venerdì 30 novembre 2007

Se citofonando...


Bzzzzzzzz. Il citofono della Camera dei Deputati trilla sul banco dell'onorevole Bertinotti. Immediatamente mezzo emiciclo si fruga in preda ad un attacco di tuca tuca alla ricerca del telefonino per potersi dare un tono dissimulando noia e fastidio nell'essere disturbati sul posto di lavoro. L'altra metà era già al telefono.
“Ma dove cacchio è? Chi ha messo una copia di Transpartitismo tra i miei giornali? Onorevole Luxuria le ho già detto che il fiscal drag non c'entra nulla con le drag queen. Ma dov'è sto citofono, ah eccolo. Sì, chi è?”
“Sono Lama
“Luciano?”
“No Dalai
“Ma porc... quand'è che facciamo installare un videocitofono qui? Ehmm guardi signor Dalai, mi spiace ma mi prende in un momento imbarazzante. Sono in pigiama”
“Alla Camera?”
“Scusi le ci va in giro per strada in pigiama, io non posso stare in Camera?”
“Senta avrei bisogno di essere ricevuto e comunicare con il suo Governo”
“Guardi non è proprio possibile, siamo pieni pieni fino a Settembre. Sono già iscritti a parlare Luxuria, Benigni, Bruno Vespa e tutti i Ris di Parma. Se vuole può lasciare un messaggio giù alla portinaia”
“Ma io sono un Nobel per la pace”
“Capirai, l'ha preso pure Al Gore
“In effetti. Però Fidel Castro l'avete ricevuto e l'avete pure applaudito mentre vi dava lezioni di democrazia. Uno che ha fatto rinchiudere e perseguitare i suoi oppositori politici.”
“Ma quella era solo propaganda. Castro è un'icona della rivoluzione e poi ci ha portato dei sigari che non le sto a dire. Lei che ci ha portato? Un'alpaca tibetana?”
“Ma lei non è un pacifista?”
“Antiamericano prego, quindi perlopiù pacifista”
“Ma Bush mi ha ricevuto con tutti i crismi e mi ha pure insignito di una medaglia d'oro, anche se non ho capito niente di quello che mi ha detto”
“Appunto, non vorrà mica che facciamo le stesse cose che fa Bush.”
“Ma così non ci capisco più niente. Porto messaggi di pace e Bush mi fa parlare e quelli di Rifondazione Comunista no. Mi oppongo alla speculazione commerciale in favore dei diritti dell'uomo e di valori più spirituali e Berlusconi mi riceve e Bertinotti no. Che cosa devo fare? Chi può concedermi udienza?”
“Ha provato con Bin Laden? I suoi video tirano più di quelli di Britney Spears in topless. Guardi non la sento bene fzzzz crrrr sto entrando in galleria fzzz la ricitofono io, addio fzzz....clik. Ma guarda te 'sto bonzo. Vuol farmi mettere contro la Cina alla vigilia delle olimpiadi. Poi io dove le compro le nike?”

Don, don, don. Al Vaticano il citofono ha un suono particolare e grazie ad una tecnologia divina, è l'unico citofono di Roma in cui non si sente Radio Maria.
“Chi è è è è è”
“Sono Dalai
“Guardi le nostre encicliche le pubblicano le Edizioni Paoline ine ine ine”
“Ma non quello di Baldini & Castoldi, il Dalai Lama
“Oh Santa Cacca, ma dove sono le guardie svizzere quando servono. Guardi non posso riceverla ora, sto aspettando la Pivetti e poi non riesco a trovare il mitra tra tra tra”
“Il mitra?”
“Ho detto il mitra? Volevo dire la mitra tra tra tra”
“Senta io devo portare un messaggio di pace, lei deve aiutarmi”
“La capisco ma si metta nei miei panni. Lei è della concorrenza enza enza enza”
“Enza? Eminenza (enza) non voglio mica venderle un abbonamento a Torre di Guardia, devo parlare di pace e credo sia un valore comune nelle nostre religioni.”
“Sì ma io devo rendere conto ai miei clien.. fedeli. Non posso mica presentarmi con un bonzo onzo unz unz”
“Rendere conto? Ma se avete concesso funerali religiosi a Augusto Pinochet!”
“Pino chi hi hi hi?”
Pinochet, le dice niente lo stadio di Santiago del Cile
“Guardi non mi intendo di calcio. Comunque non c'entra nulla, lui era morto. Facciamo così, le prometto che vengo al suo funerale ok? Ei ei ei?”
Benedetto mio, dovrebbe saperlo che io non muoio, trasmigro.”
“Come i rumeni meni meni meni?”
“Sì, in camper. Senta qualcuno dovrà pur ascoltarmi. Il mondo deve sapere.”
“Ma guardi, dia retta, al mondo non gliene frega niente. Comunque provi da Cruman n n n n n.”
“Che cos'è un Cruman?”
“Non lo conosce? È un blogger famosissimo, ora poi lavora anche a Radio Deejay. Ora mi scusi ma devo andare a pagare l'ICI CI CI CI CI”

