giovedì 6 dicembre 2007

Le sorelle Grammatica


Un'altra giornata fuori da me stesso è finita e mi accingo a rientrare a casa, con l'espressione inconfondibile che ha uno quando si accinge. Salgo le scale pensando che “salire le scale” è un po' come “dormire un letto” e di fronte all'uscio capisco che la transitività dei verbi è qualcosa di invidiabile. Anche io vorrei essere transitivo. Vorrei poter crumanare qualcosa. Invece sono solo transitorio.
Infilo la chiave e apro la simpatica porta. Simpatica porta è un complimento oggetto. Prima di me entra luce a sufficienza per vedere che dentro è buio. Questa frase invece è un anacoluto. O un sicomoro, non mi ricordo mai. Uno ce l'ho in giardino, l'altro è quando non ci pigli con i soggetti e non si capisce chi faccia che cosa.
In fondo alla stanza due puntini luminosi e minacciosi mi fissano. Potrebbe essere il mio gatto o i led di standby della mia accroccaglia elettronica. Led è una parola straniera (quindi probabilmente trattasi di luci allo xeno), ma usata in italiano perde le regole della lingua madre. Quindi dico i led, non i leds. Se no dovrei anche dire i Leds Zeppelin.
Premo l'interruttore della luce che era proprio dove la mia mano si ricordava e di colpo smette di interrompere (l'interruttore non la mano). La stanza fa uscire il buio. Credo sia andato di là. Tutto tranquillo: “niente – penso – anche oggi ho dimenticato di lasciare il gas aperto”. Scopro anche che cos'erano quei due puntini luminosi. Era il mio gatto in standby. Faccio meccanicamente i gesti che accompagnano ogni rientro. Mi sfilo la giacca e la ripongo ordinatamente sul divano. Vicino alla padella per le piadine. Innaffio l'anacoluto e punto il telecomando verso la televisione, il cui schermo nero per un attimo riflette l'immagine di un tizio che mi somiglia molto e che mi punta un telecomando. Io però sono più veloce di lui e lo cambio prima che lui cambi me. Credo.
Il tizio è cambiato. Ora è la pubblicità di una bevanda che mette le ali. Deve avere in qualche modo a che fare con degli assorbenti e con quella pazza incosciente che in quei giorni si lancia con il paracadute. Certo lei sta tranquilla perché se succede qualcosa ha l'assorbente con le ali, ma se ha un incidente i soccorritori non capiscono se sia ferita o se sia proprio nel periodo in cui il flusso è più copioso.
Nella pubblicità si vedono quattro Re Magi recare doni al Bambinello. Il Magio (o il mago? Forse il magho) di troppo è munito di lattine di Red Bull. Avrebbero anche potuto farle portare al terzo, tanto nessuno ha ancora capito che cosa sia la mirra. Io lo so, ne ho una dozzina di lattine in casa.
Capire la grammatica delle cose è importante come capire le cose della grammatica. È importante sapere perché “qual è” si scriva senza apostrofo anche se il correttore di word non lo segnala. O capire che “eco” è femminile anche senza conoscere la mitologia, perché una cosa che ha sempre l'ultima parola non può che essere femminile. Perché a volte un dettaglio può stravolgere un significato oltre ad uccidere una poesia. Per esempio nelle domeniche messaline della mia infanzia (nel senso che andavo a messa non che mi prostituivo), mi ero convinto che rispondendo alla formula di congedo “andate in pace”, la gente dicesse “andiamo grazie a Dio”, condividendo la mia noia di ragazzino spiritualmente limitato. Ammetto di aver reso poca grazia.
Quello che ho capito è che la Red Bull è una bevanda che ti permette di vivere le due ore successive all'ingerimento, con un'energia e una vitalità che ti ricordano i 24 dicembre di quando Babbo Natale esisteva ancora. So anche almeno 2 leggi della termodinamica e un emendamento sull'entropia. Abbastanza per capire che da qualche parte nella tua vita vivrai morto per due ore o, al limite, rantolante per quattro.
