giovedì 10 agosto 2006

Fassino salvi la regina (coeli)


E’ una questione di punti di vista. Secondo Pierino Fassino il sovraffollamento delle carceri italiane è da imputare a 5 anni di malsano governo di (io non) centro destra. Alcune delle leggi varate dal governo Berlusca, hanno cioè provocato la deprecabile conseguenza di tenere chiusi in prigione i criminali. Per esempio, la ex Cirielli, ha allungato i tempi di detenzione per i recidivi. In pratica se rubi una caramella ti do uno schiaffo, se ne rubi un’altra due e così via fino al diabete o ai crampi alla mano. Pensate che con questa logica in alcuni stati americani si può arrivare al patibolo per aver sputato in faccia a un poliziotto (però tantissime volte). Poi, per continuare ad esempiare, c’è la Bossi-Fini che spedisce in carcere chi non rispetta i fogli di via (senza nemmeno prelevare le ventimila lire). Insomma sto vecchio governo s’è intestardito a punire chi viola (occhio all’accento) la legge riempiendo le carceri come uova dell’isola di Pasqua. In pratica la colpa della situazione carceraria non è dei criminali ma di chi li manda in galera. Punti di vista.
Il governo di (ho fatto) centro sinistra, molto probabilmente si bullerà a fine mandato di aver ristabilito un’accettabile densità di popolazione delinquenziale tramite un accurato lavoro sul tessuto sociale: tutti a casa. Operazione che già più volte si è dimostrata deleteria e comunque risolutiva solo per un breve periodo di tempo. Viene da chiedersi poi il perché dell’allargamento dell’indulto ai reati finanziari e similia: se l’obiettivo è sfoltire la popolazione carceraria, che senso ha indultare un reato per cui esiste un numero di condannati talmente esiguo che starebbero tutti in una celletta senza nemmeno dover fare i turni per il bagno?
Insomma chi sbatte in galera, chi manda a casa. Tanto per cambiare ci si dimentica di due cose fondamentali: cosa numero A agire sulle cause (umane e sociali) che causano i crimini, cosa numero B preoccuparsi delle vittime dei reati almeno la metà di quanto ci si preoccupa della poltrona in parlamento. Io ho ascoltato Fassino mentre spiegava perché l’indulto è una cosa giusta e l’ho pure capito, ma a metà discorso cominciavo a temere che dicesse cose del tipo “la strega cattiva dell’ovest ha preparato una pozione magica per la principessa di Tannauser” e così ho provato a informarmi meglio. Una discreta controanalisi dei fatti l’ha elaborata Marco Travaglio, quindi non starò qui a travagliare per farne un’altra, andatevi a leggere quella.
Una cosa che non ho trovato da nessuna parte è un conto di quanto costi un indulto di questo tipo, non solo dal punto di vista economico. Così mi sono lanciato in una serie di considerazioni sull’impatto sociale conseguente all’apertura di più di 20 mila celle.
Intanto vanno presi anni uomo di lavoro da parte delle forze di sicurezza, di indagini delle autorità giudiziarie e di processi e vanno allegramente buttati nel cesso. Poi ci sono tutti i recidivi. Una stima approssimativa e ottimistica fatta da chi ne capisce (quindi non da me) prevede che almeno il 40% dei criminali messi in libertà, tornerà a delinquere in breve tempo. E tutto il lavoro di cui sopra andrà ripetuto (senza contare il numero di nuove vittime). Per alcuni non si è fatta molta fatica, visto che all’uscita dal carcere hanno cercato di rubare il portafogli all’agente di polizia penitenziaria in garritta, fingendo di abbracciarlo per salutarlo.
Poi ci siamo noi. Le vittime. Non rientriamo mai nei conti, nelle statistiche, nelle parole dei politici. A volte il rapporto è di uno a uno o uno a pochi. Cioè un uomo in galera ha rapinato una persona, stuprato una o più donne. A volte il rapporto è uno a molti, come nel caso dei reati finanziari (vedi parmalat). Per ogni dieci persone scarcerate ci sono almeno dieci persone che non hanno giustizia e almeno altre 4 potenziali nuove vittime.
Poi c’è il terrore, lo scoramento: in Italia si accusano spesso i cittadini di omertà. Una marea di reati rimane impunita perché non denunciata, per paura o per mancanza di una posizione sociale ed economica che dia un margine di sicurezza. Quelle poche persone che hanno avuto coraggio, ascoltando i richiami dello stato a collaborare, ora come si sentono? Molti sono stati minacciati. Come quella famiglia vittima di rapina, violenza e stupro sotto gli occhi della bambina piccola, che ora vede i suoi aguzzini liberi e ripensa alle parole che avevano pronunciato “se ci denunciate, torniamo per ammazzarvi”. C’è da mettere in conto l’angoscia di queste persone, che dopo il dolore, la mancata giustizia, ora devono sopportare il terrore. Svegliarsi di notte ad ogni minimo rumore, temere per la vita dei figli, andare in giro guardandosi le spalle come una spia da film americano. E le forze dell’ordine non possono che cercare di rimettere dentro i criminali quando avranno commesso un altro delitto, creando altre vittime. Perché non si possono certo controllare 22 mila persone (o anche solo il 40%).
Insomma penso ci fossero altre strade oltre a quella di rimetterli per strada. Dicono che per costruire un carcere ci vogliano 20 anni. Come dice Bisio anche Diabolik ha avuto i suoi problemi con i piastrellisti e gli imbianchini per il suo rifugio sotterraneo, ma si potrebbero costruire strutture meno “poderose” dove rinchiudere i soggetti meno pericolosi, intanto.
Mi rendo conto che non si tratta di un tema di facile gestione e che forse questa si dimostrerà la strada giusta, ma sono molto deluso dal sentire sempre parlare delle condizioni vita dei detenuti (indubbiamente difficili) e MAI delle condizioni di vita (se ancora ne hanno una) delle loro vittime.

