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venerdì 6 febbraio 2009

Se Eluana Englaro potesse parlare direbbe...


Ma fatevi un po' i cazzi vostri!!!
Conoscendo il padre e confidando sulle leggi dell'ereditarietà di Mendel e il suo pisello (in senso ortofrutticolo), Eluana Englaro non si esprimerebbe in questo modo facinoroso, ma dopo 17 anni di tormenti anche Giobbe comincerebbe a mandare a ranare qualcuno. Infatti si vendicò sui romani chiamando le figlie Colomba, Cassia e Grande Raccordo Anulare.
Non ho intenzione di scrivere l'ennesimo trattato sull'eutanasia e sul libero arbitrio. Prima di tutto perché l'ho già fatto qui e qui e in secondo luogo perché ho smarrito il mio blocco degli appunti e ho appunto un blocco creativo. Anzi vorrei fare un appello...Alberti, Begani, Carotti, ok tutti presenti. Se qualcuno lo rinvenisse (il mio blocco tende a svenire), o avesse informazioni utili al suo ritrovamento, sarà ricompensato lautamente, dove lautamente è sinonimo di grazie grazie. È bianco e in copertina c'è un limone con gli occhiali da sole tondi e la scritta “John Lemmon”. Dovevo scegliere tra una moleskine e il limone, ho scelto il limone, mi è parso più intellettualmente distintivo.

Il fatto che di tutto questo non vi interessi uno spicchio, mi fa tornare sull'argomento. Che Berlusconi si inventi un decretino per annullare la sentenza di un tribunale è ormai uso e costume e visto che siamo in periodo carnascialesco, più costume che uso. Ciò non toglie che sia uso scostumato. Ma il fatto che l'Italia tutta debba dire qualcosa sulla vita privata di una sfortunata ragazza non mi torna. Sì, si tratta di vita privata, anche se decide di essere privata della vita. La vita vegetale che comunque qualcuno ha deciso per lei di preservare, a quanto ne sappiamo, contro la sua volontà.
Come detto, non entro in ambiti filosofici o giuridici, ma solo morbosi. Ho sentito dire che la vita di un innocente va difesa ad ogni costo, con ogni mezzo. Ne deduco che i 33mila bambini che ogni giorno muoiono di fame siano dei piccoli teppistelli monellacci, perché io non ne sento mai parlare, non dico fare qualcosa...parlare. Eppure è uno sport in cui noi italiani siamo campioni dell'universo (parlare, non fare qualcosa). Come? Sono lontani? Allora diciamo le vittime di mafia, terrorismo e riunioni condominiali? Gli imprenditori che hanno denunciato il racket e in cambio hanno avuto un lautamente (grazie grazie) e poi un arrangiati? Migliaia di famiglie di lavoratori licenziati che fanno la fame? Credo che alla gente più che i licenziati interessino i licenziosi. Prova ne è la tiratura di novelle tremila e eva quattromila e pure un po' puttana. E gli spettatori di fratelli grandi, isole molto conosciute, fattorie degli animali e roditori ipovedenti. Quanti di voi frequentano facebook? Dai su confessate. Molinari è inutile che piangi, chi è causa del suo mal pianga più spesso. Come? Non stai piangendo? Ah stai cantando una canzone di Giusy Ferreri, scusa. Be' su facebook c'è un gruppo che si chiama “se ti associ tra un po' ti faccio sapere tutto di tutti”. Nonostante sia chiaro come il marechiaro che si tratti di una bufala sbalorditiva (è firmato Ufficio ti faccio sapere tutto di tutti), in pochi giorni ha raggiunto la quota di un milione di iscritti, al grido di partecipa anche tu numeroso. Non voglio fare il moralista del fine settimana dicendo che il gruppo contro la mafia ha registrato 20mila associati in 3 mesi, perché facebook è giustamente solo un immenso bar all'angolo dove fanno degli aperitivi un po' stantii. Però a me viene sempre in mente una parola che riempie le bocche degli italiani molto più di un'amalgama per otturazioni: PRIVACY! Mi si spettinano i neuroni ogni volta che la sento e finché sono due possono rifarsi l'acconciatura a vicenda, ma tra un po'...
Tutti rivendicano il diritto a non avere impicci ed impiccioni. Dal terrorista a quello che ha fatto la cosa più interessante nella vita quando ha comprato un depilanarici. E nonostante questo il mercato del “mi faccio gli affari tuoi” è più fiorente di industrie efficientissime come la 'ndrangheta. Quello che poi arriva ad incanutire le mie sinapsi è sentire le ragioni di tali rivendicazioni. Tutti si inerpicano su costituzioni, si aggrappano ai capelli di filosofi, fanno capriole legislative...ci fosse uno che dice “io vorrei continuare a mentire e ingannare senza troppi casini”. Prendete il cellulare...no non adesso, non sta suonando. Il nuovo sistema per la localizzazione delle persone conosciute fa gridare allo scandalo, alla violazione della sacralità dell'individuo e del suo osso. Giusto. Che cos'è che spaventa però? Non il fatto di essere localizzati a propria insaputa, perché funziona solo previa autorizzazione di chi si vuole rintracciare. Spaventa il fatto che questo sistema esista e si deve per forza confrontare rapporti umani basati su chiacchiere con la possibilità di mostrarli per ciò che sono:

