto a ridurre di volta in volta le tariffe in base al disagio che ha procurato ai suoi clienti.
Con i treni, per esempio, qualcosa di simile succede già: oltre un certo limite di ritardo puoi chiedere un “bonus” da spendere in biglietti futuri. Non sarà propriamente un risarcimento danni (altrimenti potresti comprarci la pizza o il coprivolante in pelo per la 127, non solo altri biglietti del treno), ma è un germoglio di buona volontà. Invece con l’autostrada no: paghi la bellezza di mezzo euro ogni 10 km (costo medio calcolato sulla tratta Milano-Roma) indipendentemente dal fatto che tu possa viaggiare in spregio a ogni limite di velocità oppure ad andatura indecorosa, come accade nove volte su dieci. E quindi? E quindi non ho pagato: targa coperta e passamontagna in testa, alla barriera Roma-Nord ho imboccato la corsia Telepass incollato dietro a un TIR rumeno. Di solito preferisco buttare giù la sbarra, ma una volta ho graffiato il parabrezza e da allora ho smesso.

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3 commenti:

Federica ha detto...

a me è capitata una signora casellante un pochino seccata perchè per pagare interrompevo la conversazione che stava intrattenendo al telefono con un non ben identificato interlocutore... io avrei educatamente aspettato che terminasse la telefonata, per non disturbare, ma quelli dietro di me in coda si sono un attimino alterati!
Post brillante come sempre.

Essenza71 ha detto...

....e ti lamenti??? a me è capitato di percorrere la A14 (evidente che la categoria è inferiore)da Forlì a Bologna senza mai riuscire ad inserire la terza, e non perchè avavo problemi ad inserire le marce lunghe...solo perchè un simpaticissimo temporale ha catapultato chiunque fosse in spiaggia negli abitacoli e sulla via del ritorno a casa, unica nota positiva al casellante umano è scattato probabilmente un moto di compassione e mi ha adirittura augurato una buona serata :o)

Massimiliano Badolati ha detto...

Ma cambiare auto no eh?