martedì 29 agosto 2006

In Nico Veritas


Vi interessa la verità? Non parlo della Verità assoluta in senso filosofico o religioso, ma proprio sapere sempre come stanno le cose, realmente. Non fatevi prendere dall’orgasmo, pensateci bene prima di rispondere. A volte seguo, con un volermi male tutto mio, quei programmi televisivi in cui giovani uomini e giovani donne si espongono come cernie occhiovivo dal pescivendolo, dichiarando le proprie tendenze e che cosa vanno cercando tra discoteche e centri commerciali. Alla richiesta che per stupidità è seconda solo a “fai la faccia più buffa che puoi” e cioè “descrivi il tuo uomo ideale”, le giovani donne tendono a delineare panorami del tipo “lo vorrei simpatico, intelligente, responsabile ma divertente e soprattutto sincero”. Il fatto che poi finiscano in caccia di un tricipite che fa provincia, a bordo di una macchina del valore pari al PIL del Venezuela è risvolto psicologico ancora in fase di studio. Gli uomini invece sono più in contatto con la propria spiritualità: “io cerco una alta, bionda con tante tette e un culo loquace. Se poi sa anche parlare va bene, ma senza esagerare, c’è già il culo”. L’uomo nell’esprimere i suoi alti valori sociali, difficilmente parla di sincerità (anzi, in ambito tette gli va bene anche la falsità). Forse perché sa che il dna umano non è programmato per questa funzione o forse perché pensa di riuscire a capire e gestire tutto con facilità. Sta di fatto che, a ben guardare, la sincerità non interessa a nessuno. E non parlo del fatto di essere sinceri che, sappiamo bene essere uno sport estremo. Parlo proprio della sincerità che diciamo di cercare negli altri. Quello che interessa la gente è avere, per quanto possibile, ciò che desidera e come lo desidera. Se la verità agevola la realizzazione di queste volontà, la si apprezza, altrimenti una qualsiasi fuffolata è meglio. Per questo motivo molte tipologie di rapporti umani, sono “facilitate” da una serie di regolamentazioni che non richiedono l’esercizio della verità. La condizione primaria è dimostrare sempre di muoversi all’interno dei canoni definiti. Questo vale nelle relazioni professionali, sociali, sentimentali e via discorrendo. Spesso, di fronte ad ostacoli di rilevante portata, si tende persino ad affrontare, con enorme dispendio di energie, falsi problemi generando un vortice in grado di frullare qualsiasi rapporto come un centrifugato di carota. Generalmente le persone, messe di fronte alla possibilità di considerare le cose nella loro vera essenza e alla facoltà di fare una scelta ponderata in merito, reagisce lamentandosi con qualcuno o qualcosa. Facendo un passo indietro, si può anche affermare che la ricerca stessa di ciò che è ragionevolmente vero, è un’attività detestata quanto il portar fuori la spazzatura. E’ per questo che le persone si ammazzano a vicenda per imporre la propria, perché non è la loro verità, perché non l’hanno cercata.
L’espressione di ciò che realmente abbiamo dentro e l’accettazione del corrispettivo altrui, richiedono poi una comunicazione di tipo diverso, a più livelli. Troppo faticosa. Faccio un esempio:
Lei “caro ti dispiace accompagnarmi a Recco a prendere la focaccia?”
Lui, in pantofole di fronte all’intera serie di Scrubs scaricata dal suo amico Peppe l’hacker “No che non mi dispiace cara” esprimendo mentalmente valutazioni eresiache sulla settima stazione della Via Crucis.
Nella comunicazione a più livelli lui avrebbe risposto “Certo che mi dispiace, simpatico ammasso di bigodini, avevo appena finito di sistemarmi il pacco comodo comodo, ma siccome ti voglio bene, faccio volentieri questo sacrificio per te”.
La vera essenza di un rapporto umano è la discriminante tra il viverlo e il gestirlo. Non voglio certo giudicare questo sistema di relazione. Probabilmente rende le cose più vivibili, però trovo inutile fingere che le cose siano perfette o dichiarare di apprezzare valori che poi non si sa gestire.
Sin da bambini ci insegnano che le cose seguono uno schema fisso. I problemi matematici hanno dei dati, una elaborazione e, sempre, una soluzione. Ma ci sono problemi che non ne hanno di soluzioni, non con i dati a disposizione. Come ci sono dei momenti in cui i desideri personali divergono o dei binari rinunciano al loro parallelismo (certe volte sono così poetico che mi andrei a nascondere). Bisogna accettare anche questo. Di fronte a questi eventi bisognerebbe riuscire a continuare a considerare le persone, l’identità delle cose, il rispetto e non farsi accecare da desideri non più soddisfatti.
In tutto questo, spesso, chi raggiunge un equilibrio che gli consente di esprimersi senza artifici, viene considerato uno squalo, quindi forse, conviene essere un pesce palla.
Si finisce regolarmente in oriente quando si cerca un po’ di saggezza allo stato brado. Anche al pub del mio amico Nicola non si fischia affatto per essere sinceri, come da argomento del post. Ma è Chuang Zu, nel Sacro Libro di Nan Hua (chi non ne ha una copia di fianco al futon?) a dire “la verità è infinita, ma l’intelligenza umana è finita (non nel senso che non ce n’è più…sebbene… ndr). Perseguire l’infinito con ciò che è finito è un'occupazione pericolosa”.
Il tutto è stato sintetizzato a dovere da Barricco “La verità è sempre disumana”.