“cara facciamo la cosa della localizzazione così vedo sempre dove sei? Bello vero? Dai è divertente”
“ehmm mmm uhmm ah ecco, allora non ti fidi di me, mi ritengo offesa, ti ho dato gli anni migliori della mia vita e qui e là”
“noooo ehmm maaa nooo si be' ah ecco, sei una troia e se questi erano gli anni migliori bisogna che rivedi le tue aspettative di successo, buurp (nelle rappresentazioni stereotipate l'uomo rutta sempre)”

Riportando questo lieve alterco a contesti professionali, governativi, finanziari, potete immaginare perché siano tutti sostenitori della privacy.
Quindi anche a voi verrà da chiedervi dove si nascondano quei milioni di individui che si impicciano sempre delle altrui questioni, visto che se parli con la gente, è tutta privacy alè alè. Misteri tipicamente italiani. Come non si è mai capito chi votasse DC o come mai capirò chi stramaledizione guidi in mezzo all'autostrada. Perché io quando ne parlo mi sento rispondere da tutti “è vero anche io li odio andrebbero tutti inceneriti e poi multati”. Oh giuro non ho mai sentito uno rispondermi cose tipo “eh? Corsia di destra? Ma che è?”. Poi prendo l'A1 e c'è un serpentone di macchine ammassato in mezzo alla strada che se ti metti sulla destra puoi anche sintonizzarti su Alessandra Delle Monache dell'Aci e dormire fino a Melegnano, tanto è tutta dritta e stai certo che non incontri nessuno. Come diamine si spiega?

Tornando a Englaro mi viene in mente che qualcuno ha degli interessi. La Chiesa ha i suoi, insieme ai propri sottoposti: i prelati, i fedeli, il governo italiano. Qualcuno avrà anche interessi di tipo puramente filosofico o legislativo, ma che la morbosità non si fermi davanti a niente, nemmeno alla sofferenza fa schifo un bel po'. Come fa schifo un bel po' il decreto legge proposto dal governo, perché è un gesto antidemocratico, impietoso e, cosa peggiore, è un gesto che nasconde interessi politici mascherati da valori umani. Un decreto scritto ad personam: la prima parte “L'alimentazione e l'idratazione, in quanto forme di sostegno vitale e fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze, non possono in alcun caso essere rifiutate dai soggetti interessati” è per Pannella, la seconda “o sospese da chi assiste soggetti non in grado di provvedere a se stessi” per Englaro.

Il paese è alla fame e il problema lo affronta gente che l'unica fame che ha mai conosciuto è quella di potere. La gente soffre e per loro decidono persone per cui la gente s'offre.
Allora per cortesia, visto che non ne esce una col buco nemmeno per sbaglio, almeno fatevi un po' i cazzi vostri, vi assicuro che confronto ad ora, sarà un successo.


