domenica 24 febbraio 2008

Sollecito di pagamento


Raffaele Sollecito è rinchiuso in un carcere di massima sicurezza. Per il momento l’unica cosa accertata a suo carico è il fatto che fumasse erba come un altoforno di Bagnoli, acquistata con la cartina di credito di papà (l’erba non Bagnoli). Frattanto Mamma Maria Franzoni, riconosciuta colpevole di aver ucciso suo figlio in una di quelle mattine un po’ così, in cui ti svegli che già ti girano, è a casa ad allevare bambini di riserva che si svegliano all’alba e quatti quatti si defilano come giovani amanti e si allungano solinghi fino a scuola, tra le rassicuranti cure di qualche maestro fisicamente affettuoso. L’Italia della giustizia un tanto al chilo è un teatro dell’assurdo. Colpa dei giudici? Probabilmente no. Dei media? Po’ esse. Degli avvocati? Mppfffffhhh.
Sicuramente gli italiani hanno la memoria corta se non si tratta di far riemergere un rigore non dato per intervento scortese su Frustalupi lanciato a rete come un tonno. E mentre impalerebbero un arbitro al pennone più alto della telecom, ostentano indulgenza per terroristi e affini. Nelle università si rimbalza l’alemanno pontefice perché non rispetta la scienza e si concedono pulpiti e palpiti ad assassini e sovversivi, perché non rispettare la scienza è oscurantista, non rispettare la vita fa molto guerriero.
Passa silente, di contro, lo sdegno di Benedetta Tobagi, figlia di Walter, giornalista del Corriere della Sera, assassinato da un commando di 4 brigatisti armati che, in un eroico agguato, riescono ad avere la meglio su un uomo solo, munito di lettera 22. E non erano figli di quattro turnisti della Breda, ma della borghesia bene di Milano. Il più samurai bene dei quattro riesce persino a sparargli un colpo di grazia mentre il giornalista è a terra ormai esangue. E sangue ce n’era molto.
Benedetta viene a sapere che in un teatro di Roma va in scena un’opera di Erri de Luca: “Chisciotte e gli invincibili” sul tema emozionale dei combattenti irriducibili, degli idealisti, degli ultimi samurai insomma. Viene anche a sapere che, invitato alla prima, è Vittorio Antonini, già capo della colonna romana delle BR, condannato per il sequestro Dozier nel 1985 e già a spasso per la capitale oltre che assunto dal vagamente attuale governo come consulente. Benedetta Tobagi chiama la direzione del teatro e chiede se è vero che l’ex brigatista, mai pentito, rappresenterà questo ideale di guerriero alla faccia delle vittime indifese e dei loro cari. “Speriamo proprio di sì” è la risposta che riceve.
Uno che invece non è abbastanza sexy per teatri e tv è Cristoforo Piancone. Ex brigatista condannato all’ergastolo per aver dimostrato sprezzo del pericolo sparando alle spalle e finendo con un colpo alla nuca il maresciallo Rosario Berardi. Questo portatore di Cristo (Cristoforo), fedele alla linea, è stato recentemente arrestato, per una rapina in banca, durante la quale ha tentato di sparare ai carabinieri (certe attitudini hanno caratteristiche endemiche, ma a volte si inceppano). Era in semilibertà.
Ma gli eroi non hanno colore. Saltando dall’altra parte dell’estremismo sovversivo, patologia oggi curata con il viagra, ne troviamo di altrettanto coraggiosi e quindi perdonabili. Pierluigi Concutelli è stato condannato a tre ergastoli per una serie di omicidi, alcuni dei quali commessi così, come se uno vi tagliasse la strada e voi optaste per la gola. Nel 1976, insieme ad altri eroi di ordine nuovo, aspetta sotto casa un uomo di stato, un uomo di valori: il giudice Occorsio. Lo aspettano armati di mitra e lo massacrano, nonostante Occorsio avesse dalla sua un altissimo senso del dovere e la pietà di risparmiare ad una possibile scorta, di finire sotto i colpi di coraggiosi pensatori con ideali calibro nove. Concutelli finisce in carcere ma quando uno è eroe dentro non può fare a meno di gesti moralmente spettacolari. Così nel 1985 decide che è cosa degna, strangolare a mani nude due suoi “colleghi” (Buzzi e Palladino) accusati di essere delatori. Questo figlio degli ideali, a cui non ha mai rinunciato, è anch’egli, a spasso. Ma non a spasso in qualche eremo lontano da noi vili, no. Partecipa a trasmissioni televisive, pubblica libri ed è invitato a presentazioni culturali, durante le quali dice la sua sugli anni di piombo.
Il mio punto di vista di non idealista è che la sua l’abbia già detta sparando alle spalle di uomini disarmati. Ora secondo me dovrebbe tacere finché anche le controparti potranno ribattere ai suoi argomenti e siccome si trovano tutte in ambasce a causa di un’intossicazione da piombo nota come saturnismo, dovrebbe tacere per un bel pezzo.
Io spero che chi concede spazio a questi eroi non si renda conto delle conseguenze. Spero non pensi alla totale mancanza di rispetto per i morti e per chi sopravvive senza. Mi auguro non sappia che questi personaggi, che mai hanno abiurato le loro fedi, sono tuttora dei pericoli effettivi. Perché la guerra al terrorismo non è finita, perché muoiono i Biagi e i D’antona, perché l’estrema destra è attiva e si ispira ai suoi simboli degli anni della follia, simboli che stanno innalzando per poter avere lo stesso effetto sull’audience. Le conseguenze di tutto questo a qualcuno dovranno essere imputate, qualcuno dovrà pagare gli esorbitanti debiti umani lasciati dopo aver goduto e approfittato. Ma responsabilità e imputati sono termini scivolati via dai nostri vocabolari.
Io posso anche essere felicetto se D’Elia, dopo aver emesso e concorso ad eseguire condanne a morte, firmi la moratoria contro la pena capitale dalla sua bella sedia fornitagli sempre dal diversamente attuale governo. Non oso nemmeno chiedere di paragonare il tempo dedicato alle vittime innocenti con quello dedicato ai legamenti di Ronaldo, ma qualcuno dovrebbe capire che se vogliamo mantenere un minimo di contraddittorio non si può far parlare personaggi i cui detrattori presentano evidenti segni di decomposizione.
E la colpa è di tutti. I politici che vanno a braccetto con i terroristi e scrivono emendamenti in loro favore come se piovesse e solo 5 dico 5 per le loro vittime. Dei giudici che aprono celle di assassini mai pentiti con tanti ergastoli da preoccupare un highlander. Dei giornalisti che riabilitano come un Cristo Pantocratore. Degli editori di libri, tv e teatro che danno un valore al rispetto, ma in euro.
Tutto questo è importante, ma magari ne riparliamo dopo le 800 mila moviole della frattura del calciatore brasiliano, perché il ribrezzo vende e vende meglio se esposto.