Bzzzzz....bzzzzzz
“Ma che diamine è sto rumore?”
Bzzzz... bzzzzz....
“Che è sto coso? Pronto?”
“Ehm mi scusi l'ho disturbata?”
“No stavo passando l'aspirapolvere”
“Ah fa le pulizie?”
“Io no, la stavo passando alla donna delle pulizie”
“Mi scusi questa intrusione, sono il Dalai Lama
“Niente meno. Da dove chiama, da Hollywood? Mi saluti Gere
“No guardi, sono qui sotto, al citofono”
“Ho un citofono?”
“Sì, senta avrei un messaggio di pace da comunicare al genere umano, so che lei può giungere a un vasto pubblico”
“Più che vasto, devasto. Comunque io l'aiuterei volentieri. Il problema è che a me il genere umano fa venire le bolle. Provi qui dalla mia vicina, lei è più filantropa. Però non le dia l'impressione di essere troppo impegnato, la prenda un po' alla larga, perché il suo concetto di diritti umani si ferma alla convinzione che tutti dovrebbero avere delle deliziose tendine. Di questi tempi però è già una tappa evolutiva. Ora la devo lasciare perché la donna delle pulizie ha messo la spina nella 380 e ora sta cavalcando l'aspirapolvere come un mustang imbizzarrito. Mi ha già aspirato il futon. A proposito, ma il suo citofono è vodafone o tim?”
“Click”

Bzzzzz.it bzzzzz.it (alla sede di Repubblica sono molto orgogliosi del loro sito).
“Chi è?”
“Ehmm sono Gloria, ho lasciato la patente sul tavolo, accanto alla frutta”
Dalai Lama è lei?”
“Ma porc.. Sì sono io, posso rilasciare delle dichiarazioni?”
“Certo. Ha ammazzato qualcuno in qualche villetta?”
“Ehmm no”
“Stupri? Attivi o passivi”
“Niente”
“Ci sono sue foto in giro senza mutande sotto la tonaca?”
“Mi manca”
“Un filmino col cellulare?”
“Col citofono è uguale?”
“Ha almeno fatto una scalata finanziaria fraudolenta?”
“Secondo lei se avessi scalato qualcosa andrei in giro con uno straccio e delle infradito?”
“Sono di Jimmy Chou?”
“Chi?”
“Mi spiace guardi, abbiamo finito gli spazi con l'intervista alla manicure della Gregoracci. Un'esclusiva”

bzzzzzzzz
“Sìììììì?”
“C'è Gigi?”
“No.”
“E la..... ma andate tutti affanculo”

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venerdì 23 novembre 2007

Second Life, second me


Lo ammetto: a me piace scrivere le cose in faccia. Se so qualcosa la dico, senza peli sulla lingua. Non sono il tipo che si defila. Magari sono più il tipo che si depila, soprattutto la lingua.
Oggi però sono risoluto a parlare di qualcosa di cui ignoro i dettagli e financo le linee generali. Insomma pontificherò privo di una qualsivoglia base cognitiva. Il glottologo polacco Zagajosky definisce questa forma di comunicazione “che parli a fa'”. Ad ogni modo confido nel fatto che ognuno di voi, almeno una volta nella vita, sarà entrato in un bar o avrà seguito una tribuna politica e quindi non si troverà smarrito nell'ascoltare un tizio che si parla intorno con quel tono adenoidale tipico degli impastatori di vaniloqui.