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venerdì 8 giugno 2007

Privacy del garante


Mentre smanopolavo frequenze in attesa che un semaforo divenisse di un colore acconcio al moto, mi è toccato in sorte di intercettare un'intervista al garante della privacy. Per ovvi motivi non farò il suo nome e, peraltro, egli ha concesso l'intervista riservandosi di parlare con una patata in bocca, la testa in un pentolone da polenta e abbozzando un accento svedese talmente ben modulato che era corredato da apposite chiavi a brugola. Codesto tizio, a capo di una struttura che si fa gli affari nostri per proteggere la nostra privacy, era molto insolentito nei confronti di Google. Secondo lui il colosso americano del “non lo so, cercalo su internet”, rappresenta una inquietante minaccia al diritto alla privacy. Il garante trova intollerabile che il nostro peregrinare per le ragnatele telematiche venga monitorato e registrato in qualche settore disperso in un disco rigido e quindi poco propenso a simpatizzare. Per sovramercato, l'uomo nel pentolone si erge a baluardo del “fatevi i cazzi vostri” nei confronti del fatto che questo signor Google si permette di suggerire percorsi preconfezionati sulla base delle caratteristiche del cercatore. Che cosa orribile. Google cerca di capire che cosa ci interessa e ce lo suggerisce. Aiuto!
In un climax incontrollabile, il garante avverte con toni da invasione aliena, che qualcuno, al di là dell'oceano, accumula informazioni riguardo i nostri gusti politici, consumistici e addirittura, parole testuali, sindacali. Io ho provato ad immaginare un tristo americano afflitto dai trigliceridi e dal burro d'arachide, che un giorno comincia ad esultare per l'ufficio perché ha scoperto a quale sindacato è iscritto cruman. Giubilo dell'azienda tutta e quadretto appeso nella bacheca dei dipendenti del mese.
Ho trovato in qualche modo stoppacciosa tutta questa acredine verso Google. Mi piacerebbe sapere dal garante che fine hanno fatto le centinaia di migliaia di intercettazioni abusive a danni dei cittadini, effettuate da una struttura privata al soldo di, diciamo così, poteri occulti. Quelle intercettazioni per cui è stato fatto un decreto che recita più o meno così:
“In riferimento ai tabulati ottenuti in maniera fraudolenta da omissis, per conto di omissis, durante un lungo periodo di tempo, lo Stato decreta quanto segue: ce le teniamo noi”.
La questione è stata l'epicentro di un terremoto socio politico ed è fin troppo banale un legame (finanche linguistico) tra questi tipi di terremoti e il Sismi.
Nel paese delle notizie che fuggono meglio del metano, dei telefoni privati che sono più pubblici di una cabina, delle continue telefonate di venditori di qualsiasi cosa (da abbonamenti a telefoni sicuri alle bottiglie di olio extravergine ascendente extrabilancia), il garante della privacy fa passare Google per il vero nemico della nostra vita privata. Dimentico (lui non io), prima del fatto che siamo il paese occidentale che usa meno internet e poi del concetto di consapevolezza, cioè del fatto che uno che apre la paginetta di Google per cercare “donne che si depilano il petto”, si rende ahimè conto di star ponendo una domanda a un sistema che acquisirà informazioni, essendo con esso connesso. Mentre io che prendo il mio telefono a gettoni d'oro e chiamo il pizzaiolo per farmi portare una pizza doppia mozzarella imbufalita, vivo nella speranza che questa faccenda sia una cosa tra me e il pizzaiolo egizio. E invece no. Passiamo la vita a firmare pagine e pagine di autorizzazione al trattamento dei dati personali anche per avere due gocce di grappa giulia nel caffè e poi c'è qualcuno che si fa grasse risate a sentire le mie litigate al telefono con il pizzaiolo che non mi ha imbufalito la mozzarella.
