giovedì 7 dicembre 2006

La maledizione di Montezemolo


Montezemolo ancora tutto spettinato dalla strigliata presa da Berlusconi a Vicenza, ha attinto coraggio da tutti i suoi cognomi e ha lanciato un’accusa pesante a quella metà del paese un po’ fannullona, un po’ parassita. Prima di risalire sulla Fiat Sedici (chiamata così per semplificare al cliente medio il compito di venire a capo dell’enigmatico 4X4), il buon Luca delizia la platea con un fugace parallelismo tra gli amministratori dell’azienda Italia e la Brembo, nota casa produttrice di sistemi atti ad arrestare veicoli lanciati a velocità smodata.
Ovviamente, in risposta a cotanta sfrontatezza, si sono levati gli scudi dei sindacati e dei governanti che hanno dovuto interrompere il loro alacre lavoro (tanto che sudo solo a guardarli) per rintuzzare l’amico di Schumacher.
A mio modestissimo parere, avrebbero dovuto ringraziarlo. Ha parlato solo del 50% degli italiani. Ricordo che Grillo aveva fatto un conto approssimativo: non considerando i dipendenti statali (quindi anche i politici), i pensionati, i bambini, gli studenti, i disoccupati, i falsi invalidi, i criminali e quelli oggettivamente impossibilitati a produrre, si può arrivare a un risultato per cui siano circa 3 milioni di persone (su quasi 60) a far girare l’economia. Io non ho i dati per verificare questa analisi, ma so una cosa molto importante che è sfuggita a tutti quelli che si sono indignati per le parole di LCDM. Una barzelletta. Sì proprio una battuta di spirito tristemente realistica che gira negli ambienti soprattutto della media azienda italiana.
Consulente in visita: “Quante persone lavorano in questa azienda?”
Responsabile di produzione: “Circa una su dieci”
L’Italia è il paese dei furbi, un po’ per necessità, un po’ per hobby. Dai a qualcuno la possibilità di ottenere vantaggi personali e quasi sicuramente ne approfitterà non interessandosi troppo delle conseguenze. Il fannullone col posto fisso è ampiamente tutelato qui da noi e i datori di lavoro hanno le mani legate dal punto di vista amministrativo. E allo Stato fa comodo che le aziende non licenzino, così non deve organizzare piani di reinserimento e ammortizzatori sociali. Questo genera tre mostri: il primo è il gravissimo danno nei confronti dei pochi che si danno da fare, che faticano il doppio (se non di più), guadagnano poco anche per colpa dei fannulloni e spesso sono sotto pressione perché facendo si sbaglia e uno che sbaglia è sempre visto peggio di uno che non fa. Il secondo è la tendenza sempre maggiore degli imprenditori a fare assunzioni a tempo determinato, per evitare di trovarsi in casa vita natural durante un danno con le gambe. Il terzo, subdolo e strisciante, è una sorta di lento e inesorabile mobbing che si viene a creare nei confronti di un lavoratore improduttivo che non si può licenziare. Scatta quindi una sorta di isolamento professionale che spesso diviene anche umano. Non è un caso che nei paesi europei con il più basso tasso di disoccupazione, ci sia prima di tutto una più evoluta cultura del lavoro, ma è anche consentito licenziare per motivi aziendali e i lavoratori vengono “attutiti” dallo stato, riqualificati e reinseriti nel circuito produttivo.
Ma gli imprenditori sono pur sempre italiani e spesso fanno altrettanto i furbi, è indubbio che serva una diversa cultura del lavoro anche per loro, ma capita sovente che un dedalo di burocrazia autoreferenziale, costringa soprattutto le piccole aziende (le più numerose in Italia) ad arrangiarsi in qualche modo. Vi garantisco che in questo sistema, creare una realtà aziendale e dei posti di lavoro dal nulla è un’impresa degna del commento “clamoroso al Cibali”. A meno di non avere uno zio d’America che se ne sbatte delle tasse di successione. E poi qualcuno si lamenta che sulle poltrone importanti delle grandi aziende ci sono tutti figli di papà. Non esiste altro sistema in Italia.
Non solo l’imprenditoria non è incentivata (a meno di non essere una donna, sotto i 12 anni, categoria protetta, che vive in una zona depressa – perché ci vive un senatore – e che vuole inventare un sistema che pulisce l’aria inquinata), ma viene immediatamente tartassata all’inverosimile. Inoltre, qualsiasi ometto, dell’INPS, della finanza, dell’asl, dei vigili del fuoco, dell’associazione dentisti, del comune, della provincia, della regione, dello Stato, dell’Europa, del mondo e anche oltre, che si svegli storto può piombarti in ditta e piantarti talmente tante grane da farti venir voglia di dargli le chiavi del miniufficio che hai messo su svenandoti e dirgli di spegnere le luci quando esce.
Ormai il panorama delle piccole imprese italiane è costellato di imprenditori che guadagnano meno dei loro dipendenti (se non ci perdono proprio), sono stressati il triplo e vengono considerati responsabili della sopravvivenza di famiglie di lavoratori. Magari di lavoratori a cui non interessa nulla della famiglia dell’imprenditore o anche solo di fare qualcosa per far funzionare l’azienda.
Vi garantisco, per esperienza personale, che mettersi lì a creare una realtà e dei posti di lavoro, senza amicizie influenti, senza farsi divorare dalle banche, nel rispetto di TUTTE le leggi, decreti, normative, locali, nazionali, europee, pagando TUTTE le tasse, balzelli, oboli, non volendo diventare ricco (cioè dandosi uno stipendio da fame), rispettando tutte le esigenze di chiunque… è la definizione più sbalorditiva di ciò che è impossibile. Nonostante ottime risorse umane.
Credo che Grandi (sottosegretario all’economia) intendesse questo quando ha sarcasticamente risposto che se gli imprenditori fossero più bravi non ci sarebbe stato bisogno dell’intervento sul cuneo fiscale. Ha ragione, non sono abbastanza bravi. Ma in mezzo a questa cambogia, se non hai delle grosse protezioni o un enorme conto in banca, non bisogna essere solo bravi, bisogna essere dei maghi e anche di quelli potenti.
Insomma Montezemolo, che pure ha le sue colpe, ha parlato bravo. L’economia italiana è frenata meglio di un disco al carbonio da fannulloni, da un apparato burocratico con tre teste e 4 testicoli e da un esercito di furbi qualunquisti, menefreghisti e superficiali.
Ora scusate, ma devo andare, la mia pausa caffè ha superato le due ore e entro in straordinari.

