martedì 27 gennaio 2009

Accattateve 'o terrorista


Mettetevi un terrorista in casa e il vostro salotto diventerà un protagonista di questo secolo. È argomento di conversazione. Stiamo parlando di pezzi pregiatissimi: terroristi originali di Guantanamo torturati a mano, con certificazione della CIA, soddisfatti o bombardati. Alle prime cinquanta telefonate, ve lo spediamo gratuitamente in conto visione e se non vi piace ve lo cambiamo con quello che preferite. Un dittatore esule del chilosachistan o una carretta del mare full optional.
C'è crisi, parliamoci chiaro, un terrorista costa in manutenzione anche se si può riutilizzare, chessò, con comparsate a San Remo o al Grande Fratello. Del resto bisogna aiutare il buon Obama che dice sì noi possiamo ma ora che ci abbiamo giocato un po' e si sono rotti, teneteveli voi. La risposta dell'occidente è stata un po' freddina, così dicono. Lo dicono soprattutto gli intellettuali, quelli che accusano di gretta discriminazione da un attico a Park Avenue. Però hanno ragione ad essere delusi, memori di una storia e una cultura di grande ospitalità. La Francia con i terroristi rossi, la Spagna e l'Argentina con quelli neri e nerissimi, gli stessi Stati Uniti si sono tolti lo sfizio di elargire protezione in cambio di servigi da parte di ex nazisti a cui hanno dovuto falsificare l'autocertificazione compilata sull'aereo per entrare negli States. Loro avevano barrato SI a tutte le domande sull'attività genocida durante la seconda guerra mondiale. Ora però qualche governo storce il naso, qualche altro fischietta vago. L'Inghilterra, paese tradizionalmente ospitone, ha proprio detto che sono a posto così, grazie.
E l'Italia? Anche l'Italia ha grande tradizione, prima di tutto nella produzione e poi nella valorizzazione degli esemplari nostrani. Qui si affidano anche posti in parlamento a chi ha preso la vita per uno sparatutto e c'è rimasto male perché non ha vinto l'omino non avendo fatto il mostro. Però il bonus glielo hanno dato. Sulle prime, alla proposta di Obama il nostro governo ha provato a controproporre uno scambio con Cassano ai Galaxy. Poi però ha risposto come sempre entusiasta e volitivo. Come da folclore: ricordiamo per esempio la spensierata adesione al protocollo di Kyoto.

Relatore: Allora chi è per il protocollo di Kyoto?
Delegato: IO IO IO IO IO IO!!
Assistente (pestando febbrilmente i tasti di una calcolatrice): Dottore, ma è sicuro?
Delegato: Certo che sono sicuro, io conosco benissimo la cucina giapponese, vuole anche lei un piatto di protocolli di Kyoto?
Assistente: Ma guardi che non stanno prendendo le ordinazioni per il pranzo.
Delegato: Si rilassi e si goda la vacanza.
A distanza di anni:
Governo: Chi accidenti ha firmato questo accordo che non possiamo sostenere e ci costerà una fortuna?
Delegato: E che sarà mai il conto di un sushi bar!?

Altro esempio, aiuti per il terzo mondo:

Relatore: chi aderisce al programma di aiuti per i paesi in via di sviluppo? Bene l'Italia è in prima fila come sempre.
Delegato: Uh! Chi? Cosa? Che m'hanno visto mentre mi stiravo?
Alcuni anni dopo.
Terzo mondo: Ehmm per via di quei soldi che ci avevate promesso?
Governo: Egregio Mondo Terzo vogliate portare pazienza ma abbiamo avuto spese impreviste.
Terzo mondo: Tipo?
Governo: Pesce crudo.
Governo (rivolto all'assistente): ma chi è sto Mondo Terzo, un altro di quei rapper impegnati? E perché gli abbiamo promesso dei soldi?

Perché cambiare stile? Lo stile identifica. Fa sì che ovunque andiamo siamo considerati sempre allo stesso modo. Dei cialtroni.
Del resto secondo Cossiga, l'Italia ha dato ospitalità, libera circolazione e abbonamento gratis per le ferrovie a terroristi palestinesi e alle loro armi, per anni. Fino a provocare qualche trascurabile esplosione sui treni e nelle stazioni. Sono cose che succedono: “no lo zaino con i panini è quell'al...”.
E quindi aderiamo anche all'offerta di Obama con probabili conseguenze in linea con il nostro stile:

Obama: Scusate, quei terroristi che vi abbiamo dato qualche anno fa?
Governo: Ehmm guardi stavano giocando con dei raudi alla minitalia proprio stamattina, ma vedrà che adesso saltano. Fuori, intendo. Non si preoccupi.