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lunedì 18 febbraio 2008

Strategie perdenti


Non capisco perché l’uomo si impegni tanto ad elaborare sofisticati strumenti di tortura, non era sufficiente la pulizia dei denti? Tale forma di sadica sevizia, inventata dal dentista di Torquemada, ha comunque i suoi utili risvolti. Per esempio ti crea nella cavità orale quella sensazione di correnti aeree e, da non sottovalutare, alimenta un’irrefrenabile impulso ad insinuare la lingua in anfratti inesplorati, uscendone talmente martoriata da ritrovarsi a parlare come Jovanotti, ma privo di molte più consonanti (e lo fo che non fono il folo). Ci si può anche scordare di pronunciare la parola “apocatastasi” senza innaffiare gli astanti di succhi ghiandolari.
Mentre mi sottoponevo a questa periodica espiazione dei peccati attraverso il dolore, tentavo di distrarmi, nella misura in cui è possibile distrarsi con una assistente di sedia infilata nelle bocca fino all’avambraccio. La mia fissità oculare, tipica della sofferenza e del cretinismo delle valli, indugiava su un telefono, appoggiato in parte, triste ed emarginato forse perché unico strumento non votato all’offesa in quella saletta.
Nella mia fuga mentale dall’atrofia mascellare ho cominciato un ardito parallelismo tra l’antitartaro e l’antitrust e tra me e la Telecom. Immagino che anche quest’ultima farebbe volentieri a meno di una certa pulizia, ma in qualche modo si rende conto che è necessaria.
Premessa cognitiva. L’antitrust è un organo di controllo del mercato che funziona pressappoco così: se vendi a un prezzo troppo basso ti multa per concorrenza sleale, se vendi a un prezzo troppo alto ti multa per abuso di monopolio, se vendi allo stesso prezzo degli altri ti multa per accordi di cartello.
La Telecom però è furba, mica me. Usa il filo intermentale per evitare di sdraiarsi sulla sedia dell’antitrust, tra sudarelle e gridolini soffocati. Per esempio ha recentemente scorporato dall’azienda, previa anestesia locale, la struttura che gestisce le tecnologie del network in modo da rapportarsi a tutti i clienti fornitori di servizi di connessione e di fonia, allo stesso modo, Telecom stessa compresa. Esprimendomi più per stracci: se Telecom e Tiscali ti offrono lo stesso servizio in concorrenza, non è molto “libero mercato” il fatto che Tiscali abbia bisogno di Telecom per offrirtelo. Quindi si crea una nuova struttura, che nasce da Telecom, che fornisce i mezzi sia a Telecom che a Tiscali per poter vendere i loro servizi a noi. Sticazzi. Uno poi si chiede perché esista la Bocconi. Per sfornare quelli che fanno queste pensate. Poi qualcun altro, che magari ha fatto l’ITIS a San Donato Milanese, si chiede come verrà poi gestito l’ovvio monopolio di questa nuova struttura. Potrebbe anche avere qualche dubbio sul fatto che in realtà questo non è un vero e proprio scorporo. Hanno semplicemente dato un nome esotico al settore tecnologia e investimenti: Open Access. E passa la paura. Come se io avessi un dente cariato e dicessi al mio dentista che non è da curare, è un Open Tooth. Cosa che in effetti è. Però io ho fatto l’ITIS quindi i miei dubbi non valgono.
Io non sono un concorrente di Telecom, non ho il physique du role nemmeno per fare il concorrente a Passaparola. Però utilizzo le risorse di questa fantomatica Open Acces e non è che disegni traiettorie ardite correndo nudo per la felicità. La Telecom ha il più alto numero di denunce depositate presso le associazioni di consumatori. Eggrazie, direte voi, ha anche il più alto numero di clienti. Non ci avevate pensato? Male, perché sarebbe stata un'ottima osservazione.
Ad ogni modo, l'antitrust una visita di controllo alla Telecom l'ha fatta e gli ha prescritto il divieto di cessare quelle utenze che non hanno pagato le bollette astronomiche frutto di truffe, in qualche modo agevolate da Telecom stessa. Funziona così: tu ti connetti a internet per i soliti motivi perversi, vai sul sito di Mastella, ti prendi un virus (per la precisione un dialer), che ti fa credere di essere connesso con il tuo provider di fiducia, invece rimbalza la chiamata su un numero a tariffazione astronomica o a una connessione satellitare. Infatti il satellite spia che vogliono abbattere, non è un pericolo per la terra, sono le associazioni di consumatori che stanno cercando di tirarlo giù perché è quello che smista le chiamate. In che modo Telecom agevola queste truffe? Modo numero A: consentendo a società dalla dubbia ragione sociale, di fornire servizi che nessuno richiede scientemente e dalle evidenti caratteristiche gabbatorie. Modo numero B: lasciando attivi gli accessi a questi servizi attraverso le utenze private, fino a richiesta di dismissione. Il fatto che la gente non sappia nemmeno dell'esistenza di questi meccanismi spiega la nascita di queste società truffaldine e quindi fa funzionare il modo numero A. Per rapportare questo concetto alla vita reale, sarebbe come se vostra moglie vi dicesse di aver comprato una pelliccia con i vostri soldi, visto che non avete mai fatto specifica richiesta di non acquistare pellame di valore. Per soprammercato, non sapevate di avere una moglie.
Modo numero C:

Utente: “Buongiorno, mi scusi mi sono ritrovato sulla bolletta 2500 euri per una chiamata nella Guinea Antartica”
Telecom: “E allora?”
Utente: “Be' a parte che la Guinea Antartica non esiste, ma io non ho mai fatto questa chiamata”
Telecom: “Noi non rispondiamo del mancato upgrade di release di spyware e antidialer, su connessioni pear to pear”
Utente: “......(forse ho chiamato per sbaglio Telecom Serbia)... what?”
Telecom: “Cazzi suoi”
Utente: “Ah ok”

Ora sta arrivando il wi-max. Non è uno scooterone, ma il nuovissimo sistema (presente nei paesi civilizzati da circa 2 decenni), per collegarsi al sito di Mastella da qualsiasi luogo vi troviate, un tram, una cabina elettorale o in Guinea Antartica. C'è un'asta in corso per aggiudicarsi l'appalto di questa tecnologia e Telecom, che sta facendo rilanci di 20 centesimi di euro alla volta (tanto per mantenere il suo stile slow food), sostiene di essere l'unica azienda in grado di attuare questa rivoluzione tecnologica. Ora, è vero che la sedia di un dentista non è il luogo acconcio per farsi prendere dall'ottimismo, ma io un po' preoccupato ammetto di esserlo. Grazie a Telecom le connessioni veloci e sicure (presenti nei paesi civilizzati dal medioevo) sono ancora un sogno per molta gente. Adducendo una serie di scuse bibliche, alcune addirittura ritrovate sulla stele di Rosetta, la Telecom lascia una buona fetta di popolazione senza un servizio indispensabile come l'ADSL. È incredibile l'indifferenza verso drammi umani quali il dover aspettare minuti interi prima di vedere la foto di Mastella o non riuscire a piratare il film dei Simpson in tempi ragionevoli. Un mio amico, non io eh, un mio amico, ha scaricato un film porno con la sua connessione analogica che è talmente lenta che quando ha aperto il video si è ritrovato degli anziani che facevano sesso.
Riassumendo. L'infrastruttura si basa ancora su tecnologia Savoia Marchetti 1915 (quella per gli utenti, perché quella per le intercettazioni è la stessa di Star Trek), l'assistenza agli utenti è affidata a precari giustamente imbufaliti e le procedure burocratiche sono ispirate ai progetti di costruzione della torre di Babele. Per la precisione a un concetto di flusso di lavoro gestito da semafori. Il flusso di lavoro è una serie di procedure inventata dagli analisti più avvertiti, per ottimizzare la realizzazione di un prodotto o di un servizio attraverso tutti i suoi passaggi. Quello dei semafori è solo una delle molte filosofie in questo campo, che però hanno tutte tre caratteristiche comuni: nessuna delle parti del processo di produzione ha una vaga idea di che cosa sia il flusso di lavoro, se una di queste parti si gratta il culo invece di starnutire tutto il flusso finisce a carte e quarantotto e seguire pedissequamente il flusso di lavoro aumenta del 300% i tempi di realizzazione. Unico vantaggio: se qualcosa si blocca o funziona male, l'azienda sa con chi prendersela. Però sarà uno raccomandato quindi fa niente tanto paga il consumatore.
In queste condizioni Telecom vuole gestire il wi-max su scala nazionale. Un po' come se il mio dentista, non riuscendo a curare una semplice carie, mi proponesse un intervento di bypass coronarico.

“Era tanto che non facevi la pulizia dei denti vero?”
“Sì in effetti sì”
“L'avevo intuito. Senti il tartaro te l'ho messo in un sacco, magari se devi fare dei lavori di ristrutturazione in casa può tornarti utile”

