mercoledì 7 giugno 2006

La revisione del passato ha passato la revisione


Negli ultimi anni in Italia si revisiona tutto. Lo sanno bene i motociclisti che ormai sono costretti a spendere 50 eurini ogni volta che tirano fuori la moto dal box per farsi dire da un tizio con la tuta blu che i freni frenano e i fanali fanalano. Io non ho mai sentito di un centauro che si è sdraiato perché le pinze non pinzavano (piuttosto il contrario), ma quasi sempre per imperizia o idiozia di qualcuno. Poi ai legislatori non interessa molto se un pisquano qualsiasi può mettersi in sella a uno shuttle a due ruote per un cifra modesta, l’importante è che sia certificato che le frecce frecciano. Succede, di contro, che sfortunati centauri finiscano decapitati da guardrail disegnati da Torquemada, ma pare che tutti i 50 eurini non vengano destinati a rendere più sicure le strade ma, meglio, a disseminarle di pistole laser, tanto laser quanto pistola.
Ma torniamo al revisionismo, che fino a qualche anno fa era considerato appena più nocivo di un panino di ethernit al cromo esavalente e più scandaloso di una pubblicità con Rocco Siffredi. In Italia poi si distribuiva del “revisionista” con lo stesso tono di “ ’a fascistone”. Questo perché nel bel paese la cultura (soprattutto quella storica) è sempre stata a sinistra (un po’ come Zambrotta) e se qualcuno provava a metterci bocca era per forza un fascio. Così le diatribe storiche finivano sempre in una triste gara di morti, paragoni zoppicanti tra drammi indescrivibili. Dimenticando spesso che nella storia vivono due anime, una dei fatti, dei contesti sociali e politici, e una delle persone, delle vicende umane e delle scelte personali. Ne ha fatto le spese Roberto Vivarelli, cacciato dalla giunta degli archivi dell’istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione, perché ha pubblicato un libro in cui racconta la sua adesioine, quattordicenne, alla repubblica di Salò, a seguito dell’uccisione del padre da parte dei partigiani iugoslavi. E prima di lui Romano, De Felice, ma anche Furet e Solgenizin. Condanne sileziose, in un contesto di ignoranza, in cui solo i fatti eclatanti sono conosciuti e conosciuti male. L’oblio cala su eventi terribili come gli annegamenti di Nantes, Vandea, le persecuzioni dei Kulaki, dei Tartari di Crimea…I depositari del sapere e delle fonti, guardano con l’aria schifata questo castello eretto su solide basi di ignoranza, ma preferiscono fare campagne elettorali che divulgazione e, come direbbe Sartre, spiegano il nuovo con il vecchio e il vecchio l’hanno spiegato con il più vecchio ancora. Dal revisionismo si scivolava rovinosamente sul negazionismo (altro termine di nuovo in voga): ascoltiamo ancora capi di stato parlare del campi di sterminio nazisti come di un set cinematografico, come abbiamo ascoltato l’humanitè francese negare l’esistenza dei gulag e accusare i testimoni di essere spie naziste.
Ma il revisionismo è stato una rivoluzione culturale, a partire dalla disputa degli storici in Germania, passando per l’America (le terre sottratte ai nativi), la grande Russia, la Francia, Israele (che aveva ancora a che fare con libri di testo che parlavano della Palestina come di una terra disabitata), cercando di suggerire agli storici il verso giusto, la giusta prospettiva, perché loro compito sarebbe quello di dimostrare ciò che è successo, non usare la storia per dimostrare qualcosa. In fondo, per usare le parole di Lenin, i fatti hanno la testa dura.
Ora il revisionismo è una di quelle mode molto in, come i pantaloni a vita bassa e un cellulare minuscolo sperso in una macchina enorme. Si revisiona tutto: la storia, le religioni, la politica, lo sport….è una gara a chi abbatte il sistema più grande, più consolidato. Funziona così: si sceglie un bersaglio, possibilmente gia indebolito da secoli di storia, dal disuso, ma soprattutto inoffensivo. Si raccolgono alcuni documenti raffazzonati e le testimonianze di alcuni passanti che non riescono a smettere di ridere durante le deposizioni, si ammanta il tutto di grande ufficialità e autorevolezza e si fa (a scelta) un film, un libro, un documentario per la tv….o tutte e tre le cose in ordine sparso. Per essere sicuri di riuscire, bisogna condire il tutto con grandi ripercussioni sociali lasciate a mezz’aria e complotti talmente intricati che la stessa narrazione finisce per arrotolarsi su stessa e perdersi tra pubblicità e sacchetti di pop corn. Secondo voi un operaio con mutuo a rate infinite, moglie che è passata dallo stato Claudia Schiffer a quello Rosy Bindi nel tempo necessario a tagliare la torta nuziale, figli ribelli come i personaggi di OC e calvizie incipiente, uscirà dal cinema dove è andato a vedere il codice da vinci e dopo aver schiaffeggiato il suo parroco andrà alla sacra rota a stracciare il proprio certificato di battesimo in faccia a qualche cardinale…..oppure (più probabile) tornerà a casa e spaccherà a sprangate il videoregistratore che non ha funzionato facendogli perdere la finale di Champion, ormai unica vera gioia della sua vita?. Questo revisionismo da botteghino ci ha fatto passare da una sana ignoranza a un’ignoranza colta e spocchiosa. Anche perché si presentano spesso rivisitazioni di una storia che non si conosce, impedendo un’analisi decente. In più, oltre a prestare il fianco a fantastorielle di ogni genere, si corre il rischio di perdere di vista interessanti ricerche storiografiche, magari poco eclatanti, che aprirebbero nuovi percorsi di studio, come per esempio il riposizionamento geografico delle epopee omeriche (avventure a braccio) studiato da Felice Vinci (Omero nel Baltico).
E mentre stiamo lì a bearci del fatto che Gesù non era single o che Garibaldi e Gramsci hanno fatto delle marachelle, continuiamo a non accorgerci dei papponi che ci rifilano. Rimaniamo inermi sui metodi da medioevo che ci impone la medicina (qui sì che servirebbe del revisionismo serio), sui milioni di dati e statistiche creati ad arte per farci pensare che un male è un male e che la cura è l’unica salvezza e che milioni di analisi e vaccini ci preserveranno dalla morte (date un’occhiata a questa lettera http://www.beppegrillo.it/2006/06/le_tette.html).
Io sono troppo vecchio, quando andavo a scuola io ancora non si insegnava storia, ma voi che potete, cercate di imparare dalla storia (anche dalla geometria), da quella vera, oppure coltivatevi e proteggete con amore una sana e dignitosa ignoranza.