Il terrorismo, le contrapposizioni culturali, le guerre, il calcio, sono tutti problemi che ci riguardano indistintamente, non ci sono dubbi. Guantanamo era al di sopra della legalità e dei diritti umani, d'accordo. Mobilitazione, impegno e indignazione verso l'indifferenza o il rifiuto di collaborazione, sempre d'accordo. Mi viene sonno per quanto sono d'accordo.....ma.
Alla fine degli anni trenta, quando un certo Adolfo, famoso per i baffi e per aver sterminato 6 milioni di persone, decise che se i finanzieri ebrei non avessero sostenuto le sue partite a risiko, avrebbe fatto cane di tutta la loro razza, un paffuto numero di migliaia di ebrei profugò (voce del verbo) dalla Germania. Durante una conferenza mondiale svoltasi a Ginevra ci si chiese “chi vuole dare ospitalità a questi liberi cittadini che sono solo un po' giudei?”. Una sola nazione offrì cinquemila visti. Santo Domingo, non scherzo, proprio Santo Domingo. I profughi ebrei si strapparono le trecce per quei visti, ettecredo, lo farei anche io per uno status di rifugiato politico a Santo Domingo. Non solo nessuno si indignò, ma è un miracolo trovare questo fatto sui libri di storia.
E i profughi rwandesi? Quelli del Darfur? Be' ammettiamolo signori, indignarsi per l'indifferenza verso uno sciame di straccioni abbronzati che per di più vivono vicino a bellissimi villaggi vacanze, non è figo come indignarsi per la mancata tutela dei diritti politici internazionali di un bel terrorista coi controcazzi.
Io uno lo terrei davvero, ma ho appena comprato uno Staccolanana e il Rom che vive in casa mia dice che non darebbe una continuità concettuale al mio salotto. Ma se proprio sono costretto a farmi dare un presunto terrorista dagli americani, se si potesse scegliere, vorrei avere Bush, almeno legge le favole ai bambini (presidente...psssst preside'....ce stanno a bombarda'....e il lupo cattivo disse: presidente ce stanno a bombarda').
Una volta il terrorista andava via come il pane, ora il terrorista el va no.


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giovedì 22 gennaio 2009

La vita è come una discoteca: basta provarci


Io sono una persona normale, come tutti voi. Be' magari non proprio tutti, tu per esempio, sì tu tu, non è che sei proprio normalissima. Poi se vai ai provini del grande fratello dicendo sono un po' pazza, solare, imprevedibile, cerco sincerità e tanta dolcezza...be' si dai ripensandoci sei normale anche tu. Ho i problemi che avete anche voi: arrivare a fine mese, capire i risvolti della politica internazionale che rendono difficile trovare un posto pe' Kakà, parlare con un impiegato delle poste e capire quindi perché lavori dietro a un vetro antiproiettile. A proposito di poste, per esempio, pochi giorni fa mi hanno perso un pacco (da ciò il termine pacco), ma io scaltro come una cosa scaltra, l'avevo assicurato. Solo che l'assicurazione non è mai arrivata alla mia compagnia, smarrendosi in qualche piccolo posto. Postino.
Ma come tutti voi so che bisogna arrangiarsi, non dico diventare Mac Giver, ma nemmeno Mr. Bean. Così ho fatto la pensata di assicurare l'assicurazione, ma la Lloyd di Londra mi ha detto che è impossibile perché tale istruzione genera una chiamata ricorsiva nel sistema informatico e i computer invece di calcolare il premio, si mettono a fischiettare Yankee Doodle con i toni del modem analogico. Penso che per far prima userò una rondine, anche se ho sentito dire che una rondine non fa prima.
Sono stanco, depresso e disamorato della mia stessa vita. Sì, come voi, lo so. Ma un giorno ho visto la luce e la prima cosa che ho detto è stata “tana per la luce!”. Sono depresso ma un po' giocherellone.
L'illuminazione si è manifestata attraverso uno spot pubblicitario che mi ha buttato lì tra una velina e uno stinco precotto, il dubbio sul senso della vita. È orario, penso io. E invece manco per niente, dice lui. Il senso della vita è provarci, sempre.
Spettacolo, sussurro esultandomi tutto e ancora non si vedevano le veline. Provarci sempre, è la cosa importante, proprio come dicono quelli della reclame.
Ma provare a fare che cosa?
Tranquillo, te lo dicono sempre loro e ti fanno tanti esempi. Il più sexy è “comprati una moto e parti da solo”. Per gli dei del Walhalla poco adorati per disguidi di pronuncia!! Siamo nell'epoca più accrisonata della storia: la crisi economica, in medio oriente, dei valori, isterica. Ma la cosa davvero importante è provare ad essere terribilmente figo su una moto da easy rider e andare incontro al vento, soli, senza casco e senza cascare, specie se sbagli il senso (unico non della vita).
In un attimo di lucidità causato da un importante servizio giornalistico del gabibbo, mi si affaccia un quesito: ma i soldi chi me li da?? Be' amici omogeneamente normali, non ci crederete ma proprio quelli della pubblicità sono disposti a prestarteli. Pazzesco vero? Sono corso al telefono. Ok vivo in un monolocale ma ho allungato il braccio molto velocemente.

Musica di attesa (Yankee Doodle, pensa te)
Assistente con voce porneggiante: Sono a sua disposizione.
Io: voglio 20 mila euri per una moto a braccia larghe e andare via da solo.
A: certo signore, lei ha capito tutto della vita, provarci sempre.
Io: posso provarci anche con lei?
A: certo, le apro un secondo fido?
Io: va be' dai comincio con la moto poi vediamo.
A: dunque i soldi le arriveranno domani, il TAEG è il 25% TAN lo calcoliamo coi dadi, il rientro è in comodissime 1200 rate e le ipotechiamo la casa.
Io: benissimo grazie!

Corro, stavolta davvero, in una concessionaria di moto che però le moto non le concede, vuole i soldi in cambio.

Io: voglio una moto
C: che tipo di moto desidera
Io: per partire e andare lontano, ah e che ci si stia comodi in due, perché tornerò solo dopo aver trovato me stesso
C: quella motocicletta tutta cromata 10 hp va bene?
Io: ottima, senta per caso sa che cazzo significa ipotechiamo?

