giovedì 27 settembre 2007

L'arbitro non fa il monaco


Internet è il male e io non sono la curia. Se lo fossi farei un esorcismo, ma dato che sono uno zero posso al limite fare un esorcino. Internet incarna (o insilicia), digerisce e rutta l'essenza stessa del male. Tutti i cosiddetti media, dove secondo i latini sta la virtù, inquisiscono il nuovo anticristo. Un pedofilo adesca minorenni on line? Internet alimenta la violenza verso i bambini. Tuo marito passa le notti nelle chat facendosi chiamare la fata fallata? Internet crea focolai di indecisione sessuale e attenta alla quiete dei focolari domestici. Due bulletti percuotono un disabile con un tecnigrafo, si riprendono col telefonino e mettono il filmato in rete? Internet fomenta la prepotenza e la discriminazione nelle scuole, ma peggio ancora, fa fessi i giornalisti che l'hanno sbattuto in prima pagina con la fretta che ha impedito loro di capire che era tutta una bufala. Il disabile era abile, i bulli non bullivano e persino il tecnigrafo era un goniometro.
Internet è talmente il male che non mi spiego come mai questi mezzi di informazione lo usino, alla bisogna, per dimostrare che in Cina vige (non è che non conosca i congiuntivi è che viga non mi pare carino) l'assenza di libertà perché la rete è interdetta. L'assenza del male pregiudica la libertà. Potrei scriverne un saggio, ma anche no.
Il fatto che in questo momento voi siate (siate è un congiuntivo più sexy di viga, per quanto possa apparire speculare della realtà) di fronte a un monitor zeppo di pixel immosaicati a comporre ciò che ho scritto, dimostra che anche io appartengo al male. E per questo dovrei punirmi. Dal silicio al cilicio.

Sapete che cosa sta succedendo in Birmania? Se lo sapete è grazie al male. Grazie a internet. In Birmania accade una rivolta pacifica dai lineamenti gandhiani, contro una giunta militare che si impone con la forza da 45 anni. Succede che dopo migliaia di civili innocenti (soprattutto studenti) repressi nel sangue, una piccola donna, che in quanto giovane, intelligente e appunto donna, non può accedere ai palchi della considerazione globale, mette insieme un partito, ottiene elezioni democratiche e prende l'80% dei consensi. Visti i risultati non proprio esaltanti per il Consiglio di Restaurazione per la Legge e l'Ordine, l'esercito assume la seguente posizione politica “ah allora no, non vale, a monte”. La giunta militare arresta la giovane donna, che in pochi conoscono perché ha un nome acrobatico e per le caratteristiche che ho testé enumerato, la lascia marcire per un discreto numero di anni in galera e si riprende il potere per abbandono contumace dell'avversario.
Succede che Aung San Suu Kyi perde la libertà e vince un premio. Nobel. Per la pace. Anche questo è poco noto. Qui da noi fa più notizia la candidatura al Nobel per la letteratura di un comico per aver letto un libro che, sarà pure divino, ma dopo un po'...
Succede anche che la comunità mussulmana si schieri con i monaci in pacifica rivolta, ma questa è una notizia che confonde e in più è una bella notizia, quindi niente telegiornale!
Succede che la Birmania è un piccolo paese stretto tra due colossi planetari come India e Cina e che le ingerenze internazionali fanno pensare alle risorse di petrolio, gas naturali, oppio e pietre preziose. Un po' anche alla pastorizia e ai legumi, ma soprattutto al petrolio e ai gas naturali. E come in tutti i paesi ricchi di risorse preziose, la gente muore di fame.
Tutto questo lo sapete voi come lo so io. Ma tutti insieme appassionatamente dobbiamo ringraziare la gente comune e internet. In Birmania non vengono concessi visti a giornalisti e se vengono concessi fanno vedere loro le coltivazioni di legumi e un po' di pastorizia, ma non tanta. I filmati, le foto, le notizie ci giungono da studenti che riprendono gli avvenimenti con il cellulare e li fanno rimbalzare tra blog ed email. Proprio come il liceale provolone che infila le mani in pantaloni docenti. Come l'alunno di satana che frantuma il crocifisso salendo in cattedra.

