mercoledì 19 luglio 2006

Vivi e lascia perdere


Lungi da me la presunzione di vestire i panni del maestro di vita di riferimento (e anche l’intenzione di usare di nuovo la locuzione “lungi da me”). Ritengo solo sia giunto un buon momento per riassumere alcune caratteristiche dell’odierno esistere che la vita mi ha insegnato o che mi ha fatto capire, ma non ho ancora imparato a dovere. Ecco quindi alcuni atteggiamenti sociali che sarebbe buona norma evitare se si persegue lo scorrere sereno dei propri anni terrestri:
Il diverso (non in senso erotico): se vi sentite e, in definitiva, siete differenti dalla maggior parte delle persone che vi circondano, pasciatevi della vostra non uguaglianza, ma datelo a vedere il meno possibile. In questo sarete favoriti dalla superficialità diffusa con cui la gente si guarda attorno. Purtroppo la tentazione di ostentare la propria unicità è molto forte. In primis perché spesso ci si sente orgogliosi del proprio stato di disuguaglianza e si tiene molto al non essere considerati come tutto ciò da cui ci si sente disgiunti. Poi, quel fascino un po’ dandy dato dal proprio essere egoriferiti, ringalluzzisce l’autostima e scombussola il ciclo biologico ormonale. Resistete. Sfogate il vostro istinto dissociativo in attività impegnative, non so, la scrittura, la pittura, il ping pong. I rischi sono incalcolabili. Dimostrando di non essere come gli altri, alcune persone si avvicineranno a voi incuriosite. Così come si avvicinano alla scena di un incidente stradale. Vi diranno quanto siete interessanti e che emozione sia stare vicino a qualcuno non appiattito dagli schemi sociali. Penderanno dalle vostre labbra e vi ascolteranno con clangore di orecchie. Fino a quando….
Un maledetto giorno vi sbatteranno in faccia la vostra diversità e vi accuseranno di non fare quello che fanno tutti, di non rispondere come gli altri e non agire come è normale aspettarsi da qualcuno e vi faranno sentire in colpa per le sofferenze che causerete per questi motivi. Anche se era proprio per quello che si erano avvicinati a voi. Come quando, giunti di fronte alle lamiere insanguinate, si lamentano dello spettacolo raccapricciante e di quanto stiano male per averlo visto.
La sindrome di Tamerlano (l’ho inventata io): non consideratevi mai parte determinante o vieppiù necessaria di qualcosa e soprattutto, considerandovi tali, non minacciate mai di andarvene ventilando conseguenze disastrose. Quasi sempre, il vostro allontanamento non causerà il collasso che la morte di Tamerlano provocò nel suo immenso regno. Anzi, è anche probabile che si verifichi un periodo di sereno fulgore dovuto alla cessazione di una situazione di attrito. Una sorta di estate indiana. Non aggiungete poi all’umiliazione di vedersi indicare la porta in risposta alla minaccia di andarvene, il triste rimanere sull’uscio, per vedere se davvero moriranno tra sofferenze atroci senza di voi (e poterne godere), perché dimostrerete di avere più bisogno voi di loro di quanto ne avessero eccetera eccetera. Abbandonare dovrebbe essere la scelta finale, quando non ce ne siano di migliori, non uno strumento per ottenere attenzione o vantaggi, ci si rimette sempre, perlomeno in dignità.
La sindrome di atlante (questa esiste davvero): è una infamissima e particolarissima sindrome che, per assurdo colpisce voi, ma si manifesta nell’atteggiamento delle persone che vi sono intorno. Succede se, per ingiustizia divina, vi ritrovate con capacità di gestione dei problemi superiori alla media statistica del vostro condominio. In un lento ed inesorabile climax di delirio, le persone che vi circondano pretenderanno con sempre maggiore spocchia, che voi vi occupiate di qualsiasi questione richieda il benchè minimo sforzo. Dalla perfetta organizzazione del pic nic fantozziano, al trovare marito per sorelle fango, al curare malattie rare o appena scoperte su chi vi ha chiesto aiuto. Fin qui, potreste anche accettare il vostro karma e prestarvi all’abuso, ipotizzando che le vostre doti vi siano state fornite per qualche nobile scopo sociale e non a seguito di un sozzo sorteggione. Il problema è la karma degli altri. Se infatti, dopo essere stati investiti da un treno merci, mentre andavate al funerale di una persona cara e nonostante la sepsi, presa in ospedale per un intervento di rimozione di una pallottola vagante, vi abbia debilitato il giusto, vi prendete il lusso di negarvi a qualcuno, verrete immediatamente considerati alla stregua dell’impalatore di teste. Un mostro tricefalo con un bacarozzo al posto del cuore. Piuttosto che accettare il vostro rifiuto, preferiranno la morte…la vostra…solitamente tramite lenta e letale somministrazione di sensi di colpa.
Etichette: sfuggite come la peste polmonare, qualsiasi identificazione. Non importa se politica, sociale, religiosa, sportiva o sessuale. Le etichette sono portatrici di tremende malattie. Servono a semplificare la concezione di quello che siete. Rendendo, all’occorrenza, anche molto facile la vostra distruzione. Qualsiasi definizione comprende necessariamente in sé anche attributi che probabilmente non vi appartengono, ma nessuno se ne occuperà, ammucchiandovi in un unico triste e sovraffollato calderone di banalità. Per sovramercato, le etichette cambiano spesso i loro significati correlati e voi ci rimanete invischiati anche se siete rimasti immutati negli anni: essere il marito di qualcuno per i primi tempi significa amore, condivisione e famiglia, dopo un certo numero di anni marito corrisponde a un culo che spunta dal frigorifero. Ingegnere è un titolo che nobilita e contraddistingue….a militare il tenente chiese se ci fossero degli ingegneri, un paio alzarono la mano..”a pulire i cessi” ordinò con un ghigno che noi tutti trattenemmo a stento. Metti poi di essere stato sempre socialista. Nel dopoguerra andavi in giro tronfio, nel dopo Di Pietro hai dovuto staccarti l’etichetta con l’acquaragia.
Insomma non solo le etichette non vi rappresenteranno mai a dovere, ma dall’avere un simbolo distintivo, finirete per rincorrere significati che vi sfuggiranno di mano. Se avete anche solo qualcosa di personale (di personalità) fatevi definire solo col vostro nome. Non siate la fidanzata di qualcuno, siate la Giovanpaola di qualcuno.