Funziona davvero, sono sulla mia moto in direzione altrove, ok è gennaio e ho un polmone che fa condensa, ma la cosa più importante è provarci sempre, non provarci da giugno a settembre. Sempre.
Capite? Significa che è tutto vero. Prima le pubblicità puntavano sulla femmina avvenente. Usi quella colla per dentiere e rimorchi Nina Moric. Non c'è voluto molto a capire che era uno specchietto per gli alloccoli. Ora ti vendono il senso della vita insieme allo spazzolino con gli ioni di argento. Se bevi quell'amaro là, hai una capacità introspettiva di un bonzo vestito per entrare a corte degli imperatori. Se compri quella macchina che costa un botto, ti danno quell'optional che ti porta in posti spettacolari, tanto spettacolari che non ci va nessuno, sei solo tu e la macchina che costa un botto, che dopo un po' ti rompi anche i coglioni e ti chiedi dove sono tutti gli altri che hanno comprato la tua stessa macchina. Magari loro il botto l'hanno fatto. Ma l'importante è provarci sempre. E capire che puoi non essere normale anche se il loro obiettivo è che comprare i loro prodotti sia normale. È complicato ma è così. Capisci che puoi essere ciò che vuoi, distinguerti, tanto ti aiutano loro, puoi fare scelte fuori dagli scemi. Io per esempio ho deciso che quando morirò voglio farmi scremare, ma non tutto, parzialmente.
Poi un giorno arrivò lui. Il signor riscossione crediti.

R: i soldi!
Io: guardi io ci ho provato, ma davvero non mi è stato possibile, ma l'importante è averci provato giusto? Me l'avete insegnato voi.
Il tizio appare comprensivo e accenna un gesto di vicinanza spirituale afferrandomi un pollice.
Io: in fondo è stato solo un colpo di testa...
Non faccio in tempo a finire la frase che vengo colpito da una testata sul naso, che prova a sanguinare. Ce la fa.
Io: guardi non facciamone un dramma, un giro in moto? Su diamo un calcio al passato
Lui lo fa, ma non al passato.
Io: senta io non ho niente, solo questo monolocale e un pugno di mosch...no no non un pugno, una.. una carezza di mosche sì. Come? Non si dice? Un assegno di mosche? No?

Forse ho capito male. Forse il senso è un altro e probabilmente non lo so. Non fate quell'espressione da madre superiora, non lo sapete nemmeno voi. Certo che se le pubblicità si limitassero a dire che uno spazzolino spazzola, un amaro amara e un mutuo muta (eccome se muta), magari noi normali che non abbiamo capito il senso della vita, faremmo meno casini.
Va be', intanto ho acceso un mutuo per comprare una parabola, così non vedo più la pubblicità.
La televisione è sempre accesa. Il mutuo anche.


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lunedì 19 gennaio 2009

La scommessa di Prometeo


"Amo Leopardi e tutti i poeti da pelliccia"
A.Bergonzoni

Era l'anno 833275 del regno di Giove. La commissione di vigilanza sul progresso, presieduta dalla Musa delle pari opportunità e quella delle partecipazioni statali, indisse un concorso tra gli dei maggiori e minori, semidei e diversamente divini: l'Ente che avesse ideato, in passato o di recente, la più lodevole invenzione avrebbe ricevuto in dono una corona di lauro, con il permesso di indossarla in qualsiasi manifestazione pubblica o in qualsivoglia raffigurazione, sia essa un quadro, una statua o l'avatar di facebook.
Penserete certo che una corona di lauro sia ben miserrimo riconoscimento, ma non è che si possa andare all'ipercoop e trovare un premio acconcio per una divinità. Soprattutto sotto Natale. E nemmeno sembra cosa sexy omaggiare un dio con una coppa, noto com'è, che Loro attraversano l'eternità privi di ogni forma di mensola.
Tanti furono gli esseri superiori iscritti alla gara e tante le invenzioni degne di intelletti capaci di affrontare la noia del tempo senza fine. Sebbene alcuno di loro sapesse che diavolo fosse il lauro.
Prometeo, attendeva in un angolo dell'infinito la sentenza degli inappellabili giudici. Non era seduto perché le sedie, come le mensole, non sono oggetti divini, altrimenti avrebbe atteso assito, anche su una mensola. Era teso ma convinto di spuntarla grazie alla sua straordinaria ideazione: l'uomo.
In breve apparve su una bacheca la lista dei vincitori. Prometeo, chiedendosi perché nel regno di Giove vi fossero delle bacheche e non delle sedie, si avvicinò al verdetto la cui lettura avrebbe regalato alla letteratura divina il primo caso di dio bestemmiatore.
L'uomo non era tra le tre migliori invenzioni dei creatori e al posto di Prometeo apparivano i nomi di Bacco premiato per aver ideato il vino, Minerva per l'olio per i massaggi e Vulcano per la padella per scaldare le piadine. Per la creatura di Prometeo, nessuna citazione, nemmeno il premio della critica.
Prometeo si stracciò le vesti dal disappunto (ed è per ciò che Rubens lo ritrae sempre ignudo) e pretese per sé la corona di lauro. I tre vincitori e il regno tutto non si opposero al dio che oltre ad essere dio era pure un energumeno imbarazzante e gli lasciarono il simbolico copricapo. Qualcuno disse perché il lauro funge da gabbia di farad e vivendo nella villetta a schiera vicino a quella di Giove (pluvio, governo ladro), tornava sempre utile. Altri sostennero che il buon titano, che ormai aveva superato il milione di anni, voleva coprire un accenno di alopecia. Fatto sta che l'inventore dell'uomo volle dimostrare la validità del suo operato e scommise con il suo amico Momo (inventore del tuning) che scendendo sulla terra, in qualsiasi posto a caso, si sarebbe avuta dimostrazione della perfezione della sua invenzione: l'uomo.
Così fecero. Scelsero un posto qualunque e, presa forma umana (e dei vestiti) si mischiarono alla gente di un villaggio intenta a preparare e a consumare vettovaglie e beveraggi.