Nico, fammi una media va’.

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36 commenti:

Bobby ha detto...

Le verità di Nico in tipico dialetto mantovano, in effetti sono spesso perle di saggezza.
D'altra parte anche il mio storico BURP! in faccia a una ragazza che, di fianco a me, stava bullandosi con i presenti del mio presunto affetto per lei, è ormai nella storia delle relazioni sociali.

cruman ha detto...

Ti riferisci alla risposta che rifilò a sua moglie quando gli chiese se la amasse? Eh sì, pare che ora quella frase venga stampata nelle cartine dei baci perugina!
In quanto al fragoroso rutto di circostanza, ho sentito dire che Watzlawick vuole aggiungere un capitolo apposta nel suo Pragmatica della comunicazione umana!

cruman

Anonimo ha detto...

io credo che qui si sconfini nella fantascienza..una relazione è basata su due persone non su una che cozza contro l'altra...banalmente detto "compromesso sentimentale"...non è mica una mia invezione..se voglio stare con qualcuno è logico che appianerò certe mie lacune per l'altro e l'altro per me..sennò che ci sto a fare?

zanzara ha detto...

Cos'è la verità? Per Hegel la verità è la coerenza delle determinazioni all'interno della totalità dell'Idea.
Che vuol dire esattamente è abbastanza oscuro, molto hegheliano.

Le verità soggettive sono quelle con cui abbiamo maggiore familiarità.
Sono la somma delle nostre esperienze.
In metafisica il soggettivismo sostiene che non possiamo conoscere in alcun modo niente di diverso dal contenuto della nostra personale esperienza.
La verità è difficile da accettare quando diventa oggettiva e si tende a soggettivizzarla.

Gli esempi riportati testè sono emblematici della società edonista.

Se dico la verità nessuno ci crede, mentre una bugia o mezza verità viene più facilmente creduta.
Meccanismo oscuro ma è così.

bobby ha detto...

Che ci sto a fare ? Aspetto (solo)qualcuno con cui i compromessi siano pochi pochi.
Andrà a finire che non troverò nessuno ?
Ehm...mi sa anche a me !
D'altra parte, con me stesso vado così d'accordo, che sarei geloso se si intrufolasse qualcuno tra me e me!
sob

cruman ha detto...