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venerdì 8 febbraio 2008

La guerra di professione


Questa è stagione di liste. Ormai è difficile trovare arance buone, ma è già possibile trovare elenchi di tutto rispetto. Prima vera primizia di primavera. Non è facile fare una lista di liste senza risultare ricorsivo, ma non si può tacere le costituende liste elettorali, titolo elegante per gruppi di nomi di gente sconosciuta che impareremo a conoscere a nostre spese. Interessante anche la lista di capistruttura Rai, alcuni rossi di vergogna, altri neri di rabbia e altri ancora verdi d'invidia. In questi giorni tiene banco un elenco di 162 docenti universitari accusati, da ambigui elementi antisionisti, di fare lobby in favore degli ebrei. Ovviamente non sono mancate reazioni indignate a tutti i livelli sociali e politici. Io non sono Woody Allen e nemmeno Moni Ovadia, ma nonostante queste mie palesi mancanze, voglio provare a fare due considerazioni sulle implicazioni sociali dei forti poteri delle comunità religiose.
La comunità ebraica ha dimostrato una superiorità “strategica” nel gestire le inevitabili controindicazioni insite nel basare tutto un sistema su un'Entità che non si può nemmeno invitare a una convention. Per esempio sono stati in grado di superare tutte le dispute teologiche interne o, in qualche modo, limitarle a “io ci credo più di te”. Non è un vantaggio da poco. Le altre grandi religioni abramitiche vivono frammentazioni, a volte molto violente, che debilitano i valori stessi della fede. Per esempio gli sciiti e i sunniti si scannano (a volte purtroppo questa non è una figura retorica) a causa di una diversa visione su chi debba guidare spiritualmente e politicamente la comunità e su antichissime questioni su quali siano i profeti più sexy. I cristiani si prendono a ceri votivi sui denti per qualche dogma d'appendice e si sono formate così tante confessioni che in alcune è possibile trovare riferimenti a Thor.
Altro atteggiamento vincente è stato il completo disinteresse verso i non ebraici. La comunità ebraica non si è mai imbarcata in colossali opere di apostolato o conversione coatta. Si è sempre impegnata per mantenere la propria identità e i propri valori, cercando di ottenere gli spazi sociali per praticare. In quest'ottica, nel 1843 negli Stati Uniti, nacque la loggia B'nai B'rith: una congrega di estrazione massonica destinata a diventare la più grande e potente organizzazione giudaica di mutuo soccorso. B'nai B'rith, grazie ad una organizzazione molto funzionale ed a una fine intelligenza strategica, ha acquisito un potere enorme a livello internazionale, mirato alla difesa e al supporto degli ebrei nel mondo. E questo molto prima dell'olocausto. Tanto potente da condizionare le scelte di molti presidenti americani. Qualcuno sostiene abbia avuto un ruolo determinante nella rivoluzione russa del '17 ed è quasi certificato che fu l'artefice del riconoscimento de facto dello stato di Israele da parte degli USA nel 1948.
Delle attività della loggia si sa davvero poco, nonostante le leggi restrittive in merito, in diversi paesi, B'nai B'rith deve molto del suo potere alla regola del segreto, mai realmente abbandonata.
Lo sforzo indirizzato alla protezione e allo sviluppo della comunità ebraica, senza contaminazioni culturali, è dimostrato da uno degli scopi della loggia: preservare il popolo ebraico dalla “assimilazione”, considerata un nemico alla stregua dell'antisemitismo. Tanto che uno dei principi di B'nai B'rith è che “non vi è posto (nella loggia ndr) per un fratello che tiene i suoi figli lontani dalla comunità israelitica”. E persino i matrimoni misti sono visti con poca indulgenza.
La comunità ebraica ha spesso acquisito posizioni di potere nei nodi nevralgici della vita sociale dell'occidente: i media (soprattutto negli USA) e l'economia in testa a tutti, ma anche la medicina e gli ambienti accademici. Questo dimostra una cosa: la comunità ha avuto capacità politiche e sociali di tutto rispetto, ma soprattuto efficaci e per la gran parte, civili. E forse questo è uno dei veri motivi alla base di grandi e piccole persecuzioni.
Purtroppo quando si ha a che fare con i meccanismi del potere è difficile rimanere sempre civili, anche se ci sono indubbiamente diversi livelli di inciviltà e se provaste a pasteggiare con qualcuno che conosco ve ne rendereste conto. Il problema è che l'antisemitismo ha segnato capitoli di inciviltà e bestialità. A causa di questo diventa difficile criticare alcune scelte di posizione da parte dei forti poteri della comunità ebraica. Anche in considerazione delle disumanità che ha dovuto subire. Ma alcune di queste scelte sono state indubbiamente criticabili. Nel 1913 nasce l'ADL, il braccio operativo di B'nai B'rith, che in breve tempo fu definita la più vasta rete di spionaggio ad operare su scala nazionale, negli Stati Uniti. L'ADL indagò e schedò un numero elevatissimo di persone che in qualche modo avessero espresso pareri critici sulla comunità ebraica. Gli archivi dell'ADL divennero una sorta di miniera d'oro per l'FBI ed indagare su questi schedari risultò molto difficile a causa di una fittissima ragnatela di appoggi all'interno delle forze dell'ordine e dell'ambiente giudiziario. Incredibilmente, e qui torniamo alle liste, nel 1993 un giornalista riuscì a pubblicare la lista degli schedati dall'ADL. Tra loro c'erano i nomi degli onorevoli Pivetti e Miglio e dei cardinali Ruini e Pappalardo. Ruini finì in quella lista per aver detto che Gesù fu crocifisso dagli ebrei e Pappalardo per aver usato l'espressione (ripresa da scritture) “sinagoga di satana”. L'onorevole Pivetti presentò un'interrogazione parlamentare in merito a queste schedature, ma la sua richiesta non ebbe alcuna risposta.
Qualcuno pensa che B'nai B'rith, sia anche dietro alla privazione dei diritti civili nei confronti del dott. Hamer, un medico tedesco che ha sviluppato una teoria alternativa sul cancro che la loggia voleva tenere nascosta. Ma non ci sono prove in merito.
Non deve quindi stupire che esistano lobby anche di tipo religioso che si sostengono al loro interno. I meccanismi sociali della cultura occidentale consentono anche questo. Succede tutti i giorni sotto i nostri occhi: quante volte è risultato provvidenziale conoscere un cardinale o addirittura un semplice prete? E quante aziende, cosiddette bianche, lasciano nemmeno troppo velatamente, corsie preferenziali per chi si comunica tutte le domeniche, caratteristica più utile di una laurea in scienza della comunicazione. Eppure lo consideriamo normale.
La sensazione che si ha è che gli assurdi conflitti religiosi sono malvisti dalla comunità ebraica, che ne starebbe fuori volentieri, ma per sopravvivere, essa abbia deciso di combattere a modo suo, a livello politico e, in qualche misura, strategico. Questo dovrebbe contrapporsi alla tracotanza e alla violenza a cui assistiamo quotidianamente e dovrebbe proteggere la comunità ebraica dal ritorno di terribili fantasmi. Purtroppo però una guerra fa schifo da qualsiasi parte la si combatta. Non dimentichiamo che nei libri di testo israeliani la Palestina veniva, fino a pochi anni fa, descritta come una terra disabitata, e che la loggia B'nai B'rith è nata quasi 100 anni prima dell'olocausto (quindi non in risposta al brutale sterminio nazista).
Il sito, chiaramente di estrema destra, dove sono comparse le liste di professori ebrei (accusati di favoritismi nei confronti degli studenti sionisti) è stato giustamente chiuso e si stanno cercando gli autori. Purtroppo però quando si è costantemente in guerra si finisce necessariamente a combattere, ognuno con i propri metodi e le proprie giustificazioni e la comunità ebraica, dopo la seconda guerra mondiale non può che sentirsi così. Ed è molto difficile capire quando la propria difesa danneggia gli altri.

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mercoledì 30 gennaio 2008

Ho rimorso mio figlio


Lina è un orso femmina di peso e d'esperienza. Una di quelle che si è data da fare per portare a casa la pelliccia, mica come quelle forsennate che l'hanno data da fare per averla. L'orso Lina sa che la natura segue il suo corso, mica come i salmoni che cercano la sorgente delle cose. È pericoloso, quando, per esempio, le trote ci provano, finiscono in qualche padella con il nome di trota salmonata.
Bruno invece è un orso di mondo. È stata la star di un circo prima e di uno zoo dopo. Conosce gli uomini, ha viaggiato, fatto cose, visto e assaggiato gente. Per un periodo ha fatto persino il DJ. Si faceva chiamare Disc Orso.


