martedì 4 luglio 2006

La scuola dell'orrido


Mio nipote è un disadattato sociale. Questo almeno risulta dall’attenta valutazione di insegnanti di scuola media inferiore che avrebbero inorgoglito la Montessori, estasiato Rosseau, ma che per motivi di prossimità si limitano a sfrangere gli ammennicoli di poveri genitori già ingolgotiti dal cercare di educare bambini in una società in cui il modello di riferimento è lara croft e già distratti dal tentativo di non farsi ammazzare a sprangate dal frutto del loro ventre per degli euri sonanti.
Certo, devo ammettere, che, avendo un residuo organico del mio dna, fornitogli di sponda da mia sorella, nessuno spera che mio nipote diventi PR della baia imperiale. Non ci sono dubbi. Però il ragazzo è capacino. La pagella sbrillucica di voti talmente alti che sembra di vedere i giudici di gara alla fine dell’esibizione della Comaneci. Però la scuola deve educare. Questa frase che di per sé non ha alcun significato, si traduce nel mettere in fondo alle valutazioni di merito, una frasetta assemblata con poca fantasia e ancor meno voglia, che indichi quali carenze evolutive mostra il pargolo, senza ovviamente perdere tempo nell’indicare motivi e possibili soluzioni.
Mi immagino la professoressa sfortunata di turno che, vittima di un micidiale sorteggione in sala mensa, è costretta ad elaborare le frasette illuminanti.
All’inizio, l’esperta insegnante dall’aspetto gentile e dai modi no (ignara che le palline del sorteggione in sala mensa erano state preventivamente scaldate), si pone di fronte ai registri col cipiglio giusto. Ad Anselmi ci pensa bene, valuta i risvolti psicologici, la situazione familiare e compone un elaborato pertinente, conciso, completo…manco fosse una professoressa! A Bruzzi già le fumano le palle. I suoi colleghi sono già a casa e il suo parrucchiere non aspetta certo lei. Così comincia a vomitare frasi fatte come un distributore automatico. “si applica ma non ottiene risultati”. Che è? Un cerotto per smettere di fumare? Oppure “il ragazzo è piuttosto vivace” o “studia, ma senza costrutto”. Che ne sai tu con chi studia mio figlio??
A Caputi, la solerte docente straparla. Nella sua testa si susseguono pensieri di vaga chiarezza…”nell’amatriciana i pinoli non ci vanno….quest’estate voglio una vacanza esotica, appena esco di qui prenoto due settimane a Vetralla, quanto costa costa”. Così, nelle righe destinate ai suggerimenti per la famiglia, si vedono cose che voi umani eccetera eccetera.
Nello specifico, la sentenza per mio nipote recita “il bambino, PERO’ (immaginate l’eco), non ha ancora maturato un comportamento consono alla vita sociale”. Tiè beccati questo, la prossima volta prendi meno 8 e spacca qualche banco in testa al compagno. Ora, dovete sapere (no, non dovete ma ve lo dico lo stesso) che questo benedetto figliuolo ha davvero capacità che, a 11 anni, gli permetto di superare ampiamente l’estensione mentale di un Giurato o di una Marini a caso. Il problema (almeno così pare essere) è che vive in un mondo tutto suo, secondo la professoressa. La depositaria dell’istruzione dei nostri cuccioli, però (eco), non si è spinta troppo in là e l’appuntamento col parrucchiere le ha impedito di valutare il fatto che il giovanotto non vive in un suo mondo, semplicemente non vive in quello dei suoi coetanei. Questo spiacevolissimo inconveniente genetico, preclude al mio nipotino la possibilità di pestare ragazzini più piccoli, bestemmiare come un turcomanno, scimmiottare gli atteggiamenti più idioti degli adulti, dare fuoco a cavallette vive o branchizzarsi dietro qualche bullo figlio di bullone. Alcuni di questi atteggiamenti, secondo noti criminologi, accomunano l’infanzia di serial killer di successo, ma alla veteromaestra questo è sfuggito. E’ sfuggito probabilmente perché traslando queste consuetudini sociali, specchio di una maturità adattativa, si ritrova esattamente la realtà sociale in cui lei e i suoi colleghi si accapigliano per un sabato libero, sfogano astinenze sessuali su chi è in condizioni di subordinazione e danno fuoco a cavallette vive (certe abitudini sono dure a morire).
Io ho conosciuto molte persone dotate. Persone che hanno qualcosa in più, un guizzo, una scheggia di genialità. Tutte queste persone hanno una sola cosa in comune: da bambini si sono sentiti isolati, emarginati e soli. Questi bambini non vivevano in un loro mondo, perché un loro mondo non lo trovavano intorno a loro. Erano solo spaesati e più li guardavano come alieni, più si sentivano spaesati. Sento sempre dire che le cose devono cambiare, che bisogna fondare una nuova cultura sociale, ma se poi qualcuno non è standard, viene bollato come disadattato e considerato peggio dei violenti.
Non voglio fare un’analisi delle funzioni educative delle strutture scolastiche e dei metodi utilizzati, ma dobbiamo tutti sperare che quel disadattato di mio nipote non trovi la strada della socialità prevista dalla sua insegnante. Perché se un giorno gli taglierete per sbaglio la strada in macchina, vi basterà fare un cenno di scuse. Ma se alla guida di quell’auto ci troverete il suo compagno definito “simpaticamente vivace” dall’arguta professoressa in pensione, potete star certi di venire colpiti con vivaci criccate fino allo svenimento.

