venerdì 9 giugno 2006

Prodiani prodighi di prodigiosi approdi in Svezia


Se il nostro prode presidente del consiglio si facesse una vacanza in scandinavia resterebbe impressionato dal numero di scandinavi che vi abitano. E’ una cosa sorprendente, ce ne saranno a milioni, nemmeno a frosinone ci sono così tanti scandinavi. E questa sbalorditiva statistica fa sì che il sistema scandinavo lì funzioni davvero bene, proprio perché casualmente viene attuato in paesi ricolmi all’inverosimile di scandinavi. Questo elemento è comprensibilmente sfuggito alla sinistra che occhieggia al sistema politico nordeuropeo. Purtroppo non è l’unico.
Altre considerazioni, con tutta la buona volontà non si riesce a non farle. Esiste indiscutibilmente una differenza sociale grande più o meno come la nebulosa M20. A parte la popolazione (nel caso della Svezia, un sesto della nostra), in quei paesi c’è un livello di civiltà e coesione solidale che ci manda in bestia solo a pensarci. In Italia ci sputiamo in faccia tra comuni; in Lapponia non succede, anche perché se sputi si forma un cubetto di ghiaccio che ti cade sul piede fratturandoti un malleolo.
Quello che mi incuriosisce come un procione è l’aspetto economico. In Svezia e in Danimarca le aziende sono considerate un bene prezioso da difendere e tutelare. Le tassazioni superano raramente il 25% (mentre sono molto più alte quelle personali), gli imprenditori sono esortati ad assumere, ma possono licenziare per ragioni produttive, lo stato riqualifica e reinserisce i dipendenti tutelandoli con ammortizzatori sociali e la disoccupazione è ovunque sotto il 3%. La sinistra in Italia vede le aziende più come le miniere di Golconda. Se provi a creare una realtà produttiva da zero (io l’ho fatto), ti senti come l’oca Gertrude in Viaggio al centro della terra, sperduto, fuori posto, con poche speranze di salvarti e quasi nessuna di tornare sui tuoi passi. Dopo anni di sacrifici indicibili, però ti togli diverse soddisfazioni: un paio di esattori delle tasse ti piombano in casa inventandosi cose di cui nessuno ha mai sentito parlare e ti minacciano (letteralmente) di pesantissime ripercussioni, presenti a direttori di banca bilanci in positivo che grondano sangue per chiedere un supporto e li vedi divertirsi per la prima volta senza tirare su da un tavolo, assumi delle persone che fanno di tutto per fare i loro comodi affossandoti la produzione e se li richiami all’ordine ti ritrovi un sindacalista che vive a casa tua e un giudice che vive nella tua macchina…..insomma sono soddisfazioni.
Ho sentito giusto poco tempo fa qualche esponente del governone che “minacciava” di eliminare tutti i contratti di lavoro a tempo determinato. Mi sembra un’idea geniale. A parte che conosco della renne lapponi che si annoderebbero le corna dal ridere, ma la trovata di creare solo posti sicuri in un paese dove la fabbrica nera è a livelli incalcolabili e la professionalità a livelli inversamente incalcolabili, darà una spinta nuova alla nostra economia….all’indietro.
Con quale coraggio un’azienda assumerà una persona, sapendo che, dovesse dimostrarsi uno scansafatiche o inutile all’attività, dovrà tenersela a vita (o finchè non decida di andarsene) togliendo risorse per la crescita ed eventuali altre assunzioni? In quante aziende ho visto impiegati che passano il giorno a fare il sudoku perché le aziende non sanno come impiegarli e loro non hanno alcuna intenzione di fare la fatica di riqualificarsi. E come faranno a vivere tutte quelle ditte che hanno lavoro stagionale?
Va bene, anzi benissimo tutelare i lavoratori. C’è un po’ di confusione in merito, bisogna tutelare i lavoratori, non gli interessi privati delle persone (ognuno si curi i propri) perché se per proteggere tutti i capricci di tutti i dipendenti si fanno chiudere le aziende non ci saranno più né aziende né lavoratori. Quindi va bene ammortizzatori sociali, va bene piani di riqualificazione della forza lavoro, va bene elasticità, ma deve anche andare bene che l’azienda tuteli se stessa e i posti di lavoro che crea, esattamente come succede nei paesi scandinavi che tanto piacciono alla sinistra.
Fino a venti anni fa quando le vacche grasse ti pascolavano in giardino e se provavi a dargli dell’erbetta da mangiare ti snobbavano con aria di superiorità, andava bene tutto, c’erano margini talmente ampi che potevi permetterti imperizia, assenteismo e scarsa professionalità. Ora galleggiano tutti in un mare di pupù con appena il naso fuori e mentre c’è bisogno di un impegno diverso, di una consapevolezza del lavoro completamente nuova, la sinistra, invece di aprire lo scarico, aumenta il flusso di pupù.
Cerchiamo di essere ragionevoli: non è che basti copiare il sistema di un paese dove le cose vanno benino per riprendersi da una profonda crisi (anche sociale). Altrimenti potevamo copiare direttamente il modello monegasco. Pensate solo al tipo di rapporto che ha l’italiano con l’automobile (vedi post di ieri): in Danimarca il prezzo delle macchine è quasi il doppio del nostro mercato perché sono tassate di oltre il 100% (pensavate davvero che fossero tutti ciclisti per passione?). Io potrei anche adattarmi al freddo…. al salmone affumicato…. alla birra buona… a bionde di un metro e ottanta, ma lì d’inverno la notte dura tantissimo, chi ha il coraggio di dirlo a Marzullo… e ai suoi telespettatori…. io posso avvertirne uno, ma agli altri 5 chi glielo dice?

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2 commenti:

Roberto ha detto...

Parole sacrosante. Lo Stato ha sempre fatto i comodi delle grandi aziende (utili agli azionisti e perdite allo Stato, sotto forma di Cassa Integrazione), fregandosene delle piccole medie imprese nonostante siano da sempre l'ossatura della nostra economia. Ovviamente perchè le crisi delle grandi imprese hanno implicazioni sociali, mentre se rimane a piedi una fabbrichetta del padovano con i suoi 10 dipendenti chissenefrega. Ora molte di quelle fabbrichette sono allo stremo (concorrenza globale, protezione dei non lavoratori, ecc.) e l'idea di proteggere solo i dipendenti e non le imprese che li assumono, non solo è assurda ma dimostra anche una assenza di analisi della realtà economica che è molto grave.
Alla fine in Italia ci ritroviamo col peggio del capitalismo (Parmalat,Telecom,privatizzazioni insensate in settori a interesse pubblico) e col peggio del comunismo (milioni di dipendenti pubblici con servizi pubblici spesso osceni, dittatura dei sindacati, ecc.).
Mi sa che mi trovo un'altra volta d'accordo con ciò che scrivi. Comincio a preoccuparmi...

Spaggio ha detto...

Penso anch'io che quello che dici sia vero riguardo alla cosidetta "fabbrica nera", e ne ho avuto un riscontro anche stamane, quando durante una visita di clienti ho assistito a una strana conversazione:
- visitatore: "quante persone lavorano in questa azienda"
- manager: "mah, circa una su dieci"