“Come stai Lina? I piccoli?”
“Si tira avanti Bruno, uno dei cuccioli sta benone, l'altro un po' meno”
“Problemi di ambientamento?”
“No, l'ho mangiato”
“Ancora?”
“Che vuoi che ti dica, lo sai come vanno le cose in natura. Mica abbiamo 18 veterinari a disposizione, come avevi tu. Io sono vecchia, non ce l'avrei fatta a crescerne due e quello era il più debole. Se avessi avuto un'orda di cuccioli d'uomo che mi tirano tramezzini al tonno, avrei fatto a meno, non credere”
“Come me li mangerei quelli!”
“I tramezzini?”
“No quelli che me li tirano. Lo sai che tra gli uomini, molti pensano che non si possa decidere del destino dei nascituri?”
“E perché?”
“Perché l'uomo è evoluto, un essere vivente superiore e altamente rispettoso della vita”
“Chi? Quello della bomba atomica?”
“Ehmm sì, va be' che c'entra, gli uomini sono tanti e non sono tutti uguali”
“Anche le formiche sono tante ma mica costruiscono armi di distruzione di massa, al limite ti infestano il pranzo”
“Tu non puoi capire. Comunque loro pensano che ognuno abbia diritto di vivere e che, nonostante tutto, una possibilità di farcela è sufficiente a tentare. In più per loro la vita è molto più complicata”
“Per via delle malattie?”
“No per le religioni. Vedi, una buona parte di loro pensa che Dio li abbia creati e che solo lui possa decidere quando riprendersi il dono della vita”
“E le cose regalate non vanno più ridate?”
“Favole”
“E a noi chi ci avrebbe creati secondo loro?”
“Sempre Dio”
“Quindi anche noi sbagliamo a decidere della nostra prole?”
“No noi no, pare che Dio ce l'abbia in particolare con l'uomo, per via di un conto dal fruttivendolo, non ho capito bene, e quindi sta sempre a guardare tutto quello che fanno, mentre noi, con la scusa della natura possiamo fare un po' quello che ci pare”
“Ah meno male”
“Eh mica tanto, perché l'uomo poi si deve sfogare e se non ha una moglie da percuotere se la prende con noi”
“Ah, bel casino”
“Dillo a me che ho camminato su una palla in mezzo a cerchi di fuoco fino a ieri. Però non è sempre così. Per esempio in Africa ci sono popolazioni molto povere, dove le donne fanno tanti figli e spesso ne abbandonano alcuni al loro destino, insomma un po' come noi, per necessità, per natura”
“Quindi sono meno evoluti degli altri uomini?”
“No, questo non si può dire. Non è politically correct
“Quindi in questa Africa muoiono tantissimi bambini nel disinteresse generale e negli altri posti si scannano per la faccenda dell'aborto?”
“Approssimativamente”
“E io che pensavo che la mia vita fosse complicata. E come hanno risolto?”
“Mah in alcuni posti con un escamotage dialettico. Scusa un attimo che mi strofino il culo su questo pioppo. Aahh. Dunque hanno definito che fino ad un certo punto della gestazione puoi liberarti del feto perché non è ancora un essere vivente”
“E che cos'è?”
“Boh un'ipotesi, un grammofono, non lo so. Comunque dopo non puoi più a meno di gravissimi motivi”
“Ma perché non seguono la natura anche loro invece di lasciar fare alla Bonino e al Papa?”
“Naaaa, troppo spocchiosi, vogliono fare quelli superiori a madre natura e poi stanno con la mamma fino al prepensionamento. Poi credo dipenda dal fatto che molti di loro si accoppiano non per istinto naturale di conservazione della specie, ma per sollazzo delle membra. Quindi la pratica dell'aborto assume l'aspetto del bicarbonato dopo un'impepata di cozze. Tu per esempio perché copuli?”
“Un po' perché ci sono periodi dell'anno che mi prude così tanto che devo strisciare come un gasteropode, un po' perché emano quel vago sentore d'orso nudo. E poi quando hai un plantigrade impellicciato di 900 kg adagiato a pelle d'orso sulle natiche, non è che puoi stare tanto lì ad intavolare una discussione sull'emancipazione femminile e sui progetti di una famiglia felice”
“Ecco vedi, tu dici che non hai scelta. Loro invece hanno questo libero arbitrio, non so bene che cosa sia perché non ho finito di leggere il libro di Kung (Hans, non King), ma credo abbia qualcosa a che fare con un certo Luciano Moggi. Questa cosa li frega su tutta la linea, per via dei una serie di concetti correlati come scelta, responsabilità e colpa, con cui si riempiono la bocca, ma che sono molto al di fuori della loro portata”
“Non ci capisco più niente”
“Nemmeno io guarda. Questi uomini si scannano da quando hanno sviluppato il pollice opponibile. Istituiscono tribunali che a volte tolgono la vita in nome del popolo e della legge e poi impediscono a l'essere che garantisce loro la continuità, di decidere se portare avanti una nuova vita dentro di sé oppure no. Del resto non c'è molto da stupirsi se pensi che la stirpe dell'uomo moderno discende da Caino e Abele che vissero in un periodo in cui il 50% dei giovani era composto di assassini e tutti gli episodi di violenza accadevano all'interno del nucleo familiare”
“Quindi dici che è brutto che io mangi i cuccioli che non sopravviverebbero?”
“Guarda, non so se le galline si preparino delle frittatine, comunque è una pratica notevolmente diffusa nel mondo animale. Certo se puoi evitare di invitare gli amici e mettere i tuoi figli sul menù sarebbe meglio”
“Ma l'uomo è un animale o no?”
“Sì, ma con l'anima”
“Quindi migliore?”
“Animato”
“Capisco”
“Davvero?”
“No”
“Io comunque preferisco stare lontano da quella gente”
“È per questo che ci chiamano orsi”
“Vuoi scopare?”
“Sì dai”


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lunedì 28 gennaio 2008

Per questa volta siate pure invadenti


Parliamoci chiaro, io sarei anche sceso in campo. Avrei creato l'ottocentosettantaquattresimo partito e avrei combattuto contro l'inconsulto proliferare di partiti. Gli avrei dato un nome sexy, evocativo, tipo Forca Italia o Patito Socialista, che avrebbe richiamato una certa sinistra sofferenza nell'essere appassionati. La fantasia non mi manca: ho pronto un nome per ogni piaga sociale. Una bella coalizione tra il Partito Demografico e Allevanza Nazionale per risolvere il calo delle nascite. L'Italia dei Malori per la sanità. Il Maestro e la Margherita per la scuola. Radicali Liberi Italiani contro le occlusioni arteriose e gli arresti facili, specie quelli di Pannella. E così via.
Avrei infestato il territorio, là dove una volta era tutta campagna elettorale, di manifesti con il mio faccione (e il cappellino) con scritto sotto qualcosa di sbalorditivo tipo “Vota per Cruman, tanto in fondo uno vale l'altro”. Avrei fatto un bel simbolo con un ulivo in fiamme vicino a una quercia scudocrociata che germoglia margherite sotto un sole che c'avrà da ride, mentre un asinello cavalcato da un longobardo con la faccia di Mariotto Segni, armato di falce e martello, prende a roncolate un garofano pensionato. In questo modo mi sarei attirato i voti degli indecisi, ma soprattutto dei miopi e l'Italia è un paese indeciso e oftalmicamente deficitario.
Indi avrei chiesto il riconteggio delle schede e dei nei di Bruno Vespa per poi usare il mio sudato 1% per ricattare un sistema politico che di ricatti ne sa sicuramente più di me. Avrei percorso tutto l'emiciclo come uno skater impazzito facendo sosta nei bagni degli uomini, delle donne e varie ed eventuali. Per sopramercato avrei chiuso la mia carriera con una condanna a 23 ergastoli più 3 anni di servizi sociali a pena scontata, per abigeato, aggiotaggio, aggeggio e gigioneria molesta. Ovviamente, con il lirismo che mi contraddistingue, mi sarei dimesso per senso di responsabilità e specchiata onestà intellettuale. Non prima di essermi assicurato un posto di primario ab aeternum in virtù della mie ricerche sulla prostatite nelle donne e del perché è così difficile curarla.
Insomma tutto questo per dire che non sto qua a pettinare i procioni. Ho una coscienza civile e politica e non mi limito a vergare vocaboli a vanvera.
Il problema è che sono allergico ai bottoni (che ridete, ognuno ha le sue fobie) e a meno di non trovare uno spezzato in neoprene, il rigido regolamento parlamentare mi impedisce di accedere alle aule del potere in tuta e infradito. Quindi la mia coscienza civile mi ha suggerito di raccogliere i miei quattro stracci, smobilizzare quei 23 milioni di euro in titoli al portatore custoditi alle Isole Caiman, nella cassaforte di un mio buon amico, sulla cui rettitudine morale non dovete farvi trarre in inganno dal marginale dettaglio di essere un narcotrafficante venezuelano, e trasferirmi all'estero, in un posto dove non potrete più trovarmi, né voi, né l'Udeur.
A fermare questo impeto xenofilo (è uno strumento musicale che mi sono testè inventato) ci ha pensato la mia razionalità, che mi ha fatto soffermare sui risvolti morali di questa scelta. Per esempio sul dramma umano che subirei, a causa della mia natura monoglotta, non riuscendo più ad ordinare un cocktail di gamberetti a meno di non emigrare a San Marino o in un cantone svizzero, dove però i gamberetti tendono a scarseggiare per via del fatto che faticano ad afferrare gli skilift. Senza contare che il mio concetto di nomadismo si può già definire estremo nella transumanza tra il divano e il frigorifero, sito da cui torno spesso desolato come un ripiano frutta vuoto.
Non riesco a cambiare la situazione del paese in cui vivo e nemmeno cambiare il paese in cui vivere. Un erotema socratico o, se volete, un gatto isterico che ti rampa su per una braga. Ma c'è sempre una soluzione. Magari scritta al contrario nell'ultima pagina ma c'è. Magari è -1 o x=y o quell'otto svenuto che indica che non ci arriverai mai in fondo, ma io non mi sono arreso e ho trovato la panacea di tutti i mali di pancia. Ho aderito, come un adesivo a questa meravigliosa iniziativa di mentecritica: invadeteci! Che l'Europa ci invada liberandoci dai cancri politici e amministrativi e faccia dell'Italia un possedimento, una colonia, un dopobarba, qualsiasi cosa. Anche solo un'enclave delimitata dal mio giardino condominiale.