Io non parlo di caratteristiche personali. Parlo del fatto che si finisce per gestire un rapporto invece di viverlo. Perchè per viverlo bisogna avere la forza di affrontare le reali conseguenze delle cose. Mentre rimanendo in certi canoni predefiniti si è in qualche modo protetti. Le regole codificate dei rapporti che hanno una definizione (tipo, amico, capo, fidanzato ecc.) che vengono tacitamente accettate, sono il corrispettivo dell'evoluzione tecnologica: servono a rendere più facile la vita, ma un po' meno vera. Prendi per esempio il fatto che molta gente si "fidanza" perchè vede questa cosa come l'unico modo per andare oltre un semplice rapporto di amicizia, ma in realtà rientrare nella definizione "fidanzato" con tutto ciò che comporta, non è esattamente ciò che vorrebbe. Ma la cosa non viene "palesata".
Quello che dici tu, sui compromessi personali lo capisco. Ognuno è fatto a proprio modo e nel relazionarsi con gli altri deve essere malleabiile (non parlo di me per chi mi conosce :)
Quando però cominci (per problemi contingenti o situazioni particolari) a comportarti in modo da evitare problemi o rimanere in una certa "legalità relazionale" anche se in quel momento non ti va, senza dichiararlo, allora stai gestendo il rapporto, all'insaputa dell'altro. E questo accade quasi regolarmente in diversi ambiti sociali. Ma ripeto, io non giudico questo, mi stupisco solo del fatto che si fa gran parlare di valori che alla fine nessuno vuole utilizzare davvero. Spero di essermi capito bene! :)

cruman

Anonimo ha detto...

ma qui si entra nell'ambitò della comodità psicologica...quella cosa che io non ho mai fatto perchè io sono così e così mi si piglia..bene o male..simpatia o antipatia...e su questo siamo d'accordo..ma non puoi tacciare di colpevolezza chi cerca di tirarsi su le maniche per far andare avanti un rapporto..credo che sia per qualcuno non per tutti coraggioso un tale comportamento...per altri è solo comodità

cruman ha detto...

oddio, mi sfugge dove ho tacciato di colpevolezza chi si smanica a fin di bene! se è successo devo essere disfasico perchè non era quello che volevo fare. Io sto solo parlando di consapevolezza reciproca, di come sia più difficile e intenso (nel bene e nel male) uscire da regole e schemi e viversi sempre per ciò che si ha dentro (quindi anche non viversi). Inoltre ho anche detto che non giudico il sistema codificato dei rapporti, probabilmente funziona meglio degli altri. Dico solo che andrebbe "dichiarato" in un certo senso. Dico che spesso nei sistemi più diffusi la veriità, la sincerità non sono valori "utili" e non c'è niente di male a esserne consapevoli. Se le priorità sono altre è inutile dire: l'importante è essere sinceri. Tutto qui.

cruman

Anonimo ha detto...

beh da come ne hai scritto sembra che punti il dito verso quelli che secondo mentono..capisco che bisogna esser sempre sè stessi e tutto quanto..ma ad un certo punto..se si vuole che la "relazione" vada avanti un po' di "educazione morale all'affetto" la si deve usare..non fosse altro perchè anche l'altra persona si stà impegnando alla stessa maniera...(o forse sono io che non ho interpretato le tue parole in maniera sbagliata)

cruman ha detto...

no no, nessun puntamento digitale! e ribadisco, posso anche essere d'accordo con te sul fatto che il sistema migliore preveda una "educazione morale all'affetto" (anche se io mi riferivo alle relazioni umane in genere, non solo a quelle affettive), ma trovo un passo evolutivo rendere questa cosa palese, evidente, nonn farlo sottotraccia come se fosse una cosa sporca. E converrai con me che questa consapevolezza relazionale non è cosa diffusa.

cruman

Anonimo ha detto...

le relazioni affettivew non sono solo quelle sentimentali..convengo con te che certi comportamente sottotaciuti siano un passo indietro rispetto alla consapevolezza personale e dell'altro...però convieni tu con me che tante volte l'altro ci spaventa e allora si tende a difendere quella roccaforte che è la nostra coscienza (o anima fai te) da attacchi(possibili attacchi) dall'esterno..vuoi che siano amici parenti sconosciuti o amanti..infondo alla fine ognuno di noi(pure tu che dici di stare bene da solo) si cerca l'approvazione altrui e tantio la "comprano" così

