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martedì 8 aprile 2008

(Mi) Candido ovvero l'ottimismo


Il giornalista di riferimento del quotidianoimpegnato sale le scale con la consueta espressione di chi sopporta il peso di sapere ciò che la gente ignora e non poterlo dire. Dietro quello sguardo infingardo si cela il sollievo di non poterlo fare, perché non saprebbe come mettere insieme il tutto o semplicemente non ne avrebbe il coraggio. Quello che è certo è che non sa che cosa significhi infingardo sebbene l'abbia usato sgarbatamente nei suoi occhielli d'assalto.
Vorrebbe che quelle scale non finissero mai. La voglia di giungere a destinazione per intervistare la blogstar lanciata in politica, non gli è mai nemmeno passata vicino. Ma è il suo sporco lavoro ed è meglio che lo faccia lui, visti i benefit e l'assicurazione che copre le spese odontoiatriche. Come d'incanto smette di sperare nell'infinitezza scaligera. La sua carriera ha visto qualche anno di grandi aspirazioni e decenni per realizzarle nel tabacco. Quindi non ha il fiato per salire più di quanto facciano i suoi trigliceridi da scrivania. “Internet non dovrebbe arrivare così in alto – pensa – almeno non senza ascensore”. Grazie al cielo tutto ha una fine o un fine, dipende dal genere.

“Così lei ha deciso di candidarsi alle prossime politiche. Che cosa le fa pensare di meritare un posto in parlamento?”
“Sono un blogger molto conosciuto, ho meno di 45 anni, mi intendo di nuove tecnologie e sono avvezzo al confronto e al problem solving”
“Un blogger eh?”
“Certo, sa che cos'è?”
“Sì, almeno credo. Un'attività collaterale, tipo organizzare combattimenti di cani o ingerire ovuli e passare la frontiera. Giusto?”
“Il suo sarcasmo è fuori luogo. So che scriverà male di me. Voi ci temete”
“Per quanto riguarda il programma?”
“Firefox naturalmente.”
“No intendo la piattaforma programmatica.”
“Ah, Wordpress.”
“Ok non importa, è comunque meglio di quella degli altri candidati. Quindi è importante che al governo ci siano persone giovani?”
“Sì esatto, sotto i 45 anni”
“Lei quanti anni ha?”
“43”
“Quindi tra due anni se ne andrebbe?”
“Non sono così ingenuo da cadere nelle sue trappole da bracconiere”
“Non era una trappola, era solo algebra”
“Lei non ci metterà in mezzo. Ormai siete solo degli imbrattacarte di regime, repressi nei vostri ideali, costretti a fare brandelli delle cose più vere: la passione, la forza... la verità”
“Molto poetico”
“Si nasconda pure nel cinismo, ma non potete più nemmeno sfangarla con la qualità. Siete piatti, banali e ridondanti. Per voi la politica è Carla Bruni, lo sport è il girovita di Ronaldo, la cronaca è sangue e morbosità. Sparate titoli alla nitroglicerina e poi scrivete pezzi alla camomilla. Tutto per i soldi, per il potere.”
“Il suo ultimo post si intitola Ieri l'ho preso dietro e sono ancora arrossato quindi oggi lo prendo davanti”
“Era un saggio sui danni dell'esposizione ai raggi solari”
“Un casuale inciampo linguistico quindi? E io che pensavo fosse per attirare cliccatori onanistici”
“Noi non abbiamo editori alle spalle, dobbiamo pur promuoverci.”
“Torniamo alla questione candidatura. Perché il fatto di essere un blogger dovrebbe costituire un fattore di merito?”
“Internet è il futuro. Chi governerà deve conoscere come funziona il più grande sistema di aggregazione delle nuove generazioni. Deve considerarlo. E chi meglio di uno dei blogger più seguiti della rete.”
“Certo. Però ho qualche dubbio. Se togliamo chi naviga in cerca di stimoli per disperdere il seme, chi lo fa per esprimere, rubando, il proprio dissenso verso le case discografiche ladre e chi chatta (schifo di parola per descrivere da dove dgt?, meladai?), non credo che questa comunità di blogger possa dirsi una moltitudine e, di conseguenza, non vedo perché dovrebbe avere più credito, chessò, dell'associazione italiana cuochi e sommelier. A casa mia poi l'adsl non arriva nemmeno se le mando una bomboniera. Le bollette, quelle invece arrivano a frotte.”
“Questa è la tipica mentalità italiana. Arriviamo sempre dopo, affrontiamo i problemi quando ormai i tuoi sono scappati.”
“I miei?”
“Sì i tuoi buoi. Presto internet sarà il mezzo assoluto e noi sapremo solo giocarci, se alle persone come me non verrà dato lo spazio che meritano.”
“Ancora non ho capito che garanzie dia questo fatto di essere blogger. Chi mi dice che lei non sia come gli altri, che non faccia cose classiche da politico come abbandonare gli amici in difficoltà e poi fregiarsi del loro ricordo una volta che saranno troppo morti per giudicarvi?”
“Ora sta esagerando. Il suo è un canto del nigno. Siete vecchi. Niente è così vecchio come il giornale di oggi. Noi diamo un senso ai fatti, voi non fate che metterli in fila. La gente preferisce leggere noi perché non riesce più a leggere un giornale con incredulità. Noi siamo vivi, presenti e originali.”
“Cigno”
“Prego?”
“Canto del cigno non nigno.”
“Ho sbagliato a digitare.”
“E comunque, originali voi? Partite con due cose sincere e poi passate il tempo a copiare nell'ansia di essere dimenticati dai contatori di accessi.”
“Noi copiamo? Ma che faccia tosta. I giornali sono i bordelli del pensiero.”
“Questa è di Balzac.”
“Fate gli allarmisti. È l'unico modo che avete per rendervi interessanti.”
“Questo l'ha detto Schopenhauer.”
“Mmmm... Siete sfamati dagli oziosi, gli ignoranti, invidi e tristi?”
“Alfieri.”
“Lei è in gamba lo sa?”
“Grazie”
“Scriverebbe un pezzo per il mio blog?”
“Piuttosto mi chiudo una mano in un tostapane”
“Ha già in mente per chi votare?”
“Certo, ho una famiglia da mantenere io”
“Nel senso che crede in chi voterà o chi voterà crede in lei?”
“Senta, io non ce l'ho con lei. Apprezzo quasi l'1% di voi blogger e apprezzo quasi l'1% di noi giornalisti (e tra questi io non ci sono). Riconosco anche, ad alcuni ottimi analisti e intrattenitori virtuali, il merito di aver ridimensionato la nostra professione, troppo occupata a scriversi addosso, a disprezzare chi non legge ciò che scriviamo e compatire chi lo fa, per non compatire il nostro lavoro. Ma tra voi e noi c'è una sola, determinante differenza. E non c'entra l'avere o meno un editore burattinaio, l'essere moderni, liberi o aperti al confronto.”
“E cosa allora?”
“Il blogger è fondamentalmente un pigro. È internet che vi da dei vantaggi, non siete voi ad averne in quanto blogger e la sua campagna elettorale lo dimostra. Avete più margine di manovra degli altri, non perché siete più liberi, ma perché in Italia la rete è vista come un'enorme Playstation. Noi mettiamo le mani nella merda, voi vi limitate a dire che puzza.”
“E voi perché non lo dite?”
“Perché a forza di starci dentro non la senti più. E perché la stampa libera può essere buona o cattiva, ma senza libertà può essere solo cattiva”
“Questa è di Camus”
“Touchè”
“No no è Camus sono sicuro. E comunque non sono un pigro”
“Me lo dimostri”
“Non mi va... Magari ci faccio un post”

Il giornalista impegnato ripercorre le scale. Scendendo si percepisce meglio la gravità delle cose. Si rende conto che, per l'ennesima volta, ha voluto dimostrare invece che capire e questo, per un giornalista, significa essere alle prime armi o averlo fatto per troppo tempo. Sa che nel suo giudizio, che era bello e pronto già prima di arrivare, c'è un po' di invidia, ma anche questo fa parte delle tante cose che fortunatamente non può dire.