Questa bizzarra faccenda della privacy che ha messo in testa a molta gente di avere sensibilissime informazioni personali da tutelare, ci ha alfine portato in una situazione a dire il vero piuttosto prevedibile. Il settore sociale felicemente definito da Engels “degli sfigati”, si è ritrovato i propri fattacci sparsi per tutte le scale e giù in strada, mentre chi ha davvero qualcosa da nascondere è pure capace che ti denunci perché hai ascoltato mentre prendeva accordi con un killer siriano. A questo aggiungiamo pure segreti di stato, insabbiamenti e fumo oculare e cerchiamo di capire se il risultato è il nemico Google.
È possibile, diciamo anche molto probabile, che il colosso americano utilizzi a fini di marketing le informazioni che mettiamo a disposizione navigando, ma le continue violazioni che avvengono in casa nostra ad opera di strutture privatizzate e vendute al miglior offerente o al potente di turno hanno scopi ben più pericolosi.
Esco di casa la mattina, imbocco l'autostrada e il telepass lo spiffera a qualcuno, viaggiando, delle telecamere registrano dove vado, a che velocità, con che macchina e se ho lavato il ricordo organico di quel piccione che avendomi visto in coda fermo da ore, mi ha scambiato per un monumento. Giunto a lavoro timbro esprimendo il mio rapporto con la puntualità, mangio, pago con la carta di credito, prelevo con il bancomat, telefono alle mie amanti in ordine di rubrica smuovendo sopiti pruriti di qualche intercettore e infine vado a letto... preso all'Ikea... quella di Carugate. Tutte queste informazioni vengono accumulate, dossierate ed archiviate dal mio portinaio. I portinai sono la spina dorsale del Sismi. Anche i citofoni, ma più i portinai. In tutto questo il nostro garante è seriamente preoccupato dal fatto che da qualche parte in America, c'è scritto che qualcuno ha cercato “film con nani, molti nani”.
Io non sono un tifoso della privacy come ho già raccontato qui, ma quando ho saputo che questo tipo competitivo (garante, colui che gara) ha dato parere favorevole all'utilizzo di piccoli elicotteri spia su Milano (da 50 mila euri l'uno), che possono riprendere qualsiasi cosa, ho deciso di perplimermi. Sì perché è vero che, esempio, googlemap viene usato per cercare le strade, in particolare quelle dove donnine discinte prendono il sole o esibizionisti si aprono l'impermeabile in direzione del satellite, ma almeno lo possono usare tutti. Questi occhi volanti saranno pilotati (e le immagini che mandano osservate) da un vigile urbano: non esattamente una tappa dell'evoluzione umana. Così ho scritto una mail all'uomo del pentolone che mi ha gentilmente telefonato:
Garante (con marcato accento svedese): “Prontiiiiiii”
Cruman: “Garante è lei?”
G: “Ehmm sì, senta lei non si deve insolentire, noi lavoriamo per migliorare la circolazione stradale e contrastare l'ecocrimine”
C: “Guardi capisco che togliere un vigile dalla strada e chiuderlo in un ufficio con un giochino, migliori sensibilmente la circolazione, ma chi controlla il controllore? Non che mi interessi molto, voglio dire, se ne traete un qualche diletto potete anche farmene svolazzare uno nel cesso di casa mia di questi elicotteri, specie d'estate, così magari le pale mi refrigerano l'ambiente, ma a questo punto che senso ha prendersela con Google, che tante risposte ci ha dato per le parole crociate?”
G: “Mi meraviglio di lei che è un informatico, dovrebbe sapere che rischi si corrono con le nuove autostrade telematiche”
C: “Come fa a sapere che sono un informatico?”
G: “Ehmm, ho detto informatico? No volevo dire, lei che è informato, persona avveduta”
C: “Senta, non è che, senza offesa eh, mi sta prendendo per il culo?”
G: “No al contrario”
C: “Il contrario del culo?”
G: “No dico il controllo delle strade è un servizio utilissimo”
C: “Io non uso mai la macchina”
G: “Cosa? Ma se fa 35 mila km l'ann....ma porc!!”
C: “Signor garante, apra una bella pagina di Google e cerchi 'd'annà affan..'”