Anonimo ha detto...

non parlavo solo di relazioni sentimentali..credo che in qualcunque tipo di relazione ci sia un certo "modus operandi" di matrice comune..vuoi per "regolamentazione dei rapporti" vuoi per qualsivoglia altra cosa ma ognuno di noi sa quel che l'altro si aspetta da noi in una relazione(o rapporto) di tipo standard...nel senso che si sa che c'è sempre un metodo o un modo comune di comportamente che poi ognuno di noi fà proprio...certo il tenere sotteso l'intento o il pensiero come dici tu è un po' falsare questo tipo di rapporti però ne converrai anche tu che la maggior parte di noi(te compreso nonostante la tua dichiarata autosufficienza personale)cerca di piacere all'altro mascherando quello che si pensa possa non piacere..in questo caso non credo si possa parlare di verità taciuta quanto di paura della rivelazione del sè

cruman ha detto...

sincerità per sincerità, non credi che a questo punto della conversazione sia d'uopo dichiarare la tua identità? almeno un nome a caso, tanto per non riferirmi a te con "quello la". Oppure sottacere (come i carciofini) la tua identità è un nascondere la rivelazione di se in difesa della tua roccaforte? :)

comuque tu stai facendo un po' il contropelo al sesso degli angeli delineando una differenza tra mancannza di sincerità e obnubilamento della realtà per paura o altro (che poi è quello che dicevo io, non farlo è diffiicile e spaventa). Forse perchè siamo abituati a pensare alla non sincerità come qualcosa di negativo. Invece io la sto decontestualizzando e, ripeto per l'ennesima volta, probabilmente è il sistema più efficace come hai detto anche tu, poi chiamiamola pure come vuoi, per me non fa differenza :)

cruman

cruman ha detto...

e aggiungo, è molto vero quello che dici, a volte si è costretti a gestire per difendersi. ma questa è una conseguenza di quello che dico, non la causa. Cioè se si fosse in grado di vivere con consapevolezza se stessi e i rapporti conn gli altri (incluse tutte le loro imperfezioni, dei rapporti non degli altri) non ci sarebbe niente da cui difendersi gestendo l'altro. Ci sarebbe solo l'affrontare le cose, con rispetto e se è possibile, fiducia.

cruman

Anonimo ha detto...

innanzi tutto chiedo scusa per il duplice messaggio ma pensavo di non aver mandato il primo...le mie generalità,hai ragione io non ho l'iscrizione qui...mi chiamo Simona anche se non credo serva un nome potrei persino avertelo dato falso...(verità e bugie come nel tuo post dunque)...però ripeto..tu nel post non è che dai una possibilità a chi "si veste per piacere"...sembra che giudichi chi lo fa perchè non è uguale a te..tutto qui..ma forse ho sbagliato l'interpretazione nel qual caso questa discussione non sussiste...e quindi ne chiedo scusa

cruman ha detto...

infatti era solo per non dire "quello la" anche perchè sarebbe stato sbagliato comunque, visto che sei una quella la! :)
non è mia intenzione giudicare, era solo un'analisi dei fatti, che spesso sono in un modo ma ci si ostina comunque a sostenere che sono in un altro. Quando forse nonn ce n'è così bisgno, se non per paura appunto di essere giudicati. Credo che stiamo semplicemente analizzando gli stessi fatti da angolazioni diverse. Visto che sui fatti mi pare siamo d'accordo.

cruman

Anonimo ha detto...

va bene anche quello la il genere nella parola scritta non è che poi abbia molto valore....e forse diciamo anche la stessa cosa anche se io la vedo meno brutta di come la vedi....infondo vestirsi degli stracci che pensiamo che gli altri ci vogliono vedere addosso è umano è normale è lecito e oserei dire perfino utile.(sempre "quello la")

cruman ha detto...