PROMETEO: Che si fa amici?
UOMO: (con uno stinco al sangue tra i denti) tu che dici? Si mangia.
P: E che si mangia di buono? Carne selvatica o domestica?
U: Domestica direi. È mio figlio.
P: Oh bella, hai forse tu per figlio una vitello come ebbe Pasifae?
U: Chiiii? No mio figlio è un uomo come tutti gli altri.
P: Mi stai dicendo che mangi la tua stessa carne?
U: No, che mi hai preso per scemo, non la mia, quella di mio figlio. L'ho messo al mondo per questo.
P: Per mangiarlo?
U: Certo. Ti stupisci? E la madre, non appena cesserà di essere fertile, mangerò anche lei.
MOMO: Come la gallina dopo aver mangiato le uova.
U: E anche questi miei schiavi, perché pensi che li tenga in vita con le loro mogli?

In tutto questo parve a Momo che i commensali dell'endofago cominciassero a squadrare i due stranieri con l'acquolina negli occhi e sembrò a Prometeo che due di loro stessero bisticciando sulla possibilità di condirli con il ketchup in luogo della salsa bearnese. Colti da terrore e sgomento i due numi presero forma di piccione e fuggirono in volo, non prima di aver lasciato, per la troppa emozione, un tipico segno del passaggio dei pennuti, proprio sulla pietanza in cottura. Evento che non turbò il desco e non fermò le libagioni.
I due diressero verso altri lidi sperando di trovare maggior ragioni per ritenere perfetta la creazione umana. Quello che videro fu una massa di persone intente ad assistere ad un rogo (di quella pira orrendo) in cima al quale una donna veniva avvolta dalle fiamme.

MOMO: Avresti mai pensato, amico mio, il giorno in cui hai rischiato la vita per rubare il fuoco dal cielo e donarlo agli uomini, che l'avrebbero usato per cuocersi l'un l'altro nelle pignatte ed appicciarsi a vicenda come tanti mortaretti?
PROMETEO: No Momo, mortaretti loro, ma abbiamo avuto la sfortuna di imbatterci in barbari e involuti. Vedrai che troveremo parole di stupore e meraviglia.
MOMO: Io ti credo, ma penso, piuttosto e anzichenò, che gli animali pure siano barbari e involuti, ma di loro non si può dire che si accendano come zolfanelli o che mettano al mondo figli per un apporto di carboidrati. Io credo che l'uomo si possa considerare perfetto se consideriamo nella sua creazione l'esistenza di tutti i mali possibili. Altrimenti dovrei dire che tuo fratello Epimeteo, che ha creato l'oca prataiola e lo stercorario, fece opera migliore.
PROMETEO: L'uomo è ancora giovane amico mio e sono convinto che il tempo darà loro la perfezione di intelletto e di sentimento.
MOMO: Abbiamo guardato anche il futuro Prometeo e abbiamo visto che ciò che è cambiato è che invece di catturarsi a vicenda per farsi a scottadito si lanciano direttamente i roghi da un regno all'altro con armi intelligenti, che è modo dotto per dire 'ndo cojo cojo. Abbiamo visto gli stadi di quel diporto con i calci, abbiamo visto uomini valorosi deportati in campi di sterminio e uomini così così deportati in isole prive di all inclusive e poi osservati come scimmie da bioparco. Abbiamo visto guerre sconsiderate, violenze gratuite sui più deboli e gare canore.... per me è no.
PROMETEO: Proviamo ancora Momo, vedo Londra laggiù. Andiamo là, a Londra de' cipressi.

Si avvicinarono a un gruppo di persone affaccendate intorno a un morto. Teneva in mano una pistola e accanto a lui, altrettanto morti, due bambini.

PROMETEO: chi sono questi sfortunati?
UOMO: un padre e i suoi figli?
P: e chi li ha uccisi?
U: il padre stesso, ha ucciso i suoi figli e si è tolto la vita.
P: e per quale ragione una simile follia? Quale sventura lo ha colpito? Malattia? Bond argentini?
U: niente di tutto questo anzi. Solo tedio della vita.
P: e quei giudici che fanno?
U: stabiliscono se il padre fosse in grado di intendere e volere, nel cui caso i suoi averi andrebbero allo stato. Credo che così stabiliranno. Lui non pare dissentire.
P: ma perché uccidere anche i figli? Non aveva un parente, qualcuno di cui si fidasse a cui affidare le sue creature?
U: ah sì sì, ce l'aveva. Ha raccomandato alle sue cure il cane.

Momo stava per dire all'amico suo che nessun altro animale si toglie la vita per noia, spegnendo la vita dei suoi figlioli, ma Prometeo lo anticipò pagando la scommessa, porgendo all'amico la sua corona di lauro.

PROMETEO: però ogni tanto me la presti? Sto andando un po' in piazza.

poco liberamente tratto dalle Operette Morali di Giacomo L.


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giovedì 15 gennaio 2009

La crisi economica e il popolo bue


Dopo che il mio disegnatore storico si è dato alla macchia (di inchiostro), ho finalmente trovato una degna sostituta, molto più estrosa e molto più artista (cioè bizzosa come un furetto della tundra). Noterete come l'ottima Ghibellina, differisca in alcuni dettagli dal caro Bubi: per esempio sa disegnare. Non me ne voglia il mio ex collaboratore, a cui devo molto e che rimane imparggiabile nell'esprime a china l'espressione "con le ginocchiere".
Io del resto avrei continuato a progettare striscie con Bubi, ma egli è padre di famiglia demograficamente esorbitante, marito degno (sebbene la moglie lo definisca "un culo che spunta dal frigorifero") e lavoratore indefesso, soprattutto inde. Quindi ha dovuto rinunciare all'arte, perché, cito testualmente, "devo seguire le lezioni di yogurt con la wii-fit".
Grazie quindi a Bubi, che continuerà a prestare la sua opera per la nota testata sportiva "Stai Basso", nelle cui pagine prevedo verrà pubblicata una mia caricatura molto somigliante. A un sorcio con la pellagra.
E benvenuta a Ghibellina, che conosco da poco ma ho già capito che ha 27 tipi di umore diversi ed è in grado di manifestarli contemporaneamente. Questo è essere artisti. Questo e mozzarsi un orecchio.


