lunedì 3 settembre 2007

Tutti in peti sul divano


Quando sento parlare la TV che parla di TV e i giornali che parlano dei personaggi che si vedono in TV, ho lo stimolo a far sì che questo blog parli di questo blog, ponendosi a buon diritto fra i mass-media di primo livello, quelli che si parlano addosso: qualche giorno fa lo Cruman ha fabbricato il post che trovate scrollando questa videata verso il basso. Ha preso spunto da uno scritto di un tifoso apparso (tanto lo scritto, quanto il tifoso) su una rivista di motorette. Dal pezzo incriminato, o meglio indiscriminato, emerge che il tifoso è contento se nelle gare mondiali di motorette vince Valentino Rossi e per converso se ne ha a male se invece, come accade spesso quest’anno, la spunta Casey Stoner. I tifosi di motorette sono persone che – stando a quanto si afferma in TV – si alzano in piedi sul divano (azione antigienica e pericolosa, dato che i piedi affondano nei cuscini compromettendo l’equilibrio del temerario telespettatore) durante i duelli fra i loro beniamini.
Quando sento parlare di tifo, comunque, non mi viene mai da pensare alle motorette, bensì al calcio. Pur non soffrendo di tifo, nella mia vita mi è capitato di entrare in contatto con persone che ne sono affette: pensate che una volta, in tempi di campionati mondiali di pallone, verso le otto di sera incontrai un mio vicino di casa – un assicuratore di mezza età con la panza di prammatica – abbigliato come un giuocatore della nazionale e con un televisore sotto il braccio. Andava a seguire la partita in giardino assieme ad alcuni suoi simili. Comunque nel mio quartiere vi sono molti ammalati di tifo, anche se si vestono meglio dell’assicuratore. Ad esempio c’è un giovine che per seguire tutti gli incontri di pallone che il buon dio fa svolgere in terra s’è abbonato alla pay TV, e in conseguenza di ciò lo si sente spesso strepitare la parola “goal” col tono di voce di un suino che sta per essere scannato. Episodi come quelli appena elencati mi aiutano a orientarmi più a favore delle motorette che del calcio.
Quando sento parlare di motorette mi rendo conto di saperne poco o nulla, se non che devi mettere le marce col piede invece che con la mano come in automobile, e se viaggi forte forte devi fare le curve grattando l’asfalto col ginocchio come se stessi scendendo dalla motoretta, solo che non scendi, resti in sella. Perciò non do giudizi su come guidano Rossi e Stoner, sebbene mi sia chiaro che Rossi è italiano e suo padre faceva il pilota, mentre Stoner è australiano e credo che suo padre gestisca un caseyficio. Nonostante risultino geograficamente agli antipodi, Vale e Casey hanno in comune l’eccezionale abilità nel condurre mezzi meccanici progettati da persone altrettanto abili per altri versi, ed è inutile urlare e sgolarsi nella convinzione che con ciò costoro facciano meglio il loro mestiere. Ieri ho seguito in TV il GP di Misano Adriatico e ho riflettuto proprio su quest’aspetto. Sono loro che perdono o vincono, e sono soltanto loro ad avere titolo per dire “abbiamo vinto” o “abbiamo perso”. Non tutti noi che siamo stravaccati sul divano come i risibili interpreti dello spot di alice, i quali se invece di parlare si sfidassero in una tonante battaglia batteriologica da salotto risulterebbero molto più credibili e naturali.
Quando sento parlare di batteri penso a quelli che generano il tifo. Sono di ceppi diversi e perciò la malattia si trasmette e si sviluppa con modalità differenti. Riconoscerla non è semplicissimo a causa della varietà dei sintomi: ipertermia, cefalea, brividi, eruzioni cutanee, dolori articolari, tosse, vomito, ipertensione arteriosa, disturbi del sistema sensoriale, delirio, intorpidimento cerebrale. Insomma, il rischio è che uno che si ubriaca per bene mostri i sintomi del tifo e viceversa. La vera figata è che la parola “tifo” deriva un po’ dal latino “týphus”, che significa vapore, e un po’ dal greco (antico) “týphos”, che invece vuol dire proprio vapore; sempre in greco c’è pure un verbo, “týphein”, che significa bruciare, mandare in fumo o generare vapore e quindi, in metafora, offuscare i sensi. Nell’antichità il tifo faceva vittime ovunque, mentre oggi resta un problema del terzo mondo, quella parte del pianeta per la quale nessuno tifa. Nel primo mondo, invece, ce la vediamo col tifo metaforico e coi suoi danni a cose e persone (tipico il caso dello Cruman, danneggiato nello spirito dal tifoso che elzevireggia di motorette). In alcuni sport il tifo è una specie di tassa da pagare.
Quando sento parlare di tasse penso a Valentino Rossi che nel GP di Misano Adriatico ha fuso la motoretta e così ha bruciato le carte buone che aveva. In nome del mezzo gaudio gli hanno tenuto compagnia Pedrosa e Hayden, il primo atterrato e l’altro costretto ad andare fuori pista da un De Puniet sbandato. Di sicuro è andata meglio a Melandri, quarto malgrado gli acciacchi di una brutta caduta nelle prove, ed è andata giusta a Stoner, che era il pilota più veloce in sella alla moto più veloce e quindi ha vinto. Sono cose che capitano, nelle gare. Tutto il resto, a partire dai fuorigiri mediasettici sino alle dietrologie che troveranno inchiostro da bruciare al posto della benzina, sono discettazioni di tifosi che si interrogano se è più giusto inneggiare a un pilota italiano su una moto giapponese oppure a una moto italiana sotto il culo di un pilota australiano, favoleggiano di un team da sogno con la moto italiana in mano al pilota italiano, e all’atto pratico fanno compagnia agli inetti amici di alice che emettono peti sul divano.

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4 commenti:

Essenza ha detto...

"Insomma, il rischio è che uno che si ubriaca per bene mostri i sintomi del tifo e viceversa".
Nel caso di un essere di sesso femminile poi credo sia anche peggio...l'ebbra tifosa, si può dire che è decisamente patologica!
Splendido post "il padre di Stoner gestisce un Caseyficio" è da applauso!!:-D

postatore sano ha detto...

Grazie! Comunque credo che la lebbra tifosa sia una patologia terrificante... B-)

Jetset (Master) ha detto...

Io invece noto sempre che quando la propria squadra vince i calciofili dicono "abbiamo vinto". Quando invece perde dicono "hanno preso tre gol". Sarà che la sconfitta spersonalizza l'uomo o è la vittoria che l'aggrega? MAH !!! ;-)

Franca ha detto...

piacente... mai stata ammalata di tifo