Non si può fare meno cose, si può solo riposare meno: fare meno pausa e diventare intrattabili. All'inizio agisci con moderazione e con moderazione ti viene chiesto di fare un po' di più. Tu già che hai un po' di tempo libero e un extragettito di energia dato dalla crisi dell'onanismo, aumenti volentieri il livello di impegno. A un certo punto ti accorgi di essere fuori budget, che hai splafonato di un buon 700% dai tuoi bilanci preventivi e che forse è il caso di ridurre gli impieghi. Non si può. Questo processo è privo di reversione. Se dai, nessuno accetterà mai che tu smetta di farlo o che tu riduca il flusso attivo. Quindi puoi solo smettere di dare a te stesso, perché probabilmente sarai l'unico che non se ne lamenterà.
Volevo scrivere un pezzo sull'assenteismo nella pubblica amministrazione. Sul fatto che un'azienda privata cerca di sopravvivere lavorando anche i notturni festivi di malattia in ferie, mentre l'azienda stato in condizioni di posto assicurato e di impossibilità (teorica) di fallire, ha un livello di produttività infimo. Eppure se parli con qualsiasi dipendente statale ti dice che lavora nelle miniere di Golconda con un salario terzomondistico.
Pensando ciò, mi sono venuti in mente i Radiohead (un gruppo musicale di cui so più o meno come di meccanica olistica). Questi giovani alimentatori di iPod hanno messo on line il loro nuovo disco, a disposizione di tutti, con la formula “pagalo quanto te pare”. Il 62% degli scaricatori di posto (nel senso di sito) ha elargito la rutilante cifra di O sterline. Eppure senti dire in ogni dove che è giusto comprare i cd pirateschi perché i prezzi degli originali sono troppo alti. A sentire quelli più avvertiti, la contrattazione magrebbina è una controfluttuazione di marketing. Mica un furto.
Ponderando in tal guisa, sono andato a pranzo. In uno di quei ristoranti di aggregazione o più semplicemente uno di quei posti con i tavolini ammassati per ottimizzare il meccanismo di apertura del registratore di cassa. Nel tavolo adeso al mio c'era una coppia in crisi. Cioè lui era sicuramente in crisi perché letteralmente tramortito da una raffica di parole provenienti dalla relativa. Io non volevo ascoltare, anzi facevo di tutto per distrarmi, ma eravamo talmente contigui che il fittissimo soliloquio ad alta frequenza della donzella, mi ha gratinato i maccheroni. Penso grazie ad una specie di effetto microonde.
La litania, solo saltuariamente rotta da alcuni tentativi di intromissione da parte del deprecabile tapino che però mai si elevavano oltre il “perso cucchiaio pappa”, era cadenzata da alcuni refrain ben modulati e usati come rafforzativi dei passaggi meno intensi. Quelli che parevano avere maggiore influsso sul quel cratere d'uomo erano piangere disperata, soffro, te ne accorgerai, tua madre, puttaniere. A volte, quando si sentiva attaccata, in un impeto di rivalsa del soggetto che ha voluto come marito dichiarandolo di fronte a testimoni, riusciva ad utilizzare tutti quei ritornelli in una stessa frase, provocando devastanti effetti retorici e un leggero sisma sussultorio avvertibile ai piani alti. Comunque in tutta la conversazione, l'unità carbonio di sesso maschile non è riuscita ad articolare argomentazioni più efficaci di “calcetto con gli amici”. La sua disfatta è arrivata nel momento in cui, in preda ad un marasma kafkiano ha replicato alla parola “compromessi” con “lo so bene, l'ha detto anche Berlusconi – compro Messi - ma il Barcellona non vuole venderlo”.
Alla fine io ho preso un caffè, loro un avvocato.
Anche loro erano scontenti. Anche loro volevano di più.
Non che ci sia qualcosa di male nel volere di più, ma se le persone pretendessero da sé stessi la metà di quello che pretendono dagli altri, il mondo sarebbe un posto in cui io potrei pranzare in santa pace.
A parte la diffusa confusione riguardo ciò che è dovuto e ciò che si deve, non capisco come il lamentarsi di quanto non si ha possa in qualche modo sortire effetti migliori dell'emettere gridolini goduriosi per la dotazione di cui si dispone.
“Sono depressa”
“Sei una bella donna”
“Mmmmsì, ma ho sposato un culo che spunta dal frigorifero”
“Sei perfettamente in salute”
“Ma mio figlio non sa costruire una proposizione se non include il nome di una squadra di calcio”
“Sei intelligente e hai qualcuno che ti vuole bene”
“Sai a che servirà quando avrò il culo basso”
“Hai una casa e la stabilità economica”
“Il mio capo è antipatico”
“Raggiungi l'orgasmo senza dover chiamare i caschi blu dell'ONU”
“Ma a me piace un mio collega. È così tenebroso, non questo divano che russa”
“Puoi decidere ciò che vuoi della tua vita, hai le risorse per farlo”
“Mmmmmi annoio”
“Fottiti”
“Mmmmnon mi va”
Io so scrivere. Probabilmente è l'unica qualità che ho. Le maggiori case editrici del mondo mi tengono in considerazione un'ottava meno del loro dentista e valuterebbero l'idea di pubblicare un mio pezzo solo se la prossima apocalisse scegliesse me come superstite, ma io sono così felice di saper scrivere che correrei nudo lungo un ponte di Calatrava.
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