lunedì 18 giugno 2007

Dei delitti e delle pentole


Durante la mia infanzia, della quale ricordo distintamente solo le tette di Venusia, non ho combinato ragguardevoli guai, se si eccettua quella volta in cui detti fuoco al salotto di casa per verificare il tasso di infiammabilità dei fiori secchi. Quindi mia madre non fu costretta ad elaborare tecniche educative molto più elaborate di una padellata sulla testa. Mio padre poi, se proprio lo si tirava in mezzo, si sbilanciava al massimo con due calci nel sedere (i cosiddetti calci di punizione), ma lui non amava immischiarsi in queste faccende montessoriane, così spesso demandava i calci a mia madre (calci di punizione di seconda). Erano comunque eventi rari: spesso si addiveniva con buon senso a soluzioni diplomatiche o al limite (ma solo in caso di forte esasperazione politica) a una intermediazione commerciale. Esempio di soluzione diplomatica: “piantala se no ti do dei calci”. Esempio di intermediazione commerciale: “se ti do duecento lire la pianti”?
La punizione è un processo che tende a far cessare un comportamento considerato negativo, ingenerando sofferenza, paura o sensi di colpa. Può avvenire attraverso la somministrazione di uno stimolo aversivo (padellata), attraverso la sottrazione di rinforzatori (“non ti faccio più andare in bagno col postal market”) ma anche tramite uno stimolo appetitivo o piacevole (“oggi niente padellate”). Questo concetto piuttosto controverso, descrive una realtà in cui uno stimolo piacevole è molto più efficiente di uno spiacevole nel far cessare un comportamento negativo. Taluni ritengono che questa differenza corrisponda alla differenza tra viziare ed educare, talaltri ritengono che il sistema punitivo provochi aggressività, depressione, fobie, depauperamento dei rapporti interpersonali, attitudine alla bugia, secchezza delle fauci e cecità. Le punizioni per essere efficaci devono essere intense, date immediatamente (quindi mamma, la padella col tacco che mi hai tirato ieri per il salotto incendiato 30 anni fa, non ha valenza educativa, ma solo contusiva) e soprattutto devono essere date sempre.
Tutto questo da un punto di vista umano, ma se trasliamo il concetto alla società possiamo aggiungere la condizione necessaria secondo cui le punizioni devono essere date a tutti. La società italiana ha solide basi nel sistema punitivo e ha completamente perso di vista il concetto di educazione. Non per fare sempre quello che pensa da dietro, ma è difficile ignorare il fatto che punire è più semplice e molto più remunerativo di educare. Ma punire è un'arte complessa, come insegnava il marchese De Sade:
masochista: “picchiami!”
sadico: “no!”
Siamo il paese europeo che evade più tasse, cerchiamo di capire perché. I cittadini e le piccole aziende sono abbandonati a se stessi in balia di un sistema burocratico che somiglia molto alla trama di Matrix. Quando però si commette una irregolarità, si cala dal tetto di casa un commando di finanzieri addestrati come pasdaran che ti inibiscono la partecipazione alla vita sociale in eterno, non senza prima aver assestato un paio di padellate. Solo allora ci si accorge dell'esistenza di una struttura di controllo finanziario. Quando si ha bisogno, anche solo di capire, tutto ciò che si ottiene è un selezionatore vocale registrato:

Premere 1 per pagare le tasse
Premere 2 per pagare interessi di mora
Premere 3 per versare un contributo
Premere 4 per donare il 5 per mille alla tribbutaria
Premere logaritmo del numero di Nepero per ottenere un rimborso

In paesi all'apparenza più severi come Austria e Svizzera, il fisco si relaziona personalmente con il contribuente, accordandosi sul trattamento più adeguato e fornendo tutte le risorse e le nozioni per partecipare correttamente alla vita dello Stato. Solo successivamente e in presenza di mancanze palesi, intervengono le sanzioni.
Altro esempio. Siamo il paese europeo con il più alto tasso di incidenti stradali, nonostante si sia ormai raggiunto un sistema sanzionatorio che non si ricordava dai tempi delle prigioni turche nel dopoguerra. Tra qualche tempo infrangere un divieto di sosta comporterà lo scorporo di un quarto di tutte le proprietà immobiliari, frattanto nessuno si preoccupa di insegnare come si sta in strada, di non dare la patente a chi ha difficoltà a pilotare un carrello della spesa tra i corridoi della coop e creare un sistema viario che non somigli a un livello di doom. Abbiamo molti più incidenti di paesi in cui i limiti di velocità sono più elastici dei nostri e dove, soprattutto, gli autovelox non sono usati come dei bancomat dalle amministrazioni comunali.
In una società in cui la sanzione è l'unico rapporto tra Stato e cittadino, in cui vengono perdonati assassini, ma se non metti la marca da bollo su un documento sei un bandito e quindi bandito dalle attività pubbliche, non si può sperare di risalire i gradini della civiltà attraverso la paura e le minacce (padella padellae) o se proprio si vuole percorrere questa strada, non si ci si può accontentare di intascare più multe possibili, bisogna colpire subito, sempre, duro e tutti.
Altrimenti l'unica educazione che si ottiene è l'addestramento ad evitare le punizioni a sopportarle e a condividerle. Uno di quelli che dicono le cose, disse un giorno che a mettere insieme i cattivi si dà loro forza e consapevolezza ed è meglio non far sapere quanti pochi siano i buoni. La punizione colpisce l'uomo, ma non lo rende migliore. Educare frutta in qualità ed evoluzione civile, niente che si possa usare per comprare una Porsche Cayenne purtroppo.
Se siamo un popolo di furbi, squali e vittime è anche perché l'unico strumento di consapevolezza sociale che conosciamo è tirare qualche padellata a casaccio nel mucchio.