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9 commenti:

Spaggio ha detto...

A proposito di Grillo, questo post mi ha fatto lo stesso effetto di vedere un suo spettacolo. In genere i suoi monologhi mi piacciono tantissimo ma quando mi alzo dalla poltrona sono incazzato con tutti e mi verrebbe voglia di emigrare. Su Marte...

cruman ha detto...

Eh no, non verrai qui anche tu? non si può stare tranquilli da nessuna parte!

inyqua ha detto...

Già, la certezza della pena nel nostro paese è un'utopia....però anche il nostro sistema carcerario è un'utopia (con alcune eccezioni...). Forse basterebbe limitare a pochi e selezionati casi queste 'concessioni'....invece che buttar fuori di botto tutti costoro...proprio per evitare di fare di ogni erba un fascio (oddio, ho detto fascio: ed ora?)

Anonimo ha detto...

Attenti. Sembra che su Marte abitino...dei fascisti ! (con un capo che assomiglia parecchio a Guzzanti).
Cruman, e se fondassimo un partito ? O, meglio ancora visto l'andazzo, una nuova religione con tanto di apparato ecclesiastico ?

Federica ha detto...

Parole molto vere e molto amare. Sembra ci siano persone decise a distruggere perfino il "sogno" di un mondo migliore. E allora mi chiedo se questi sono uomini.
Mi raccomando: deluso sì, a volte ti è concesso, ma mai rassegnato.

Astrolabio ha detto...

io non capisco perchè hanno indultato anche chi stava ai domiciliari...

cruman ha detto...

caro anonimo, la risposta alla tua domanda è dentro di te..è solo che è sbagliata!

astrolabio, pare che insieme al sovraffollamento delle carcerci vogliano risolvere anche il problema degli sfratti!

fede io non mi rassegno, al limite rassegno le dimissioni.

cruman

Perla ha detto...

Di questo post non so se apprezzo di più il contenuto o il contenitore...No, non è quello che intendevo dire.

Forse intendevo dire che l'argomento è tosto ma tu lo hai ammorbidito con la tua solita ironia...

Perchè spaggio ti paragona a Grillo? :-D

Ciao :-))

Perla

zanzara ha detto...

Elaborazione corticale di adeguata amarezza che interroga la Giustizia sulla sua evidente ingiustizia che deriva dalla sua incapacità di fondo di dare adeguata risposta terapeutica risolutiva alla congenita malattia che l'affligge, quindi solo placebo dalla dubbia utilità vengono somministrati senza alcuna evidente utilità.

I riferimenti medico-contingenti hanno una loro intrinseca speigazione senza soluzione che provocano alienazione senza allitterazione ma con robusta metafora o anafora?


La domanda che scuote come uno tsunami esistenziale è perché due consecutio sullo spinoso tema della giustizia? Quale oscuro delitto ti opprime il velopendulo per dedicare ben due deliziose elaborazioni mentali alla giustizia che sovente è siliconata come una velina, eufemismo poco incline al femminismo vicino al pressapochismo e al velleitarismo di chi sostituisce le pieghe corticali da cui dovrebbe scaturire intelletto con un esplosivo e poco entusiasmante, anche se esteticamente rilevante, cuscinetto.