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giovedì 24 gennaio 2008

Tra l'Inquietudine e il Mastello


La madre dei grandi fratelli è sempre incinta e per lei la 194 è un nuovo modello di Alfa Romeo trabordante di cavalli. Incinti. Un altro grande fratello vede la luce, con la sicumera che ben conosciamo. Fa bungee jumping col cordone ombelicale e sculaccia l'ostetrica prima che possa farlo lei. Lui non piange e se lo fa è per fare audience.
Io però non sono contento, non ci andrò al reparto maternità ad alitare sul vetro al di là del quale un plotoncino di scimmiette urlatrici riceve i complimenti da parenti che apprezzerà solo per quello che scriveranno sotto il titolo “ultime volontà”. Non sono contento perché questo malsano vizio di nascere non fa che confondermi. Io cerco di seguire ogni novità, ogni sviluppo interessante, ma quando le cose e le persone sono troppe e troppo simili, si rischia di non capire più che cosa sia importante e per che cosa valga la pena sfregare tra loro un paio di neuroni per accendere la fiammella dell'intelligenza. Avanti così ho finito per convincermi che gli assassini di Cogne, Perugia e Garlasco siano la stessa persona o persone diverse che assumono lo stesso avvocato a turno.
Se siete attenti osservatori, cosa che ha un labile confine con lo sfracellare divani armati di telecomando, avrete notato anche voi un inquietante intreccio tra la sceneggiatura del grande fratello e quella del panorama politico e sociale italiano: un gruppo di diversamente senzienti che cerca di adoperarsi ai minimi termini e vive in condizioni di privilegio, completamente avulse dalla realtà che conosciamo noi mortali, tesi a sopravvivere al dilatarsi del tempo che intercorre tra un 27 e l'altro. In entrambi i casi i protagonisti, male che vada, usciranno dalle relative esperienze con vitalizi prosperosi. Se poi vogliamo cercare curiosità si trova corrispondenza anche nella presenza di un trans, di una potente famiglia siciliana e di un milanese che dice “mi consenta” e vuole comprare l'immunità.
E ora siamo qui ad aspettare che qualcuno decida per noi se ci fidiamo o no di questo governo. Una Marcuzzi attempata e con qualche metro di gambe in meno ci dirà chi è stato nominato e assisteremo alle sue acrobazie (del nominato non della Marcuzzi) atte a far sì che dove finisca il suo culo continui in qualche modo a cominciare una poltrona. In Italia nessuno molla. Un romagnolo pelato (non Giovanni Rana) ne sarebbe fiero. Boia d'un mond leder.
In Italia gli sfaceli sono edulcorati dal fatto che li vediamo attraverso un plasma tantipollici e hanno 16 milioni di colori e nemmeno un colpevole. Non sarà sfuggito al vostro acume, tanto per distribuire esempi senza darne di buoni, il rinnovato significato assunto dalla frase “porta fuori la spazzatura” in Campania. Uno che non abbia ancora portato fuori la ragione, potrebbe pensare che qualcuno nella catena che unisce il ramazzaro al ministro della rumenta, abbia fallito nel perseguire i risultati per cui viene pagato. Ora, non parlo di qualcuno che si sia dimesso, ma almeno uno che si sia, in tono dimesso, assunto qualche responsabilità, con la gioia che dà assumere in modo dimesso. E soprattutto: qualcuno ha capito perché c'è la spazzatura nelle strade campane? E perché c'è una campana di spazzatura su Ponte Milvio?
In Svezia un ministro si è dimesso perché la moglie non ha pagato il canone televisivo, in Israele un altro ministro si è dimesso perché la moglie non ha dichiarato 3 mila dollari di guadagni da una transazione immobiliare. Chissà, magari loro ci invidiano, visto che qui le mogli dei ministri le arrestano direttamente. In Inghilterra un amministratore delle poste si è dimesso per un disguido di spedizione. Io ho ricevuto ieri una lettera che se fosse stata più vecchia di qualche anno sarebbe stata incisa nel granito e ovviamente non ho trovato un responsabile, anche perché tutti i coinvolti nella vicenda ormai guardano i fiori dalla parte del gambo.
Mastella si è dimesso, ne convengo. Anche Filippo Nardi è andato via dalla casa del grande fratello per mancanza di figarette (è un refuso striato, cioè volontario), eppure è sempre in televisione. Il Clemente ha fatto il gesto storico: muoia Mastellone e tutti i cicisbei. Si è caricato sulle spalle tutto l'1,3% di voti e ha lasciato Prodi in crisi, perché non gli ha telefonato, nemmeno un sms con scritto “cmq tvb lo stss :-P”.
Mi avevano condannato a cinque anni di Prodi, ma grazie all'indulto di Mastella, forse me la cavo con due. Certo, non organizzo party di giubilo come Cuffaro che ha preso solo 5 anni per cortese empatia mafiosa, ma nemmeno io, come il presidente della regione Sicilia, mi dimetto dal mio posto di zigrinabulloni alla Ansaldo. Del resto vuoi essere presidente della Trinacria e non avere un po' di simpatia per la mafia? E il folclore, le tradizioni, dove le mettiamo?
E noi guardiamo, votiamo, nominiamo. L'ex ministro guardasigilli si indigna della persecuzione operata ai suoi danni dalla magistratura, perché ancora non c'è nel codice penale un articolo o un comma che parli di atti privati in luogo pubblico (si intenda “in luogo” come “al posto di”). E anche la magistratura più che ai presunti reati della famiglia Mastella, ha dimostrato di badare molto a mantenere quell'autonomia d'azione che anche faccio come me pare va bene. E noi cianciamo dietro a un caffè o scriviamo blog per commentare lotte di potere mascherate da strategie politiche o di giustizia.
Il buon Mastella dai toni pizziniani è genuinamente indignato. Vive in un mondo in cui non contano le regole ma i meccanismi: si scambiano voti per nomine (televoti e nomination) e si espia a porta a porta (confessionale). Loro non hanno la consapevolezza che è accessorio necessario della dignità e della decenza. Loro sanno come funziona. Sanno che nelle università le cattedre sono talmente nepotizzate che capita di leggere circolari interne che recitano “Magnifico Rettore, quando torni a casa ricordati di passare a prendere il bambino alla presidenza del simposio di gerontofobia o ti boccio l'amante”. Sanno che negli ospedali puoi trovare un primario di chirurgia che ha una specializzazione in ceramica Ming e l'unica cosa che ha pubblicato è l'annuncio del suo matrimonio (con allegata la tessera del partito). E soprattutto sanno che tutto questo è normale. Nel loro mondo funziona così. Siamo noi che siamo nati nell'emisfero (o emiciclo) sbagliato. Persino nel cinema, nella televisione, dove tutti, per una serie di ineffabili coincidenze, hanno lo stesso cognome e se non ce l'hanno è sintomo di scambio di fluidi corporei, tutto è affidato a giochi di potere e a qualche giochino di impotenza. In questo scenario, un magistrato indaga Berlusconi per aver raccomandato cinque attrici. Il triplo bypass me lo impianta un odontotecnico ammanicato e i magistrati indagano un produttore cinetelevisivo per aver raccomandato delle attrici? Il mio barbiere dice che c'è qualcosa sotto. Sarà dermatite seborroica dico io.
Il problema è che non saranno i magistrati a liberarci della famiglia Mastella e dei Berlusconi. Tangentopoli ha fatto piazza poco pulita dei mercanti del tempio ma il tempio è ancora lì. I meccanismi che lo hanno generato sono intatti e pronti ad accogliere nuovi sacerdoti metà “famiglia” e metà potere. Sarà un caso che a capo del CSM ci sia un democristiano da corsa e che a salvare questo governo ci abbia pensato spesso Andreotti?
A certi livelli, nel morboso meccanismo di gente di potere che controlla altra gente di potere, si instaura sempre un equilibrio devastante per chi il potere nemmeno lo conosce per sentito dire. Le condizioni che creano i Mastella e tutti quelli peggio di lui ma meno noti, non tarderanno ad essere di nuovo prolifiche e la sete di denaro corre molto più forte della civiltà.
Per qualche motivo pesante come un grosso masso (certe volte sono più subliminale dei Black Sabbath) i giudici che si sono davvero occupati della Giustizia, hanno sempre dovuto combattere due nemici e quello peggiore ce l'avevano alle spalle. Non ne conosco uno che sia uscito vincitore da questa guerra.
Io, visto il faticoso parallelismo che ho messo in piedi, consiglierei a un capostruttura (usate tutti i vostri sensi per assaporare le sensazioni che dà questa parola) della Rai di mandare sull'isola dei famosi tutti questi giocolieri del potere. Non per fare un reality, portateli lì, indicate un punto a caso dietro le loro spalle con aria sbigottita e poi tornate a casa più in fretta che potete.
In contemporanea con Mentecritica

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martedì 15 gennaio 2008

Scienza vergogna

“Se dovessimo contare sulla imparzialità degli scienziati, la scienza, perfino la scienza naturale, sarebbe del tutto impossibile”
Karl Popper


Certe volte mi chiedo perché io abbia lasciato l'università. Forse per non essere sempre quello che viene lasciato. Poi in tutti questi anni, nemmeno una telefonata. Comunque il dubbio ha vita fugace e tosto torno a riflettere intorno a temi più pregnanti tipo la bruttezza della velina bionda.
Ammetto di aver sempre faticato a capirla. L'università dico... ma anche la velina bionda.
Però mi consolo: alla Sapienza (nome giusto un filo spocchioso, almeno a Pisa l'hanno chiamata Normale) il Papa non ce lo vogliono proprio. Il gruppo di docenti e scienziati censori, ha ritenuto offensivo ed umiliante che Benedict 16 abbia dichiarato, nel 1990, che il processo a Galilei (da parte della chiesa) fosse una sorta di atto dovuto quindi condivisibile. L'alemanno pontefice, che ha due lauree e un discreto seguito a livello planetario, subirà quindi questo oscurantismo di ripicca. Frattanto a Mike Bongiorno, che di Galilei non sa nemmeno quale trasmissione conducesse e la cui conoscenza ecclesiastica si ferma a Pio ics, viene regalato quel pezzo di carta per cui milioni di studenti si debilitano a furia di giovedì notte all'Hollywood.
In realtà questo atteggiamento non dovrebbe stupire visto che la cosiddetta “comunità scientifica” ha dimostrato posizioni medievaliste che nulla hanno da invidiare ai fervori religiosi o a Roberto Giacobbo con l'aggravante di aver combattuto e spesso abbattuto, non dei nemici, ma i propri stessi figli. In particolare gli ambienti scientifici universitari, governati da baroni e baronetti, sono stati spesso teatro di manovre d'arrivismo e smania di successo. Un successo perseguito a colpi di pubblicazioni, plagi, imbrogli e ostracismi culturali.
Il processo della chiesa a Galilei è un bel manifesto della supremazia scientifica sulla fede. Ma se provi ad usarlo come manifesto della pervicace ottusità del mondo scientifico verso tutto ciò che non è allineato, non vale. Poco si sa di uomini di scienza osteggiati, emarginati, ridotti in miseria, rinchiusi in manicomio e a volte, indirettamente, uccisi, perché colpevoli di aver sfidato i depositari del sapere con teorie non riconosciute e dimostratesi successivamente vere. E pochissimo si sa di fiumi di denaro usati per finanziare ricerche utili come un frigorifero al polo. Della chiesa conosciamo tutti i misfatti. I libri di scuola ne sono pieni e le cronache non si esimono dal descrivere con sdegnosa bramosia la liason dell'ultimo prete di periferia. Nulla vi diranno, di contro, alcuni dei seguenti nomi.