L'argomento in questione è “Second Life”, un mondo virtuale di cui so talmente poco che la mia massima espressione descrittiva giungerebbe a stento a “è un coso dove la gente cosano”.
Nonostante la mia ignoranza nel settore presenti profonde lacune, voglio lanciare una sfida agli amanti della vita alternativa (nel senso di alternativa a quella vera) e provare ad affastellare ipotesi su questo circolo virtuale pur non sapendo nemmeno da dove si entra.
Second life, come suggerisce la targhetta sulla porta, è un mondo virtuale in cui chiunque può entrare, scegliersi una nuova identità e fare tutto ciò che vuole. Possiamo quindi arguire che lo stimolo a crearsi una nuova vita derivi dal non ritenere sufficiente la prima o odiarla al punto da desiderarne una nuova nuova. Sorvoliamo sulle implicazioni filosofiche di un simile approccio, anche perché lo stesso Kierkegaard, che definì “la malattia mortale” il desiderare essere qualcun altro, in tarda età confessò che avrebbe tanto voluto essere Fabrizio Corona. E morse.
La prima cosa che mi si inerpica sulla corteccia cerebrale è il fatto che il tuo personaggio virtuale, accrocchiato con tutte le risorse possibili e imbellettato con i pixel più sexy della rete, tenderà inesorabilmente a somigliarti in modo imbarazzante e farà anche quel fastidioso rumore con la bocca mentre mangia. Se questa mia affermazione vi sbalordisce, osservate con maggiore attenzione il vostro cane.
Se applichiamo questa semplice ipotesi all'intero second world, possiamo agilmente allungarci verso considerazioni sociali ben poco distanti dal mondo in cui realmente ci troviamo. I personaggi virtuali tenderanno a crearsi una posizione e nell'operarsi in tal guisa, saranno inclini ad usare le più battute scorciatoie: il mercimonio dei corpi bidimensionali, che avrebbe fatto la gioia di Habbot e tutta flatlandia, e la sopraffazione tramite violenza.
Mi figuro persino che il vil denaro muoverà masse verso attività redditizie e che la speculazione edilizia sarà l'unico piano regolatore esistente. Presumibilmente gli ambienti considerati più cool saranno popolati da gruppi chiusi: un sistema di caste che ricorda molto la struttura sociale indiana e l'assegnazione dei tavoli al Billionaire. I privilegiati, che si sono guadagnati il tavolo vicino alle cubiste (che nel mondo bidimensionale si chiamano quadriste), si sono meritati il posto al sole con talmente tante ore di navigazione che potrebbero conseguire il grado di vice commodoro d'ufficio. In tutto questo tempo si sono dimostrati cinici, decisi, potenti e hanno saputo inserire nel proprio gergo acronimi talmente sinuosi da poter tranquillamente non significare nulla.
Questi oligarchi della second bella life, guarderanno con sdegno i nuovi arrivati. Li disprezzano al punto di pensare che tutto il mondo virtuale avrebbe dovuto chiudere dopo il loro ingresso. A patto che il neofita in questione non sia appetibile sessualmente. In questo particolarissimo caso, lo sgamato virtuale indaga sulla corrispondenza fisica tra il personaggio immaginario e la sua creatrice (mi permetto il lusso di immaginare l'esistenza di un esiguo numero di avatar femminili sovrappeso e con i denti a pianoforte), ma soprattutto sulla disponibilità ad essere coperta nella realtà almeno quanto l'immagine virtuale lascia velatamente intuire con discreti richiami all'erotismo (stivali inguinali, frusta e tette 1024x768). Questa contaminazione tra virtuale e reale è in qualche modo vista come un'erosione dei pilastri stessi che sostengono l'idea del mondo alternativo. Ma le maglie della rete sono larghe e il popolo dei figli di Onan (la cui miopia è accentuata dalle radiazioni del monitor) accetta di buon grado la possibilità di attraversare un varco tra i due mondi nella speranza di attraversarne poi uno più concreto.
Fin qui sono andato sul sicuro, ma ora esagero. Un mondo creato dai computer non può che essere espressione delle menti positiviste, votate alla scienza, al progresso e anche un po' ai varchi. Eppure qualche cosa mi dice che nemmeno second life potrà fare a meno di religioni vecchie e nuove, di adepti, dogmi e riti. Probabilmente numerose sette (numerose, non sette) professeranno i culti più bizzarri ed eserciteranno i privilegi sociali derivanti dalla ricerca dell'ignoto, finanche in un mondo finito. Chissà se sono consapevoli delle ingombranti ripercussioni teologiche di questa situazione. L'esistenza di queste professioni in second life, dimostra che non c'è bisogno di avere un'anima per confidare nella religione e, in questo caso, nemmeno un corpo.