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lunedì 12 gennaio 2009

Minchia Signor Presidente


In questo paese mio che stai sulla collina le cose sono sempre complicate. A meno che non si voglia stipulare un contratto di qualsiasi tipo per un servizio inutile in cambio di quattrini. In quel caso basta fare un cenno col sopracciglio, ben pettinato, e sei vincolato a vita senza possibilità di recesso, nemmeno per sopraggiunto decesso. Tutto il resto è reso bulgaro da apposite commissioni, di solito composte da burocrati, politici e ovviamente genitori.
Tutto comincia a scuola, come le sigarette e l'autoerotismo. Sono convinto che gli studenti conoscerebbero meglio la grammatica se qualcuno dicesse loro che cosa diamine significa la parola avverbio, per esempio. Io ho passato le elementari pensando che la preposizione venisse prima della posizione e che se poi ti piaceva eri proposizione. Mi chiedevo poi perché nei libri di matematica tutti i verbi fossero al gerundio e che stradiamine significhi gerundio. Tuttora ho forti emicranie ripensando al fatto che per avere un 7 in fisica dovevo farmi trapiantare il cervello, mentre per averlo in condotta bastava gettare una bidella per le scale. Per non parlare delle notti insonni passate a cercare un'applicazione, che abbia un senso su questa terra, per il quadro svedese.
Poi i bambini crescono, diventano giudici, politici, imprenditori e quelli più fortunati, calciatori. Quindi non dobbiamo stupirci se le istituzioni si affannino a portare avanti processi per ere geologiche nel tentativo di far luce su stragi e attentati, quando basterebbe chiedere a Cossiga.
Il buon Francesco è un vecchietto arzillo. Ottima memoria, tempra da gladiatore e la sfacciataggine di chi si è vendicato dell'incedere degli anni sbarazzandosi dei freni inibitori della decenza.
Egli non costeggia cantieri stradali sputacchiando dei “si fa mia inscì chel lavur lì”, anche perché è sardo. No, Cossiga ha guidato il Partito, il Governo, lo Stato, il Condominio, è Cavaliere di Gran Croce, Gran Cordone dell'Ordine di Leopoldo I, Rajà dell'Ordine Sikatuna, Grande Ufficiale dell'Aquila Azteca e vicetesoriere della Pro Loco di Arzachena. Quindi occupa la pensione rilasciando interviste in cui dichiara candidamente di sapere ciò che il popolo bue si chiede da circa quarant'anni e per cui lo Stato si è sempre fatto negare dalla segretaria. Dite un mistero italiano a caso...lui lo sa!
Ustica? Presto detto: un caccia francese ha sparato un missile a risonanza con l'intento, deduco io, di fare uno screening sull'incidenza dell'epicondilite nel sud italia, e ha accidentalmente colpito un DC9 ingombrante. I francesi, come è loro natura, si sono allontanati fischiettando un motivetto di Edith Piaf.
Le bombe sui treni? Niente di più facile. Gli amici palestinesi avevano un accordo con la corrente di Moro per utilizzare le strutture italiane per i loro traffici e in cambio non avrebbero fatto saltare in aria i centri nevralgici della nazione: gli uffici del potere, le basiliche e i centri snai per le scommesse. Durante alcuni trasferimenti di esplosivo a mezzo treno, un paio di confezioni difettose di C4 si sono prese il lusso di esplodere senza nemmeno telefonare prima. Voi vi chiederete anche perché l'intifada è stata combattuta con i sassi. Ebbene il motivo è da ricercarsi nel fatto che l'OLP aveva scelto, per movimentare le armi pesanti, nientemeno che le ferrovie dello stato italiano. Tra ritardi coincidenze mancate e scioperi, al popolo palestinese saranno arrivate si e no due fionde.
Vista la situazione i capi dell'OLP olptarono per un mezzo più affidabile: l'alfetta di Pifano (capo degli autonomi di via dei Volsci). Purtroppo il Pifano fu arrestato perché trovato con un Katiusha sul sedile posteriore senza il seggiolino di norma e le sue spiegazioni relative al capodanno non depistarono i solerti carabinieri forti del fatto che fosse Agosto.
Oh, faccio solo una pausa per ricordarvi che questi eventi sono stati riportati dal Senatore a vita Francesco Cossiga e che hanno anche delle buone chance di essere opinioni di verità.
La strage di Bologna. Probabilmente l'evento terroristico più tragico della storia d'Italia. Anni di processi, revisioni e controprocessi, due condannati (Fioravanti e Mambro) e nessun mandante. Qualcuno si è allungato fino a Cossiga per chiedergli se ne sapesse qualcosa? Niente. Eppure lui sa che anche lì, un distratto palestinese infuriato per i continui ritardi del treno, ha gettato esausto la sua valigia a terra, dimentico del contenuto. Il resto è polvere.
Il caso Moro? CIA, KGB, sedute spiritiche, BR....sentiamo Cossiga va'. Dice che non è vero che la DC l'ha lasciato morire, che Andreotti era disperato e allo stesso tempo manovrato da Papa Montini. Dice che Andreotti un canale con le BR l'aveva aperto, attraverso Amnesty International e la Croce Rossa, ma furono le BR a chiuderlo. Io lo adoro quell'uomo, Cossiga, non le BR. Per me poteva anche dire che l'intermediario erano le Giovani Marmotte, solo che il Gran Mogol scriveva le canzoni per Battisti che era di destra quindi le BR hanno interrotto le trattative. Ci avrei creduto.
Il caso Donat Cattin? Si scopre che il figlio del ministro democristiano è un po' terrorista. Cossiga dichiara di aver fatto due chiacchiere con il babbo dell'esponente di Prima Linea e prima ancora che si sapesse la notizia delle rivelazioni di un pentito, Marco Donat Cattin scappa in Francia, evitando di prendere un treno con l'esplosivo palestinese. Poi verrà arrestato, estradato e farà ben cinque anni di carcere per aver partecipato all'omicidio di un giudice, un vigile, un barista e uno studente. Tanto per non farsi mancare niente.