Per oggi è sufficiente, appena prendo altre facciate (leggasi imparo qualcos’altro) sarete i primi a saperlo.

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3 commenti:

Fede ha detto...

Un solo appunto: avrei scritto "non appena imparo qualcos'altro (leggasi prendo altre facciate)...".
Inoltre sarei interessata ad un'eventuale cura per la "sindrome di Tamerlano", credo di esserne affetta da tempo senza soluzione di continuità. Sono stanca di allontanarmi, cacciata (ovviamente ritenendola una mia decisione irrevocabile) con ignominia, seguita (o perseguitata, rende meglio l'idea) dall'eco dei festeggiamenti per la mia, mai sufficientemente, prematura dipartita...

@tonito ha detto...

Cruman, non male come post scriptum ( cioè scritto fatto da un poster, cioè postato da un blogger, cioè ….vabbè lasciamo perdere ), ma proverò a ribattere punto su punto. A parte il titolo che mi ricorda il film di James Bond , penso che questa filosofia si distacchi alquanto dal ns. modo di vivere ( leggi società ). La foto che pubblichi mi supporta in tal senso.
1. Diverso: un latente senso di inadeguatezza sociale mi attanaglia da anni. Non riesco purtroppo a pasciarmi, come da te suggerito, di ciò. D’altra parte “diverso” significa volto in altro senso. Rispetto a chi o a cosa ? Boh ; ma prova tu a fare la fila in posta girato in senso contrario. Il tuo post “La Scuola dell’orrido”, mi sembra esplicativo in materia.
2. Tamerlano: io conosco il Camerlengo ma è un’altra cosa. Di solito quelli che si credono indispensabili, sono anche quelli che credono di essere migliori degli altri. D'altronde hai mai sentito Ghandi o Mozart o Einstein bullarsi ?( Forse Mozart un po’ si ).I più grandi quando escono di scena, lo fanno in punta di piedi.
3. Atlante: magari mi sbaglio, ma mi sa che il morbo è prerogativa femminile.
4. Etichette: e’ nella natura umana catalogare. L’uomo pensa, quindi giudica. Lo fa dapprima inconsciamente secondo i suoi canoni personali ( bello, brutto, simpatico antipatico etc. ), e poi secondo gli schemi e le regole che ci impone la società ( impiegato , operaio , ricco, povero, alla moda ,gay, etero, socialista, comunista... A proposito Giuliano Ferrara dove sta ?). Anzi se ci pensi bene, è proprio questo che fa andare avanti il mondo, nel bene e nel male. E’ umanamente impossibile evitare ciò. Pertanto tu potrai fare di tutto per evitare che ti vengano attribuite etichette ma per taluni resterai sempre rompiscatole, per altri simpatico, per alcuni risulterai interessante per altri palloso e così via.
Vado che mi suda il mouse.


@tonito

cruman ha detto...

Caro pressotonito,
cercherò di ribatterti come un chiodo punto su punto (no unto no punto).
Lo spero bene che questa filosofia si distacchi dal "nostro" modo di vivere. Del resto, rimanerci appiccicati non mi pare stia dando risultati gloriosi.
Diverso: non è una cosa che si sceglie di essere. So che è difficile mantenere un equilibrio in mezzo alle persone (infatti ho detto che l'istinto di "rivelarsi" è forte), ma con calma e una buona dose di bromuro si può mantenere la propria "indole" senza subirne eccessive conseguenze (per esempio una raccomandata puoi mandarla da internet adesso).
Tamerlano: d'accordo con te, anche se una volta ho sentito ghandi sussurare a un amico "però so' fico co sti occhialetti da intellettuale e questa flemma imperturbabile vero?"
Atlante: dici? secondo me no, pazza!
Etichette: a mio insindacabile parere hai mescolato un po' giudizi ed etichette. Se uno mi ritiene antipatico, io non ho alcun rapporto con questa definizione. E' una cosa che riguarda il suo rapportarsi a me. Nemmeno bello o brutto, io parlo di etichette in cui ci si identifica con orgoglio. Al punto tale che la gente intorno a te ti lega più al significato dell'etichetta che a ciò che sei. Quindi, semplificando, io intendevo, nel post, come etichetta qualcosa che usi tu per definirti (sono un socialista, sono un induista ecc.), mentre i giudizi vengono dagli altri e, se fosse possibile, dovrebbero essere un problema loro non tuo.
Tra le ipotesi citate per Ferrara direi senz'altro....alla moda.
Se davvero come sostieni beatamente tu, il mondo va avanti grazie agli schemi e alle etichette, a parte che devo comprarmi una risma di carta adesiva, ma non pensi che questo potrebbe significare che abbiamo ben poco da esprimere?

grazie grazie, siete un pubblico meraviglioso, ditemi dove siete domani sera che vengo a vedervi

cruman