Se tutto quello che ho provato ad immaginare è inattendibile, prometto che mi creerò un avatar e lo metterò da qualche parte esposto al pubblico ludibrio virtuale. Ma se in qualche modo la mia dissertazione è verosimile si dovrà ammettere che poter essere ciò che si vuole e fare ciò che si sente in un mondo in cui anche tutti gli altri hanno la stessa opportunità, non è molto diverso da un mondo in cui tutti possono essere solo quello che sono e fare ciò che i limiti umani e sociali impongono.
Pensandoci un po' (ma non molto), si può evincere che essere anarchici ha una sua potenzialità umana solo se il mondo in cui ci si muove rimane regolamentato. Ma la deduzione più immediata è che ci deve essere un modo meno noioso per rimorchiare.

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martedì 13 novembre 2007

A Chuck Norris non sarebbe successo


Eppure ogni giorno in televisione passano film insegui spara e nel tempo libero tromba. Possibile che un poliziotto non sappia tenere in mano una pistola? In “arma letale” il protagonista corre salta impenna e va a manetta, tenendo una SB92 carica e con il carrello aperto. Roba da gente giusta, mica pizza e fichi.
Non ci sono discussioni, un agente che non riesce a correre senza sparacchiarsi intorno è meglio che vada a debeccare i polli. Qualcuno magari dovrebbe anche spiegare come è finito in mano a un uomo dotato di diversa perizia, un oggetto in grado di offendere e provocare danni accessori tipo la morte. Non che a questo punto serva a qualcosa.
Che l'uomo non sia una miscela di buon senso, efficienza e precisione non è un fatto da dimostrare. Una pistola in mano ad una persona in grado di commettere errori è come la patente di guida in mano a chi non sa sincronizzare i propri gesti nemmeno per impostare l'ora sul videoregistratore. O come un bisturi in mano a un medico che ha superato esami imbrogliando, ha ottenuto il lavoro conoscendo e opera come se stesse farcendo un tacchino, asportando reni sbagliati e lasciando al loro posto strumenti da sala operatoria, garze e un anestesista che era scivolato su un intestino tenue. Che l'uomo abbia ancora qualche piccola tappa evolutiva da raggiungere lo dimostra anche il fatto che due gruppi di esemplari maschi, distinti da colori tribali, si incrocino casualmente e comincino a percuotersi con delle clave. Come due cani al parco che si azzuffano perché a uno non piace l'odore dell'altro. Per qualche profondo tecnicismo sociologico, a qualcuno è concesso essere stupido, ad altri no. Io, munito di limitata capacità cognitiva, riesco a concepire la possibilità che un poliziotto possa essere incapace, stupido o che semplicemente, una volta nella vita, possa commettere un imperdonabile errore. Ma gruppi di persone che nel XXI secolo e con il pianeta appeso a un ramoscello affacciato sull'abisso, si smontino di legnate in nome di una squadra di calcio, creano nei miei sistemi analitici quella che gli psichiatri definiscono fanghiglia percettiva.
È ovvio che se commette un errore un cardiochirurgo, una persona muore. Se commette un errore uno sventrasardine, una sardina vive. Ma fare il cardiochirurgo o il poliziotto non rende una persona infallibile e a volte non la salva nemmeno dalla stupidità. In definitiva, nonostante percepiscano stipendi contrapposti per numero di zeri, possono essere incapaci in egual misura e provocare danni equipollenti.