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9 commenti:

inyqua ha detto...

Questo è il risultato di aver creato l'insegnamento come 'professione comoda'...dove nessuno o pochissimi hanno interesse ad aggiornarsi ed a migliorarsi...Dove star male con dei compagni teledipendenti vien considerato disadattamento sociale e non legittima autodifesa.
Leggo l'amarezza dietro all'ironia, in questo post e non posso che condividerla....

Bisquì ha detto...

Tuo nipote non è l'unico.
Hai fotografato benissimo la situazione della scuola italiana. Ho due figli ed entrambi con gli stessi problemi. Io stesso ne ho avuti e ne ho nel campo lavorativo. Che vuoi, un'educazione che sia tale, la correttezza, l'onestà, sono valori di un'altra epoca, in questa se si hanno, si è dasadattati sociali.

Mauro ha detto...

io ho due bimbe in età prescolare e già sto male al pensiero di cosa ci aspetta...

Anonimo ha detto...

“….ha dimostrato buone capacità ma potrebbe fare di più”. Questa frase mi echeggia nelle orecchie da quando ero bambino. Forse la classe insegnante ne è esente ?

clio ha detto...

Non ho capito… evviva il nerz asociale e abbasso l’adolescente figlio di MTV?
Posso dir la mia, da maestrina precaria? Mi dispiace ma non credo nella parabola del genio incompreso e per questo vittima del mondo. Tutti nasciamo con certe doti, che dobbiamo far fruttare al meglio, siano esse doti intellettive, doti sociali, o creative Mi dispiace ma non considero il ragazzo in questione superiore alla media, perché ha obbiettivamente altre carenze. Ugualmente lo spaccone dell’ultima fila, sarebbe meglio che comprasse un paio di settimane enigmistiche, almeno per sapere che differenza c’è tra lussuoso e lussurioso.
In medio stat virus, diceva Cicerone (?)
La conoscenza è potere, diceva Andreotti.(!)

cruman ha detto...

Eh sì, pare proprio io mi sia espresso male. Non ho mai fatto comparazioni tra vivaci e nerd, ho fatto una precaria (!) analisi su come viene considerata un'inclinazione piuttosto che un'altra. Quindi è una valutazione dei metodi non delle caratteristiche umane.
Altra cosa: non ho mai detto che uno asociale sia necessariamente un genio, ho detto esattamente l'opposto, cioè che chi ha doti inconsuete si ritrova spesso a disagio in determinati contesti. E questo non lo dico io (non solo almeno) ma fior di ricerche psico pedagogiche che so bene che conosci. Nel caso specifico, le attitudini mentali erano dimostrate dai risultati scolastici nettamente superiori alla media.

bon, detto tutto credo.

cià

cruman

teknux ha detto...