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lunedì 18 febbraio 2008

Strategie perdenti


Non capisco perché l’uomo si impegni tanto ad elaborare sofisticati strumenti di tortura, non era sufficiente la pulizia dei denti? Tale forma di sadica sevizia, inventata dal dentista di Torquemada, ha comunque i suoi utili risvolti. Per esempio ti crea nella cavità orale quella sensazione di correnti aeree e, da non sottovalutare, alimenta un’irrefrenabile impulso ad insinuare la lingua in anfratti inesplorati, uscendone talmente martoriata da ritrovarsi a parlare come Jovanotti, ma privo di molte più consonanti (e lo fo che non fono il folo). Ci si può anche scordare di pronunciare la parola “apocatastasi” senza innaffiare gli astanti di succhi ghiandolari.
Mentre mi sottoponevo a questa periodica espiazione dei peccati attraverso il dolore, tentavo di distrarmi, nella misura in cui è possibile distrarsi con una assistente di sedia infilata nelle bocca fino all’avambraccio. La mia fissità oculare, tipica della sofferenza e del cretinismo delle valli, indugiava su un telefono, appoggiato in parte, triste ed emarginato forse perché unico strumento non votato all’offesa in quella saletta.
Nella mia fuga mentale dall’atrofia mascellare ho cominciato un ardito parallelismo tra l’antitartaro e l’antitrust e tra me e la Telecom. Immagino che anche quest’ultima farebbe volentieri a meno di una certa pulizia, ma in qualche modo si rende conto che è necessaria.
Premessa cognitiva. L’antitrust è un organo di controllo del mercato che funziona pressappoco così: se vendi a un prezzo troppo basso ti multa per concorrenza sleale, se vendi a un prezzo troppo alto ti multa per abuso di monopolio, se vendi allo stesso prezzo degli altri ti multa per accordi di cartello.
La Telecom però è furba, mica me. Usa il filo intermentale per evitare di sdraiarsi sulla sedia dell’antitrust, tra sudarelle e gridolini soffocati. Per esempio ha recentemente scorporato dall’azienda, previa anestesia locale, la struttura che gestisce le tecnologie del network in modo da rapportarsi a tutti i clienti fornitori di servizi di connessione e di fonia, allo stesso modo, Telecom stessa compresa. Esprimendomi più per stracci: se Telecom e Tiscali ti offrono lo stesso servizio in concorrenza, non è molto “libero mercato” il fatto che Tiscali abbia bisogno di Telecom per offrirtelo. Quindi si crea una nuova struttura, che nasce da Telecom, che fornisce i mezzi sia a Telecom che a Tiscali per poter vendere i loro servizi a noi. Sticazzi. Uno poi si chiede perché esista la Bocconi. Per sfornare quelli che fanno queste pensate. Poi qualcun altro, che magari ha fatto l’ITIS a San Donato Milanese, si chiede come verrà poi gestito l’ovvio monopolio di questa nuova struttura. Potrebbe anche avere qualche dubbio sul fatto che in realtà questo non è un vero e proprio scorporo. Hanno semplicemente dato un nome esotico al settore tecnologia e investimenti: Open Access. E passa la paura. Come se io avessi un dente cariato e dicessi al mio dentista che non è da curare, è un Open Tooth. Cosa che in effetti è. Però io ho fatto l’ITIS quindi i miei dubbi non valgono.
Io non sono un concorrente di Telecom, non ho il physique du role nemmeno per fare il concorrente a Passaparola. Però utilizzo le risorse di questa fantomatica Open Acces e non è che disegni traiettorie ardite correndo nudo per la felicità. La Telecom ha il più alto numero di denunce depositate presso le associazioni di consumatori. Eggrazie, direte voi, ha anche il più alto numero di clienti. Non ci avevate pensato? Male, perché sarebbe stata un'ottima osservazione.
Ad ogni modo, l'antitrust una visita di controllo alla Telecom l'ha fatta e gli ha prescritto il divieto di cessare quelle utenze che non hanno pagato le bollette astronomiche frutto di truffe, in qualche modo agevolate da Telecom stessa. Funziona così: tu ti connetti a internet per i soliti motivi perversi, vai sul sito di Mastella, ti prendi un virus (per la precisione un dialer), che ti fa credere di essere connesso con il tuo provider di fiducia, invece rimbalza la chiamata su un numero a tariffazione astronomica o a una connessione satellitare. Infatti il satellite spia che vogliono abbattere, non è un pericolo per la terra, sono le associazioni di consumatori che stanno cercando di tirarlo giù perché è quello che smista le chiamate. In che modo Telecom agevola queste truffe? Modo numero A: consentendo a società dalla dubbia ragione sociale, di fornire servizi che nessuno richiede scientemente e dalle evidenti caratteristiche gabbatorie. Modo numero B: lasciando attivi gli accessi a questi servizi attraverso le utenze private, fino a richiesta di dismissione. Il fatto che la gente non sappia nemmeno dell'esistenza di questi meccanismi spiega la nascita di queste società truffaldine e quindi fa funzionare il modo numero A. Per rapportare questo concetto alla vita reale, sarebbe come se vostra moglie vi dicesse di aver comprato una pelliccia con i vostri soldi, visto che non avete mai fatto specifica richiesta di non acquistare pellame di valore. Per soprammercato, non sapevate di avere una moglie.
Modo numero C:

Utente: “Buongiorno, mi scusi mi sono ritrovato sulla bolletta 2500 euri per una chiamata nella Guinea Antartica”
Telecom: “E allora?”
Utente: “Be' a parte che la Guinea Antartica non esiste, ma io non ho mai fatto questa chiamata”
Telecom: “Noi non rispondiamo del mancato upgrade di release di spyware e antidialer, su connessioni pear to pear”
Utente: “......(forse ho chiamato per sbaglio Telecom Serbia)... what?”
Telecom: “Cazzi suoi”
Utente: “Ah ok”

Ora sta arrivando il wi-max. Non è uno scooterone, ma il nuovissimo sistema (presente nei paesi civilizzati da circa 2 decenni), per collegarsi al sito di Mastella da qualsiasi luogo vi troviate, un tram, una cabina elettorale o in Guinea Antartica. C'è un'asta in corso per aggiudicarsi l'appalto di questa tecnologia e Telecom, che sta facendo rilanci di 20 centesimi di euro alla volta (tanto per mantenere il suo stile slow food), sostiene di essere l'unica azienda in grado di attuare questa rivoluzione tecnologica. Ora, è vero che la sedia di un dentista non è il luogo acconcio per farsi prendere dall'ottimismo, ma io un po' preoccupato ammetto di esserlo. Grazie a Telecom le connessioni veloci e sicure (presenti nei paesi civilizzati dal medioevo) sono ancora un sogno per molta gente. Adducendo una serie di scuse bibliche, alcune addirittura ritrovate sulla stele di Rosetta, la Telecom lascia una buona fetta di popolazione senza un servizio indispensabile come l'ADSL. È incredibile l'indifferenza verso drammi umani quali il dover aspettare minuti interi prima di vedere la foto di Mastella o non riuscire a piratare il film dei Simpson in tempi ragionevoli. Un mio amico, non io eh, un mio amico, ha scaricato un film porno con la sua connessione analogica che è talmente lenta che quando ha aperto il video si è ritrovato degli anziani che facevano sesso.
Riassumendo. L'infrastruttura si basa ancora su tecnologia Savoia Marchetti 1915 (quella per gli utenti, perché quella per le intercettazioni è la stessa di Star Trek), l'assistenza agli utenti è affidata a precari giustamente imbufaliti e le procedure burocratiche sono ispirate ai progetti di costruzione della torre di Babele. Per la precisione a un concetto di flusso di lavoro gestito da semafori. Il flusso di lavoro è una serie di procedure inventata dagli analisti più avvertiti, per ottimizzare la realizzazione di un prodotto o di un servizio attraverso tutti i suoi passaggi. Quello dei semafori è solo una delle molte filosofie in questo campo, che però hanno tutte tre caratteristiche comuni: nessuna delle parti del processo di produzione ha una vaga idea di che cosa sia il flusso di lavoro, se una di queste parti si gratta il culo invece di starnutire tutto il flusso finisce a carte e quarantotto e seguire pedissequamente il flusso di lavoro aumenta del 300% i tempi di realizzazione. Unico vantaggio: se qualcosa si blocca o funziona male, l'azienda sa con chi prendersela. Però sarà uno raccomandato quindi fa niente tanto paga il consumatore.
In queste condizioni Telecom vuole gestire il wi-max su scala nazionale. Un po' come se il mio dentista, non riuscendo a curare una semplice carie, mi proponesse un intervento di bypass coronarico.