Quindi per adesso il cilicio lo ripongo e i motivi sono tanti. Potrei dire cose scontante come che i giornali decidono che cosa mettere sotto i nostri occhi, mentre in internet la ricerca e la selezione sono un privilegio, anzi sono le nostre peculiarità: il bookmark ci rappresenta. Potrei anche dire che nel giudicare internet non bisognerebbe confondere il mezzo con il messaggio. Ma preferisco essere contento di cose meno banali. Del fatto che nell'epoca dell'ateo è bello e religioso è pernicioso, siano un gruppo di monaci a sacrificarsi per il bene di un popolo. Del fatto che è la gente comune, con pochi e rudimentali mezzi, che riesce a portare una questione così importante, fino alle stanze dell'ONU, dove, per l'ennesimo ribaltamento della realtà, forse stanno seguendo la Champions League. E che per realizzare tutto questo si stia usando quel giocattolo demoniaco e solforoso a cui siete connessi ora. E chissà se il Darfur, munito di connessione ADSL, non sarebbe più nell'immaginario popolare una marca di caramelle per cavalli golosi e delfini curiosi, ma il teatro di uno dei più spaventosi massacri che la storia ricordi.
Nel mio ultimo pezzo ho scritto che gli italiani non sono molto meglio di ciò che giudicano. Il mio intento era il solito: cominciare con il lavoro su se stessi e la propria prossimità, perché giudicare tutto uno schifo, i politici tutti ladri, la chiesa tutta marcia, i mussulmani tutti terroristi e gli interisti tutti sfigati, non è già di per sé un atteggiamento produttivo. Se questi movimenti poi provengono da un popolo di sei milioni di spettatori di miss Italia, di gente in fila al processo di Cogne e di convinti anticlericali che fanno di una squadra di calcio una fede, allora il panorama assume contorni ancora più inquietanti.
Ad oggi sono 800 i monaci innocenti finiti in carcere per aver manifestato pacificamente contro l'oppressione militare. Non che io mi vesta da bonzo e mi cosparga di benzina sulla pubblica piazza, ma quel piccolo paese, quella piccola donna, stanno dando una lezione importante al mondo intero e noi, i politici, i giornalisti, stiamo tutti rischiando di farla passare per una nota di folclore, prima di occuparci del prossimo mercoledì di coppa.
Sia chiaro, io non sono contro il disimpegno. Il disimpegno però è un'arte e va eretto a sistema, non giustificato con dei “tanto è tutto uno schifo” da salone di barbiere. In pratica il disimpegnato non può giudicare e si deve anche un po' vantare con gli amici di questo divieto. Altrimenti andiamo tutti allo stadio a sputarci da un anello all'altro e viga la FIFA!

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29 commenti:

Bobby ha detto...

D'accordo, d'accordissimo. Ma pensa te che differenza. Là i monaci rischiano la vita per opporsi al regime. Qui, 70 anni fa, Mussolini fu giudicato "l'uomo della provvidenza" perchè concordò i Patti Lateranensi ed il giudizio fu ben poco rettificato, nonostante negli anni successivi avesse combinato qualche disastro.
E i monaci buddisti, il Dalai Lama, qualche ordine di frati, con il loro saio e un paio di sandali, già prendono credibilità rispetto alla ostentazione di ricchezza (in templi,vestiti e corone) di altri religiosi che, come molti dei nostri migliori politici, parlano , parlano, parlano...

cruman ha detto...

senza andare troppo lontano bobby basta guardare scampia, dove il coraggio di un prete rappresenta l'unica salvezza per la gioventù sana è oppressa dalla camorra e abbandonata dallo stato.

mariagrazia ha detto...

anch'io sono d'accordo su quasi tutto, però mi dispiace, fra tutte le cose che hai scritto benigni non me lo devi toccare...lui non mi sembra che c'entri con la repressione dei monaci buddisti.anzi.

cruman ha detto...

be' non ho certo detto questo, ci mancherebbe. Stavo sottolineando il fatto che in italia si presta attenzione solo ai comici. Fo, Benigni, Grillo...chissà perchè.
E sinceramente un nobel per la letteratura a uno che legge la divina commedia mi sembra un po' bislacco.
E quello fa notizia, Suu Kyi no.

Neottolemo ha detto...