Ora sono qui ad assistere alla rivolta dei gladiatori e, testardo come una scimmia, mi ostino a cercare di capire. È solo vendetta o rabbia? Anche questi sentimenti fanno parte dell'uomo, della sua natura. Forse però sono distribuiti in modo disomogeneo perché mi manca ancora di vedere orde di dializzati assaltare ospedali in cui regna la malasanità o pedoni dare alle fiamme le motorizzazioni civili che hanno rilasciato la patente a tossici, avvinazzati e inetti che per logica sequenzialità di causa ed effetto e per il destino farabutto, si sono trasformati in assassini.
Ma forse non si tratta di vendetta. Forse si vuole cambiare radicalmente le cose. In questo caso tutto l'interesse di cui sono capace è rivolto a capire come.
Un'ipotesi potrebbe essere quella di eliminare le forze dell'ordine. Compresa la stradale, quella che viene a tirarmi fuori dalle lamiere di una macchina in cui sono incastrato grazie a un tizio che ha deciso di leggere la gazzetta durante una manovra di sorpasso, facendo spostare altri complici di omicidi che ritengono di avere incombenze tali da rendere adatta a loro la corsia di emergenza. In questo caso vorrei sapere se è prevista una nuova serie di procedure da seguire per i deboli e gli indifesi nel caso in cui si trovassero ad affrontare uno molto più feroce o una situazione perigliosa.
Oppure se varrà la legge della giungla con annessa riforma darwiniana che renderà lecita la sopravvivenza solo a chi mena più forte.
Un'alternativa potrebbe essere quella di rilasciare una sorta di nulla osta per i tifosi di calcio. Niente regole, controlli o leggi. Insomma il calcio città aperta. Diritto acquisito con la forza, probabilmente poco democratico, ma in fondo, perché no. Anche in considerazione del fatto che, quando viene ucciso un poliziotto, non è che esca fuori uno a dire “sono stato io scusate, non volevo, mi è partito accidentalmente un lavandino mentre correvo, non mi ero accorto fosse carico”.
Un'ultima possibilità potrebbe essere quella di avere delle forze dell'ordine composte tutte di Will Smith, Bruce Willis e Chuck Norris. Gente che non sbaglia mai, che sa sempre cosa fare, sa come farlo e se avanza un po' di tempo, salva questo mondo e quell'altro.
Seriamente, se qualcuno fosse a conoscenza delle richieste dei rivoltosi, gli sarei grato se potesse illustrarmele, perché i giornali non fanno che parlare di bollettini di guerra e di come salvare il calcio. Quel calcio in cui un attaccante dimostra grandissima sensibilità non esultando a seguito di un gol realizzato alla sua ex squadra, ma che salta, grida e gioisce in una giornata come quella di domenica scorsa.

Anche a me piacerebbe un mondo in cui non ci fosse bisogno di pistole e gente in divisa che le impugna. Ma mi piacerebbe anche un mondo in cui la sopraffazione, la prepotenza e il testosterone non fossero alla base dei sistemi sociali e politici e lo sputo la più riconosciuta forma di educazione.
In contemporanea con MenteCritica

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giovedì 8 novembre 2007

LaMenteVola


Ci sono troppo cose da fare, in un arco di tempo teso e puntato verso di te. Devi essere svelto per agire in un breve lasso di tempo, devi essere l'asso del tempo. Non è impossibile, se non consideri troppo le conseguenze e soprattutto se non perdi tempo a pensare che è impossibile. Quello che grippa i miei meccanismi è invero un'altra questione: perché ho così tante cose da fare? Non dico che passerei la mia esistenza con le mani nella dispensa e i piedi davanti a un camino di pile, ma in qualche modo vorrei arrestare questa escalation di incombenze. Fai meno cose, direte voi. Tutti laureati eh?
Non si può fare meno cose, si può solo riposare meno: fare meno pausa e diventare intrattabili. All'inizio agisci con moderazione e con moderazione ti viene chiesto di fare un po' di più. Tu già che hai un po' di tempo libero e un extragettito di energia dato dalla crisi dell'onanismo, aumenti volentieri il livello di impegno. A un certo punto ti accorgi di essere fuori budget, che hai splafonato di un buon 700% dai tuoi bilanci preventivi e che forse è il caso di ridurre gli impieghi. Non si può. Questo processo è privo di reversione. Se dai, nessuno accetterà mai che tu smetta di farlo o che tu riduca il flusso attivo. Quindi puoi solo smettere di dare a te stesso, perché probabilmente sarai l'unico che non se ne lamenterà.