“Era tanto che non facevi la pulizia dei denti vero?”
“Sì in effetti sì”
“L'avevo intuito. Senti il tartaro te l'ho messo in un sacco, magari se devi fare dei lavori di ristrutturazione in casa può tornarti utile”

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venerdì 23 novembre 2007

Second Life, second me


Lo ammetto: a me piace scrivere le cose in faccia. Se so qualcosa la dico, senza peli sulla lingua. Non sono il tipo che si defila. Magari sono più il tipo che si depila, soprattutto la lingua.
Oggi però sono risoluto a parlare di qualcosa di cui ignoro i dettagli e financo le linee generali. Insomma pontificherò privo di una qualsivoglia base cognitiva. Il glottologo polacco Zagajosky definisce questa forma di comunicazione “che parli a fa'”. Ad ogni modo confido nel fatto che ognuno di voi, almeno una volta nella vita, sarà entrato in un bar o avrà seguito una tribuna politica e quindi non si troverà smarrito nell'ascoltare un tizio che si parla intorno con quel tono adenoidale tipico degli impastatori di vaniloqui.

L'argomento in questione è “Second Life”, un mondo virtuale di cui so talmente poco che la mia massima espressione descrittiva giungerebbe a stento a “è un coso dove la gente cosano”.
Nonostante la mia ignoranza nel settore presenti profonde lacune, voglio lanciare una sfida agli amanti della vita alternativa (nel senso di alternativa a quella vera) e provare ad affastellare ipotesi su questo circolo virtuale pur non sapendo nemmeno da dove si entra.
Second life, come suggerisce la targhetta sulla porta, è un mondo virtuale in cui chiunque può entrare, scegliersi una nuova identità e fare tutto ciò che vuole. Possiamo quindi arguire che lo stimolo a crearsi una nuova vita derivi dal non ritenere sufficiente la prima o odiarla al punto da desiderarne una nuova nuova. Sorvoliamo sulle implicazioni filosofiche di un simile approccio, anche perché lo stesso Kierkegaard, che definì “la malattia mortale” il desiderare essere qualcun altro, in tarda età confessò che avrebbe tanto voluto essere Fabrizio Corona. E morse.
La prima cosa che mi si inerpica sulla corteccia cerebrale è il fatto che il tuo personaggio virtuale, accrocchiato con tutte le risorse possibili e imbellettato con i pixel più sexy della rete, tenderà inesorabilmente a somigliarti in modo imbarazzante e farà anche quel fastidioso rumore con la bocca mentre mangia. Se questa mia affermazione vi sbalordisce, osservate con maggiore attenzione il vostro cane.
Se applichiamo questa semplice ipotesi all'intero second world, possiamo agilmente allungarci verso considerazioni sociali ben poco distanti dal mondo in cui realmente ci troviamo. I personaggi virtuali tenderanno a crearsi una posizione e nell'operarsi in tal guisa, saranno inclini ad usare le più battute scorciatoie: il mercimonio dei corpi bidimensionali, che avrebbe fatto la gioia di Habbot e tutta flatlandia, e la sopraffazione tramite violenza.
Mi figuro persino che il vil denaro muoverà masse verso attività redditizie e che la speculazione edilizia sarà l'unico piano regolatore esistente. Presumibilmente gli ambienti considerati più cool saranno popolati da gruppi chiusi: un sistema di caste che ricorda molto la struttura sociale indiana e l'assegnazione dei tavoli al Billionaire. I privilegiati, che si sono guadagnati il tavolo vicino alle cubiste (che nel mondo bidimensionale si chiamano quadriste), si sono meritati il posto al sole con talmente tante ore di navigazione che potrebbero conseguire il grado di vice commodoro d'ufficio. In tutto questo tempo si sono dimostrati cinici, decisi, potenti e hanno saputo inserire nel proprio gergo acronimi talmente sinuosi da poter tranquillamente non significare nulla.
Questi oligarchi della second bella life, guarderanno con sdegno i nuovi arrivati. Li disprezzano al punto di pensare che tutto il mondo virtuale avrebbe dovuto chiudere dopo il loro ingresso. A patto che il neofita in questione non sia appetibile sessualmente. In questo particolarissimo caso, lo sgamato virtuale indaga sulla corrispondenza fisica tra il personaggio immaginario e la sua creatrice (mi permetto il lusso di immaginare l'esistenza di un esiguo numero di avatar femminili sovrappeso e con i denti a pianoforte), ma soprattutto sulla disponibilità ad essere coperta nella realtà almeno quanto l'immagine virtuale lascia velatamente intuire con discreti richiami all'erotismo (stivali inguinali, frusta e tette 1024x768). Questa contaminazione tra virtuale e reale è in qualche modo vista come un'erosione dei pilastri stessi che sostengono l'idea del mondo alternativo. Ma le maglie della rete sono larghe e il popolo dei figli di Onan (la cui miopia è accentuata dalle radiazioni del monitor) accetta di buon grado la possibilità di attraversare un varco tra i due mondi nella speranza di attraversarne poi uno più concreto.
Fin qui sono andato sul sicuro, ma ora esagero. Un mondo creato dai computer non può che essere espressione delle menti positiviste, votate alla scienza, al progresso e anche un po' ai varchi. Eppure qualche cosa mi dice che nemmeno second life potrà fare a meno di religioni vecchie e nuove, di adepti, dogmi e riti. Probabilmente numerose sette (numerose, non sette) professeranno i culti più bizzarri ed eserciteranno i privilegi sociali derivanti dalla ricerca dell'ignoto, finanche in un mondo finito. Chissà se sono consapevoli delle ingombranti ripercussioni teologiche di questa situazione. L'esistenza di queste professioni in second life, dimostra che non c'è bisogno di avere un'anima per confidare nella religione e, in questo caso, nemmeno un corpo.

Se tutto quello che ho provato ad immaginare è inattendibile, prometto che mi creerò un avatar e lo metterò da qualche parte esposto al pubblico ludibrio virtuale. Ma se in qualche modo la mia dissertazione è verosimile si dovrà ammettere che poter essere ciò che si vuole e fare ciò che si sente in un mondo in cui anche tutti gli altri hanno la stessa opportunità, non è molto diverso da un mondo in cui tutti possono essere solo quello che sono e fare ciò che i limiti umani e sociali impongono.
Pensandoci un po' (ma non molto), si può evincere che essere anarchici ha una sua potenzialità umana solo se il mondo in cui ci si muove rimane regolamentato. Ma la deduzione più immediata è che ci deve essere un modo meno noioso per rimorchiare.

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giovedì 14 giugno 2007

Aumenta le dimensioni delle tue pene


Il termine “spam” è entrato a far parte del vocabolario gggiovane che ormai contiene quasi un centinaio di lemmi (metteteci anche lemma) e quasi nessuno italiano. È usato per indicare un bombardamento (spesso di tipo commerciale) non desiderato. Per esempio gli iraqeni sono spammati dagli americani e io sono spammato da gente che mi subissa di informazioni personali presupponendo, losadio in base a quali parametri, un mio interesse a riguardo. Il vero regno dello spam è però l'informatica, in cui indica l'invio massiccio di posta elettronica non desiderata. Facile quindi intuire perché sia stata scelta proprio una parola che letteralmente significa “prosciutto speziato” (è la crasi di spiced ham – crasi non mettetelo nel vocabolario che lo stropiccia). Come dite? Non è facile? Che dite? Perché parlo come la voce fuori luogo di Lucignolo? Perché è il mio programma porno preferito.
Spam è il nome di una carne in scatola che negli anni 60 – 70 era molto in voga, come i pantaloni a zampa di elegante e le scarpe coi difetti di pronuncia (la zeppola). La pubblicità di questo prodotto aveva invaso l'America (ma voleva solo esportare cibo democratico), tormentandola con una canzoncina che, se non ricordo male le parole, faceva pressappoco così: “spam, spam, spam, spam, spam....”. Dall'esasperazione mediatica che ne conseguì, nacque una mitica parodia dei Monty Python che consegnarono spam alla storia e all'informatica. In pratica è un sinonimo di vodafone.
Sarà capitato anche a voi di ricevere valanghe di mail che propongono pillole per aumentare le dimensioni del pene, tanto per fare un esempio. Capitava spesso anche a un mio amico, poi ha scoperto che gliele mandava la sua ragazza.
Vorrei però spezzare un'arancia in favore del frutto dell'ingegno commerciale. In tempi di guerra si finisce per desiderare cose che nella quiete non vorremmo nemmeno sentir nominare. Così come durante il secondo conflitto mondiale la spam era l'unico cibo facilmente reperibile, capitano quei giorni tristi e ferali, ma festivi, in cui faresti entrare in casa un testimone di Geova. In quei giorni, ricevere una mail di Ramon Kovac che prende a cuore la felicità della mia donna che, a suo parere, raggiunge la pienezza spirituale dell'esistenza solo se io sono magro, imbottito di psicofarmaci, e con un membro asinino costantemente in preda a reflussi ematici... be' in quei giorni dico, può non essere un evento così spiacevole. Così, conscio della mia flaccità e della mia ipodotazione, mi sono messo di buzzo buono a rispondere al caro Ramon.

