giovedì 17 maggio 2007

Sogno o son d'estro?

"All that we see or seem is but a dream within a dream"
EAP

La scorsa notte ho fatto un sogno. Capiterà anche a voi, appena svegli, di ricordare perfettamente che cosa avete sognato, ma già mentre vi lavate i denti i residui onirici notturni svaniscono quasi completamente. Sarebbe interessante studiare che cosa spinga la mente a liberarsi così in fretta di ciò che sogna. Anche se magari il fatto è legato al fluoro del dentifricio o, nel mio caso, alla fortissima craniata sullo stipite della porta del bagno che intercorre regolarmente tra il ridestarsi e lo spazzolamento delle fauci. Comunque sono quasi certo che mi trovavo con la mia moto presso una pompa di benzina. In mutande ovviamente. Nei sogni si è quasi sempre in mutande. Nella scena seguente, tentavo di sedurre l'avvenente benzinaia. Peccato che il mio abbigliamento, particolarmente adatto al concupimento, si fosse trasformato in una spessissima tuta in pelle da motociclista, impossibile da sfilare senza l'intervento di un team specializzato. La colluttazione con il molesto indumento mi ha portato tosto a risvegliarmi, trovando però molto strano il fatto che stessi dormendo sui gradini di un portone coperto da un piccolo plaid. Dopo un certo periodo caratterizzato da sgomento e sciatalgia, ho vissuto un nuovo risveglio, stavolta nel mio consueto letto, tranquillizzato dalla vista dei miei piedi che ogni notte prevaricano dimensioni e coperte disegnando ombre sinistre nel chiarore dell'alba. L'alluce nella luce.
Ho sognato di sognare. Fosse dipeso da me, Freud avrebbe aperto una pasticceria.
Questa attività onirica nidificata mi ha sbigottito. Che cosa mi impedisce di credere che a un certo punto mi sveglierò nuovamente e poi ancora? E che cosa mi farà capire di essere finalmente la sorgente originale? E in quel caso, che cosa spinge la mia essenza prima a dormire così tanto? Ho una sorgente narcolettica? A me Cartesio non basta. È vero: penso, ma anche prima pensavo di farmi la benzinaia eppure non esistevo, sebbene fossi in preda ad un'erezione (quindi nemmeno coito ergo sum dimostra niente).
Non voglio qui discettare di argomenti già ampiamente trattati dai miei colleghi Jorge Luis Borges e Edgar Allan Poe (sì colleghi, chemmefrega tanto sto sognando), ma piuttosto del nostro rapporto con l'ignoto. Se esiste qualcosa oltre la vita che conosciamo (oltre non è sinonimo di dopo) noi non ne abbiamo consapevolezza. Nessuno può presentare una chiara documentazione, nemmeno il mago Do Nascimento. Ma se un dove, un quando o un tuttavia esiste, le entità che popolano quell'oltre, hanno consapevolezza della nostra realtà conosciuta? L'umana speranza che esista un altrove più dignitoso di Frosinone, ci rende convinti che i frequentatori di quel nowhere al quale ci sentiamo destinati, siano dotati di risorse al di là di ogni immaginazione. Loro possono vederci, noi no. Solo i più evoluti di noi possono comunicare con loro, gli altri devono comporre un numero a tariffa maggiorata per avere un'intercessione mediatica e medianica. Mafforsenò.
Molti si preoccupano di che cosa li attenda dopo la morte, se c'è una vita eterna o almeno un quarto d'ora di pace e soprattutto se si potrà scambiare una banconota da 100. Io invece non escludo possa esistere un'anticamera limbica alla vita. Ma se qualcosa esiste prima della vita, è possibile che, come noi, non abbia la minima idea di che cosa ci sia oltre. Ho immaginato così il dialogo escatologico di due non ancora esistenti.
“Tu credi nella vita dopo la nascita?”
“No io sono abio
“Io invece ci credo. Giù a altroquando c'è un nonessere che direbbe (se esistesse) di aver avuto un'esperienza postoriginis. La sua essenza è diventata pesante, precipitando sul nonpavimento, muovendosi lentamente e con clangore di articolazioni”
“Che schifo, se avessi un apparato digestivo ti vomiterei sulla coscienza”
“Già, però sembra che esista una vita e che si provino sensazioni”
“Ad esempio?”
“L'amore”
“Che roba è?”
“Non ne ho percezione. Pare somigli molto all'attività digestiva a cui accennavi poc'anzi”
“E questi presunti vivi che se ne fanno?”
“Si amano, in modo totale, biblico”
“Biblichecosa?”
“Biblico... non so dev'essere un testamento che però è stato impugnato. Comunque questi vivi si concedono sollazzo alle membra. A volte reciprocamente, altre volte invece, si amano a mano”
“Sono tutte fesserie. Io sono convinto che continueremo a non esistere e mi va bene così. Dopo la nascita non c'è niente così come non c'era niente prima della...”
“Della cosa?”
“Prima che cominciassimo a non esistere”
“Questo non è logico”
“Che cos'è la logica”
“Ma che cazzo ne so!”
“Che cos'è cazzo?”
“Ma va' a nascere concepito va'”
Lo scettico alla fine nascerà e da vivo si unirà a un gruppo di Hare Krishna. Anche l'ente che cercava piccole evidenze nascerà. In provetta. Ora dirige il CICAP. E si amano.
Potremmo essere noi quelli più vicini alla verità. Speriamo sempre in qualcosa che va al di là di ciò che siamo in grado di esperire. Trascurando la nostra evoluzione, senza sapere dove possiamo realmente arrivare, qui e ora. La risposta potrebbe essere dentro di noi (essolo che è sbagliata!).
Siamo quindi il frutto della proiezione onirica di un letargico o dell'estro di Dio? Scegliete pure con tranquillità: o siamo davvero ciò che di più prossimo a Dio possa esistere o “tutto quello che vediamo o sembriamo, è solo un sogno dentro un sogno”.
Ora vado a mettermi i pantaloni.....

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5 commenti:

Anonimo ha detto...

Sbaglio o c'è un altro Ciociaro nella rete ke legge Dylan Dog e s dimena tra le paranoie di una vita alternativa? Wow... nn siamo soli!

cruman ha detto...

diciamo che ho antiche origini verolane! :)
per il resto tutto corretto!

cruman ha detto...

P.S.
Comunque Sclavi & Co. hanno letto Borges e Poe (fa anche rima) non è che se le siano inventate quelle cose. E' bello proprio per quello Dylan Dog, perchè è colmo di riferimenti letterari, musicali, cinematografici ecc.

Pippo ha detto...

Guarda Cruman per quello che è successo prima non ricordo niente ma trovandomi assai vicino a quello che dovrebbe succedere dopo mi auguro solo che se ho fatto il bravo, ci sia abbastanza Langavulin, altrimenti mi accontenterei del Jack Daniels o al peggio di un anonimo da 13 CHFR alla bottiglia da un litro.
Tra gli strambalati sogni che faccio sogno raramente perfino di berlo assieme al Padrone.
Naturalmente il Langavulin.
Faccio peccato ?

cruman ha detto...

conoscendoti quel poco che vedo dai tuoi commenti, l'unico peccato che fai è quello di trovarti vicino a quello che succederà dopo. Spero che, per quanto meglio di frosinone, sia un dopo dopato, cioè che arriva molto dopo il dopo.

va be' dopo ti spiego.