Il nostro caro ex Presidente dice di non avere segreti (mentre Andreotti ha dichiarato che un paio nella tomba se li porterà, sempre che sia mortale). Io voglio credergli ma mi piacerebbe sapere con che animo elargisce queste rivelazioni. Le mie ipotesi sono qua sotto:

Lo so, ma non ho le prove, quindi dico quello che mi pare tanto sono senatore.
Lo so, ma nessuno viene mai a chiedermi niente. Nel caso mi trovate alla Pro Loco di Arzachena.
Lo so, ma io sono io e voi non siete un cazzo.
Ho dimenticato di prendere le mie pillole.

Qualsiasi sia la sua posizione e considerando vere tutte le sue dichiarazioni (che sono comunque più plausibili di ciò che è uscito dai processi), si rende conto, Presidente, che parla di cose per cui molta gente è morta e molte altre persone attendono giustizia? Se posso chiederle umilmente, con la faccia sotto i vostri piedi e potete anche muovervi, una cortesia, potrebbe distribuire le sue verità evitando di usare il tono che userebbe per dire quale tipo di ortaggio preferisce a colazione?
E un'ultima cosa. Sa niente di dove minchia siano finite le chiavi del lucchetto della mia bici?

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mercoledì 7 gennaio 2009

Siamo in formazione rimaneggiata


Le cose vanno bene. Non bene che non potrebbero andare meglio. Avete presente quando dite alla vostra consorte “che hai?” e lei risponde “niente” rosicchiandosi un gomito? Ecco va bene così. Ho un raffreddore sgarbato dall'anno scorso e parlo come Amanda Lear. Nel senso che dico cose tipo voulevu a rendevouz tomorrow e tendo alla confusione ormonale. D'accordo non va benissimo, la vita mi spernacchia con la lingua di menelik, ma immagino che questa informazione non modifichi il corso della vostra esistenza. Sì insomma dubito che nella vostra pagina principale di internet (quella con la casetta per intenderci), vicino al meteo della vostra città, le news di repubblica e i risultati del curling, ci siano anche le condizioni di cruman. Ora se prendete un foglio e una penna ve le detto. Le mie condizioni dico.
Sono afflitto. Questa non è una novità, io ci vivo in afflitto.
Sono afflitto dalle cose che so. Voi che cosa sapete? Ma soprattutto, le cose che sapete chi ve le ha dette?
Tutto è informazione. Televisione, radio, internet, giornali: è impossibile vivere senza sapere. Anche solo di striscio. È cosa buona? Diavolo, sì! È la medicina dell'ignoranza e dell'indifferenza. Ma come tutte le medicine ha degli effetti collaterali anche gravi. Questo avrei dovuto dirvelo velocissimamente ma più veloce di così non riesco a digitare.


Il primo male iatrogeno (significa causato dai farmaci, potevo scrivere causato dai farmaci ma così sembro più avvenente) è la tendenza a sovrapporre l'informazione con la realtà. In parole straccione se una cosa non passa dai canali dell'informazione non è successa. Questo è un fenomeno molesto perché un sacco di cose accadono, ma non sono mediaticamente sensuali oppure lo sono troppo e non ci si sente all'altezza di metterci le mani sopra. È l'antico e saggio koan zen: se un albero cade in mezzo alla foresta e nessuno lo sente, è caduto davvero quell'albero? Certo che è caduto, che razza di domanda è? Dev'essere per questo che il mio maestro usava colpirmi con una teiera per sakè e che nel mio percorso evolutivo zen sono arrivato fino alla cintura gialla. Ero molto vicino al nirvana, ma quando Kurt Kobain (che essendo kurt suonava il basso) è morto non me la sono più sentita di continuare.


L'altro problema è l'attendibilità. Siamo talmente spedalizzati (significa rincoglioniti) che qualsiasi notizia se preceduta da una sigla ipnotica, pronunciata da una voce ben modulata e ripetuta un numero sufficiente di volte diventa vera senza bisogno di esserlo. Questo effetto viene amplificato nel caso in cui la notizia getti discredito su qualcuno. Questo qualcuno può riabilitarsi, vincere un Nobel per la pace, diventare madre badessa supeiora e scoprire il vaccino contro Maria De Filippi, ma quando si accennerà a lui si dirà sempre “sai quello che sembra abbia fatto cadere quell'albero...”.