“Premuroso Ramon, credo sia giunto il momento che qualcuno renda i tuoi giusti meriti e ti ringrazi per le tue spesso mal interpretate attenzioni. Da principio le tue missive mi generavano uno stato di depressione e ansia. Soprattutto quelle con oggetto “pensa che bello se fossi in forma”. Depressione amplificata dalla precedente tua che recitava “posseggo tue foto nudo”. Fortunatamente però, le benzodiazepine che mi hai venduto per un pugno di dollari, mi hanno fatto vedere le cose sotto una prospettiva più olistica (cioè capisco con precisione ogni dettaglio, ma non ho la minima idea di quello che, nell'insieme, mi stia succedendo). Anche il mio terapista che continuava a ripetermi che mi avrebbe fatto accettare il corpo, lo vedo sotto una luce diversa, ora che ho capito che si riferiva al suo di corpo. E tutto grazie a te. Vorrei però chiederti di distogliere per un po' l'attenzione dalla mia donna e dalla sua soddisfazione. Non che non abbia gradito la mail “sorprendi tua moglie con 5 ore di sesso continuato” che conteneva l'arguto consiglio “invita a casa una dozzina di amici”, tutt'altro. Mi ha fatto piacere, forse più a lei, ma anche a me (e ai miei amici). Però vorrei ti concentrassi di più sulle mie esigenze personali che, come avrai intuito, non vertono sul coprire più femmine possibile e assumere molecole alteratrici dell'umore, ma bensì su qualcosa di più spirituale, su un'evoluzione interiore e intellettiva. No Ramon, non sono gay. Semplicemente sono maschio, ma non esercito. Però se hai qualche stock di deliziose tendine mandameli pure.
Un ultimo consiglio. Me la cavo abbastanza con l'inglese, quindi per cortesia evita di far tradurre le tue mail da google perché ciò che viene fuori è più vicino a quadro di Picasso che al concetto che in origine volevi esprimere. Soprattutto ricorda che google traduce “cock” con “rubinetto” e che c'è qui in Italia molta gente che si sta ancora chiedendo perché dovrebbe voler vedere giovani donne con la doccia in bocca.
È tutto, impagabile Ramon, spero di avere presto tue notizie e ci tengo a dirti che è valsa la pena pagare i filtri antispam e poi forzarli per poterti leggere.
Quando vuoi, sai come trovarmi”

Non so se Ramon ha ricevuto la mia mail, ma sospetto di sì. Sospetto fomentato da una denuncia per “comunicazione non richiesta” che mi è arrivata da un ISP alle isole Caiman. Comunque sono soddisfatto, ora il mio spam è cucito su misura per le mie esigenze: “Aumenta le dimensioni della tua coscienza” e poi “pillole per mantenere turgida più a lungo l'aura”. Per non parlare delle “alghe giapponesi per assottigliare i sensi di colpa” e “guarda bellissime teen ager mentre si fanno un esame di coscienza”.
Vedete a volte le cose spiacevoli non vanno semplicemente evitate (o come diceva Lorena Bobbyt: le cose spiacevoli vanno evirate), ma bisogna affrontarle, capirle, plasmarle e chissà, alla fine potrebbero diventare utili e persino piacevoli. Da quando, per osmosi e prossimità, la mia donna ha ricevuto una mail di spam che recitava “sorprendi il tuo uomo: dì qualcosa di sensato”, cestino la mail di lavoro e consulto con attenzione tutto lo spam e rispondo sempre. Non mi importa se ora vendono un firewall per spammer che contiene un software anticruman. Anche loro impareranno ad apprezzarmi, come ho fatto io con loro.

Questo post non ha fini commerciali ed è distribuito attraverso database assolutamente legali fornitimi da Tronchetti Provera. Se non si vuole più leggere cose simili cliccare qui: http://www.lassameperde.it/ e lasciare nome, cognome e codice pin del bancomat.

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venerdì 6 ottobre 2006

Il nome della cosa



Un lontano giorno della nostra vita, ci siamo resi conto che quella strana parola urlata dalla mamma mentre cerchiamo di attraversare carponi la tangenziale, è il nostro nome. Io, per onor del vero, l’ho imparato a scuola, durante l’appello. Prima pensavo che il mio nome fosse testa rotonda.
La parola che ci nomina, nella moderna società, ha svariate valenze e utilità, non ultima quella di non sentirsi chiamare “ehi tu” o riferire a noi con “chiedilo a quello”. Non voglio riscaldarvi la minestra dei nomi bizzarri e delle patologie psicotiche che muovono certi genitori all’etichettatura della propria prole (e vi assicuro che due paroline avrei ben ragione di spenderle). Mi interessa, anzichenò, il rapporto che le persone hanno con il proprio nome e con quello delle persone che le circondano.
I nomi vivono una loro esistenza, proprio come chi li porta. Da giovanissimi, sono pazzi, spensierati, mutano forma senza preavviso e fatichi a tenere il loro ritmo. Si adattano alla presenza fisica, all’assonanza con altre parole o all’omonimia con personaggi famosi. Per esempio, se ti chiami Franco e il tuo stomaco, in armonia con l’universo, tende ad espandersi, è facile che verrai nominato cicciofranco. In età adolescenziale i nomi si storpiano, si contraggono, si ipsilonizzano: non è inconsueto imbattersi in una giovane combriccola e al momento delle presentazioni sentire un appello del tipo bubi, bobby, pucci, stefy, fiffy, chicca…e finire a guardarsi intorno nel timore di veder spuntare il grande puffo, un pokemon e magilla il gorilla.
In età adulta, i nomi hanno destini contrastanti. Qualcuno si riappropria dell’identità originale, anche se a fatica. Ho assistito a matrimoni durante i quali, in risposta alla fatidica domanda “vuoi tu Roberto prendere in moglie la qui presente Federica?”, il promesso sposo ha risposto “CHI????”, tanta era l’abitudine a chiamarla chiccha. Purtroppo, molti nomi sono destinati a decadere. Alcuni in favore di importanti etichette che esigono la compagnia del cognome, visto che Dott. Mimmo o On. Gigi, non suonano melodiosi. Altri lasciano il posto a pseudonimi che ti si attaccano addosso come un testimone di geova. Alcuni esempi.
Ci sono ancora zone d’Italia dove è usanza appellare un ragazzo con il nome del padre, sebbene lui sia in possesso di uno ad uso privato. Abitudine che, come un quadro di Escher, si arrampica su se stessa, non chiarendo se il nome del padre sia in realtà quello del nonno e così via.
In ambienti socialmente veraci, è molto comune identificare le persone con caratteristiche salienti o inclinazioni caratteriali tipo er pagnotta (che è buono come il pane), er greco (dal profilo ellenico o dall’amore per le olive) o cesareo (perché non l’ha vista nemmeno quando è nato).
Ma la vera rivoluzione nominale è quella dei nick. Identità virtuale che ognuno di noi si può scegliere, per comunicare via internet o in altre realtà bislacche. In questo meccanismo perverso e anche un po’ pervertito, si collocano alcune metodologie di autodefinizione.
Il fantasioso. Dopo aver passato 12 minuti davanti alla richiesta “inserisci il tuo nickname”, il fantasioso finisce per scrivere Stefano, chiamandosi in realtà Stefano. In un extrasistole creativa, può arrivare a digitare Stefano76, dando indicazioni sul suo periodo di concepimento. Alcuni sbadati preferiscono scrivere Stefano30, rendendo necessario un adattamento cronologico ad intervalli piuttosto regolari. Tra un po’ di tempo però questo sistema creerà notevole confusione. Nel 2060, scrivere Stefano35 lascerà spazio a ragionevoli dubbi, cosa che ora, grazie al privilegio di vivere a cavallo di due millenni (e non solo di due secoli come Napoleone, tiè!), non può accadere.
Lo schizoide. Larghissima categoria di persone afflitta da quella che Kierkegaard definiva malattia mortale: il voler essere qualcun altro (Crepet la chiama illudersi come un pollo). Questi soggetti si presentano semplicemente con il nome di qualche loro modello di vita o quello che pensano possa essere modello di qualche modella in giro per le chat. La rete abbonda di Dylan Dog, Brad Pitt, John Holmes e Capitan America. Questa tecnica ha anche risvolti molto raffinati come Barney Panofsky, Gary Oldman o Michele Cucuzza. Un mio amico, dannato genio, giovane talentuoso con una pompa cardiaca difettosa, ha creato la sua identità di il Giovane Holter, ma certe finezze cadono nel fango come bruschette ai porci, ottenendo in cambio una serie di saccenti “guarda che hai sbagliato a scrivere”.
L’espressivo. Altro esemplare molto diffuso. Racchiude in poche sillabe ciò che desidera comunicare. Ha diverse sottocategorie: emozionale (cucciolodolce, bastardoailati, tristesolo ecc.), fisico (belbiondino, palestratomoro, 30duricm ecc.), metafisico (raggiodiluna, pensierocaldo, sognoumidiccio, ricordovago ecc.) e infine i posizionatori sociali. Quelli che si collocano in qualche categoria per far capire vagamente che cosa cercano e da chi vogliono essere cercati. Per esempio medicocurioso, managerricco, lesbicanouomini, gaypugliese (ribattezzato poi in lecce omo), padronesevero, schiavosconsiderato, insegnanteprecario ecc.ecc.
Sarebbe bello poter sceglierci un titolo che ben ci rappresenti o che semplicemente ci piaccia più di quell’Esculapio che tanto desiderava il nonno. In Italia la procedura per cambiare nome è impervia e raramente se ne vede la fine. Bisogna essere proprio in condizioni disperate: se ti chiami prendetemi a calci, è possibile che dopo qualche anno di circuiti burocratici, il tuo nome verrà modificato in prendetemi a carci (e sei pure di Roma), perché solitamente cambiano una sola lettera.
Una mia amica ha un coniglio. Pensava fosse una coniglia, così l’ha chiamata Flora. Dopo averla vista montare con piglio deciso, altre coniglie, ha intuito di essersi sbagliata. Io le ho suggerito di nobilizzare il suo nome in De Flora, rendendo così giustizia alla sua virilità. A volte l’abito fa il monaco, ma non viceversa o sarebbe un santo sarto, come Versace.