Volevo scrivere un pezzo sull'assenteismo nella pubblica amministrazione. Sul fatto che un'azienda privata cerca di sopravvivere lavorando anche i notturni festivi di malattia in ferie, mentre l'azienda stato in condizioni di posto assicurato e di impossibilità (teorica) di fallire, ha un livello di produttività infimo. Eppure se parli con qualsiasi dipendente statale ti dice che lavora nelle miniere di Golconda con un salario terzomondistico.
Pensando ciò, mi sono venuti in mente i Radiohead (un gruppo musicale di cui so più o meno come di meccanica olistica). Questi giovani alimentatori di iPod hanno messo on line il loro nuovo disco, a disposizione di tutti, con la formula “pagalo quanto te pare”. Il 62% degli scaricatori di posto (nel senso di sito) ha elargito la rutilante cifra di O sterline. Eppure senti dire in ogni dove che è giusto comprare i cd pirateschi perché i prezzi degli originali sono troppo alti. A sentire quelli più avvertiti, la contrattazione magrebbina è una controfluttuazione di marketing. Mica un furto.
Ponderando in tal guisa, sono andato a pranzo. In uno di quei ristoranti di aggregazione o più semplicemente uno di quei posti con i tavolini ammassati per ottimizzare il meccanismo di apertura del registratore di cassa. Nel tavolo adeso al mio c'era una coppia in crisi. Cioè lui era sicuramente in crisi perché letteralmente tramortito da una raffica di parole provenienti dalla relativa. Io non volevo ascoltare, anzi facevo di tutto per distrarmi, ma eravamo talmente contigui che il fittissimo soliloquio ad alta frequenza della donzella, mi ha gratinato i maccheroni. Penso grazie ad una specie di effetto microonde.
La litania, solo saltuariamente rotta da alcuni tentativi di intromissione da parte del deprecabile tapino che però mai si elevavano oltre il “perso cucchiaio pappa”, era cadenzata da alcuni refrain ben modulati e usati come rafforzativi dei passaggi meno intensi. Quelli che parevano avere maggiore influsso sul quel cratere d'uomo erano piangere disperata, soffro, te ne accorgerai, tua madre, puttaniere. A volte, quando si sentiva attaccata, in un impeto di rivalsa del soggetto che ha voluto come marito dichiarandolo di fronte a testimoni, riusciva ad utilizzare tutti quei ritornelli in una stessa frase, provocando devastanti effetti retorici e un leggero sisma sussultorio avvertibile ai piani alti. Comunque in tutta la conversazione, l'unità carbonio di sesso maschile non è riuscita ad articolare argomentazioni più efficaci di “calcetto con gli amici”. La sua disfatta è arrivata nel momento in cui, in preda ad un marasma kafkiano ha replicato alla parola “compromessi” con “lo so bene, l'ha detto anche Berlusconi – compro Messi - ma il Barcellona non vuole venderlo”.
Alla fine io ho preso un caffè, loro un avvocato.

Anche loro erano scontenti. Anche loro volevano di più.
Non che ci sia qualcosa di male nel volere di più, ma se le persone pretendessero da sé stessi la metà di quello che pretendono dagli altri, il mondo sarebbe un posto in cui io potrei pranzare in santa pace.
A parte la diffusa confusione riguardo ciò che è dovuto e ciò che si deve, non capisco come il lamentarsi di quanto non si ha possa in qualche modo sortire effetti migliori dell'emettere gridolini goduriosi per la dotazione di cui si dispone.

“Sono depressa”
“Sei una bella donna”
“Mmmmsì, ma ho sposato un culo che spunta dal frigorifero”
“Sei perfettamente in salute”
“Ma mio figlio non sa costruire una proposizione se non include il nome di una squadra di calcio”
“Sei intelligente e hai qualcuno che ti vuole bene”
“Sai a che servirà quando avrò il culo basso”
“Hai una casa e la stabilità economica”
“Il mio capo è antipatico”
“Raggiungi l'orgasmo senza dover chiamare i caschi blu dell'ONU”
“Ma a me piace un mio collega. È così tenebroso, non questo divano che russa”
“Puoi decidere ciò che vuoi della tua vita, hai le risorse per farlo”
“Mmmmmi annoio”
“Fottiti”
“Mmmmnon mi va”

Io so scrivere. Probabilmente è l'unica qualità che ho. Le maggiori case editrici del mondo mi tengono in considerazione un'ottava meno del loro dentista e valuterebbero l'idea di pubblicare un mio pezzo solo se la prossima apocalisse scegliesse me come superstite, ma io sono così felice di saper scrivere che correrei nudo lungo un ponte di Calatrava.

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