perfetto, egregio quello la (non era solo per la parola scritta, prima ho detto a un altro quello la, aspetta che sto rispondendo a questo qua :), io faccio solo un passo più in la e dico: se è così, possiamo tranquillamente smettere di dire cose tipo "la cosa fondamentale è la sincerità" non c'è nulla di male.

cruman

cruman ha detto...

comunque grazie, da come parli di me, pare tu segua assiduamente codesto blogo! me ne beo e lusingo! :)

cruman

Anonimo ha detto...

comparare il nascondere qualcosa con la menzogna è un po' un paradosso...infondo ci puoi mettere anche di mezzo l'educazione..."amore perchè non ti prendi una gomma?" è molto meglio di dire "minchia se ti puzza il fiato pare che hai ingoiato un topo morto"..lo so che è un esempio del cavolo ma è con le cose del cavolo che si fanno i rapporti...volgio dire..io accetto te per quello che sei..ma tu lo fai con me?se io son sincera con te tu lo sarai con me?velare certe infomrazioni nonè mentire è solo "testare il territorio"..infondo non è che posso dire(la prima volta che stringo la mano a qualcuno) "Ciao sono Simona io amo i porno"...è autodistruzione sociale..(quello la)

Anonimo ha detto...

mi beo del tuo beo ma invero non ti leggo da molto..ma sono andata un po' indietro(e ammetto lo sbaglio di aver creduto che i 3 personaggi fossero tutti te...haimè che figura barbina)

cruman ha detto...

mmm lo sai che se usi i trucchi spiegati ne L'arte di ottenere ragione di Shopenauer ti tolgono 2 punti dalla patente? :) non è corretto estremizzare un discorso per renderlo più vulnerabile.
Tu ora hai fatto solo una distinzione di "modo" e non di "essenza". Su questo siamo d'accordo, i modi sono fondamentali, spesso è più importante il come del cosa. Ma io qui non parlo di modi. Se io dico "desidero passare con te queste vacanze" e penso che preferirei passerle immerso in una salsa besciamella, farò anche qualcosa per il rapporto ma lo sto gestendo (e ripeto NON dico che non vada bene, sto solo constatando). Perchè può anche essere che io continui a stimare/amare/cosare quella persona, ma st'estate preferisco la salsa besciamella, ma per l'economia del rapporto "regolamentato" non si può dire.
Altra estremizzazione, essere se stessi non signfica spiattellare al primo che passa tutte le proprie inclinazioni. Mi sembra evidente che non è quello che ho detto. Comunque io avrei qualcosa da obiettare sulle presunte conseguenze socialmente deleterie del presentarsi in quel modo! ;)

cruman

cruman ha detto...

in fondo siamo un po' uni e trini! solo che invece di essere la trinità siamo solo la trini!

cruman

Anonimo ha detto...

no beh in effetti io l'ho sperimentato e m'è andata pure bene...però t'avevo detto che erano estremizzazioni per farti capire che razionalizzare lo si può fare mentre si esprime un'idea di concetto..ma mentre le si prova certe cose è difficile pensare"stasera mi voglio depilare" mentre hai davanti lui che ti guarda voglioso e allora lo dici,lo dici per non far del male"stasera voglio uscire con te"..perchè non esisti solo tu ma anche l'altro...che poi di base la tua idea sia corretta è giusto ma nella "resa dei conti" della vita vera sono teorie che non funzionano..(quello la)

cruman ha detto...

e lo dici a me? secondo te la mia solitudine e l'autosufficienza sono un esercizio imposto dal mio bonzo personale? :)

cruman

Anonimo ha detto...

chi lo sa cosa sia..potrebbe anche essere solo la facciata di uno che se la tira(naturalmente è teoria dell'assurdo..) o potrebbe essere che sei così davvero..la domanda non è come sei tu..la domanda è:come ti ricevono gli altri?(quello la..che forse è il caso si manifesti con un :ti ricorda nulla la parola fotografie? che almeno non ci sono qui pro quo)

cruman ha detto...