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6 commenti:

Roberto ha detto...

Revisionismo ? Mah. L'altro giorno sul Corriere un italiano che abita in Belgio riferiva del fatto che, nella storia che si insegna a scuola, l'Italia fu liberata dall'arrivo degli americani. Del movimento partigiano neanche un accenno. Qui sembra che l'Italia democratica sia tale solo grazie a quello. Mah. Io che ho avuto un nonno deportato in Germania per motivi politici in un campo di lavoro (Dora) per quasi due anni, la verità la so. Ma gli altri ? Se devono basarsi su ciò che leggono o sentono dire in Italia li vedo male...

inyqua ha detto...

Facciamo così...tu mi dici dove si parla di Omero nel Baltico ed io ti insegno come non farsi confondere dalla ottemperante informazione pseudo-scientifica... senza restare per forza, entrambi, ignoranti....:-))))

cruman ha detto...

Omero nel Baltico, di Felice Vinci, pubblicato da Palombi. Qui puoi trovare dettagli e commenti di lettori:
http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?isbn=8876212515

inyqua ha detto...

Ecco...ora mi tocca mantenere la parola...Mica semplice come dare un link... ;-)

cruman ha detto...

Ogni informazione sarà accolta con giubilo, ma non sentirti obbligata, purtroppo ne so qualcosa anche io di quei simpatici mezzucci. E' piuttosto facile fare numeri di alta magia con i numeri, specie in campo medico. Visto che nessuno sa in base a quali modelli matematici vengono calcolati i risultati di cure o diagnosi. Anche perchè se lo sapessero smetterebbero di farne uso. C'è più di una persona che vede il sole a strisce per aver cercato di spiegarlo.

inyqua ha detto...

Beh forza!...un po' di buon senso a volte lo si ritrova anche fra i medici...ed anche un uso parsimonioso della matematica, quando è possibile...Il problema è sempre l'autoreferenzialità... ma questo è un bias non solo della medicina, ahimè...
Sempre un piacere leggerti...:-)