A qualcuno però l'esegesi commerciale della Bibbia è andata di traverso e ha voluto far cessare questo carosello di blasfemie. La cosa, come al solito, ha fatto cadere il mezzo sigaro di mano a molti intellettuali. Io che non fumo e intellegisco poco più del mio gatto (solo quando è in standby) mi chiedo invece perché i pubblicitari della Red Bull non abbiano raffigurato una lattina del loro elisir nel centro della Kaaba. Forse per paura di ritrovarsela infilata in un posto dove le ali non servono. Nella mia alatissima ingenuità mi chiedo anche perché quelli col sigaro pendulo, non abbiano proferito parola quando il popolo bue e asinello ha chiesto la condanna a morte per una insegnante rea di aver chiamato un orsacchiotto Mohamed. Forse per paura di ritrovarselo infilato dove di miele proprio non v'è traccia se non digerito.
Io una volta ho conosciuto un Mohamed. Mangiava prosciutto fingendo di credere che fosse insalata rossa e beveva superalcolici di nascosto anche se non capivo da chi. Così mi è venuto da pensare che per quanto l'uomo mantenga una prosopopea superiore a quella di un peluche, il pupazzetto in questione ha sicuramente offeso la religione meno del mio amico Mohamed. Eppure nessuno ha chiesto la condanna a morte per chi l'ha chiamato così.
Che la censurabilità di un evento sia in proporzione consona al numero di schiaffoni che si rischiano è fatto ben noto ormai da tempo, sebbene si fatichi molto ad ammetterlo. Questa legge di natura umana non vale solo per la religione. Recentemente (principiare con un avverbio è consentito ma spocchioso quasi quanto usare il verbo principiare) uno spot che vede protagonista Buffon ha suscitato una ridda di polemiche. Io pensavo a causa del fatto che utilizzare uno con l'espressione comunicativa di un barbagianni fosse un affronto mediatico. Invece il problema risiedeva nel fatto che il buon Gigi appare abbarbicato su di una impalcatura indossando sì il caschetto protettivo, ma privo dell'imbracatura di sicurezza che lo salverebbe dal precipitare in situazioni terra terra e con la tomaia delle calzature non a norma (adoro il lemma tomaia, sa di nativo americano).
Nessun risentimento invece per Daniele Luttazzi che, in seconda serata, parla affabilmente di una donna che ricambia l'affetto del proprio cane donandogli sollazzo con quella che Eco chiamerebbe fellazione danese (o “al danese”), usando però termini alla cazzo di cane.
Buffon è uno che si sa dove va a parare. Non è un intellettuale e vende Fiat (probabilmente è anche un rapporto di causa ed effetto), quindi non può essere trasgressivo. Daniele Luttazzi invece dice non esserlo (un intellettuale non una Fiat) per sembrarlo e vende se stesso. Quindi nessuno gli dice niente per non apparire poco intelligente o Berlusconi. Io che lo sono (Berlusconi) dico tranquillamente che Luttazzi è uno che ha preso tutte le battute di Woody Allen e le ha infarcite di cazzofigatetteculo, ottenendo l'ottimo risultato di farsi ascoltare da quelli che capiscono le battute di Woody Allen e da tutti gli altri che ridono solo sentendo uno che dice cazzofigatetteculo in televisione.
Resto qui. Seduto sul mio divano, vicino alla padella e alla giacca e, non per dare giudizi affrettati, ma preferivo quello che mi puntava il telecomando. Oh questa è una preterizione: quando cioè si dice di non voler fare una cosa ma, indirettamente la si fa. Spesso è seguita da un'allegoria. Per esempio: non voglio dire che sei uno stronzo, ma galleggi con una certa scioltezza. In questo caso si intravede sullo sfondo anche un sillogismo, ma qui si sconfina nella grammatica spinta. Roba da seconda serata.
Una cosa l'ho capita: la grammatica e la vita sono sorelle. Tu te ne stai lì bello tranquillo, senza pretese, senza dare fastidio e tutto d'un tratto ti parte un congiuntivo talmente insolente da far finire tutta l'accademia della crusca in un pappone per bovini, e ti accorgi che erano tutti lì pronti ad indicarti col dito. Questo è un pleonasmo in quanto “col dito” è un dettaglio inutile, come in “uscire fuori” o “salire su”, “pensare con la testa” invece va bene perché è dimostrato che si può pensare con parti del corpo alternative. Forse è per questo che Luttazzi le nomina sempre.
Mentre tutti ti mettono alla berlina (se sei solo, altrimenti alla station wagon) ti accorgi che c'è uno, nemmeno troppo lontano da te, che parla che non si capisce niente e tutti lo acclamano e si annuiscono intorno. Vuoi per paura, vuoi per gloria di prossimità.
La gente sono tutti matti. Siccome io sono io (tautologia da pezzente) questo è uno strafalcione, ma fossi figo, sarebbe una costruzione ad sensum.