no no la domanda è proprio come sei tu! antica saggezza greca, conosci te stesso! Non è egoismo, ma se provi a preoccuparti di come gli altri ti vedono ti ritrovi con una camicia di forza in men che non si dica! Perchè oguno ti veede a modo suo! Per te la mia è una facciata, per un altro una testata ecc. ma io non posso, non devo preoccuparmene, se no davvero perderei me stesso. Ed è una persona a cui tengo particolarmente!

cruman

Anonimo ha detto...

no non intendevo che ti devi preoccupare di quel che vedono gli altri...intendevo,secondo te..come ti vedono gli altri..ti vedono come uno che sia così per facciata o perchè è così di suo?...dal mio punto di vista non hai torno nel senso che io sono così mi pigli o no io questo sono..ma gli altri la vedono così o interpretano questo tuo modo d'essere nella maniera sbagliata?mi son sempre chiesta se il mio essere una che sta tanto bene da sola senza fidanzati/mariti/morosi fra le palle sia preso nel modo giusto (e cioè che non mi servono mi basta una scopata a cazzo ogni tanto e poi amici come prima) o è presa come un "porella nessuno la vuole?"...tu pensi che educando gli altri alla visione di noi stessi sia una cosa che si può definire Gestire il rapporto o solo manifestazione del sè?(quello la)

Casper ha detto...

Ciao Cruman, sono Casper e sono un fantasma. È vero, reale non lo so. In quanto tale, in quanto evanescente, è difficile per me distinguere la realtà dalla verità. Vedi le cose in un modo, le percepisci in un altro e quando vuoi proprio esagerare ti ritrovi anche a dover comunicare, ovvero mettere in comune qualcosa (talvolta anche qualcuno… :S) con qualcuno ( o qualcosa) che non è detto che veda e percepisca come te. Quindi, è vero ciò che è reale o è reale ciò che è vero? mumble... mumble...

Durante il mio percorso, poi, io ho imparato ad andare oltre, passando anche attraverso i muri. Perché non sempre una porta aperta è la miglior via: se ti si chiude in faccia fa un male boia! ...O cmq ci rimani davvero male :S
Altre volte, però, si fa decisamente prima attraverso una porta aperta e si arriva al proprio obiettivo con più facilità.
Insomma, dipende.
Dipende dall’interlocutore, dalla persona o dalla situazione con cui vuoi entrare in comunicazione.

E quindi mi sembra abbastanza sensato pensare che sia importante anche gestire – o provare almeno a farlo – se stessi e quanto si vuole mettere in comune, innanzitutto.
Sull’importanza invece di gestire gli altri io non lo so: questo lenzuolo mi basta e mi avanza. Sì, perché per me, per esempio, è già importante gestire il mio essere fantasma se no rischio che il mio interlocutore si spaventi e mi cacci via con una manata fastidiosissima, senza aver detto nemmeno "Bu!". Non puoi capire che significhi rimettere poi insieme tutte quelle particelle evanescenti che non esistono…

Gnose Seauton, conosci te stesso: è un ottimo inizio, sebbene il meno pratico e il meno utilizzato. Eppure se non parti da te non arrivi davvero da nessuna parte. Le aspettative sugli altri (e per altri intendo comprendere situazioni e persone) hanno sempre un rovescio della medaglia pericoloso, se non addirittura fastidioso, e le pretese comportano la certezza di un sonoro calcio - presto o tardi - nel post-eriore :D! Offrono però spesso il giusto alibi -o di comodo - per darsi motivazioni ragionevoli su quella scelta piuttosto che quell’altra. Vero. O reale. Non so.
È una questione di sincerità, che è un’altra cosa ancora rispetto alla verità e alla realtà. In comune le tre dinamiche hanno però il valore aggiunto che assumono se si parte sempre da se stessi.