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venerdì 22 settembre 2006

Un fiume di informazioni


Sono sotto controllo. Stavolta sono certo di aver fatto mangiare la polvere a tutti i miei amici. Anche a quello coinvolto in una misteriosa vicenda di cronaca perché omonimo dell’autista del bancarottiere di riferimento. Persino al mio amico che si è portato a letto una modella: evento chimico scatenato dalle sostanze stupefacenti che albergavano nel di lei organismo, venute a contatto con le medicine per le mucche che lui si iniettava, con un ago da ippopotami, tra muscoli guizzanti e fegati in lacrime. Nessuno sa esattamente che cosa successe quella notte. Lui, uomo d’altri tempi, tace, per dignità e rispetto. Concede ogni tanto un gesto eloquente o un’espressione mista, tra il godereccio e l’incredulo, giusto per mantenere viva in noi l’ammirazione e spremere fino all’osso il ritorno sociale di cotanta impresa. Ho stracciato tutti, posso affermare non senza una punta di sintomatico mistero, che il mio blog è tenuto sotto controllo niente sedere di meno che dalla presidenza del consiglio in persona! Diversi accessi al mio sito, giungono dritti dalle sale del potere, la stanza dei bottoni, il tempio della politica vera, quella che conta. I miei amici sono impalliditi. Quello della modella, sconvolto dalla notizia, ha cercato di riguadagnare terreno dicendo “non vi ho mai detto che la modella aveva due gemelle e che si sono infilate nel letto con noi?”, ma è stato zittito a colpi di melanzane in faccia. Ora io sono il depositario dell’invidia generale. Io sono ciò che gli altri vorrebbero essere….
Certo ho dovuto tacere un piccolo particolare: grazie a semplici strumenti tecnici a disposizione di tutti, ho rilevato gli accessi dalla rete denominata “presidenza del consiglio dei ministri”, ma ho potuto anche verificare che cosa stavano cercando. In particolare, qualcuno ha cercato con google “fiume bottego” ed è finito sul mio post sull’enigmistica. In pratica c’è un tizio negli uffici di Prodi che fa le parole crociate e non è neppure bravo. E imbroglia.
D’accordo, questo ridimensiona un’anticchia il mio quarto d’ora di celebrità, ma sicuramente posso fregiarmi di un’informazione riservata: so che cosa fanno gli impiegati d’alto livello durante l’orario di lavoro e so anche qualcosa del loro livello culturale. Che ci faccio ora con queste informazioni? Niente ovviamente. Principalmente per motivi etici: per esempio la paura di finire in Siberia a coltivare lime dei caraibi. Però questo mi ha fatto pensare.
Si sente dire spesso, tra la gente che pare saperne, che l’informazione è potere. Il fatto che migliaia di persone socialmente influenti venissero controllate e spiate, avallerebbe questa informazione, che quindi ci rende un po’ potenti. La domanda che nessuno si pone è: perché carpire informazioni è così importante? Perché qualcuno è disposto a rischiare, a spendere ingenti somme di denaro per sapere che dice Vieri a Muccino? La risposta mi sorge spontanea: è evidente che la realtà che noi percepiamo attraverso gli organi di informazione, non rappresenta minimamente l’effettivo svolgersi degli eventi. Altrimenti che senso avrebbe? Se ciò che succede, come succede e perché succede, fossero informazioni alla portata di tutti, a nessuno verrebbe in mente di tenere sotto controllo centomila telefoni. Non ci sarebbero reti di spionaggio, talpe, cimici e altre bestie varie. Tutto ciò porterebbe a pensare che tutti quei sospetti, quelle ipotesi di complotti e macchinazioni nell’ombra, possano trovare sostegno nella ricerca affannosa e illegale, di informazioni private. Se queste informazioni sono così importanti ed è così importante tenerle nascoste, è concesso pensare che esista una realtà politica, sociale, economica e via discorrendo, che noi, massa volgare, ignoriamo o siamo costretti a ignorare.
La privacy: bella parola. Bel casino. Ormai chiunque sventola la bandiera della privacy. Il tizio che usa risorse pubbliche per fatti privati, i criminali i faccendieri. Pare che qualsiasi reato sia un furto di caramelle di fronte alla violazione della privacy. Se ci fosse un piano per gabbare milioni di consumatori o milioni di tifosi che pagano il biglietto o giocano al totocalcio, lo vorreste sapere? O in nome della privacy preferireste continuare ad essere ciurlati nel manico? Se sto commettendo un crimine, il minimo che mi aspetto è che qualcuno stia facendo di tutto per impedirmelo. Ma se non ho niente da nascondere? Altro bel problema. In un contesto di legalità sociale, è ovvio che io possa e debba pretendere il rispetto della mia privacy. Ma a guardarci bene in fondo, la privacy è una necessità scaturita dalla stupidità umana. Se qualcuno ascolta le mie conversazioni erotiche con il mio pizzaiolo, è sicuro di avere qualcosa su cui far leva per tenermi in pugno (in termine tecnico: mi tiene per le palle). Ma questo è dato dal fatto che io so che in qualche modo avrò un danno sociale dalla diffusione delle mie telefonate sesso prosciutto e mozzarella di bufala. Perché la gente mi giudicherà e, probabilmente, emarginerà per questo. La stessa gente che invece è tranquilla, perché ancora nessuno ha scoperto che si fa frustare da un nano vestito da suora. Lo stesso dicasi per il fatto, per esempio, che ho le ragadi (per ovvi motivi) o che, peggio ancora, sono ateo. La vera mostruosità non è non rispettare la privacy a tutti i costi, ma il fatto che le persone sono sempre pronte a giudicare, etichettare e condannare. Non stiamo difendendo la nostra privacy, ci stiamo difendendo dall’assenza totale di comprensione, di umanità. Questa è la vera piaga. In assenza di questa disumanità, potremmo tranquillamente avere telecamere ovunque, registrare le nostre impronte digitali e farci ascoltare le telefonate. Saremmo sicuri che a nessuno interessa se metto il perizoma o tradisco mia moglie (magari a lei un po’ interessa), ma saremmo un po’ più sicuri che la realtà che percepiamo, si avvicini molto a quella effettiva. E’ un concetto difficile da assimilare, me ne rendo conto. Siamo abituati a difendere il nostro privato da occhi morbosamente curiosi e ipocriti. Ma se ognuno avesse la propria vita da vivere e non quella degli altri e conoscesse più la comprensione o al limite l’indifferenza, del disprezzo e l’invidia, sarebbe più facile parlare di una privacy umana e non difensiva.
Per il tizio della presidenza del consiglio, il fiume di Bottego si chiama Omo, però la prossima volta niente internet o enciclopedie, arrivaci con gli incroci e memorizza, se no non lo impari mai.