Condivido quello che hai scritto, io sono un insegnante, fortunatamente non uno come la prof di tuo nipote, anzi, sono un ex "antipaticamente vivace", facevo casino, studiavo poco e odiavo la scuola così com'era. quando ho cominciato ad insegnare lo scorso anno, l'unica cosa che sapevo era di evitare di essere come i miei prof ed è forse anche per questo che ho un ottimo rapporto con gli studenti (non come quella tizia di matematica, però).
riguardo certi giudizi che i prof danno, sappi che spesso sono metafore per non essere espliciti (pena anche la denuncia). alcuni ragazzi hanno davvero problemi di comprensione (non delle materie), ma guai a dirlo ;)
la mia scuola è un istituto di formazione professionale, praticamente l'ultimo rifugio per ragazzi che, per un motivo o l'altro, hanno lasciato le scuole superiori "normali". i motivi normalmente sono il cattivo rendimento (secondo i loro insegnanti) o un forte disagio nei confronti di qualche prof. però, di studenti "con la scintilla in più", ne trovo circa 2-3 ogni classe di 28 persone, non sarà una grande cifra, ma hanno una testa decisamente migliore di molti coetanei di altre scuole, e lì capisci quanti danni può fare la scuola con certa gente.
a scuola siamo quasi tutti insegnanti trentenni, eppure vedo che molti miei colleghi, proprio come i miei vecchi prof, sbagliano approccio: non insegnano a darsi regole da soli, ma a seguire ciecamente LE REGOLE, quelle imposte da qualcuno più in alto, senza se e senza ma. nessun pensiero di mediazione. ecco perchè nel dubbio, alla fine, i ragazzi rimangono paradossalmente senza regole. non si cerca di abituarli a farli pensare, eppure se stimolati sanno dimostrare di avere un cervello più che funzionante.
per finire, torno agli errori di valutazione: è vero che nel 90% dei casi i prof non hanno proprio inquadrato il ragazzo, purtroppo è anche vero che la situazione in cui si lavora non è il massimo. ma voi sapete che significa avere 28 (è il nuovo numero legale) ragazzi in una classe? sono troppi da gestire e peggio ancora da seguire. non è possibile conoscere il singolo studente, si ha a malapena il tempo di farci due chiacchiere o intravedere i tratti più in evidenza (tipo eccessivamente vivace o timido), senza individuare il perchè, senza contare che le vie di mezzo sfuggono).

tanti saluti, e complimenti per il blog

PS: @ clio:
in medio stat VIRTUS ;)

cruman ha detto...

ciao teknux,
grazie per il tuo commento intelligente e pertinente. Conosco vagamente le problematiche della docenza (le mie sorelle insegnano e anche io ho tenuto lezioni nelle scuole) e capisco perfettamente il tuo intervento. So anche che in Italia non si può dire che un ragazzo non ha grandi attitudini mentali. E' considerata una mostruosità persino somministrare un test attitudinale, di quelli che in america sono il pane quotidiano.
Dalla mia esperienza nelle scuole però, mi viene da dire che persone come te sono presenti con la stessa incidenza di cui parlavi per le menti brillanti nelle classi.Senza contare quella piaga sociale rappresentata dai genitori nelle scuole (come puoi leggere in Genitori in blue jeans) :)

grazie e a presto

cruman

Erin ha detto...

SONO VERAMENTE AMAREGGIATA PERCHE' personalmente avendo due figli riscontro con frequenza ingiustizie di vario genere da parte di insegnanti. anche mio figlio e' un ragazzo speciale nel senso dell' intelletto ma mai le sue potenzialità sono state comprese. mia figlia e' una bambina gentile e sensibile , emotivamente intelligente, bravissima alle elementari' ma sospettosamente sufficiente in questa prima media, grazie ad un' insegnante disattenta inetta ed incompetente che confonde i ragazzi tra loro(come se fossero tutti uguali). La rabbia mi divora se penso che quest'individuo farà di mia figlia una persona demotivata e senza autostima. i ragazzi sono il nostro futuro anche queste sono violenze subdole e sottili, ma purtroppo devastanti. cerchiamo di non aver più paura di certe squallide ripercussioni sui nostri giovani ad opera di certi individui che prima di insegnare dovrebbero essere sottoposti a perizia psichiatrica. I ragazzi sono creature da difendere. difendiamoli denunciando le ingiustizie invece di leccare il culo a certi insignificanti personaggi che si fregiano di un titolo che non gli compete, al solo scopo di rimediare una valutazione decorosa (come se poi il loro giudizio valesse qualcosa).