Mettersi in gioco e in discussione penso sia sempre un’ottima strada per aggiungere piccole tessere di mosaico al puzzle della nostra vita, che va gestita, c’è poco da fare, perché non nasciamo completi e forse nemmeno ci muoriamo tali. Siamo il risultato di tanti piccoli frammenti che bisogna cercare di posizionare al meglio, per vivere al meglio, con se stessi e pure con il resto del tutto.

Ecco allora che poco importa se sei fantasma o statua di cera, se appari facciata o testata, se dici la verità tutta la verità quando poi la legge non è uguale per tutti (tant’è che tu mi ricordi in un tuo post che le nostre “menti” politiche si stanno adoperando per cambiare l’iscrizione nei tribunali italiani!). Poco importa adattarsi a regole preimpostate e basare i propri desideri sul riscontro altrui. Se amo, per esempio, io amo e basta. Se mi ricambi siamo semplicemente in due :)

Importa piuttosto vivere e imparare a vivere, anche in solitudine e con autosufficienza.
Importa passarsi una mano sul viso e riconoscersi. Parola di fantasma :)

PS. Mi rileggo e non so se quanto ho scritto sia del tutto pertinente, ma oggi quassu da me non tira un filo d'aria e io non riesco a volare via... :)

cruman ha detto...

caro casper, caspita che commentino!
gestire noi stessi è un po' una forzatura ma ci può anche stare. gestire gli altri, i rapporti con loro, è una condanna! passiamo la maggior parte del tempo a gestire situazioni (che nemmeno ci piacciono): lavoro, doveri, famiglia ecc.ecc. se in quel poco tempo privato che ci rimane, in cui possiamo scegliere cosa e come, finiamo anche li a valutare, gestire, preoccuparsi ecc. è proprio finita....forse per questo sei un fantasma! :)

cruman

Casper ha detto...

Concordo con te: benchè in fondo anche la scelta del come e del cosa sia una gestione, ovvero un fare (gestire >lat. gerere = fare) cosa vogliamo come vogliamo, tuttavia come ti ho scritto gestire gli altri non è mai stato il mio forte.
Il mio lenzuolo mi basta e mi avanza, sapessi che macchie delle volte!
Ed è proprio per questo cho sono un fantasma: ho sbagliato candeggio! :D (e sono pure spiritelloso ;) )

inyqua ha detto...

Io sono per le bugie. Sempre e comunque. Ne ho una scorta completa sempre a portata di mano. Quando dico la verità nessuno se ne accorge, perchè quando dico una bugia sembra la verità. Per le bugie è fondamentale attaccarci dietro una qualsiasi statistica , basta che abbia almeno un decimale è considerata attendibile (non è mia questa considerazione, ma non solo sbugiardeggio qua e là ma rubo anche...).
Simpatico il fantasma e quello/a là (con leggera propensione verso il primo perchè mi pare di sesso congruo ed opposto al mio).
Ed ora come si fa a capire se quello che ho detto è la verità (cioè che dico bugie) od è una bugia (e quindi dico la verità)?
Pensaci tu, Cruman, che sei bravo in queste cose.....

Anonimo ha detto...

La verità è incerta, la menzogna semper certa aiuta gli uomini e le donne a vivere
Zeteticamente la verità è qualcosa cui forse possiamo avvicinarci e magari inconsapevolmente.
Un linea retta in un umana vita dai percorsi "disumani" quindi normalmente irregolari. Come il nostro corpo: nessun piede è identico all'altro.
Magari a volte diciamo la verità, ma chi ci assicura che lo sia?

Zagazig

cruman ha detto...

se ti dicessi che ho capito quello che volevi dire sarei bugiardo. Ma io non bugio, quindi cerco di capire: come si applica la zetetica alla callosa disuguaglianza podale?

cruman

Anonimo ha detto...

lasciando aperto il dubbio se sia il destro più piccolo del sinistro o il sinistro più grande del destro, perchè la verità è una chimera.
:-)

Zagazig

Anonimo ha detto...

ciao sono paul visitail mio sito internet come io ho visitato il tuo! cemmercio pesce!ti ringrazio anticipatamente.cemmercio pesce