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martedì 6 giugno 2006

Salto (nel buio) con l'asta


Avete visto quei due siciliani che ogni tanto spuntano tra le due veline mezze nude che ancheggiano? Pare conducano un programma che si chiama striscia la notizia. Mappensatu! Sembra sia uno di quei programmi che scoprono magagne e cospargono letame, spesso su chi se lo merita, a volte un po’ a caso, ma tanto si sa, dai diamanti non nasce niente, dal letame nascon i fior…trallallallà. L’altro giorno, sempre tra un femore snodato e un seno imbizzarrito, ho intravisto dei simpatici giovinastri che, colmi del risentimento che è proprio dei giusti, si sono rivolti alla redazione del suddetto programma televisivo per renderci tutti partecipi della infame truffa di cui sono rimasti vittima.
Questi tecnogiovani, scartabellando tra le virtual pagine di un famoso sito di aste on line, hanno rinvenuto diversi oggetti tecnolussuosi a prezzi davvero incredibili. I focosi, incuranti che “in” posto davanti a credibile nega significando “non credibile”, ci hanno creduto e si sono tuffati come nemmeno Klaus Dibiasi, sulle allettanti offerte. I più non insospettiti dal fatto di poter comprare un plasma nuovo a 500 euri e nemmeno dal fatto che il venditore non accettasse pagamenti in contrassegno (vedere cammello, dare soldi), ma solo in anticipo e su un conto in germania pur essendo dislocato in sicilia, hanno inviato i loro sudati risparmi, al venditore delle meraviglie, aspettando frementi il pacco. E proprio di pacco si trattava.
Va detto, a discolpa degli incautiacquirenti, che il venditore, nel sito di aste, risultava come venditore accreditato e si fregiava di numerosi feed-back positivi (cioè dicevano che era bravo). Anche se i veri intenditori (come michele) sanno che non è difficile crearsi una finta reputazione e turlupinare gli avventati compratori.
Ora possiamo discutere ore su che cosa significhi scaricare mp3 da internet, comprare scarpe in cina o tecnologia di dubbia provenienza. Sento molte persone dire che rubano la musica perché le case discografiche sono ladre (?!), comunque io il sospetto che, potendo scegliere tra un cd a 10 euro e lo stesso cd aggratisè, molti continuerebbero a sceglierlo gratis, ce l’ho. Altri comprano scarpe cinesi fatte da lavoratori sfruttati non protetti dai sindacati (beati loro), mentre il loro vicino di casa che aveva un’azienda tessile ora è in tangenziale vestito come platinette. Possiamo discutere delle implicazioni etiche, morali, economiche anche qualitative. Perché probabilmente chi scarica mp3 sa di non doversi aspettare un audio da alta fedeltà, chi compra scarpe in cina sa che rischia di vedersi arrivare delle scarpa da ginnastica, con la zeppa, numero 35. Insomma facciamo scelte, se vogliamo corriamo rischi e dobbiamo accettare le conseguenze. Se uno entra in un sito di aste on line, che avverte che comunque non può tutelare al 100% la riuscita delle transazioni, e trova un plasma, che io comune mortale porto via da media world non senza aver lasciato alla simpatica e sorridente cassiera un paio di migliaia di euri, a 500 euri, che deve mandare anticipati a un tizio che sta in sicilia su un conto in germania……be’ proprio tutti i diritti di lamentarsi non ce li ha. Voglio dire se trovi il malandrino, una bella corcatina gliela puoi anche dare, ma addirittura denunciare pubblicamente la truffa mi sembra eccessivo. Altrimenti tutti noi comuni mortali dovremmo urlare alla truffa ogni volta che diamo i 2000 eurini alla gentile cassiera di media world.
Provate a pensare: se trovate un pescivendolo che vi propone un merluzzo dorato della patagonia a mezzo euro al chilo spacciandolo per freschissimo, probabilmente vi viene il sospetto che quel merluzzo sia stato fresco nel ’74. Però potete decidere di rischiare di ritrovarvi un tubo in orifizi reconditi e un’infermiera che vi guarda con aria di compatimento. Se un “normale” pescivendolo ve lo fa pagare come un diadema probabilmente pensate che è un ladro ma potete anche pretendere che quel pesce sia talmente fresco che un buon veterinario potrebbe ancora salvarlo.
Insomma io e la cassiera del media world non dico che siamo contenti del pacco rifilato ai giovanotti di cui sopra, ci va anche bene che uno ci provi a trovare sistemi alternativi di risparmio o guadagno, ma crediamo (anche la cassiera) che sia anche giusto che per ottenere grandi vantaggi si rischi un po’ più di noi che guardiamo i cataloghi di uni euro pensando che il profumo della vita sa un po’ di marcio.

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venerdì 26 maggio 2006

Datemi un martello (e vi restituirò un dito)


Oggi mi sono imbattuto in un sito abbastanza curioso: http://www.fuh2.com/ . Sconsiglio chiunque volesse dilettarsi nello sviluppare l’acronimo che compone l’indirizzo a cimentarsi nell’impresa, dato che è piuttosto ardua. La soluzione all’enigma trova la sua manifestazione nella frase “Fuck you and your H2”, che mi accingo ad articolare per chi non è pratico di motori e di lingua anglofona. La traduzione letterale recita un signorile “vaffanculo te e al tuo H2”, dove la sigla identifica un modello di auto particolarmente apprezzato da milionari di variegato lignaggio nonché particolarmente odiato da una sempre crescente comunità di normali utilizzatori della strada.
Le motivazioni che hanno fatto nascere questo sito sono a dire il vero abbastanza comprensibili: per l’utente medio, infatti, quest’auto rappresenta abbastanza bene il “demonio” della strada. È infatti un fuoristrada costosissimo, ingombrante, altamente inquinante e chi più ne ha più ne metta. L’autore del sito snocciola una serie molto assortita di motivazioni per le quali bisognerebbe, in effetti, odiarla. Ne cito alcune:

  • esteticamente è una via di mezzo tra un furgone, una station wagon e un mezzo militare, senza avere alcun pregio di ciascuna delle categorie sopra citate
  • vista la notevole massa a pieno carico, questo veicolo non rientra nella categoria delle automobili “comuni” e in ragione di ciò non deve sottostare ai limiti di efficienza energetica che la legislazione americana prevede (l’autore cita un consumo medio, che peraltro la Casa non è obbligata a dichiarare, di circa 10 miglia per gallone, che calcolatrice alla mano fa 2,35 km/litro). Seguono considerazioni sul fatto che mentre i “fratelli americani” stanno in medio oriente per salvare il futuro delle riserve di combustibile fossile, pochi fortunati e spreconi guidatori dilapidano il pregiato derivato dell’oro nero
  • la H2 è una macchina della morte, dato che in caso di collisione con una normale utilitaria – vista la massa e la carrozzeria da “blindato” – “You can kiss your ass goodbye” ovvero puoi salutare questo mondo