George Zweig che propose il modello di atomo a quark (non nel senso che lo presentò da Angela) e fu cacciato da tutti gli ambiti scientifici. Osteggiato in particolare da uno dei più considerati fisici dell'epoca che, qualche anno dopo, vinse un Nobel proprio grazie alla teoria dei quark di Zweig, ormai dimenticato e bollato come ciarlatano.
William Harvey pose le basi della comprensione del sistema circolatorio del sangue. Fu definito pazzo e ingiuriatore della natura dalla comunità scientifica e il termine “circolatori” venne usato come epiteto infamante per lui e i suoi collaboratori.
Samuel C.F. Hahnemann: un genio assoluto, dotato di capacità mentali con pochi eguali nella storia del pensiero umano. Fu il primo a considerare l'ammalato nella sua interezza: mente, corpo e ambiente. Impostò un approccio nuovo e umano alle malattie mentali e propose per primo la quarantena nelle epidemie di colera. Fu l'inventore dell'omeopatia. Venne per questo perseguitato ferocemente dalla classe medica imperante. Una violentissima campagna denigratoria, nonostante le evidenze scientifiche della sua teoria terapica, lo umiliò e gli rese quasi impossibile il lavoro di ricerca.
Edward Jenner scopritore del vaccino contro il vaiolo. Contro di lui venne addirittura istituita una “Antivaccination Society”. Come se il CNR fondasse una “società antiterrarotonda”.
Renè Lannec, inventore dello stetoscopio (tuttora utilizzato, dopo 200 anni) e di fondamentali teorie sulla tubercolosi. La sua opera fu demolita in maniera così capillare (da un punto di vista umano non scientifico) dai cattedratici dell'epoca che persino i bambini per strada lo irridevano senza pietà. Si ritirò stanco e amareggiato. Troppo gracile per sopportare certe battaglie, morì a soli 45 anni.
Julius Mayer postulò con un certo anticipo le leggi della termodinamica, ma fu zittito perché era “solo” un medico della marina.
Raymond Dart, trovò l'anello mancante tra uomo e scimmia. Fu cacciato dagli ambienti scientifici con l'accusa di aver perso tempo dietro una scimmia storpia, solo perché non seguì le gerarchie baronali nel proporre le sue teorie.

A questi potrebbero essere aggiunti i nomi più famosi di Pasteur, Mendel e Koch, anche loro passati attraverso la gogna del non allineamento ai dogmi scientifici dell'epoca.
Ma la storia più infame e vergognosa è quella di Ignaz Philipp Semmelweis, considerato il “salvatore delle madri”. Capì per primo che la gran parte delle morti per febbre puerperale era dovuta ai metodi operativi dei dottori, che passavano da autopsie a parti senza nemmeno lavarsi le mani. Cambiò completamente il modus operandi degli interventi. I chirurghi indossavano ancora lunghe tuniche nere su cui portavano con un certo orgoglio macchie di sangue rappreso. Nelle asole tenevano fili di seta da usare per un'eventuale legatura. Semmelweis osò dire ai luminari della medicina di lavarsi le mani. Fu costretto a lasciare i suoi studi, il suo lavoro e persino la sua città. Non poteva più mettere piede in un ospedale senza essere insultato e deriso. Fu internato in un manicomio dove subì violenze fisiche e morì del male che cercò di debellare (la setticemia), forse volutamente, nell'estremo tentativo di dimostrare la sua verità.
Ferdinando Von Hebra disse “Quando si farà la storia degli errori umani, difficilmente si potranno trovare esempi di tale forza. E si resterà stupiti che uomini competitivi, così specializzati, potessero - nella propria scienza - rimanere così ciechi e stupidi”.
Molti di questi errori hanno impedito di salvare un numero esorbitante di persone. E, apoteosi della follia, molte di queste battaglie sono state combattute esclusivamente in nome di interessi personali e, peggio ancora, per puro prestigio.
La scienza spesso si rifugia dietro il suo nome. Un nome che sa di infallibilità, di qualcosa di definitivo e indiscutibile. Si fa scudo del suo elitarismo per schivare critiche e giudizi. E soprattutto non chiede mai scusa, come invece pretende da chi non si allinea ad essa.
Tutti commettiamo errori, anche il Papa. E lo sa bene chi ha capito che i suoi errori sono una miniera d'oro. Criticare il Papa fa bene a terroristi in voga e a comici che con “scendi il cane e piscialo” avevano fatto il loro tempo.
Ma il Papa e la religione cattolica esistono, come esiste l'Islam (anche se fate tutti finta di niente). Se ci insolentiamo per la censura verso gli insulti di Luttazzi e ci spaventiamo per le idee diverse dalle nostre, qualcosa è andato fuori asse. Se poi chi si erge a censore e a giudice dell'oscurantismo altrui ha una storia altrettanto millenaria di processi sommari, di guerre sante e comodi roghi, allora stiamo davvero seppellendo il buon senso sotto una catasta di parrucconi.
Chiedere al Papa di non parlare perché la chiesa ha processato Galilei è come chiedere a un tedesco di non votare perché c'è stato il terzo reich.