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9 commenti:

Chris ha detto...

Dio mio quanto ti capisco. Mi sembra di rivivere la mia vita leggendoti. Ora vivo a Roma e sono quadro in una società di consulenza, ma prima ho fatto l'imprenditore come te. Ed è dura. Nonostante fosse dura nel mio mercato sono riuscito a spuntarla. Venendo a Roma (sono qua da due anni e mezzo) le cose sono cambiate, non ho più partita iva adesso. Questo è un mercato del tutto differente (credo tu mi possa capire quando dico "differente"). Conto però di poter riuscire a spuntarla anche qua, ma mi ci vorrà più tempo (sono ottimista vedo sempre il bicchiere mezzo pieno).
Per il resto del tuo post concordo su quasi tutto quello che hai detto, tranne che Montezemolo fa parte proprio di quella nomenklatura che andrebbe cancellata per far girar le cose in questo paese, che è sempre più ancorato ad un sistema fasullo, fatto sul "figlio di", o "l'amico da".
Nessuno comunque ci potrà togliere la soddisfazione personale di averci provato e di aver fatto qualcosa della nostra vita.
Ciao ed in bocca al lupo.

cruman ha detto...

Il tuo commento su Montezemolo è racchiuso nel mio "anche lui ha le sue colpe". Diciamo che sentire cazziatoni da chi ha preso praticamente sempre lo stipendio con le tasse degli italiani non è carinissimo.

Grazie per il tuo commento

cruman

buonsenso ha detto...

Parole sante, ormai questa Italia è divisa nettamente fra chi il reddito, alto o basso che sia, se lo guadagna con le unghie e coi denti e chi lo ruba a norma di legge.

Il fatto è che i rappresentanti di questa melma parassitaria riescono a trovare posto al governo sia con la dx che a maggior ragione con la sx.

Se Silvio non ritrova la grinta e l'illuminazione di Vicenza la vedo veramente grigia.

Essenza71 ha detto...

Sono d'accordo su tutto quanto, credo però che applicando un regime meritocratico nei confronti delle risorse umane all' interno delle aziende i fannulloni calerebbero vertiginosamente di numero, i dipendenti più produttivi si vedrebbero riconosciuto il loro maggior apporto, e gli altri imparerebbero a guadagnarsi lo stipendio e non solo a sbandierare diritti sorvolando abilmente sui doveri. Ci sarebbe guadagno per l' azienda in termini di produttività e qualità e per i dipendenti un riconoscimento economico e qualificativo individuale proporzionato alla rendita. In quanto dipendente, non mi intendo di problemi di amministrazione aziendale,anche se riconosco che oggi si possa parlare a ragione, di tartassamento e non più di tassazione, ma so cosa significa sentirsi disincentivati dal trattamento che i datori di lavoro (spesso loro malgrado...ma non sempre) applicano indistintamente da chi lavora pensando che se l' azienda funziona a guadagnarci sono tutti, e chi invece pensa solo a far passare 8 ore col minimo impegno. Agevolazioni agli imprenditori seri e di conseguenza ai lavoratori corretti, anche se sembra utopia sarebbe auspicabile.
Articolo strepitoso come sempre. Bravo!!

alberto ha detto...

Cruman veramente ottimo questo tuo post!

gianfalco ha detto...

Ma Montezemolo non è il presidente degli industriali che conosciamo?
incapaci di fare innovazione e investimenti, inesistenti sul mercato mondiale, da tempo ormai dediti solo alle speculazioni finanziarie, sempre pronti a invocare il soccorso del tanto odiato Stato, beneficiari di montagne di contributi a fondo perduto che vanno magari a investire all'estero, incapaci ormai di creare durature opportunità di lavoro, rapinatori dell'ambiente e del territorio, convinti che "liberismo" significhi liberarsi dei lavoratori e delle tasse, industriosi nel socializzare le perdite e occultare gli utili.
Forse si riferiva a questi...
ciao
gianfalco

cruman ha detto...

sì sì è lui.
infatti io ho detto che ha parlato bravo, non che è bravo! :)

è ovvio che da fastidio sentir dire certe cose da una classe di industriali che ha sempre goduto di enormi appoggi, politici ed economici, ma questo non cambia che il "fannullonismo", la furbizia, il qualunquismo e la mancanza totale della cultura del lavoro in Italia stia creando danni enormi. In stretta collaborazione con un apparato burocratico e fiscale inaccettabile e la mancanza di considerazione per le piccole imprese.

cruman

Anonimo ha detto...

Non son riuscita ad esimermi dal manifestarle la mia totale approvazione per l'esauriente e sarcastica esposizone.
D'ora in poi avra' una assidua lettrice in piu' .

Ancora complimenti.
Luisa

cruman ha detto...

è bello quando le persone non riescono ad esimersi. ;)

mercì

cruman