Sappiamo, per dirne una, che il pianeta si sta surriscaldando e i ghiacci si stanno sciogliendo con devastanti effetti sugli aperitivi. Quante volte l'abbiamo sentito? Tutti indignati per l'uomo che distrugge il suo stesso ambiente, lo avvelena e fa cadere tutti gli alberi tanto che non se ne trova più uno per gli zoccoli o per tendergli una mano pargoletta. Adesso in qualche articolo di fondo si legge che in realtà è stato solo il 2003 ad essere caldo e ora fa di nuovo un freddo becco e i ghiacciai sono di nuovo lì ad ospitare orsi e cacciatori di foche neonate, affondare transatlantici e rendere il circolo polare artico un posto civile, tanto che vorrei essere socio anche io. Sia chiaro, l'uomo è ugualmente il bacarozzo del mondo, ma chi mi dice che morirò presto annegato ma abbronzatissimo o che l'aviaria ucciderà 14 milioni di persone e poi pubblica un articolo a pagina tante con scritto “forse no” è un bacarozzo con lo scorbuto.
Sappiamo, per dirne un'altra, che il terrorismo in Italia è una guerra vinta. Sarà anche così, ma le stragi aspettano ancora dei colpevoli, i successi dello Stato non è ancora ben chiaro come siano maturati e qualcuno spara ancora, ma siccome non ha una tovaglia in testa non interessa.


Qui non è nemmeno un problema di a chi credere, ma proprio di a che cosa credere, perché la stessa fonte dice tutto e ottut (il contrario di tutto). Il nuovo treno Freccia Rossa per esempio. Va davvero così forte? Perché io ho il vago sospetto che siano semplicemente tutti gli altri treni ad andare più piano di prima. Forse fa solo molto prima ad arrivare in ritardo oppure passa a trecento all'ora nelle stazioni perché se lo beccano i pendolari gli menano.
E la grande astronoma Margherita Hack, è davvero così brava? No, pensateci bene, quando parla lei tutti pendiamo dalle sue labbra, convinti di ascoltare un guru della materia, ma siate onesti, lo pensiamo solo perché è brutta e grazie all'italica cultura velinocentrica, applichiamo inconsciamente una relazione inversa tra la saggezza e la capacità di mettersi le ginocchia dietro la testa. Perché nessuno di noi ha accertato le sue conoscenze astronomiche, ma abbiamo tutti accertato che non le chiederemmo un rendevouz tomorrow. Così come Crepet ci sembra uno psicologo capacino grazie ai suoi maglioncini a collo alto. Questa è programmazione neurolinguistica, mica cazzi.


Ci sono troppi modi di sapere una cosa e troppo spesso è già difficile saperle le cose davvero importanti.
Io, come dicevo, so un sacco di cose. Quasi tutte inutili e le altre sono cose che è meglio che sto zitto.
So che cos'è un decametro e come si mette in moto. So dov'è finita la squadriglia 19 scomparsa sul triangolo delle Bermude nel '45 (è tra i cuscini del mio divano). Sapevo anche la differenza tra un sicomoro e un anacoluto ma ora non la ricordo e inoltre l'anacoluto è appassito.
Quello che voglio dire è che, senza arrivare all'iperbole di matrix, è possibile che la realtà che conosciamo sia molto distorta da alcuni fattori: la nostra incapacità di reperire e valutare le informazioni, il desiderio che spesso le fonti hanno di veicolarle modellandole su interessi vari, la viscerale tendenza a ritenere vere quelle che ci fanno comodo o che ci spaventano particolarmente e infine la quasi impossibilità di accedere a dati custoditi da lobby di potere che hanno l'hobby di agire al di fuori della legalità e al di sopra del popolo bue.


La sensazione che ho è che questo pressing informativo ci abbia ancor più crocefissi alla poltrona, rendendo il nostro sapere (che ancora è potere) un'arma sì, ma non in mano nostra. Perché i giornali sono utili, ma bisogna saperli utilizzare. Per imballare dei piatti per esempio.
Quindi tocca per prima cosa alzarsi o uscire dai bar, tocca andarsi a informare invece di farsi informare. Bisogna andare in quel cazzo di bosco, perché a forza di non sentirli gli alberi stanno cadendo tutti e qualcuno un giorno dirà che lì un bosco non c'è mai stato e si dirà revisionista.