Senza voler stare a disquisire sulla leicità morale di queste motivazioni (che per quanto esagerate si basano su principi assolutamente condivisibili), quello che veramente è impressionante è la quantità di persone che si trovano d’accordo in questa crociata contro uno dei veicoli (non dimentichiamoci che l’america è da sempre abituata a vetture “extralarge” e gli americani non sono mai stati particolarmente attenti agli sprechi) che sta rapidamente diventando il più odiato dei tempi moderni. E non solo per i motivi sopra citati: anche in Italia, per esempio, la fazione anti-SUV (gipponi, fuoristrada o Sport Utilità Vehicle che dir si voglia) è sempre più nutrita, costantemente fomentata dalla maleducazione dei guidatori (che si esibiscono sempre più spesso in parcheggi molto “creativi”), dalla incapacità degli stessi di guidare mezzi che sfiorano tranquillamente le due tonnellate e soprattutto dall’invadenza che pachidermi di questo tipo hanno sui centri urbani come quelli italiani. Mischiata, inutile negarlo, ad una punta di invidia che gli status symbol sono sempre e comunque in grado di generare. fuh2.com, quindi, fondamentalmente non ha inventato niente di nuovo no? Non esattamente: anziché fomentare la violenza privata, lo sfregio della fiancata o l’accoppiamento coatto con il conducente, l’ideatore del sito ha adottato una forma di protesta piuttosto curiosa: ogni volta che incrociate un H2, fatevi scattare una foto in cui mostrate il dito più lungo di una mano a vostra scelta e inviatela al sito per la pubblicazione. Trattasi questo di delitto perfetto, in quanto è un gesto sufficientemente denigrante per far sfogare il già plurifrustrato automobilista medio e soprattutto è raramente capace di innescare la “sindrome di Montecristo” (vedasi Sputare contro il destino dell’umanità), apparentemente inapplicabile vista l’evidente insussistenza del requisito fondamentale (“Colui che invece signoreggia una vettura di scarso valore” … (omissis) ). Per amor di verità occorre precisare che pur stante l’insussistenza della condizione di cui sopra la sindrome può ugualmente manifestarsi a causa dall’elevato livello di testosterone del conducente (celodurismo compensativo recidivo).
Detto ciò, e avvisati delle possibili conseguenze, se sposate la causa non vi resta che partecipare all’iniziativa. Prima di voi lo hanno già fatto in tanti, tantissimi, ed è forse questo l’aspetto che più impressiona. Basti pensare che in tre anni il sito ha raccolto oltre 3400 foto (circa 3 al giorno, se vi pare poco…) e il fenomeno non accenna a ridursi…


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venerdì 5 maggio 2006

Mi ha cercato qualcuno?


Sapete tutti che cos’è e come funziona un motore di ricerca? Evidentemente no. Io lo so perché me lo ha spiegato spaggio, ma non ve lo dico che è più divertente. Sono giunto a questa conclusione valutando le chiavi di ricerca che hanno indirizzato molti navigatori in codesto blog. Da una prima analisi si intuisce che praticamente nessuno conosce il modo di rendere il più precisa possibile una ricerca con il risultato di finire su siti che, nel migliore dei casi, non hanno nulla a che fare con quello che si stava cercando, ma nella peggiore delle ipotesi, ti brasano l’hard disk, ti clonano il cellulare, la carta di credito, il gatto e uno dei tuoi figli (quello più scassapalle) e rendono pubblici tutti i tuoi vizietti segreti (anche il fatto che scarichi illegalmente gli mp3 di dj francesco). Un altro errore diffuso è quello di considerare google come l’I ching e rivolgersi allo strumento come a un oracolo, scrivendo per esempio “perché non riesco a settare l’ora del mio videoregistratore?”, oppure “ho i capelli che mi vanno stretti”. Immagino che la gente poi se la prenda a male non vedendo comparire la risposta ai quesiti o il consiglio giusto per risolvere un dilemma.
In questi 3 mesi di vita (del blog) ho raccolto le chiavi di ricerca che hanno condotto qui i naufraghi di internet, estrapolando le più interessanti e suddividendole (se me la sento uso dei gerundi) per categorie. Ecco il risultato:
LOOK
Foto sopracciglie
Sopracciglia non rasate
Sopracciglia sottili istruzioni
Uomini con il petto ciccione e peloso
(può rientrare anche nella categoria feticismo, ndr)
Rasate sopracciglie
Come fare le sopracciglie
Ceretta sul petto pelo fitto
Ciondolo luminoso cellulare
SCIENZA E TECNOLOGIA
Come si fa lo slittino
Moto perpetuo brevetto
(hanno brevettato l’idea di spaggio, ndr)
Aerografo effetto venturi figura
Antigravitazione
Arredo gant
(può rientrare anche nella categoria interni e architettura, ndr)
Cicap test allergici elettrici
Curva di gant
(potrebbe trattarsi della variante bassa del circuito di Misano, ndr)
Esistono davvero i bambini veggenti (mio nipote dice di no, ndr)
Idiozie paranormali
In calabria c’è il disboscamento eccessivo?
Scarsa precisione di un rolex
(povero spaggio, ndr)
Riconoscere falso rolex submariner (ti hanno beccato spaggio, ndr)
Stanze antigravitazionali (trattasi probabilmente di scienza alberghiera, ndr)
SESSO E FETICISMO
Donne che defecano
Abitudini sessuali opossum
(spero rientri in categoria animali, ndr)
Assist culi aperti (forse inerente lo sport, ndr)
Ce lo mettono in culo (potrebbe trattarsi anche di politica, ndr)
Coppie libertine italiane
Culi scassati
Foto fatte a coppie appartate
Luoghi coppie appartate umbria
Video di donne che si radono le ascelle
(forse tutorial per la categoria look, ndr)
Vidio de pamela adeso
ANIMALI
Corno rinoceronte sterco
Gallina non piscia
Gatto affezioni polmonari
Quando muore un cane
(potrebbe trattarsi anche di domanda, ndr)
Dove lasciare cane ferie
Perché il mio cane piscia quando mi vede
(temo possa trattarsi anche di problema di look, ndr)
PSICOLOGIA
Aiuto un fratellino gelosia
Amare un orso
(potrebbe rientrare nella categoria animali, ma ho anche l’inquietante sospetto che possa trattarsi di feticismo, ndr)
Biglietti ironici da lasciare per aver parcheggiato male (non si capisce bene chi è che parcheggi male e chi lasci il biglietto a chi, ndr)
Il mio migliore amico mi ama (pensa se ti odiava, ndr)
Partner mentire hacker cellulare (tecnologia, sesso, informatica….un po’ di tutto, ndr)
Relazione psicologica per cambiare il proprio nome all’anagrafe
Sindrome ossessivo compulsiva woody allen
(psicologia applicata allo spettacolo, ndr)
Sognare forbici (potrebbe trattarsi anche di animali, ndr)
CLUTURA E CURIOSITA’
Ce’ del marcio nella cia (politica e grammatica, ndr)
Come scoprire se hai un tumore (sgratt, sgratt, ndr)
Come si usa la panca antigravitazionale (sollevamento pesi per pigri, ndr)
Il nome del somaro di winnie di pooh (red canzian?, ndr)
Legge sul traffico di pelle umana (e l’acquario degli impiegati?, ndr)
Odifreddi paradosso del cammelliere (logica e spettacolo, trichebballacche, ndr)
Sintetizzatore cruman (se esiste lo voglio, ndr)
Test per sapere quanto vivi (io?, ndr)
Tutte le balle su berlusconi. Manuale di conversazione politica elettorale free foundation
Perché la palla da rugby è ovale
Cià + yo yo + linguaggio giovanile
Come si taglia la coca
Epatite da barbiere
(al barbiere la B e la C non piacciono, ne vuole una tutta sua, ndr)
VARIE E INCOMPRENSIBILI
Ana caterina morariu troia (perché poverina? Ndr)
Diploma che palle (che informazione avrà voluto trovare, ndr)
Fotoromanzi troppo vicini (al corpo o tra loro? Ndr)
Lo berlusco il berlusca canzone
Paul gascoigne ossessivo (sport e psicologia, ndr)
Picciotto su somaro con lupara (in questo caso google niente sapeva, ndr)
Ragazze barbiere (look o feticismo? Ndr)
Tranquillamente
Una modella durante una sfilata alla settimana della moda in corso a medellin, in colombia
(e poi? Che ha fatto? Che è successo? Ndr)
Cazzo dobbiamo fare quel compito che abbiamo iniziato l’altro volta, mi questo
Somaro in matematica
(forse le due cose sono collegate, ndr)

Ovviamente tra tutti questi, solo il tizio che cercava il test sulla durata della vita, ha trovato ciò che lo interessava…..speriamo stia bene.

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giovedì 4 maggio 2006

Dagli allo strillone


Tra una mail e l'altra capita occasionalmente di imbattersi in messaggi che fanno sorridere.
Quelli, in assoluto, che meglio solleticano la mia ilarità sono le leggende metropolitane, o bufale che dir si voglia. Proprio in questi giorni ne sono capitate due particolarmente succulente, che hanno tratto in inganno e allarmato anche personaggi dai quali mi sarei aspettato un comportamento leggermente meno "uterino".