E come nn concordare con te, anche su Benigni.
Orami prendi solo consensi da ogni dove, vorrai mica diventare come Grillo?
Ah, per la pizzeria... tra poco mi libero dagli esami. Qua non si finisce mai, chiedo venia per la lunga attesa.

cruman ha detto...

tranquillo neo, anzi scusa se non ho risposto alla mail ma come vedi anche dalla mia ridotta presenza sul blog è un periodo delirante anche per me. anche questa nuova bellissima esperienza di radio deejay, non sembra, ma richiede molto impegno. grazie di tutto.

Anonimo ha detto...

Post stratosferico e complimenti anche per la prima pagina su Tocqueville. Concordo pienamente sui comici nostrani che si montano la testa, ma ti prego di non calcare troppo la mano sul nobel a Aung San Suu Kyi (copio e incollo perchè non lo so scrivere), visto che è un premio che hanno svenduto a Fo, a Arafat e che stavano per dare a Bono degli u2 per aver scritto una canzone su di lei...
Mi piace anche il tuo anti-anticlericalismo.

Jacopo

cruman ha detto...

no infatti il premio conta come il due di picche (se non per quale lira che ti danno) volevo solo far notare la differenza dell'impatto sull'opinione pubblica. grazie anche a te jacopo

Neottolemo ha detto...

Scusa se esco fuori argomento ma non ne sapevo nulla, cos'è che fai con la radio?

cruman ha detto...

curo la redazione e intervengo per gli approfondimenti durante il programma Megajay, in onda il sabato (dalle 7 alle 9) e la domenica (dalle 7 alle 10)

ma non dirlo a nessuno ;)

Neottolemo ha detto...

Perdiana. Una specie di Mughini in pratica :) Complimenti (questo sul serio).

cruman ha detto...

eh va be' siamo agli insulti! ti consento di darmi del mughini solo se sei la canalis!

Neottolemo ha detto...

Facciamo che ti do del mughetto.
Ciao Cru!

Pippo ha detto...

L’avevo previsto caro Cruman (mio commento al tuo post precedente)
Letto il post, ho chiuso gli occhi ed ho avuto finalmente la visione di un destriero che trottava diritto e consapevole verso la sua meta, tra un branco di "asen" intenti solo a brucare e a ragliarsi addosso tra loro.
Ho pulito gli occhiali e ho notato che il destriero portava un cappallo esattamente uguale a quello che orna il capo del personaggio che fiancheggia i tuoi interventi.
Una cordiale stretta di mano, caro Cruman e un caloroso, anche se modesto, nitrito di solidarietà.

cruman ha detto...

caropippo luce del mio blog!

questa tua immagine epiconirica mi riempie di orgoglio e anche un po' di pregiudizio.

ma asen??? non è esattamente tipico della tua dislocazione geopolitica...o sbaglio?

Chris ha detto...

"perché giudicare tutto uno schifo, i politici tutti ladri, la chiesa tutta marcia, i mussulmani tutti terroristi e gli interisti tutti sfigati, non è già di per sé un atteggiamento produttivo."

Non solo non è un atteggiamento produttivo ma anche (e soprattutto) ipocrita. (Anche se su qualche interista potrei diventare "grilliano" pure io)

Bravo, ciao!

P.s FORZA BONZETTI!!!!

Pippo ha detto...

Caro Cruman: fa parte delle espressioni che affiorano dalle reminiscenze culturali ataviche della mia lontana geoinfanzia e che mi porto appresso.
Le uso ogni tanto per "dare un po di colore alle erbette": in questo caso a qualche dimenticato estratto di antica saggezza popolare.
A proposito: immagina come un tedesco, che leggendo "Verein" pronuncia correttamente "Ferain", pronuncerebbe "viga".

cruman ha detto...

già e il presidente della fifa è pure di lingua tedesca

viga la fifa

Spaggio ha detto...

Che l'Italia sia un paese strano ce n'eravamo già accorti da un po. Del resto anche in un trafiletto di "Post Scriptum" si scorge una massima che recita - cito per chi se la fosse persa - "Un Paese che per risolvere i suoi problemi si affida al Gabibbo non puo' essere preso sul serio". Massima che spiega, in poche parole, come mai i comici vengono ascoltati soprattutto quando sono seri. Quanto al resto del post non posso che concordare in toto, seppure un dubbio mi affligge: davvero conosci qualche interista non avvezzo al masochismo (parla un ex)?