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mercoledì 27 settembre 2006

Intercettare la distruzione


L’altro giorno hanno rubato in casa di un mio amico. Brutto affare (il furto non il mio amico), ma per fortuna le forze dell’ordine sono riuscite a catturare i lestofanti e recuperare la refurtiva. Il mio amico è stato subito avvertito e, felice come una pasquetta col sole, ha raggiunto il posto di polizia. Purtroppo lo aspettavano nefaste novità. La sua roba era stata mandata all’inceneritore per disposizione governativa: bisogna evitare che venga fuori il marcio, hanno fatto sapere le istituzioni. Certo il mio amico proprio della bella roba in casa non ce l’aveva, però almeno un rigattiere, un robivecchi, ecchediamine.
Si devono sentire così centomila italiani. Le loro informazioni, più o meno riservate, dopo aver divertito un certo numero di squisite persone, verranno distrutte. Mi sgorga qualche considerazione.
Queste dannate intercettazioni vanno avanti da chissà quanto tempo. Nessuno sa realmente quante e quali persone si sono addormentate leggendo i fattacci miei. Nessuno può sapere se ci sono dati sensibili registrati nella chiavetta usb della nonna di tizio, nel ipod del nipotino nano di caio o in un dvd infilato nella collezione fetish-latex di un impiegato di un ministero a caso. Senza contare che, a meno di scomodare i precog di minority report, nessuno può sapere che cosa ci sia nella testa delle persone che sono entrate in contatto con le intercettazioni telefoniche e telematiche.
Fatte queste considerazioni che, giuro, ha fatto anche mio nipote di 10 anni, a qualcuno viene in mente comunque, che distruggere dei tabulati, oltre ad essere un gesto catartico, è anche un’ottima soluzione al problema della diffusione del frutto di queste spiate. Tutto ciò a dimostrazione del fatto che la razionalità e il buonsenso non sono ancora allegati a nessun quotidiano.
Il prode governo, vara alla velocità della luce un piccolo decreto (un decretino) inceneritore. L’opposizione non opposiziona. Tanto affanno e tanto armonioso accordo non si ricordava dai tempi degli aumenti di stipendi per i parlamentari. Solo Di Pietro pareva lievemente in disaccordo, ma il capo del suo carrozzone ha chiarito che trattasi di semplice disturbo della personalità, dovuto a una sindrome schizofrenica borderline. In pratica alle volte, al verace ex pm, sfugge di mente la provenienza della sedia su cui si trova assito. Ma vediamo i punti salienti del decretino:
I documenti che contengono dichiarazioni anonime non possono essere acquisiti nè in alcun modo utilizzati, salvo che costituiscano corpo del reato o provengano comunque dall'imputato.
Il fatto che siano già stati acquisiti da dei manigoldi non viene rilevato.
Delle operazioni di distruzione è redatto apposito verbale, nel quale si dà atto dell'avvenuta intercettazione o detenzione e dell'acquisizione, delle sue modalità e dei soggetti interessati, senza alcun riferimento al contenuto delle stesse.
Quest’ultimo dettaglio è fondamentale. Questi verbali, se nessuno li intercetta prima, saranno in qualche modo accessibili. In un mondo perfetto mi arriverebbe una letterina a casa con il francobollo acquistato e leccato personalmente da Tronchetti Provera, con su scritto “Guarda che tu sai cosa ora è un tutti sanno cosa. Se vuoi saperne di più ci vediamo tutti alla cabina all’angolo”. In questo modo io potrei valutare se ho subito danni e di che natura. Invece potrò solo sbirciare (probabilmente pagando) su questi verbali se compare il mio nome, ma non saprò mai di che cosa sono stato privato (divenendo pubblico). A Stoccolma, con un’antica locuzione, usano definire questa situazione come cornuto e mazziato. Non solo si sono appropriati a mia insaputa di informazioni riservate, non solo, tramite questi verbali, tutti lo sapranno, ma probabilmente resterò uno dei pochi a non sapere che cosa è rimasto della mia vita, che non stia circolando per strani ambienti. Non lo saprò io e non lo sapranno i giornalisti. Anzi, secondo me i giornalisti, tra contatti vari, voci di corridoio, spifferi, fughe di notizie, fughe di gas, fughe fiorite di Bach, sapranno anche qualcosa, ma grazie a questa postilla del decretino:
Chiunque illecitamente detiene gli atti o i documenti di cui all'articolo 240, comma 2, del codice di procedura penale, è punito con la pena della reclusione da sei mesi a quattro anni.
…non potranno in alcun modo diffonderli.
A me tutto questo sa di beffardo. Ma anche se mi sbagliassi (l’ultima volta è successo nel ’76 quando ho acquistato una brioche per 2 milioni), resterebbe il fatto che dei manigoldi hanno commesso un reato nei miei confronti, procurandomi un danno e le istituzioni mi impediscono di valutarne l’entità per poter prendere adeguati provvedimenti. Perché?
Bella domanda. Chiedo l’aiuto del pubblico, cioè del dipendente pubblico Prodi, che suggerisce: “Occorre fare in modo che il marcio non dilaghi”. Forse è sbagliato estrapolare le frasi dal loro contesto, forse bisognerebbe avere la giusta prospettiva su certe dichiarazioni, ma un mio amico, che ne ha viste tante, persino navi da guerra in fiamme al largo dei bastioni di orione e che pensa sempre male, dice che questa dichiarazione ostenta un’onestà intellettuale di cui il mondo politico era dimentico da legislazioni!