Grazie a I labirinti della ragione


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mercoledì 9 gennaio 2008

Pesci: diffidate di chi dice ti amo


Il nuovo anno non è cominciato in maniera sexy. Potrei tranquillamente personalizzare un noto adagio murphyano in “se qualcosa può andare bene, io sarò altrove”. Per ventura amica, però, sono italiano e nel mio DNA risiede il codice risolutivo della funesta sorte, oltre alla ricetta della pizza napoli: l'oroscopo. Mi trovo però ad essere completamente digiuno di influssi planetari e, se si esclude quel quarto d'ora di romanticismo che mi colpì nel '79 (credo a causa di una forma virale), non mi sono mai interessato di astri e cieli stellati.
Cominciamo quindi dal principio. Di che segno sono? Stando ai dati in mio possesso leone. Questo se vogliamo fidarci del calendario gregoriano, ma, avvertissi l'esigenza di un'ortodossia radicale, mi sentirei più a mio agio con il calendario giuliano e sarei vergine e probabilmente avrei una spiccata predisposizione al calendario della Gregoracci. A voler essere pignoli come una pigna, lo scorrere del tempo non è comunque così preciso come il vostro Rolex cantonese vuol farvi credere. Per esempio la suddivisione in giorni e mesi dell'anno non corrisponde esattamente al ciclo fisico delle stagioni. Per la precisione abbiamo una media di 26 secondi l'anno in eccesso. Questo significa che tra un po' di tempo potrebbe cambiarmi l'ascendente sotto il naso e potrei passare da “generoso e anticonformista” a “votato alla leadership e un po' scassapalle” senza nemmeno accorgermene. Questa imprecisione fa sì che nel 4905 dovremo sopprimere un giorno e sarà sicuramente quello della nascita della mia ultima reincarnazione prima del nirvana assoluto, così dovrò saltare un turno e ricominciare dalla drosophila melanogaster (un moscerino della frutta caratterizzato da una forte confusione sessuale). In questo l'ex Unione Sovietica è più avanti di noi (nella precisione cronologica non nella confusione sessuale): per minimizzare l'errore ha istituito un diverso calcolo degli anni bisestili secolari. Per noi tutti gli anni secolari sono bisestili solo se divisibili per 400, mentre per i sovietici lo sono solo se, prendendo il numero di secoli e dividendolo per 9, il resto dia 2 oppure 6. Questo riduce l'errore a soli 2 secondi l'anno, ma non spiega perché l'orologio che ho comprato da quell'ex militare dell'armata rossa, perda 15 minuti ogni martedì. Grazie a questa differenza di calcolo la federazione russa dovrà sopprimere un giorno solo tra ventimila anni, ma se prendete un appuntamento con un moscovita per il 2800, lui arriverà con un giorno di anticipo e se l'avrà a male. Se invece prendete appuntamento con un sottosegretario italiano, non arriverà affatto a meno che i vostri argomenti non siano sostenuti da una coppa D.
In pratica il sistema degli anni bisestili aumenta e diminuisce la probabilità di nascere sotto il segno dei pesci (e Venditti l'aveva capito). Quindi le proprie caratteristiche ed il proprio destino non sono solo scritti nelle stelle, ma anche nelle legislazioni del paese natale (a proposito, auguri).
Questo tipo di problemi ci sono sempre stati, anzi, nel passato erano ancor più grossolani ed è per questo che con tutti i vostri piani astrali potete tranquillamente farci un corso di origami. Il giorno successivo al 4 Ottobre 1582, per esempio, non fu il 5 ottobre come una delle più semplici serie numeriche potrebbe far supporre, bensì il 15. Ufficialmente per allinearsi al calendario gregoriano, ma fonti ben informate riportano che in quei 10 giorni Papa Gregorio XIII avrebbe dovuto onorare certi debiti con un alto gerarca di Scientology. Pare anche che un mio trisavolo, proprio il 10 ottobre, avesse appuntamento con una bellissima ereditiera figlia di catena di locande di posta, di nome Parigi Del Viandante. Da quel giorno tutta la dinastia di cui faccio parte fu definita “casta”. Nacque così il sarcasmo. Del resto la mela non cade mai lontano dall'albero, come ebbe ad osservare Newton.
Nel 1712 il Re di Svezia fu costretto ad istituire un 30 Febbraio a causa della tragica scomparsa dell'addetto a voltare le pagine dei mesi, che scivolò in un fiordo a primavera mentre camminava seguendo calcoli astronomici come un ragazzo segue un aquilone. Quell'anno milioni di pesci divennero ariete, milioni di ariete toro e così via in uno slittamento faunistico che arriva fino ai giorni nostri. Tanto che, per ciclicità zodiacale, se io fossi nato in Svezia ora sarei sì leone, ma un altro leone.
Come se tutta questa cronocambogia non bastasse, anche se trovassimo la formula giusta per misurare il tempo, il tempo se ne farebbe un ricco baffo. La rotazione terrestre, che determina a che ora devi andare a lavoro, sta progressivamente diminuendo la sua velocità, anche se lentamente. Questo perché il nostro pianeta, in fase di assemblaggio, è stato scagliato nel vuoto a 30 km al secondo con impressa una forte rotazione, come fosse una trottola nelle mani di un bambinone ghghggiante. L'azione delle maree e la pesantezza di alcune persone che conosco stanno agendo da rallentatore sebbene l'attrito sia praticamente nullo. Anche l'orbita terrestre si modifica lentamente a causa delle forze gravitazionali. In particolare diminuisce la sua eccentricità, il che è paradossale se si osserva come si vestono i giovani. In conseguenza di tutto questo la durata di un anno solare non è sempre costante, ma questo non vi autorizza a mentire sull'età.
In definitiva ne aveva ben donde Battisti a chiedersi che anno è, che giorno è.
Se aggiungiamo a questa panoramica il fatto che nuovi pianeti vengono scoperti ed altri declassati (per esempio Plutone è ridotto a una fuga di gas condominiale), capite bene quanto possa essere attendibile un oroscopo.
Un buon astrologo dovrebbe essere un esperto di matematica, fisica, astronomia, geofisica e quantistica e probabilmente gli converrebbe comunque fare gli oroscopi.
Per quanto riguarda il mio segno ho solo capito che quest'anno Giove entra nella seconda casa. Col culo che ho dovrò pure aiutarlo a fare il trasloco.

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lunedì 10 dicembre 2007

Fette di San Daniele stagionato


A quanto pare sono stato profeta in blog. La settima scorsa ho espresso il mio disappunto per il cattivo gusto e per l'inutile volgarità da spogliatoio maschile di Luttazzi. Ho rischiato perché i paladini della libertà non accettano che a qualcuno non piaccia Luttazzi. Ti deve piacere altrimenti sei contro la libertà. Mentre rimuginavo su questo concetto venendoci per nulla a capo è accaduto l'ennesimo dramma, l'ennesimo atto liberticida: Luttazzi non può fare quello che vuole!
Ormai è chiaro: Luttazzi ce l'ha con i cattolici perché perdono tempo a venerare un Dio inconsistente quando potrebbero dimostrarsi più ragionevoli venerando lui. La megalomania del comico è paragonabile solo alla sua furbizia. Quando anni fa si fece salvare la carriera da Berlusconi era ormai alla frutta. Aveva finito tutte le battute (quelle di Woody Allen intendo) ed era costretto a sembrare trasgressivo mostrando merda in diretta TV. Grazie al cielo arrivò l'editto bulgaro e il buon Daniele, dopo aver messo in piedi una pantomima vittimistica degna di greche tregende, inanellò una serie di “tutto esaurito” in teatro con uno spettacolo composto di due ore di insulti a Berlusconi. Non due ore di satira, due ore di insulti. Intanto procedeva il suo cammino verso la beatificazione.
Tornato al catodico grazie a La7, emittente talmente libera che non si fa problemi a trasmettere un'intervista di Daria Bignardi a Fabio Volo ripresa da 17 telecamere per contenere i rispettivi ego, il comico si fa notare per la squisitezza della sua ironia. Il punto più alto della sua espressione picaresca lo raggiunge con la fine (non finissima, ma fine) immagine di Ferrara su cui Berlusconi e Dell'Utri pisciano in allegria mentre Previti gli caga in bocca. Questa ossessione scatologica deve avere qualcosa a che fare con quella che Freud chiamava “fase anale”. Inspiegabilmente questa perla di poesia lo rende il primo caso di censura dell'intera storia di La7.
Luttazzi è di nuovo alla frutta. Ha finito le parolacce disponibili, nonostante un corso di bestemmia comparata tenuto nelle campagne venete, ed ora cerca il nuovo dittatore di cui sentirsi vittima. Berlusconi non è più il male assoluto. Chi può quindi prendere il suo posto? Ovviamente la Chiesa. In un'intervista a Repubblica, Luttazzi dichiara che il vero motivo del suo licenziamento è una sua critica all'enciclica “spe salvi” di Benedetto XVI e non gli insulti a Ferrara. In questo modo si garantisce un futuro di libri e spettacoli teatrali impostati sul “sono vittima dei poteri occulti della Chiesa” cavalcando l'anticlericalismo che oggi fa molto aperitivo.
Ma di questa critica non v'è traccia nella memoria di alcuno e l'enciclica l'ha letta solo Paolo Mieli. Nell'intervista Luttazzi si scaglia inspiegabilmente contro Ferrara. Inspiegabilmente visto che ha affermato che non è Ferrara la causa del suo allontanamento. Facendo questo non manca di autoparagonarsi ai grandi della satira, da Ruzante a Dario Fo senza ritegno né un minimo di autocritica. Afferma anche che purtroppo la gente non arriva a capire la vera ironia (cioè la sua). Io ci posso anche stare. Mettiamo che la sua sia satira e che per assurdo faccia persino ridere, ma se la gente non la capisce il problema, da un mero punto di vista matematico, è suo non delle persone. Se vuole comunicare alle masse bisogna che elabori un sistema che arrivi a tutti o almeno ai più. Altrimenti si dovrebbe accontentare dei suoi teatri, del suo blog, della sua nicchia insomma. Come fanno tantissimi altri grandi artisti, non compresi dal popolo bue e che si accontentano dei pochi eletti che li stimano con devozione. O dobbiamo per forza tutti capire e ridere a ogni suo piè sospinto altrimenti siamo dei cerebroesenti fascisti?
Da tutta questa situazione ne deriva la solita scena madre. Se in Italia esistono milioni di disoccupati è un buono spunto per insultare Berlusconi o chi per lui, se il disoccupato è Luttazzi allora siamo in presenza di fascismo (Luttazzi ha definito “cilena” l'interruzione del suo programma) e tutti, compresi i disoccupati di cui sopra, si devono mobilitare per salvarlo e glorificarlo.
Deriva anche, tipicamente, che la censura verso il comico è sintomo della presenza di un regime ignorante e oscurantista, da cui però si riesce ad ottenere vantaggi economici e di immagine, mentre i poveracci bannati dal suo democraticissimo blog perché in aperta e civile critica con lui, sono semplicemente l'esercizio del far tacere degli stupidi stolti.
Qui non siamo in Cile. Qui si può dire praticamente qualsiasi cosa e ce ne accorgiamo stupefatti ogni giorno. Allora basta con questi furbi vittimismi. Se un artista, un giornalista, uno scrittore, si mette in gioco deve giocare. Se non vuole stare ai soliti schemi è giusto che rischi ed è già un privilegio per pochissimi, di questi tempi, avere l'occasione e le spalle coperte per rischiare. E se si rischia si deve essere consapevoli delle possibili conseguenze e avere un minimo di dignità per affrontarle e non piangere come un'aquila. Come hanno fatto tutti i grandi, visto che lui si ritiene tale.
Spero che questi stagionati mezzucci d'avanspettacolo non ingannino più nessuno e che qualcuno cominci a togliersi le fette di prosciutto dagli occhi e capisca chi ha davvero motivo per lamentarsi in un paese come il nostro. Un paese in cui le persone non possono scegliere il modo in cui curarsi, non possono scegliere chi li governerà e nemmeno se vivere o no. In situazione così drammatiche stiamo ad alzare gli scudi contro i nemici della libertà perchè uno non può dire in televisione che Previti caga in bocca a Ferrara. Guardiamoci un po' intorno e insolentiamoci per le cose importanti.