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14 commenti:

Liberato ha detto...

Vorrei fare un commento sul post ma non mi viene un cazzotetteculofiga.
Un abbraccio.

Anonimo ha detto...

Ti destreggi abbastanza bene con le parole ;) Complimenti CRUMAN

cruman ha detto...

grazie liberato anche se hai detto di voler fare un commento ma che non sapevi che dire, però così facendo hai commentato, quindi una preterizione. Oltre a un discorso farlocco (il mio).
Comunque ti capisco, meglio un silenzio di un commento del cazzofigatetteculo.

ti contrabbraccio.

cruman ha detto...

grazie ano! senza offesa.

Neottolemo ha detto...

Pensa, se eri Marina potevi marinare, in tutte le sue accezioni.
Però anche così diciamo che puoi... evangelizzare :)

Giorgio ha detto...

Non sono bravo con la grammatica e i giochi di parole. In discorsi come questi, tendo a perdermi un pò :). In ogni caso condivido lo "sfogo" di fondo.
Buona serata
Gio

lost ha detto...

io lo dico sempre che sapere il significato delle parole è importante e ci rende meno vulnerabili ma ultimamente non ne sono più tanto sicura:come hai detto tu, mi capita di sentire gente che dice cose incomprensibili con errori di grammatica madornali ,ma nessuno sembra accorgersene,anzi,viene ammirato,poi mi capita di parlare nel modo più semplice e corretto ma mi guardano attoniti e pensano "ignorante!"

nomedelblog ha detto...

io che mi credevo troppo scafato per idolatrare qualcuno, mi trovo mio malgrado ad idolatrare cruman.
grazie di esistere

cruman ha detto...

uh addirittura, mi si arrossisce il blog (tu dirai, meglio almeno si riesce a leggere).
Però diciamo che non è una grossa idolatria, diciamo un'idolatrina.

grazie a te

Pippo ha detto...

Alla fine confesso che ti sto idolatrando anch'io.
A proposito ti comunico che da qualche secondo anche lo splendido alano dei vicini emette gioiosi idolatrati.
Ho il sospetto che con una opportuna disposizione di specchi riesca a leggere lo schermo del mio catorcio.
Prosit! Cruman (1° Langavulin pomeridiano)

cruman ha detto...

Pippo non puoi idolatrarmi visto che io già idolatro tre (era te ma mi si è incastrata la lingua nella tastiera). Non possiamo essere ricorsivi! Nè scrivere in ricorsivo.

A proposito dell'alano mi hai fatto venire in mente Pozzetto terrorizzato di fronte all'alano:
"Tranquillo, l'ho anche fatto castrare"
"Guardi che io ho paura che mi morda mica che mi inculi"

Anonimo ha detto...

Un altro post come questo e ti meriterai iltitolo di "sapientialis gramaticus"...
Max

cruman ha detto...

sei gentile max, ma per ora mi accontento del mio titolo di homo homini pus. ;)

mariagrazia ha detto...

anch'io per molti anni rimasi convinta che per i morti bisognava recitare "il reterno riposo" e giuro non avevo la più pallida idea di cosa fosse sto "reterno" però mi sembrava come dire che non potevo mettere in discussione la cosa...
mariagrazia