Liberato ha detto...

Hai dato le parole a quelli che nella mia testa erano solo dei pensieri confusi. Grazie.

Essenza ha detto...

Quanta verità nelle tue parole!
Io mi chiedo e non so rispondermi, se la democrazia, l' occidente l'ha esportata tutta in Iraq, perchè da quanto ho capito per il momento pare che per il popolo Birmano siano in programma solo sfilate di magliette rosse nelle città europee. La cosa che mi disgusta di più, oltre a ciò che sta fisicamente accadendo è che come hai sottolineato tu con pungente ironia, se la situazione non avesse assunto tali dimensioni e non ci fosse internet, la maggiorparte della gente non saprebbe nemmeno che esiste un posto sul pianeta chiamato Birmania o Myanmar, perchè i media fanno di tutto ultimamente fuorchè informare.

cruman ha detto...

be' liberato, dare forma ai pensieri non è lavoro da poco, grazie davvero è un bel complimento.

grazie anche a te essenza, sempre puntuale nelle tue considerazioni

lost ha detto...

sono d'accordo su tutto,ma come ti han già fatto notare,sono i monaci a lottare,di preti non ne ho mai visti a parte i casi isolati di qualche martire che,di solito,viene lasciato solo a morire e che sarebbe stato eccezionale anche se non avesse fatto il prete,anzi forse sarebbe stato più utile alla società.
Comunque un pezzo davvero bello ciao

Anonimo ha detto...

Dopo averti letto (ed aver trovato il post come sempre interessante), mi chiedo: e noi cosa possiamo fare per questa donna e per questi monaci e per questi studenti? Cosa possiamo fare per ritrovare la capacità di scandalizzarci quando ascoltiamo di fatti come questi, e di agire per combattere la nostra stessa indifferenza? Mi hanno detto che la cosa più difficile per un cristiano è testimoniare la propria fede nella vita quotidiana, ma io credo che, qui e oggi, sia altrettanto difficile per un cittadino testimoniare la propria onestà, coerenza, civiltà stessa, per non parlare di coscienza, nella vita quotidiana.

Federica

cruman ha detto...

credo che la risposta alla tua domanda sia in questa frase:
"cominciare con il lavoro su se stessi e la propria prossimità"

Pippo ha detto...

Cara Federica
Coloro che sparano sui monaci arancionvestiti e sugli inermi birmani che li fiancheggiano godono delle simpatie russe e cinesi vale a dire dei paesi più rappresentativi del cosiddetto ex comunismo internazionale e quello italiano non vuole essere da meno.
Sulla vicenda sapranno solo levare al cielo nutriti cori di ragli provenienti da ogni parte sia eccelsa che non, ma saranno solo ragli e per di più non potranno che essere delle volgari imitazioni di quelli originali.
A noi non resta che seguire il saggio consiglio di Cruman e quando andremo a votare, se proprio saremo costretti a dare il nostro voto a degli asini, assicuriamoci che non siano delle contraffazioni: quelli autentici almeno servono a qualcosa.

cruman ha detto...

parole sante...zia lucia

Franca ha detto...

Sul tema generale non posso che concordare: lo strumento (in questo caso internet) non è mai buono o cattivo, dipende dall'uso che se ne fa.
E anche su altri passaggi: una volta i nobel per la letteratura li davano a chi i libri li scrive e non a chi li legge.
E come non concordare sulla parte finale?
Impietosa, ma fedele l'immagine dell'italiano medio.
Tra i commenti, invece, alcuni avrebbero magari avuto bisogno di un maggiore approfondimento.
E' innegabile che India, Cina e Russia abbiano interessi economici tali da consigliare loro un atteggiamento prudente nelle posizioni da esprimere contro la giunta militare birmana.
Ma gli stessi interessi non li hanno anche USA (con la Unocal) e la Francia (con Total)?
Qualcuno ricorda che nel 2004 le sanzioni europee furono bloccate proprio da Parigi che da lì estrae 17 milioni di metri cubi di gas al giorno?
E per quanto riguarda la democrazia , a quella esportata in Iraq preferisco le magliette rosse!

zefirina ha detto...

sono rimasta colpita dalla vicenda di Aung San Suu Kyi e ne parlo ciclicamente sul mio blog, non teniamo bassa l'attenzione