La prima di queste notizie recita - e mostra, dato che è accompagnata da un video - che l'aereo più famoso del mondo, l'Air Force One, sarebbe stato violato da un graffitaro da quattro soldi, che in barba a tutte le misure di sicurezza sarebbe riuscito a fregiare la fiancata del prestigioso velivolo con la fida bomboletta. L'eco di questo scherzo è rimbalzato per i quattro angoli del pianeta in men che non si dica, provocando allarmismo e indignazione presso la stampa specializzata. Questa non ha tergiversato e ha gridato allo scandalo denunciando pericolosissime inefficienze della sicurezza nazionale. Dove sta la cosa divertente? Il video è stato diffuso dall'autore stesso, una vera autorità nel campo della pubblicità, che si è preso la briga di noleggiare un 747, dipingerne la fiancata per creare una replica del vero Air Force One e poi cimentarsi in questa impresa. Ora, converrete che una pubblicità simile sia ”leggermente" più costosa di un trafiletto nella pagina degli annunci economici del Washington Post, ma i fatti han reso onore alla genialità di questo personaggio che, sfruttando il tamtam che su internet si innesca quando viene pubblicata una notizia bomba come questa (marketing virale), ha ottenuto una notorietà assolutamente incredibile.
Ma i poveri giornalisti che avrebbero dovuto fare, quindi, per non cadere in questo abbaglio colossale? Fare forse indagini incredibili improvvisandosi novelli Sherlock Holmes? Niente di tutto ciò: a dire il vero avrebbero solo dovuto seguire il link al sito citato in coda al video, che rimandava a una catena di siti collegati all'autore, pubblicitario professionista e personaggio non nuovo a manovre promozionali di questo tipo...

La seconda curiosità, sempre legata agli aerei e pubblicata a gran voce da portali internet (e pure dalla carta stampata italiana, a dire il vero - http://www.corriere.it/Primo_piano/economia/2006/04_aprile/26/caretto.shtml) riguarda invece una fantomatica strategia adottata dalle compagnie aeree per "stivare" un maggior numero di passeggeri su un aeromobile, ovvero dotare la classe economica di... posti in piedi!
La bufala è stata in effetti ben escogitata, dato che è stata diffusa con tanto di disegno esplicativo in cui venivano rappresentate le file di "sedili" per gli sfortunati viaggiatori al fine di far percepire l'effettivo aumento di densità abitativa della cabina. Gli arditi sostegni ricordano nemmeno troppo
lontanamente le panchette in dotazione alle attrazioni da luna park, con tanto di sponda frontale di sostegno (evidentemente prevista per evitare lesioni a vacillanti viaggiatori insonnoliti). Già mi immagino la voce della hostess:" invitiamo i signori passeggeri dotati di posti a sedere ad allacciare le cinture di sicurezza, a richiudere il tavolino posto di fronte a loro e a porre lo schienale in posizione verticale. I passeggeri in piedi sono invece pregati di alzare le braccia e di fare attenzione in quanto tra pochi secondi verrà chiusa la sponda di protezione. Giro omaggio per chi prende la coda..."

Per finire, aspettatevi meraviglie (ma questa volta spero di non vedere la notizia pubblicata su portali di informazione "seri") dalla combinazione Coca Cola & Mentos. Perchè? Alcuni provetti alchimisti (guarda caso americani) hanno infatti scoperto che gettando alcuni confetti delle deliziose caramelle in una bottiglia della famosa bevanda, si provoca una fortissima reazione che genera uno zampillo di schiuma pressoché istantaneo ed alto un paio di metri. Al di là che mi chiedo come cavolo abbiano fatto ad accorgersene (ma del resto solo un americano si sognerebbe di bere una coca cola mentre mastica un intero pacchetto di caramelle), questa notizia è assolutamente vera e verificabile (basta cercare su video.google.com le due parole chiave di cui sopra per trovare una miriade di filmati). Quello che mi fa sorridere è sapere che già circola un'email che allerta i genitori di questo pericolosissimo fenomeno, dato che questa combinazione potrebbe addirittura essere utilizzata per costruire ordigni casalinghi. Facile prevedere che saranno molteplici le mutazioni di questa email: a giorni mi aspetto di riceverne una che mi avvisa di non provare la combinazione donuts + Brunello di Montalcino, dato che la golosa ciambella potrebbe espandersi a contatto con il pregiato nettare fino a provocare il soffocamento. E non escludo - spero non vi dispiaccia - di diffonderne a mia volta una variante in cui diffido tutti dal provare a cospargere una caciotta con la Nutella. L'effetto? Suggeritemi voi, in fondo l'importante è che provochi ingiustificato allarmismo e una discreta inquietudine. Io ho provato e dopo aver ingurgitato l'ardita combinazione l'unica cosa che mi è successa è stata la pressoché immediata comparsa di due grossi brufoli sulla fronte. Troppo poco per essere all'altezza di chi ha "firmato" l'Air Force One...

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martedì 2 maggio 2006

Sperdersi in internet come sperdersi nei pensieri


Una questione nata con la diffusione di Internet riguarda la necessità di connessione al web delle reti di computer aziendali. Solo questo tipo di “apertura” permette di sfruttare i vantaggi che la rete comporta, dal semplice scambio di posta elettronica (più rapida ed economica della posta tradizionale) sino alla ricerca di notizie, facilitata dalla nuova tecnologia. Un minuto dopo che tutto ciò che abbiamo appena elencato è stato assunto come realtà assodata, sono nate questioni intorno alla liceità dell’uso che il lavoratore dipendente fa di Internet se questo non è strettamente connesso all’attività produttiva.
Indi, dal momento che l’impiego di programmi di messaggeria, la ricerca notizie di varia natura, il pascersi di immagini e video erotici, il consultare caselle e-mail diverse da quella “aziendale” e via discorrendo possono non essere esattamente in linea con l’interesse del datore di lavoro, ecco il coagularsi della reprimenda contro i navigatori clandestini. Lettere di richiamo, software sbarrati, licenziamenti, ricatti, strumentalizzazioni, controlli non autorizzati hanno portato a galla un difetto di comunicazione fra chi in una determinata situazione paga il collegamento a Internet (il datore di lavoro) presumendo che ciò gli porti dei vantaggi, e chi invece usa detto collegamento a Internet in quanto ciò gli porta dei vantaggi (il dipendente).
Il difetto di comunicazione risiede nel fatto che una delle parti potrebbe essere portata a sostenere che detti vantaggi non coincidono, e guarda caso questa parte è quella che paga il collegamento a Internet.
Ma affermare che i dipendenti navigatori, se navigatori non fossero, renderebbero di più, equivale a dire che i dipendenti navigatori, se navigatori non fossero, renderebbero di meno: non rinvigoriti dai messaggi dell’amante, non rinfrancati dalle note tettine di Paris Hilton, non stimolati a essere al passo coi tempi dopo aver letto l’ultimo gossip, costoro potrebbero davvero comportarsi come grigi travet senza fantasia, anziché come brillanti opinionisti che signoreggiano il loro tempo e – conversando con chicchessia – fanno sempre la figura di persone di mondo.
Quindi abolire l’Internet libera sul luogo di lavoro, ovvero voler influire sulle modalità con cui vi si ricorre, ovvero effettuare un controllo diretto o indiretto sull’attività natante dei dipendenti, ‘un si pòle. Chi l’ha detto?
Andatevi a vedere http://www.shinynews.it/diritto/0306-vietato-spiare.shtml e lo saprete. Potete tranquillamente farlo anche se siete in ufficio, perché scoprirete che nessuno può più rimproverarvi nulla. Poi però tornate qui.
Siete andati? Avete letto? Bene. Allora forse avrete dedotto – perché non c’è scritto, ma si evince – che andar per Internet è considerato come pensare, volare di fantasia, ricordarsi di un bel momento o di un momento brutto, ragionare sul prossimo fine settimana: tutte cose che è normale, e spesso automatico e inevitabile, fare anche mentre si lavora. Tutte cose che possono distrarre oppure no, ma se ciò accade dipende solo dal rapporto fra pensiero e pensatore. La differenza fra i pensieri e la cronologia di Internet è che i primi non si vedono (al massimo si vede l’espressione assente del pensatore), mentre la seconda sì. Ma evidentemente si va affermando la convinzione che consultarla sia un po’ invadere la sfera altrui, come se si pretendesse di guardare dentro i pensieri delle persone. Il problema, semmai, è ridefinire il concetto di concentrazione e assiduità sul lavoro in presenza delle cosiddette tecnologie sempre attive, che sarebbero quelle che non spegni mai, che consideri latenti finché non ti arriva una mail o un messaggio e allora ti si accende la lampadina. Se quest’ultima frase vi ha suggerito un parallelo col cervello, allora vuol dire che potete ancora salvarvi.

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