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venerdì 22 settembre 2006

Un fiume di informazioni


Sono sotto controllo. Stavolta sono certo di aver fatto mangiare la polvere a tutti i miei amici. Anche a quello coinvolto in una misteriosa vicenda di cronaca perché omonimo dell’autista del bancarottiere di riferimento. Persino al mio amico che si è portato a letto una modella: evento chimico scatenato dalle sostanze stupefacenti che albergavano nel di lei organismo, venute a contatto con le medicine per le mucche che lui si iniettava, con un ago da ippopotami, tra muscoli guizzanti e fegati in lacrime. Nessuno sa esattamente che cosa successe quella notte. Lui, uomo d’altri tempi, tace, per dignità e rispetto. Concede ogni tanto un gesto eloquente o un’espressione mista, tra il godereccio e l’incredulo, giusto per mantenere viva in noi l’ammirazione e spremere fino all’osso il ritorno sociale di cotanta impresa. Ho stracciato tutti, posso affermare non senza una punta di sintomatico mistero, che il mio blog è tenuto sotto controllo niente sedere di meno che dalla presidenza del consiglio in persona! Diversi accessi al mio sito, giungono dritti dalle sale del potere, la stanza dei bottoni, il tempio della politica vera, quella che conta. I miei amici sono impalliditi. Quello della modella, sconvolto dalla notizia, ha cercato di riguadagnare terreno dicendo “non vi ho mai detto che la modella aveva due gemelle e che si sono infilate nel letto con noi?”, ma è stato zittito a colpi di melanzane in faccia. Ora io sono il depositario dell’invidia generale. Io sono ciò che gli altri vorrebbero essere….
Certo ho dovuto tacere un piccolo particolare: grazie a semplici strumenti tecnici a disposizione di tutti, ho rilevato gli accessi dalla rete denominata “presidenza del consiglio dei ministri”, ma ho potuto anche verificare che cosa stavano cercando. In particolare, qualcuno ha cercato con google “fiume bottego” ed è finito sul mio post sull’enigmistica. In pratica c’è un tizio negli uffici di Prodi che fa le parole crociate e non è neppure bravo. E imbroglia.
D’accordo, questo ridimensiona un’anticchia il mio quarto d’ora di celebrità, ma sicuramente posso fregiarmi di un’informazione riservata: so che cosa fanno gli impiegati d’alto livello durante l’orario di lavoro e so anche qualcosa del loro livello culturale. Che ci faccio ora con queste informazioni? Niente ovviamente. Principalmente per motivi etici: per esempio la paura di finire in Siberia a coltivare lime dei caraibi. Però questo mi ha fatto pensare.
Si sente dire spesso, tra la gente che pare saperne, che l’informazione è potere. Il fatto che migliaia di persone socialmente influenti venissero controllate e spiate, avallerebbe questa informazione, che quindi ci rende un po’ potenti. La domanda che nessuno si pone è: perché carpire informazioni è così importante? Perché qualcuno è disposto a rischiare, a spendere ingenti somme di denaro per sapere che dice Vieri a Muccino? La risposta mi sorge spontanea: è evidente che la realtà che noi percepiamo attraverso gli organi di informazione, non rappresenta minimamente l’effettivo svolgersi degli eventi. Altrimenti che senso avrebbe? Se ciò che succede, come succede e perché succede, fossero informazioni alla portata di tutti, a nessuno verrebbe in mente di