C (piangendo): “papà, Tafano mi ha picchiato”
P: “la prossima volta mena per primo, vai da mamma”
C: “mamma, Tafano mi ha picchiato e papà mi ha detto di venire da te se no mi dà il resto”
M: “BONG!”
C: (rimbombando): “ho la maglietta sporca di sangue”
M: “vedi cosa succede ad andare in giro a fare il cretino?”
C: “veramente è per la padellate che mi hai dato prima”
M: “BONG!”
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8 commenti:

Neottolemo ha detto...

Ormai è un Cruman sempre più critico verso la giustizia. In ogni forma.

cruman ha detto...

anche un po' contro il pentolame se è per questo

Neottolemo ha detto...

Io sarei anche contro Tafano, che anche da bambino non era questo gran che. Qualcuno avrebbe dovuto avvisare Faso.
Beh, ora vado a cena prima che si inizi a parlare di Priebke.
Come al solito bel post.
Ciao.

cruman ha detto...

nutriti a modo!

Essenza71 ha detto...

"le persone non sono tutte uguali e di conseguenza non possono essere trattate tutte allo stesso modo e pretendere reazioni simili" tratto dal tuo post "http://celodicehillman.blogspot.com/2007/04/mi-sono-espresso-senza-mezzi-termini.html". Io credo che il punto sia questo. Una padellata a me può essere sufficiente a farmi desistere da un comportamento che peraltro so essere sbagliato, per un altro individuo invece può avere più effetto il premio, per un altro ancora non servirebbero nè l' uno nè l' altro (mi sembra quasi di parlare di addestramento cinofilo!) Credo che per avere la patente un corso l' abbia fatto chiunque (a parte chi la compra...ma in questo caso penso che il problema sia di altro genere) e chi evade le tasse, falsifica i bilanci o peggio, nell' amministrare la propria attività sa nella maggiorparte dei casi che sta facendo qualcosa di sbagliato. Dal momento che so cosa è lecito e cosa non lo è so anche se sto andando incontro a sanzioni, a questo punto poi non mi posso lamentare di dover pagare per essere stato "sfortunato" ed essere incorso in uno dei rari controlli preposti a garantire la legalità. Che ci debba essere più dialogo tra autorità e contribuenti e più informazione per tutti sono pienamente d'accordo, ma penso anche che in molti casi (la maggiorparte) non cambierebbe molto. Invidio (in senso buono) la tua apertura mentale, forse se invece delle mani nude anche mia madre avesse usato una padella ora anche io avrei la mente più aperta ;o) Ieri sera ho passato tre orette incolonnata sulla A14, bè a parte lo stress ti posso dire che sono arrivata a casa un tantinello più xenofoba di quando sono partita. Ma mi da ancora più fastidio vedere tedeschi tanto ligi alle regole nel loro Paese, sfrecciare come indemoniati sulla corsia d' emergenza per evitare la fila (peccato per loro ci fosse una volante della polizia ferma poco più avanti) e auto con targa svizzera dai cui finestrini uscivano carte come piovesse. Forse non solo più consapevolezza di ciò che è giusto o sbagliato, ma anche più controlli potrebbero servire a migliorare la situazione. Interessantissimo articolo come sempre, mai banale e sempre ricco di spunti su cui riflettere facendosi anche due risate. Grazie. Scusa se mi sono dilungata, stasera il dono della sintesi mi ha abbandonata.

cruman ha detto...

"Non c'è da stupirsi se i peggiori delinquenti internazionali decidano di abbandonare paesi in cui ti recidono le cartilagini inferiori se butti in terra una cartaccia, per venire a soggiornare nella nostra bella Italia del “visita i musei, conosci gente, derubala, uccidila”."
tratto dal mio post "23 giorni all'hilton" per dire che capisco quello che dici. ho solo provato a pensare "e se tutto questo fosse conseguenza di mancanza di educazione e non causa del rapporto cittadino-punizione?"
L'ho pensato perchè da noi si usa solo questo sistema, mentre nei paesi che citavi tu no. Come al solito sono pensieri in libertà, niente di assoluto.
Mi permetto però di dire una cosa: forse tutti hanno fatto un corso per guidare (ma non è così) ma questo non cambia le cose. Ci sono persone (tantissime) che non imparano certo a guidare con un corso. Alcune non saranno mai adeguate a stare i strada con una macchina, MAI. questo in italia non è concepito, la patente, prima o poi, in un modo o nell'altro si da a tutti, come se fosse un diritto. E intanto muoiono migliaia di persone ogni anno.
grazie per il commento

benny ha detto...

posso dare qualche padellata a quei vecchi bacucchi che stanno sulla poltrona a muovere i fili????
come sempre graazie CRUMAN!!!!!

frate indovinello ha detto...

Ma non temere, figliolo: le tue parole non sono aria fritta in una pentola antiaderente. Se incroci le croci vedrai che non ti scroci. Tienilo A MENte

http://www.repubblica.it/2007/06/motori/motori-giugno-2007/motori-codice-vaticano/motori-codice-vaticano.html