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giovedì 6 dicembre 2007

Le sorelle Grammatica


Un'altra giornata fuori da me stesso è finita e mi accingo a rientrare a casa, con l'espressione inconfondibile che ha uno quando si accinge. Salgo le scale pensando che “salire le scale” è un po' come “dormire un letto” e di fronte all'uscio capisco che la transitività dei verbi è qualcosa di invidiabile. Anche io vorrei essere transitivo. Vorrei poter crumanare qualcosa. Invece sono solo transitorio.
Infilo la chiave e apro la simpatica porta. Simpatica porta è un complimento oggetto. Prima di me entra luce a sufficienza per vedere che dentro è buio. Questa frase invece è un anacoluto. O un sicomoro, non mi ricordo mai. Uno ce l'ho in giardino, l'altro è quando non ci pigli con i soggetti e non si capisce chi faccia che cosa.
In fondo alla stanza due puntini luminosi e minacciosi mi fissano. Potrebbe essere il mio gatto o i led di standby della mia accroccaglia elettronica. Led è una parola straniera (quindi probabilmente trattasi di luci allo xeno), ma usata in italiano perde le regole della lingua madre. Quindi dico i led, non i leds. Se no dovrei anche dire i Leds Zeppelin.
Premo l'interruttore della luce che era proprio dove la mia mano si ricordava e di colpo smette di interrompere (l'interruttore non la mano). La stanza fa uscire il buio. Credo sia andato di là. Tutto tranquillo: “niente – penso – anche oggi ho dimenticato di lasciare il gas aperto”. Scopro anche che cos'erano quei due puntini luminosi. Era il mio gatto in standby. Faccio meccanicamente i gesti che accompagnano ogni rientro. Mi sfilo la giacca e la ripongo ordinatamente sul divano. Vicino alla padella per le piadine. Innaffio l'anacoluto e punto il telecomando verso la televisione, il cui schermo nero per un attimo riflette l'immagine di un tizio che mi somiglia molto e che mi punta un telecomando. Io però sono più veloce di lui e lo cambio prima che lui cambi me. Credo.
Il tizio è cambiato. Ora è la pubblicità di una bevanda che mette le ali. Deve avere in qualche modo a che fare con degli assorbenti e con quella pazza incosciente che in quei giorni si lancia con il paracadute. Certo lei sta tranquilla perché se succede qualcosa ha l'assorbente con le ali, ma se ha un incidente i soccorritori non capiscono se sia ferita o se sia proprio nel periodo in cui il flusso è più copioso.
Nella pubblicità si vedono quattro Re Magi recare doni al Bambinello. Il Magio (o il mago? Forse il magho) di troppo è munito di lattine di Red Bull. Avrebbero anche potuto farle portare al terzo, tanto nessuno ha ancora capito che cosa sia la mirra. Io lo so, ne ho una dozzina di lattine in casa.
Capire la grammatica delle cose è importante come capire le cose della grammatica. È importante sapere perché “qual è” si scriva senza apostrofo anche se il correttore di word non lo segnala. O capire che “eco” è femminile anche senza conoscere la mitologia, perché una cosa che ha sempre l'ultima parola non può che essere femminile. Perché a volte un dettaglio può stravolgere un significato oltre ad uccidere una poesia. Per esempio nelle domeniche messaline della mia infanzia (nel senso che andavo a messa non che mi prostituivo), mi ero convinto che rispondendo alla formula di congedo “andate in pace”, la gente dicesse “andiamo grazie a Dio”, condividendo la mia noia di ragazzino spiritualmente limitato. Ammetto di aver reso poca grazia.
Quello che ho capito è che la Red Bull è una bevanda che ti permette di vivere le due ore successive all'ingerimento, con un'energia e una vitalità che ti ricordano i 24 dicembre di quando Babbo Natale esisteva ancora. So anche almeno 2 leggi della termodinamica e un emendamento sull'entropia. Abbastanza per capire che da qualche parte nella tua vita vivrai morto per due ore o, al limite, rantolante per quattro.
A qualcuno però l'esegesi commerciale della Bibbia è andata di traverso e ha voluto far cessare questo carosello di blasfemie. La cosa, come al solito, ha fatto cadere il mezzo sigaro di mano a molti intellettuali. Io che non fumo e intellegisco poco più del mio gatto (solo quando è in standby) mi chiedo invece perché i pubblicitari della Red Bull non abbiano raffigurato una lattina del loro elisir nel centro della Kaaba. Forse per paura di ritrovarsela infilata in un posto dove le ali non servono. Nella mia alatissima ingenuità mi chiedo anche perché quelli col sigaro pendulo, non abbiano proferito parola quando il popolo bue e asinello ha chiesto la condanna a morte per una insegnante rea di aver chiamato un orsacchiotto Mohamed. Forse per paura di ritrovarselo infilato dove di miele proprio non v'è traccia se non digerito.
Io una volta ho conosciuto un Mohamed. Mangiava prosciutto fingendo di credere che fosse insalata rossa e beveva superalcolici di nascosto anche se non capivo da chi. Così mi è venuto da pensare che per quanto l'uomo mantenga una prosopopea superiore a quella di un peluche, il pupazzetto in questione ha sicuramente offeso la religione meno del mio amico Mohamed. Eppure nessuno ha chiesto la condanna a morte per chi l'ha chiamato così.
Che la censurabilità di un evento sia in proporzione consona al numero di schiaffoni che si rischiano è fatto ben noto ormai da tempo, sebbene si fatichi molto ad ammetterlo. Questa legge di natura umana non vale solo per la religione. Recentemente (principiare con un avverbio è consentito ma spocchioso quasi quanto usare il verbo principiare) uno spot che vede protagonista Buffon ha suscitato una ridda di polemiche. Io pensavo a causa del fatto che utilizzare uno con l'espressione comunicativa di un barbagianni fosse un affronto mediatico. Invece il problema risiedeva nel fatto che il buon Gigi appare abbarbicato su di una impalcatura indossando sì il caschetto protettivo, ma privo dell'imbracatura di sicurezza che lo salverebbe dal precipitare in situazioni terra terra e con la tomaia delle calzature non a norma (adoro il lemma tomaia, sa di nativo americano).
Nessun risentimento invece per Daniele Luttazzi che, in seconda serata, parla affabilmente di una donna che ricambia l'affetto del proprio cane donandogli sollazzo con quella che Eco chiamerebbe fellazione danese (o “al danese”), usando però termini alla cazzo di cane.
Buffon è uno che si sa dove va a parare. Non è un intellettuale e vende Fiat (probabilmente è anche un rapporto di causa ed effetto), quindi non può essere trasgressivo. Daniele Luttazzi invece dice non esserlo (un intellettuale non una Fiat) per sembrarlo e vende se stesso. Quindi nessuno gli dice niente per non apparire poco intelligente o Berlusconi. Io che lo sono (Berlusconi) dico tranquillamente che Luttazzi è uno che ha preso tutte le battute di Woody Allen e le ha infarcite di cazzofigatetteculo, ottenendo l'ottimo risultato di farsi ascoltare da quelli che capiscono le battute di Woody Allen e da tutti gli altri che ridono solo sentendo uno che dice cazzofigatetteculo in televisione.
Resto qui. Seduto sul mio divano, vicino alla padella e alla giacca e, non per dare giudizi affrettati, ma preferivo quello che mi puntava il telecomando. Oh questa è una preterizione: quando cioè si dice di non voler fare una cosa ma, indirettamente la si fa. Spesso è seguita da un'allegoria. Per esempio: non voglio dire che sei uno stronzo, ma galleggi con una certa scioltezza. In questo caso si intravede sullo sfondo anche un sillogismo, ma qui si sconfina nella grammatica spinta. Roba da seconda serata.
Una cosa l'ho capita: la grammatica e la vita sono sorelle. Tu te ne stai lì bello tranquillo, senza pretese, senza dare fastidio e tutto d'un tratto ti parte un congiuntivo talmente insolente da far finire tutta l'accademia della crusca in un pappone per bovini, e ti accorgi che erano tutti lì pronti ad indicarti col dito. Questo è un pleonasmo in quanto “col dito” è un dettaglio inutile, come in “uscire fuori” o “salire su”, “pensare con la testa” invece va bene perché è dimostrato che si può pensare con parti del corpo alternative. Forse è per questo che Luttazzi le nomina sempre.
Mentre tutti ti mettono alla berlina (se sei solo, altrimenti alla station wagon) ti accorgi che c'è uno, nemmeno troppo lontano da te, che parla che non si capisce niente e tutti lo acclamano e si annuiscono intorno. Vuoi per paura, vuoi per gloria di prossimità.
La gente sono tutti matti. Siccome io sono io (tautologia da pezzente) questo è uno strafalcione, ma fossi figo, sarebbe una costruzione ad sensum.

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