tenere sotto controllo centomila telefoni. Non ci sarebbero reti di spionaggio, talpe, cimici e altre bestie varie. Tutto ciò porterebbe a pensare che tutti quei sospetti, quelle ipotesi di complotti e macchinazioni nell’ombra, possano trovare sostegno nella ricerca affannosa e illegale, di informazioni private. Se queste informazioni sono così importanti ed è così importante tenerle nascoste, è concesso pensare che esista una realtà politica, sociale, economica e via discorrendo, che noi, massa volgare, ignoriamo o siamo costretti a ignorare.
La privacy: bella parola. Bel casino. Ormai chiunque sventola la bandiera della privacy. Il tizio che usa risorse pubbliche per fatti privati, i criminali i faccendieri. Pare che qualsiasi reato sia un furto di caramelle di fronte alla violazione della privacy. Se ci fosse un piano per gabbare milioni di consumatori o milioni di tifosi che pagano il biglietto o giocano al totocalcio, lo vorreste sapere? O in nome della privacy preferireste continuare ad essere ciurlati nel manico? Se sto commettendo un crimine, il minimo che mi aspetto è che qualcuno stia facendo di tutto per impedirmelo. Ma se non ho niente da nascondere? Altro bel problema. In un contesto di legalità sociale, è ovvio che io possa e debba pretendere il rispetto della mia privacy. Ma a guardarci bene in fondo, la privacy è una necessità scaturita dalla stupidità umana. Se qualcuno ascolta le mie conversazioni erotiche con il mio pizzaiolo, è sicuro di avere qualcosa su cui far leva per tenermi in pugno (in termine tecnico: mi tiene per le palle). Ma questo è dato dal fatto che io so che in qualche modo avrò un danno sociale dalla diffusione delle mie telefonate sesso prosciutto e mozzarella di bufala. Perché la gente mi giudicherà e, probabilmente, emarginerà per questo. La stessa gente che invece è tranquilla, perché ancora nessuno ha scoperto che si fa frustare da un nano vestito da suora. Lo stesso dicasi per il fatto, per esempio, che ho le ragadi (per ovvi motivi) o che, peggio ancora, sono ateo. La vera mostruosità non è non rispettare la privacy a tutti i costi, ma il fatto che le persone sono sempre pronte a giudicare, etichettare e condannare. Non stiamo difendendo la nostra privacy, ci stiamo difendendo dall’assenza totale di comprensione, di umanità. Questa è la vera piaga. In assenza di questa disumanità, potremmo tranquillamente avere telecamere ovunque, registrare le nostre impronte digitali e farci ascoltare le telefonate. Saremmo sicuri che a nessuno interessa se metto il perizoma o tradisco mia moglie (magari a lei un po’ interessa), ma saremmo un po’ più sicuri che la realtà che percepiamo, si avvicini molto a quella effettiva. E’ un concetto difficile da assimilare, me ne rendo conto. Siamo abituati a difendere il nostro privato da occhi morbosamente curiosi e ipocriti. Ma se ognuno avesse la propria vita da vivere e non quella degli altri e conoscesse più la comprensione o al limite l’indifferenza, del disprezzo e l’invidia, sarebbe più facile parlare di una privacy umana e non difensiva.
Per il tizio della presidenza del consiglio, il fiume di Bottego si chiama Omo, però la prossima volta niente internet o enciclopedie, arrivaci con gli incroci e memorizza, se no non lo impari mai.

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