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venerdì 2 gennaio 2009

Una bella lezione


Incidentalmente (ora che è morta la Fallaci, li comincio io i pezzi con un avverbio, altrochenò), anche io ho frequentato l'università. Ho assistito a corsi, ho rincorso assistenti, dato esami, talvolta ho financo studiato. Poi l'università se n'è accorta. Si vede che io non lo sono stato (accorto). Ora lei è andata al cepu dove finti studenti si fanno bocciare e simulano disperazione.
Eppure è facile mimetizzarsi in un'università. Se vedi qualcuno girare spesso per l'ateneo, sicuramente non è un professore. Se ti capita di incontrare uno indaffarato nel suo lavoro è possibile che lo vedrete guardarsi intorno e dire “ma che posto è questo?”.
La mia era un'università di quelle avvenenti, con un sacco di cattedre e mica prese all'ikea. Professoroni, come si diceva una volta. Tutti nomi altisonanti. Li ho visti tutti scritti sul depliant....solo lì li ho visti. Per questo ce li scrivono, perché incontrarli è faccenda al di là delle capacità di uno studente. Loro sono sempre da un'altra parte, per motivi molto più sexy di te, anche se hai la minigonna, le calze a rete e ti sei fatto la barba. Una volta ho parlato per un'ora con uno di questi docentoni, poi mi sono accorto che era da un'altra parte.
In università però non ci si annoia mai. Ci sono corsi per tutti i palati. Materie a palate. E non è come alle superiori, dove le lezioni riguardavano un argomento preciso, breve. Chiaro. Oggi faccio latino, domani greco poi passo alla storia (a forza di studiare lingue morte si finisce come loro). In università no. Puoi scegliere corsi con nomi acrobatici creati mica per te, lurido studente, ma per il professorone. Io per esempio mi sono iscritto a semantica della geografia storica della matematica applicata alla fisica moderna e suoi influssi sull'hip hop. All'esame, come argomento, ho portato il titolo.
Come se non fosse assai, a zonzo per gli atenei puoi incontrare gente di varia umanità. Assistenti che non assistono, papi che non papano, terroristi che hanno terrorato sì, ma che ora sono fighi.
E così ci risiamo (word mi dice che risiamo non esiste e mi suggerisce ridiamo, ma non mi viene). Questa volta è il caro compagno che ha sbagliato Morucci ad essere invitato a tenere una lezione alla Sapienza e lui è uno che di belle lezioni ne ha date. Fin da quando faceva il fomentatore nelle scuole o quando giocava alla roulette russa (con la testa degli altri) per ottenere risposte. O come quando in Via Fani, insieme ad esimi colleghi, bocciò cinque uomini della scorta di Moro.
Morucci prese una manciata di ergastoli. Poi, visto che erano proprio tanti, ebbe un profondo ravvedimento dell'anima e decise di dissociarsi. Non perché venne a sapere che grazie alla legge sulla dissociazione, i suoi ergastoli sarebbero diventati uno sputo d'anni. No, no, no.
Poi, condono di qua, sono bravo di là, scrivo un libro di su, ho amici in parlamento di giù, di anni se ne farà si e no una decina.
E qui io mi perdo. Come ci si dissocia da ciò che si è fatto? Cioè se un tizio uccide il suo vicino di casa perché fa cadere le briciole di soppressata sul suo balcone, può dire “ok ragazzi sono un uomo che ha sbagliato, mi dissocio da me stesso”?. Schizofrenia evasiva.
D'accordo, Morucci si è dissociato dalle BR, ma le persone le ha ammazzate uguale. O no? Perché se no io fondo le brigate condominiali e faccio una strage.
E questo è il punto: l'esempio.
L'organizzatore delle lezioni alla Sapienza si è così spiegato: “un poliziotto mi ha detto che può servire ai giovani”. Sorvolo sull'evidente insicurezza di questa affermazione conto terzi e mi faccio venire due dubbi:
dubbio numero A: io giovane virgulto desideroso di succhiare il midollo stesso della vita (che mi fa un po' schifo, ma fa molto poeta in via di estinzione), preferirei apprendere da uno a cui le cose sono venute bene, uno che i problemi li ha risolti, non gli ha sparato. Poi fuori di qui mi interesso a tutto quello che volete, ma in termini di insegnamento gradirei un compagno che non ha sbagliato. Se no da chi copio.
È come se il mio allenatore di basket, portasse a un allenamento un ex giocatore che non ne ha fatta una giusta, che ha una media da tre di uno su settecentocinquantasei e ogni partita esce per cinque falli dopo ventisette secondi e mi dicesse “guarda questo è un cestista fallito, da lui puoi imparare molto”. Sicuramente mi insegnerà ad accettare la sconfitta e che al mondo esiste un giocatore peggiore di me, ma non mi sarà utile per migliorare il mio pickandroll (lo so che non sapete che fuffolo sia, ma non lo sa nemmeno il mio allenatore che ne parla sempre).
dubbio numero B: anche se il signor Morucci (signor è eufemistico ma anche Morucci lo è) fosse la persona più redenta del mondo, che persino il Redentore lo guarda e dice “porca paletta quanto è redento questo”, anche se fosse talmente commovente e profondo da far sciogliere in lacrime gli studenti, il magnifico e chiarissimo rettore, i magnifici bidelli e i magnifici quattro, rimarrebbe una controindicazione che con tutta la buona volontà né lui né nessun altro potrebbe evitare:
nel momento stesso della sua apparizione, Morucci incarnerà l'esempio di chi si è arrogato il diritto di imporre i suoi ideali dando la morte a chi non li condivideva e che ha ottenuto da ciò spiccioli di carcere e poi notorietà, appoggi politici, lavoro, case editrici a disposizione e cattedre per cui qualsiasi altro mortale dovrebbe spaccarsi la schiena tutta la vita o essere magnifico parente di qualcuno.
Questo inghippo non è facilmente risolvibile. Magari sarebbe gentile far tenere delle lezioni a quei giudici (quelli ancora vivi) che hanno onestamente lottato contro chi si credeva talmente nel giusto da poter uccidere gli ingiusti. Magari proprio insieme agli ex terroristi. Oppure qualche vittima, tanto per capire prima la sofferenza dei deboli.
Ed è proprio a loro, alle vittime, che voglio chiedere scusa. Per i vari Morucci sì, ma anche perché non si fa mai abbastanza (includendomi in questo impersonale) e soprattutto perché ho usato due parole che loro odiano: ex terrorista, perché come i morti non diventano ex morti, gli assassini restano assassini. E deboli, perché chi affronta la realtà e il destino con dignità e rispetto e finisce per soccombere ai violenti, non è un debole. Debole è chi deve sparare alle spalle per imporsi o per colmare carenze mentali e sessuali (che spesso sono la stessa cosa).
La debolezza non è quella che impariamo dai film americani, altrimenti Gandhi sarebbe una mozzarella.
Posto Scritto:
Proprio al termine del mio sudato articolo ho appreso della rinuncia da parte dell'organizzatore dell'evento: Giorgio Mariani, ordinario di lettratura angloamericana. Ora Morucci e il Papa possono fondare un club molto esclusivo dal nome "La vita senza Sapienza, dalle crociate alle brigate".
Vorrei trattenermi, ma se qualcuno non mi dice perché un docente di letteratura angloamericana, nei giorni in cui ricorre il 90esimo compleanno di Salinger e il centenario della nascita di Edgar Allan Poe, fa fare una lezione sul terrorismo in Italia, credo mi verranno delle convulsioni spastiche.


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